Alyona Minulina, nota come Alyona FolkBeat, è una musicista, beatboxer e compositrice russa, pioniera nella fusione sperimentale del folklore russo con beatbox, EDM e trap, un genere che lei stessa definisce "pop-folk". In qualità di co-fondatrice e solista del gruppo FolkBeat RF, ha contribuito a guidare una vera rivoluzione musicale negli anni 2010: il collettivo femminile ha stravolto le sonorità tradizionali attraverso arrangiamenti elettronici e loop, ottenendo anche un riconoscimento all'EBU Folk Festival. Dal 2017, ha avviato una carriera da solista.
Il suo percorso è caratterizzato dall'uso di strumenti folk come il vargan siberiano (khomus) e da importanti collaborazioni interculturali, tra cui il lavoro con maestri di canto difonico dell'Altai e la partecipazione al progetto "Under The Same Sky". Formatasi all'Accademia Musicale Gnesin e divenuta campionessa russa di live looping, Alyona prosegue la sua ricerca musicale componendo su testi di poeti russi, tenendo workshop di vocal beatbox a Mosca e partecipando a programmi TV e iniziative benefiche, esplorando senza sosta nuove forme per la vocalità tradizionale.
La sua passione per il canto popolare affonda le radici nel tempo: già nel 2007, ancora studentessa della "Gnesinka" (l'Istituto Gnesin), si è esibita con il coro dell'istituto al festival italiano "I Castelli InCantati", esperienza che ha plasmato la sua sensibilità artistica e la spinta a innovare la tradizione.
Per addentrarci in questo stile innovativo, del quale Alyona è divenuta figura di riferimento e promotrice, abbiamo deciso di contattarla per un'intervista e offrire così ai nostri lettori un dettagliato approfondimento.
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Dopo aver letto approfonditamente le sue interviste, posso dire di essere rimasto molto colpito dalla sua formazione culturale, dal pensiero che caratterizza la sua azione e la sua opera, e dai principi e valori alla base della sua volontà di comunicare. In Lei, Alyona Minulina, ho ritrovato, nella sua opera cosciente di elaborazione musicale, molte similitudini con cantanti italiani apprezzati anche in Russia, come Franco Battiato e Adriano Celentano. In particolare, ho notato molte analogie e similitudini con la sperimentazione di Franco Battiato, nella ricerca dei dialettismi e di parole che potessero esprimere al meglio il significato di una sensazione o di un concetto, sia attraverso il suono delle tonalità e delle parole stesse, sia mediante la complessità di quel linguaggio universale che è la musica. Con lo sviluppo dell’uso della musica elettronica come vero e proprio genere – iniziato a diffondersi universalmente negli anni ‘90 con la musica “Dance” – nella nostra civiltà occidentale siamo andati incontro a una riduzione della complessità, sia semantica che comunicativa, e la musica commerciale mediocre attuale ne è un riflesso.
Un antidoto a questa progressiva riduzione della sensibilità umana, che colpisce principalmente le nostre coscienze occidentali, potrebbe essere la riscoperta del “classico” e della “tradizione” attraverso lo spettro e le tonalità dell’elettronica e della “novità”? E come applicherebbe la sua “musica” qui da noi, special modo in Italia, per connettere, di nuovo, Roma e Mosca?
«Grazie per aver sollevato il tema del dialetto, cioè le particolarità di pronuncia delle parole e di alcune lettere durante il canto. È un mezzo di espressione artistica che utilizzo per ammorbidire la lingua russa letteraria, nella sua versione “cittadina” o “moschevese”, e per far emergere la ricchezza del timbro vocale, facendola risuonare attraverso vocali più aperte, finali morbide, sostituzioni di alcuni suoni consentite nel linguaggio parlato. Per esempio, cantando la parola «весна» (primavera) cambio il suono «Е» in «Я», perché a mio avviso il suono «Е» appare più cupo, chiuso, come se si nascondesse dietro i denti, mentre per produrre il suono «Я» in russo è necessario abbassare la mandibola e aprire leggermente le labbra, facendo sì che l’intonazione diventi più aperta, accogliente, quasi “accarezzante” e “miagolante”.
La parola «вЕсна» pronunciata come «вЯсна» trasmette la tenerezza di questa stagione, la delicatezza dei primi boccioli che sbocciano e il calore della luce solare.
È così che la sento, e cerco di infondere queste sensazioni nei miei brani, affinché gli ascoltatori le percepiscano profondamente.
Per me è una gioia immensa e un miracolo che, su suolo italiano, ci siano persone capaci di cogliere queste sottili sfumature. Non è stato un caso quando, arrivata a Roma, ho capito che avrei lasciato qui un pezzo del mio cuore, perché sento l’Italia come la mia terra natale.
Di quale “riduzione della sensibilità umana” si possa parlare, se avete accolto la mia arte con tanta attenzione e cura? Mi sembra che sia proprio questo a costruire il mondo. Possiamo usare qualsiasi strumento per creare: sintetizzatore, elettronica, intelligenza artificiale… l’importante è non smettere di creare, di non limitarsi a “generare”, ma di interessarci sinceramente l’uno all’altro. All’uomo serve l’uomo.
Questo unirà non solo Roma e Mosca, ma tutte le città del pianeta».
In precedenza ho citato la musica “dance” degli anni ‘90, che possiamo associare alla storica creazione del gruppo italiano “Eiffel 65”. Essi furono tra i primi a rielaborare brani classici, anche di Franco Battiato, in chiave “dance”, con l’obiettivo di rinnovare messaggi intramontabili per le nuove generazioni, avvicinandole così ai capisaldi della conoscenza musicale.
Dopo lo scioglimento degli Eiffel 65, il declino della musica “italodance” ed “eurodance” (che, straordinariamente, sopravvive ancora nei Paesi Baltici) e, ahimè, l’avvento di una musica commerciale sempre più standardizzata – modellata su un sistema socio-politico che non mira allo sviluppo umano e spirituale dell’individuo, ma alla sua progressiva passivizzazione – questa “eredità” di sperimentazione e riproposizione è stata in parte raccolta dall’universo dei videogiochi.
Mi riferisco in particolare a una corrente di autori, spesso di matrice conservatrice o fortemente legata alla tradizione, che in Giappone ha fatto della musica e dell’animazione un vero veicolo di cultura: penso a Lupin III di Monkey Punch (con musiche di Yuji Ohno), alle opere di Hayao Miyazaki e alle loro splendide colonne sonore; ma anche a saghe videoludiche storiche come The Elder Scrolls, Metal Gear, The Witcher e persino Devil May Cry, che possiedono musiche a dir poco memorabili.
Se consideriamo che Ennio Morricone fu inizialmente criticato dall’establishment accademico per aver, a loro dire, “svilito” l’arte della composizione scrivendo “musica per film”, oggi la cosa suscita un sorriso, vista l’immortalità dei suoi brani e la bellezza di molte composizioni per videogiochi.
Alla luce di questo, e considerando che nelle sue opere ricorrono spesso la musicalizzazione di poesie e il tema delle fiabe, le chiedo: ha mai pensato di comporre una canzone per un videogioco? E quale musica e strumento sceglierebbe per comunicare con i giovani che preferiscono questa tipologia di arte videoludica?
«Innanzitutto, grazie mille per avermi parlato di Franco Battiato; fino a poco prima conoscevo solo una sua opera, ma grazie a voi mi sono immersa nell’intera produzione di questo straordinario autore e ho trovato molte cose interessanti e stimolanti. Onestamente, sto anche pensando di fare una cover di una delle sue canzoni.
Per quanto riguarda i videogiochi, purtroppo mi sono persa quel lato della produzione culturale. Tuttavia, i fan dell’universo di The Witcher mi hanno più volte detto che nella mia musica si percepisce uno spirito fantasy simile.
È curioso che da diversi anni lavoro alla creazione di un mio mondo, meglio detto di una realtà parallela, e sto scrivendo un libro ispirato alle mie canzoni, intitolato «Il Cammino della Libellula»:
Il libro narra di un futuro in cui lo sviluppo dell’empatia è diventato l’obiettivo principale dell’umanità. Dopo una guerra globale, le persone giungono alla convinzione che un alto livello di intelligenza emotiva di ogni membro della società possa salvare il mondo dal ripetersi di catastrofi.
La prevenzione dei crimini in questo mondo è affidata a un’organizzazione chiamata “Centro E”, i cui membri si fanno chiamare Libellule. Esse possiedono la capacità non solo di comprendere, ma anche di modificare le emozioni altrui, impedendo loro di compiere azioni fatali.
La storia inizia con l’incontro tra Ellen, una studentessa moscovita, e il Cittadino D, un viaggiatore dal futuro e dipendente del “Centro E”. Questo incontro diventa decisivo per entrambi.
Chissà, forse un giorno questo libro verrà trasformato in un videogioco».
In una sua intervista, mi ha colpito molto una sua frase, in cui ha ripreso la citazione di Тютчев: «Мысль изречённая есть ложь» (“Il pensiero espresso è una menzogna”); aggiungendoci il suo pensiero: «Мысль спетая наиболее близка к Истине» (“Il pensiero cantato è il più vicino alla Verità”). Il padre della lingua italiana, Dante Alighieri, scriveva poesie che venivano musicate perché, nel Medioevo, si riteneva che la musica fosse uno strumento metafisico in grado di elevare l'uomo a uno stato superiore di ordine e armonia. La musica, dunque, dagli antichi greci alle nostri comuni radici teologiche cristiane (sia italiane sia russe), è il linguaggio sensibile di un ordine superiore, il principio armonico che struttura l'universo e guida l'anima dalla disarmonia verso la perfetta armonia e sintonia: una verità superiore e una forza dinamica, nonché specchio dell'anima umana. In questo suo cammino musicale, quindi, quale messaggio sta comunicando, in un tempo così difficile? Difficile poiché, sebbene viviamo nell’epoca della messaggistica istantanea, la comunicazione è peggiore rispetto a quella delle lettere d’amore...
«Concordo con lei sul fatto che, forse, la radice dei nostri problemi globali risieda nella fretta e nella comunicazione frammentata. Le notizie ci lanciano titoli infuocati; noi reagiamo immediatamente e corriamo a riproporli senza averne compreso il senso, senza approfondire la questione. Nel dialogare fra noi stessi spesso non completiamo il pensiero e non lasciamo finire l’interlocutore. Balbettiamo; il nostro discorso e il nostro ragionamento non sono fluidi. Ma il balbettare può essere curato… con il canto. Cantando le parole smettiamo di balbettare, e cantando parole gentili diventiamo più benevoli e, alla fine, più felici, perché solo la bontà dona un senso di completezza; il male è sempre insoddisfatto e irritato.
Il mio compito è creare canzoni buone».
In ogni fiaba e racconto vi è una morale. Come anche nella scelta di ogni parola dialettale nelle sue canzoni vi è una finalità. Qual è l'obiettivo che lei si è attualmente preposta nel fare musica? E qual è la sua fiaba, racconto o storia preferita? A tal proposito, nell’epoca sovietica si diceva che la parola più bella della lingua russa fosse «forse», poiché carica di ogni significato: disperazione, speranza, fede, gioia, attesa e mistero. Lei, invece, quale preferisce? E quale in relazione alla sua "missione" musicale?
«Come ho già scritto sopra: creare canzoni buone. Nel mondo contemporaneo è diffusa l'idea che bene e male siano relativi. Posso concordare sul fatto che i concetti di "male" e "bene" variano a seconda della persona. Ciò che per uno è bene, per un altro può essere male. Ma bene e male sono molto più concreti. Il bene crea, il male distrugge. Da questo punto di vista ogni vero atto creativo è bene. L’autenticità di un’opera d’arte si misura dal fatto che ispiri gli altri a compiere azioni buone e a creare a loro volta.
Quale parola considero adatta a descrivere tutto ciò?
Per l’intera creatività, in generale, non riesco ancora a trovare una parola; devo percorrere un cammino più lungo prima di poterla definire. Tuttavia, nel mio secondo grande album (https://band.link/newalbum2025) c’è una parola: "gioia-tristezza" ("radostopečalie"). È uno stato spirituale vicino alla commozione. È preso da una citazione del filosofo e teologo bizantino Giovanni Climaco:
«Con sforzo mantieni la beata “gioia-tristezza” della santa commozione, e non cessare di esercitarti in questa pratica, finché essa non ti ponga al di sopra di tutto ciò che è terreno e non ti presenti puro a Cristo», esorta San Giovanni Climaco.
Giovanni 1894:77.
Il nostro mondo è tale che gioia e tristezza vanno mano nella mano: prima scendi all’inferno, poi sali al paradiso, accettando tutto lungo il cammino e rafforzandoti nella fede».
Ho notato che parla in maniera molto indiretta d'amore dal punto di vista musicale, ma che dichiara sempre di essere alla ricerca dell'innovazione, anche nel passato. Ammesso che «l'amore non si cerca, ma si trova» – e lungi da me ogni tentativo di farla litigare con eventuali fidanzati –, cosa vorrebbe trovare di cui, paradossalmente, è ancora alla ricerca? Mi permetto quindi di elaborare un sillogismo con le sue deduzioni, per porle, indirettamente, una domanda incompleta alla quale mi piacerebbe potesse rispondere: Se la verità è musica, e l’amore per la verità è amore per la musica, cos’è per lei l’amore?
«Basandomi sul sillogismo da lei costruito: l'amore è desiderio. Il desiderio della verità, della musica, della persona. Parlando di me, lo tradurrei in modo più dolce, e direi: rivolgere. Rivolgere è il risultato di una pienezza interiore: quando il vaso è colmo, si può versare il contenuto in altre coppe; quando l'anima è piena, nasce il bisogno di cantare. Cantare rivolgendosi a qualcuno, donando il proprio amore. È pienezza e connessione.
Posso affermare con certezza che la mia musica nasce dall'amore».
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Per seguire Alyona Minulina sui social network e tenersi aggiornati sui suoi ultimi lavori, consigliamo i seguenti link:
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