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venerdì 24 settembre 2021

Appello a Unione Comuni e Regione Sardegna del Comitato cittadino per i diritti fondamentali





Ai sindaci Unione dei comuni Alta Gallura

Alla Giunta Regionale Regione Sardegna

Lettera aperta alle istituzioni del comitato cittadino “Comitato per i diritti fondamentali

Sembra di vivere un incubo e di rivivere tempi, anche non troppo lontani, in cui essere una voce “fuori dal coro” costava molto caro sia sul piano personale che sul piano professionale. Non si tratta di fare il bastian contrario a tutti i costi ma di preservare il diritto alla libertà di pensiero e parola anche quando il pensiero e la parola sono scomodi, senza il rischio di venir etichettati e liquidati come “novax”, “nogreenpass”, con una escalation di hate speech che può arrivare all’offesa (vedi l’infelice frase di chi ha definito sorcio chi sceglie, in accordo con la normativa, di non vaccinarsi) passando attraverso le accuse di complottismo o, financo, di filo terrorismo. E di fronte a questa spirale di odio che rischia di degenerare ad ogni piè sospinto, cosa fanno le istituzioni? Con sconforto e sbigottimento, appuriamo che, mediante i canali social, spesso alimentano i tentativi di far passare chi, lo ripetiamo fino allo sfinimento, ha deciso di non vaccinarsi per i motivi più svariati in armonia con le leggi dello

Stato italiano, come infame untore, pericoloso criminale, imbecille
subumano e chi più ne ricorda più ne citi. Assistiamo, con la connivenza delle istituzioni, ad inaccettabili e sistematici tentativi di estromettere dal dibattito pubblico chi desidera esprimere la propria voce fuori dal coro, soppiantato da esperti spesso autoproclamatisi tali senza che a tale condizione sia dato riscontro oggettivo.

A ciò si aggiunga che alla tv ed alla radio compaiono sempre i soliti
commentatori, immancabilmente fautori solo dell’unica narrazione degli eventi autorizzata dalle istituzioni, puntualmente immancabili,
acriticamente ascoltati (non esiste quasi mai o raramente il contraddittorio) e, presumiamo, profumatamente pagati.

Dovere precipuo delle istituzioni è garantire il confronto corretto e leale fra le posizioni in campo, il diritto di replica (questo sconosciuto), difendere la libertà di pensiero e parola e contrastare le parole dell’odio.

Allora perché continuiamo ad assistere a politici che si permettono sui social di offendere e diffondere lo hate speech?

Abbiamo esempi di sindaci che si rallegrano constatando che numerosi
cittadini sono indotti alla vaccinazione dall’insostenibilità del peso
economico di ricorrere ai tamponi per ottenere la certificazione verde.

Assistiamo quotidianamente a primi cittadini che, riempiendosi la bocca della parola libertà, invitano i non vaccinati a rimanersene a casa per non mettere in pericolo gli altri, come se i vaccinati non fossero a sua volta veicolo di contagio o come se i non vaccinati si aggirassero per strada al fine di infettare i loro simili intenzionalmente. Abbiamo ascoltato, fino allo sfinimento, sindaci che invitano i non vaccinati a farsi avanti compiendo un gesto di responsabilità e dunque tacciando coloro che non lo faranno di irresponsabilità.

Siamo qua a chiedere non solo che tutto ciò si arresti ma soprattutto
dimostrazioni concrete da parte della politica e della istituzioni che i
diritti di espressione e libertà di parola valgano ancora qualcosa in questa ricca democrazia occidentale che tanto se ne fa vanto.

Attendiamo risposte.

Davvero siamo nuovamente ripiombati in tempi bui e tristi in cui porsi
domande scomode non è più concesso? È davvero così scandaloso chiedersi se nella gestione dell’emergenza sanitaria in atto non vi siano interessi economici da perseguire? È davvero moralmente riprovevole chiedersi quali convenienze ci siano nella gestione di questo nuovo capitolo dal sapore kafkiano per cui per coprire l’inefficacia dei vaccini si pensa di ricorrere allo spauracchio dell’obbligo vaccinale per tutti? È necessario diventare complottisti ad ogni costo se ci adiriamo e lottiamo contro l’obbligo vaccinale camuffato messo in atto dal governo?

Rimaniamo in attesa di una vostra risposta.

È pur vero che la storia non si ripete mai esattamente identica e che
proporre paragoni storici è pertanto inopportuno e, spesso, teatrale più
che vero giudizio storico ma, davvero, lasciatecelo dire, questi non son
tempi per spiriti critici! È norma di buon senso, ma se qualcuno se ne è
dimenticato, permetteteci di ricordarlo, riconoscere che in ogni scontro, dal più insignificante fino agli scontri di civiltà, non esiste mai chi abbia totalmente torto e chi totalmente ragione. Solo questa riflessione dovrebbe indurre politici ed amministratori a maggior prudenza nella scelta della parole e ad ascoltare i cittadini che esprimono pacificamente il proprio dissenso. E se paragonare la gogna pubblica a cui sono sottoposti quanti esprimono voci fuori dal coro può sembrare un mezzuccio per impietosire e conquistare un poco i riflettori, ci sia dato ricordare che fra giudizio storico ed opinione sensazionalistica spesso il passo è breve, oltre che opportunisticamente conveniente per chi voglia far tacere l’avversario: trasformare il dissenso in criminalità è spesso la via per mettere a tacere chi non è d’accordo con noi.

Ma noi uomini e donne della strada abbiamo compreso quale sia il
giochetto messo in atto: ignorare che esiste chi la pensa diversamente. E per farlo tacere non è necessario ricorrere alle armi o al confino. La
censura si attua in maniera sicuramente meno cruenta che non in tempi
passati ma non per questo meno ignobile: basta spegnere il microfono del nostro interlocutore ed egli rimarrà senza voce. Così che la voce fuori dal coro rimarrà muta.

Avete davvero paura di chi manifesta pacificamente contro misure
ritenute ingiuste e lesive dei diritti costituzionalmente garantiti? Davvero ritenete che chi esercita il dubbio rappresenti il male assoluto tanto da doverlo zittire su tutti i canali di comunicazione?

Il nostro proposito come Comitato è coltivare il dubbio, promuovere lo
spiriti critico, indagare a fondo, e, qualora necessario, contestare le misure adottate nella gestione di questa pandemia, sempre animati dal principio di prudenza e dal desiderio di non prendere nulla per vero. Come risposta la politica lancia messaggi fuorvianti, crea pericolosi terroristi là dove esistono cittadini desiderosi di vederci chiaro, alimenta l’odio e falsi stereotipi come quello del non vaccinato untore, la cui nullità scientifica è sotto gli occhi di tutti.

Avete realmente intenzione di proseguire fomentando odio e spegnendo il microfono di chi dice cose scomode? Vi ricordiamo che è indegno di un governante alimentare le parole dell’odio. Vi ricordiamo che alcuni diritti sono calpestati e che vostro compito è vigilare affinché ciò non avvenga.



Nonostante questa sia follia, c’è ancora del metodo!

Ci sia concessa questa citazione a ricordare che ci piace definirci non già complottisti o pericolosi criminali ma cittadini a cui la scuola, la famiglia e le esperienze di vita hanno insegnato ad esercitare lo spirito critico e se ciò ci espone al rischio di essere etichettati come rivoluzionari, ben venga.

Noi riteniamo che il silenzio cui viene ridotto l’avversario nasconda
qualcosa. E finché troveremo le forze di riattivare quel microfono non
smetteremo di parlare.

Concludendo, chiediamo un confronto leale e concreto sui temi oggi
oggetto di dibattito e fonte di dubbi per molti cittadini. Vogliamo che i
luoghi di cultura siano accessibili. Vogliamo poter tornare a popolare i
teatri, le palestre, i luoghi della socializzazione. Vogliamo che cessino i
pericolosi meccanismi di discriminazione e ghettizzazione. Vogliamo
rispetto e non nomignoli riduttivi volti solo a renderci bersaglio di facili odi o capro espiatorio di misure anticontagio deludenti ed inefficaci.

Il comitato, a nome e per conto di tutti i cittadini che oggi sono
discriminati, chiede azioni concrete da parte di codeste istituzioni. Solo così chi oggi ci amministra può allontanare da sé l’accusa di discriminare parte della cittadinanza costringendola al di fuori della vita collettiva, privata della possibilità di accedere ai luoghi della socializzazione, azione questa che appare ancor più grave, agli occhi di chi scrive, quando a fare le spese di questa politica sorda alle richieste legittime di ascolto sono i giovani.

Il comitato chiede, dunque, con fermezza la possibilità di avere tamponi gratuiti e in subordine farmacie autorizzate all’effettuazione dei tamponi

con conseguente rilascio della certificazione verde a prezzi accessibili. È, infatti, ad oggi impossibile nella zona compresa fra i comuni di Tempio, Bortigiadas, Luras e Calangianus trovare strutture che possano offrire questo esame a prezzi non gonfiati. E questo è inaccettabile. Come è inaccettabile e contrario all’etica professionale che alcuni medici di medicina generale si rifiutino di effettuarli di fatti negando quell’assistenza che sono obbligati a garantire.



Per queste motivazioni appena esposte il COMITATO PER I DIRITTI FONDAMENTALI dice:
“Ridateci la biblioteca, ridateci il teatro e i luoghi di cultura in generale, ridateci la possibilità del confronto, ridateci la nostra voce fuori dal coro, e, non ultimo, chiedeteci scusa per le frasi infamanti pronunciate contro chi esercitava il proprio diritto di parola”.
Tempio Pausania, 22 settembre 2021

I membri del comitato per i Diritti fondamentali.

Il comitato nato recentemente dall’iniziativa di alcuni cittadini di Tempio Pausania opera e collabora con numerose associazione ed altri comitati dell’Alta Gallura. Le sue finalità sono rivolte a garantire a chi risiede nei comuni dell’Alta Gallura assistenza e tutela dei diritti intervenendo presso l'Amministrazione competente e più in generale in ogni ambito della vita sociale vigilando sul rispetto dei diritti. Il Comitato si propone di operare al servizio dei cittadini, in particolare agendo attraverso attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di tutti gli Organi Istituzionali che abbiano il potere di intervenire in maniera diretta od indiretta sulla campagna di vaccinazione anti Covid. Il comitato in particolare lotta contro una sorta di “tabù” intorno alla questione della vaccinazione contro il covid 19 e una forte pressione psicologica, ignobilmente alimentata dalle forze politiche 
tutte, per cui chi osa applicare il semplice principio di precauzione e porre dubbi in relazione a casi clinici particolari, rischia di fatto di veder lesa la propria reputazione trattato ed apostrofato comescellerato o pericoloso criminale

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