domenica 6 agosto 2023

Effetto sanzioni gas alla Russia...

Prof Michele Geraci, fmr Undersecretary of State
@michele_geraci

Quando la UE ed il governo Draghi minacciarono sanzioni sul gas contro la Russia, "Non ve lo compriamo più, così vi togliamo una importante fonte di ricavi per finanziare la guerra", avevano, ancora una volta confuso i desideri con le analisi E questo errore e' costato caro a noi, con prezzi del gas in aumento, perché non avevano compreso che le nostre minacce di eliminare la Russia dal mercato del gas costituiva uno shock di offerta (vero) non uno shock di domanda (desiderio), come pensavano L'errore e' anche costato all'Ucraina che ha perso, o visto ridursi, i ricavi dai diritti di transito. Non tanto, ma un paio di mld potevano servir loro E se la UE ed il nostro governo di allora avessero studiato la struttura dell'economia della Russia, si sarebbero anche accorti che nel 2021, anno base, le esportazioni di gas verso la UE non costituivano "una importante fonte di ricavi per Putin", ma soltanto il 2.2%, come il GeraciTeam annuncia da 18 mesi 

A rendere la cosa Kafkiana, le minacce di Sanzioni sul gas, oltre a pesare sulle nostre bollette, hanno addirittura fatto aumentare i ricavi per la Russia, anche a fronte di un declino delle quantità di gas esportato verso la UE L'unica cosa vera, dove i desideri e le analisi coincidevano (per caso) e' che la Russia non avrebbe potuto sostituirci con altri clienti di gas, perché non esistono gasdotti verso la Cina e l'Asia in grado di sostituire i flussi da Russia a UE. Ma perfino questa verità si e' rivelata un vantaggio per la Russia, perché li ha spinti ad accelerare lo sviluppo di gasdotti alternativi, come Power of Siberia 2.

Non sarà pronto oggi, ma quando sarà pronto perdiamo anche questa leva. 

Per sempre Nel frattempo, la strategia basata sui desideri e non sulle analisi, prevede la sostituzione del gas della Russia con quello dell'Algeria e della Nigeria: qui non infierisco, perché mi risulta difficile comprendere come una persona possa pensare di sostituire un percorso tra Russia e EU via Bielorussia, via Ucraina e via mare (NordStream), terre che bene o male, sono stabili ai fini della sicurezza dei gasdotti (neppure Zelensky ha fatto saltare in aria il tubo che pass per l'Ucraina) con migliaia di Km attraverso il deserto del Sahara, passando da Nigeria, Niger Algeria Tunisia, tutti uno contro l'altro 

Credo che servano riflessioni serie e soprattutto realistiche per capire cosa noi possiamo fare da soli in questo mondo di decoupling e cosa non possiamo fare da soli (estrarre gas e petrolio) e dobbiamo, nolenti o volenti, dover aver rapporti con quei paesi produttori che non sono esattamente democrazie millenarie e nazioni stabili (uno il termine nazione non a caso) Che fare? Che idee avete?


Prof Michele Geraci, fmr Undersecretary of State

Ad oggi, il gas verso Europa sarebbe dovuto arrivare da tre direttive:
1) Via Ucraina, 
2) via NordStream 1/2 
3) via Trans Saharan
In uno c’è la guerra
Il secondo lo hanno fatto saltare in aria
Nel terzo, c’è stato un colpo di Stato
Le domande per il governo Meloni sono

1) siamo sicuri che l’Algeria sia più affidabile della Russia?

2) siamo sicuri che l’Africa sia un continente politicamente più stabile dell’Europa?

3) siamo sicuri che la relazione tra Algeria e Tunisia regge?

4) siamo sicuri che col colpo di Stato in Niger il gas dalla Nigeria può arrivare?
Le nostre considerazioni fatte quando draghi annunciò che l’Algeria avrebbe sostituito la Russia erano molto scettiche, sia perché l’Algeria non ha i 30 miliardi di metri cubi che la Russia ci vuole dare, sia perché il gas dell’Algeria passa proprio dalla Tunisia, altro paese instabile, sia perché il piano era anche di prendere il gas dalla Nigeria attraversava quattro paesi africani l’uno in conflitto con gli altri: Nigeria Niger Algeria e Tunisia insomma tutto sommato era meglio che quello che passava dall’Ucraina, e l’Ucraina stessa incassava ricavi per diritti di transito che ora non ha più

Anche perché, cosa da me detta ai quattro venti, ma ignota e ignorata dal governo di allora, i ricavi complessivi del gas che la Russia vendeva l’Unione Europea erano soltanto di 2,2% del loro Pil, e quindi completamente irrilevanti ai fini di un impatto economico funzionale a un difficoltà di finanziare la guerra

Ero circondato da “giornalisti”, e anche manager di aziende del settore Oil&gas che mi sorridevano dicendomi:

“Eh, ma a chi vuoi che venderai loro gas”,

e io rispondevo placido:

“A nessuno, per adesso. Embè?”

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