domenica 1 aprile 2012

Quel che non sapete del Gruppo Bilderberg



di Thierry Meyssan

Fonte: voltairenet 


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Prima riunione del gruppo presso il Bilderberg Hotel (1954)
Ogni anno, dal 1954, un centinaio delle personalità più eminenti di Europa occidentale e Nord America s’incontrano, a porte chiuse e sotto un’altissima protezione, in seno al Gruppo Bilderberg. Il loro seminario dura tre giorni e nulla traspare sulle loro discussioni.
Dalla disgregazione dell’Unione Sovietica, i giornalisti sono interessati a questa organizzazione elitaria e segreta. Alcuni autori vi hanno visto un governo mondiale embrionale e gli attribuiscono le principali decisioni politiche, culturali, economiche e militari della seconda metà del ventesimo secolo. Una interpretazione sostenuta da Fidel Castro, ma nulla lo conferma né lo smentisce.
Per sapere cosa è o non è il Gruppo Bilderberg, ho cercato documenti e testimoni. Ho avuto accesso a tutti i suoi dati del periodo 1954-1966 e a numerosi altri elementi, e ho potuto chiacchierare con uno dei suoi ex-ospiti, che conosco da molto tempo. Nessun giornalista, fino ad oggi, e certamente non gli autori di successo che ha reso popolari gli stereotipi presenti, hanno avuto accesso ai documenti interni del Bilderberg.
Ecco cosa ho scoperto e capito.

Il primo incontro

70 personalità provenienti da 12 paesi parteciparono alla prima riunione del Gruppo. Si trattava di un seminario di tre giorni, 29-31 maggio 1954, in prossimità di Arnhem (Olanda). Gli ospiti furono divisi in due alberghi nelle vicinanze, ma i dibattiti si tennero in quello principale, diede il nome al gruppo.
Gli inviti, carta intestata del Palazzo Soestdijk, erano sibillini: "Apprezzerei sinceramente la vostra presenza alla conferenza internazionale, senza carattere ufficiale, che si terrà in Olanda a fine maggio. Questa conferenza vuole esplorare una serie di questioni di grande importanza per la civiltà occidentale, e si propone di stimolare la comprensione reciproca e la buona volontà attraverso un libero scambio di opinioni". Erano firmati dal principe consorte dei Paesi Bassi, Bernhard zur Lippe-Biesterfeld, e accompagnati da alcune pagine d’informazione amministrativa sul trasporto e l’alloggio. Al massimo, si apprende che i delegati arrivarono dagli Stati Uniti e da 11 paesi dell’Europa occidentale, e 6 sessioni di 3 ore ciascuna furono previste.
Dato il passato nazista del principe Bernhard (che aveva servito nella cavalleria delle SS fino al suo matrimonio nel 1937, con la Principessa Juliana) e nel contesto del maccartismo, è chiaro che le "questioni di grande importanza per la civiltà occidentale" ruotavano intorno alla lotta contro il comunismo.
Una volta lì, l’impressione degli ospiti fu temperata dai due presidenti: l’imprenditore statunitense John S. Coleman e l’uscente ministro belga degli affari esteri Paul van Zeeland. Il primo era un attivista del libero scambio, il secondo un sostenitore della Comunità europea di difesa (CED) [1]. Infine, si scorgeva all’estremità della tribuna Joseph Retinger, eminenza grigia degli inglesi. Tutto ciò suggerisce che le monarchie olandesi e britannica promossero questo incontro per sostenere la difesa europea e il modello economico capitalistico del libero mercato, contro l’anti-americanismo che i comunisti e i gollisti promuovevano.
Tuttavia, le apparenze ingannano. Non si trattava do fare una campagna per la CED, ma di mobilitare le élite per la Guerra Fredda.
SAR il Principe Bernhard fu scelto per convocare questa conferenza, perché il suo status di principe consorte gli dava un carattere ufficioso, senza essere ufficiale. 
Nascondeva lo sponsor: un’organizzazione intergovernativa che si propone di manipolare i governi di alcuni dei suoi Stati membri.
John S. Coleman non era nemmeno il presidente della Camera di Commercio degli Stati Uniti, ma creò il comitato "Comitato cittadino per una politica nazionale del commercio” (Citizen’s Committee for a National Trade Policy - CCNTP). Secondo lui, il libero scambio assoluto, vale a dire, la rinuncia a tutti i dazi doganali, avrebbe consentito ai paesi alleati degli Stati Uniti di aumentare la loro ricchezza e finanziare la Comunità europea di difesa (vale a dire dire, riarmare la Germania e integrare il suo potente potenziale militare nella NATO)
Tuttavia, i documenti in nostro possesso dimostrano che il CCNTP di cittadino aveva solo il nome. Questa in realtà era una iniziativa di Charles D. Jackson, il consigliere per la guerra psicologica della Casa Bianca. L’operazione era pilotata a monte da William J. Donovan, l’ex comandante dell’OSS (i servizi segreti degli Stati Uniti durante la guerra), ora responsabile della costruzione del ramo statunitense del nuovo servizio segreto della NATO, Gladio [2].
Paul van Zeeland non era solo il promotore della Comunità europea di difesa, ma anche un politico di grande esperienza. Alla Liberazione, ha presieduto la Lega indipendente per la cooperazione europea (LICE) il cui obiettivo era creare una unione doganale e monetaria. Questa organizzazione fu creata dal già citato Joseph Retinger.
In particolare Retinger, che fungeva da segretario della conferenza Bilderberg, servì durante la guerra nel servizio segreto inglese (OES), del generale Colin Gubbins. Avventuriero polacco, Retinger si trovò consulente del governo di Sikorski in esilio nel Regno Unito. A Londra, ha ospitato il microcosmo dei governi in esilio, creando quindi il miglior indirizzario dell’Europa libera.
Il suo amico Sir Gubbins aveva ufficialmente lasciato il servizio e il SOE era stato sciolto. ora dirigeva una piccola azienda di tappeti e tessili, che serviva da "copertura". Infatti, accanto al suo omologo Donovan, fu responsabile della creazione della filiale inglese di Gladio. Ha partecipato a tutte le riunioni preparatorie della Conferenza del Bilderberg e fu presente tra gli ospiti, seduto accanto a Charles D. Jackson.
All’insaputa dei partecipanti, furono dunque i servizi segreti della NATO ad essere il potente ospite. Bernhard, Coleman e Van Zeeland furono dei paraventi.
Non dispiaccia ai giornalisti fantasiosi che hanno creduto di discernere nel Bilderberg la volontà di creare un governo mondiale segreto, questo club è uno strumento della lobby influente della NATO che promuove i propri interessi. E’ molto più grave e pericoloso, perché è la NATO che mira ad essere un governo mondiale segreto, garantendosi la perennità dello status quo internazionale e dell’influenza degli Stati Uniti.
D’altronde, la sicurezza di ciascuna riunione successiva non sarà fornita dalla polizia del paese ospitante, ma dai soldati dell’Alleanza.
Tra i dieci relatori iscritti, vi furono due ex primi ministri (Guy Mollet, Francia, Alcide de Gasperi, Italia), tre funzionari del Piano Marshall, il falco della Guerra Fredda (Paul H. Nitze) e soprattutto un finanziere molto potente (David Rockefeller).
Secondo i documenti preparatori, una ventina di partecipanti ne era già a conoscenza. Sapevano più o meno in dettaglio, chi sono i burattinai e hanno redatto in anticipare il loro intervento. I più piccoli dettagli furono adattati e non vi fu alcun elemento di improvvisazione. Invece, gli altri cinquanta partecipanti non sapevano nulla di ciò che stava accadendo. Furono scelti per influenzare i governi e l’opinione pubblica dei loro rispettivi paesi. Il seminario fu organizzato per convincerli e spingerli a impegnarsi a diffondere il messaggio che si voleva diffondere.
Gli interventi non affrontavano i grandi problemi internazionali, ma analizzavano la strategia ideologica assunta dai sovietici e spiegavano come doveva essere contrastata nel "mondo libero".
I primi interventi valutavano la minaccia comunista. I "comunisti coscienti" sono individui che intendono mettere le loro patria al servizio dell’Unione Sovietica per imporre un mondo collettivista. Dovevano essere combattuti. Ma questa lotta era difficile, perché questi "comunisti coscienti" in Europa erano incorporati nella massa degli elettori comunisti che non sapevano nulla circa i loro piani malvagi, e li seguono nella speranza di migliori condizioni sociali.
Gradualmente, la retorica si induriva. Il "mondo libero" deve affrontare il "complotto comunista mondiale", non solo in generale, ma anche rispondendo alle domande specifiche sugli investimenti statunitensi in Europa o sulla decolonizzazione.
Infine, gli oratori giunsero al problema principale -i sovietici, assicuravano, stanno sfruttando a loro profitto: per motivi culturali e storici, i leader politici del "mondo libero" che usavano argomenti diversi negli Stati Uniti e in Europa, argomenti che a volte si contraddicevano-. Il caso più emblematico era quello delle purghe organizzata dal senatore McCarthy negli Stati Uniti. Erano essenziali per salvare la democrazia, ma il metodo scelto era percepito in Europa come una forma di totalitarismo.
Il messaggio finale era che nessuna trattativa diplomatica, nessun compromesso, era possibile con i "Rossi". Si doveva evitare ad ogni costo che i comunisti svolgessero un ruolo in Europa occidentale, ma ci voleva astuzia: se non si potevano arrestare e fucilare, bisognava neutralizzarli con discrezione, senza che i loro elettori se ne rendessero conto. In breve, l’ideologia che si sviluppò era quella della NATO e di Gladio. Non è mai stato detto che si sarebbero truccate le elezioni, ne che sarebbero stati uccisi i tiepidi, ma tutti i partecipanti convennero che per salvare il "mondo libero" si doveva mettere la libertà tra parentesi.
Sebbene la proposta della Comunità europea di difesa (CED) fosse venuta meno dopo tre mesi, sotto i colpi dei deputati comunisti e degli "estremisti nazionalisti" (vale a dire, gollisti) del Parlamento francese, la conferenza fu considerata un successo. Nonostante le apparenze, non era destinato a sostenere la creazione della CED o qualsiasi altra misura politica specifica, ma a diffondere un’ideologia della classe dominante, e quindi attraverso di essa, nella società. Oggettivamente, gli europei occidentali erano sempre meno consapevoli della libertà di cui erano privati ed erano sempre più consapevoli delle libertà di cui erano stati privati i popoli dell’Est.

Il Bilderberg diventa un’organizzazione

Una seconda conferenza si svolse in Francia, il 18-20 marzo 1955. A Barbizon. A poco a poco l’idea che queste conferenze fossero annuale e che bisognassero di una segreteria permanente s’impose. Il principe Bernhard si ritira quando fu colto in flagrante per i suoi traffici d’influenza (scandalo Lockheed). Cedette la presidenza all’ex Primo Ministro britannico Alec Douglas Home (1977-1980), all’ex cancelliere tedesco e presidente Walter Scheel (1981-1985), all’ex governatore della Banca d’Inghilterra Eric Roll (1986-89), all’ex Segretario generale della NATO Peter Carrington (1990-1998), e infine, all’ex vice presidente della Commissione europea, Etienne Davignon (dal 1999).
Per molti anni il presidente del gruppo Bilderberg era assistito da due segretari generali, uno per l’Europa e il Canada (Stati vassalli) e uno per gli Stati Uniti (il sovrano), tuttavia, non vi è un segretario generale dal 1999.
Da un anno all’altro, i dibattiti furono altamente ridondanti, poiché gli ospiti cambiavano. C’era sempre un nucleo duro che preparava il seminario in anticipo e ai nuovi arrivati era inculcata la retorica atlantista del momento.
Attualmente, i seminari annuali riuniscono oltre 120 partecipanti, di cui sempre un terzo costituisce ancora il nucleo duro. Sono stati selezionati dall’Alleanza in base all’importanza delle loro relazioni e alla loro capacità di influenzare, a prescindere dalle loro funzioni nella società. Pertanto, restano i membri del nucleo quando cambiano lavoro.
Ecco l’elenco esatto di questo zoccolo duro, compresi i membri del Consiglio di Amministrazione, che servono da paraventi per gli ospiti, e dei soci meni visibili, per non spaventare i nuovi arrivati.
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Étienne Davignon, Segretario Generale del Gruppo Bilderberg

Consiglio di Amministrazione

Josef Ackermannbanchiere svizzero, capo della Deutsche Bank, Vice-Presidente del Forum di Davos.
Roger C. Altmanbanchiere statunitense, consulente della campagna elettorale di John Kerry e Hillary Clinton, direttore della banca di investimenti Evercore Partners Inc.
Francisco Pinto Balsemãoex primo ministro socialista del Portogallo (1981-83), presidente e fondatore del più grande gruppo televisivo portoghese SIC. (T)
Fran Bernabèbanchiere italiano, l’attuale capo di Telecom Italia (T)
Henri de CastriesCEO dell’assicuratore francese AXA.
Juan Luis Cebriándirettore del gruppo stampa e media spagnolo Prisa.
W. Edmund Clarkbanchiere canadese, AD del Toronto-Dominion Bank Financial Group.
Kenneth Clarkeex vice presidente del British American Tobacco (1998-2007), Guardasigilli e ministro della Giustizia britannico, vicepresidente del Movimento europeo del Regno Unito.
George A. Davidamministratore delegato della Coca-Cola.
Étienne Davignonuomo d’affari belga, ex vicepresidente della commissione europea (1981-1985), attuale vice-presidente di Suez-Tractebel.
Anders Eldrupamministratore delegato della compagnia petrolifera e del gas danese DONG Energy.
Thomas Endersdirettore di Airbus.
Victor Halberstadtprofessore di Economia presso l’Università olandese di Leida, è consigliere di diverse società come Goldman Sachs oDaimler-Chrysler.
James A. Johnsonfinanziere degli Stati Uniti, è stato uno dei principali responsabili del Partito Democratico e uno degli architetti della nomina di Barack Obama. E’ il vice-presidente della banca di investimento Perseus.
John Kerr of Kinlochardgià ambasciatore britannico a Washington, è il vice presidente del Royal gruppo petrolifero olandese Royal Dutch Shell (T)
Klaus KleinfeldCEO tedesco del colosso statunitense dell’alluminio, Alcoa.
Mustafa V. Koçamministratore delegato di Koç Holding, la prima azienda turca.
Marie-Josée Drouin-Kraviseditorialista economica della stampa e della radiotelevisione canadese. Ricercatrice guerrafondaia presso l’Hudson Institute. E’ la terza moglie di Henry Kravis.
Jessica T. Mathewsex direttrice degli Affari Globali al Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Attuale direttrice della Fondazione Carnegie.
Thierry de Montbrialeconomista, direttore e fondatore dell’Istituto Francese per le Relazioni Internazionali (IFRI) e della World Policy Conference.
Mario Montieconomista italiano, ex commissario europeo per la Concorrenza (1999-2005), co-fondatore del Gruppo Spinelli per il federalismo europeo.
Egil Myklebustex presidente del padronato norvegese direttore dellaScandinavian Airlines System (SAS).
Matthias Nassvicedirettore del giornale tedesco Die Zeit.
Jorma Ollilauomo d’affari finlandese, ex CEO di Nokia, presidente attuale del gruppo petrolifero Royal Dutch Shell.
Richard N. Perleex presidente del Consiglio consultivo della Difesa al Pentagono, è un leader chiave degli straussiani (discepoli di Leo Strauss) e come tale, una delle maggiori figure del neo-conservatorismo.
Heather Reismandonna d’affari canadese, amministratrice delegata del Gruppo Editoriale Indigo-Chapters.
Rudolf Scholtenex ministro delle Finanze austriaco, Governatore della Banca Centrale. .
Peter D. Sutherlandex commissario europeo irlandese per la concorrenza, poi direttore generale dell’Organizazione Mondiale del Commercio. Ex direttore di BP. Attuale presidente diGoldman Sachs International. Ex presidente della sezione europea della Commissione Trilaterale, e Vice-Presidente della Tavola Rotonda Europea degli industriali, ora presidente onorario del Movimento europeo in Irlanda.
J. Martin Taylorex parlamentare britannico, amministratore delegato del gigante chimico e agroalimentare Syngenta.
Peter A. Thielimprenditore degli Stati Uniti, amministratore delegato diPayPal, presidente della Clarium Capital Management e a tal titolo, azionista di Facebook.
Daniel L. VasellaCEO del gruppo farmaceutico svizzero Novartis.
Jacob Wallenbergbanchiere svedese, è amministratore di molte società transnazionali.
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Henry Kissinger, principale responsabile degli inviti al Gruppo Bilderberg
Membri occulti del nucleo duro
Carl Bildtex primo ministro liberale della Svezia (1991-94), ex inviato speciale dell’Unione europea e dell’ONU nei Balcani (1995-97, 1999-2001), attuale ministro degli affari esteri svedese. (T)
Oscar BronnerCEO del quotidiano austriaco Der Standard.
Timothy C. Collinsfinanziere degli Stati Uniti, direttore del fondo di investimento Ripplewood. (T)
John Elkannamministratore delegato del gruppo italiano Fiat Auto (il nonno Gianni Agnelli è stato per quarant’anni uno dei leader del Gruppo Bilderberg. Ha ereditato il patrimonio di famiglia dopo la morte per cancro del nonno Giovanni Agnelli e la prematura scomparsa dello zio Edoardo. Tuttavia, fonti della polizia sono convinte che Edoardo sia stato assassinato dopo essersi convertito all’Islam sciita, in modo che la ricchezza andasse al ramo ebraico della famiglia).
Martin S. Feldsteinex consigliere economico di Ronald Reagan (1982-84), e attuale consigliere economico di Barack Obama. E’ stato anche consigliere di George W. Bush per l’intelligence estera. E’ docente ad Harvard. (T)
Henry A. Kissingerex consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di stato degli USA, figura centrale del complesso militare-industriale statunitense, attuale presidente della società di consulenzaKissinger Associates.
Henry R. Kravisfinanziere degli Stati Uniti che gestisce i fondi d’investimentoKKR. Si tratta di uno dei più importanti collettore di fondi per il partito repubblicano.
Neelie Kroesex ministro liberale dei Trasporti olandese, commissario europeo per la concorrenza e attuale commissario alla società digitale.
Bernardino Léon Grossdiplomatico spagnolo, Segretario Generale della Presidenza del governo socialista di Jose Luis Zapatero.
Frank McKennaex membro della Commissione di sorveglianza dei servizid’intelligence del Canada, ambasciatore del Canada a Washington (2005-06), Vice-Presidente della Toronto-Dominion Bank.
Beatrice dei Paesi BassiRegina d’Olanda. È la figlia del principe Bernhard.
George Osborneministro delle Finanze britannico. Questo neo-conservatore è visto come un euroscettico. Si deve capire che è contrario alla partecipazione del Regno Unito all’Unione europea, ma che è un sostenitore dell’organizzazione del continente in seno all’Unione.
Robert S. Prichardeconomista canadese, direttore del gruppo stampa e audiovisivo Torstar.
David Rockefelleril patriarca di una lunga serie di finanzieri. E’ il membro più anziano del nucleo duro dei Bilderbergers. E’ anche presidente della Commissione Trilaterale, un’organizzazione simile che incorpora dei partecipanti asiatici.
James D. Wolfensohnfinanziere australiano che ha preso la cittadinanza statunitense per diventare Presidente della Banca Mondiale (1995-2005), ora direttore della società di consulenzaWolfensohn & Co.
Robert B. Zoellickdiplomatico statunitense, ex delegato al commercio degli Stati Uniti(2001-05), attuale presidente della Banca Mondiale.
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David Rockefeller, consigliere del Gruppo Bilderberg
I Bilderbergers non sono vincolanti alle aziende o alle istituzioni in cui lavorano. Tuttavia, è interessante osservare la diversità dei loro settori di attività.

La lobby della più potente organizzazione militare del mondo

Negli ultimi anni, il numero di argomenti discussi, in occasione di seminari annuali, è aumentato in base all’attualità internazionale. Ma questo non ci dice nulla, perché queste discussioni non hanno alcuno obiettivo in sè, sono solo scuse per inviare messaggi. Purtroppo, non abbiamo accesso ai documenti preparatori più recenti e possiamo solo fare congetture circa le parole d’ordine che la NATO cerca di diffondere attraverso questi opinion leader.
La reputazione del Gruppo Bilderberg ha portato alcuni autori ad attribuirgli la capacità di fare nomine. E’ stupido ed oscura i veri burattinai che sono in seno all’Alleanza atlantica.
Ad esempio, è stato riferito che durante le ultime elezioni presidenziali negli Stati Uniti, Barack Obama e Hillary Clinton sono andati per un giorno, il 6 giugno 2008, a negoziare di nascosto la fine della loro rivalità. In realtà sono andati al seminario annuale del Gruppo Bilderberg, a Chantilly (Virginia, USA). Ma il giorno dopo, la signora Clinton ha annunciato il suo ritiro dalla corsa. Alcuni autori hanno concluso che la decisione fu presa durante la riunione del Bilderberg. Questo non è logico, dal momento che la decisione era certo da tre giorni, dato il numero di voti al senatore Obama nel Comitato delle nomination del Partito democratico.
Secondo la nostra fonte, qualcos’altro è successo. Barack Obama e Hillary Clinton hanno concluso di nascosto un accordo finanziario e politico. Il senatore Obama ha salvato i fondi della sua rivale e gli ha offerto una posizione nella sua amministrazione (Clinton ha negato la vice-presidenza e ha scelto il Dipartimento di Stato), in cambio del suo sostegno attivo durante la campagna contro il candidato repubblicano. Poi, i due leader sono stati introdotti da James A. Johnson alla conferenza del Bilderberg, dove i partecipanti hanno assicurato che avrebbero lavorato insieme. Già da molto tempo, Barack Obama era il candidato della NATO. Obama e la sua famiglia hanno sempre lavorato per la CIA e il Pentagono [3]. Inoltre, il finanziamento iniziale della sua campagna fu forniti dalla Corona d’Inghilterra attraverso l’uomo d’affari Nadhmi Auchi. Nel presentare il senatore nero al Bilderberg, l’Alleanza atlantica organizzava a livello internazionale le pubbliche relazioni del futuro presidente degli Stati Uniti.
Allo stesso modo, è stato segnalato che il Gruppo Bilderberg ha tenuto un pranzo improvvisato, al di fuori del seminario, il 14 novembre 2009 presso il Castello di Val Duchesse, di proprietà del re del Belgio. L’ex primo ministro del Belgio Herman Van Rompuy vi aveva pronunciato un discorso. E, cinque giorni dopo, fu eletto presidente del Consiglio europeo. Anche in questo caso, alcuni autori hanno torto nel concludere che il gruppo Bilderberg sia stato il "kingmaker".
In realtà, il presidente dell’Unione europea non poteva essere scelto al di fuori degli ambienti NATO, come ricorderete, l’Unione europea è cresciuta dalle clausole segrete del Piano Marshall. E questa scelta dovrebbe essere approvata dagli Stati membri. Questo tipo di decisione richiede lunghi negoziati e non si prende in una cena tra amici.
Sempre secondo la nostra fonte, il Presidente del Gruppo Bilderberg, Etienne Davignon, ha convocato questa cena speciale per presentare van Rompuy ai suoi agenti d’influenza. La cosa era tanto più necessaria, poiché era la prima personalità ad occupare la nuova carica di presidente dell’Unione ad essere totalmente sconosciuta al di fuori del proprio paese. Durante il pasto, il signor Van Rompuy hadelineato il suo programma per la creazione di una tassa europea per finanziare direttamente le istituzioni dell’Unione, senza passare per gli Stati membri. Non è rimasto ai Bilderbergers che proclamare ovunque potessero, che conoscono Herman von Rompuy e testimoniano le sue qualità di presiedere l’Unione.
La realtà del gruppo Bilderberg è meno romantica di quanto alcuni autori di successo hanno immaginato. Lo spiegamento incredibile di forze militari per garantirne la sicurezza non è tanto destinata unicamente alla protezione, ma a impressionare coloro che vi partecipano. Non mostra il proprio potere, ma dimostra che l’unico potere reale in Occidente è la NATO. Liberi di sostenerla e d’essere sostenuti da essa, o combatterla ed essere schiacciati inesorabilmente.
Inoltre, sebbene il Gruppo Bilderberg abbia sviluppato, al suo debutto, una retorica anti-comunista, non era rivolta contro l’URSS e che non è rivolta oggi contro la Russia. Ne consegue che la strategia della Alleanza non è un patto contro Mosca, ma la difesa -e forse l’estensione- della zona di influenza di Washington. Alla sua creazione, la NATO aveva sperato di integrare l’Unione Sovietica, che sarebbe equivalso a un impegno di Mosca a non contestare la divisione del mondo nelle Conferenze di Postdam e di Jalta. Recentemente l’Alleanza ha accolto il presidente Dmitrij Medvedev al vertice di Lisbona e ha proposto che la Russia vi aderisse. Non si tratterebbe di una sottomissione, ma del riconoscimento del Nuovo Ordine Mondiale, in cui tutta l’Europa centrale e orientale è caduta nell’orbita degli Stati Uniti. Un’adesione della Russia sarebbe, in qualche modo, un trattato di pace: Mosca ammetterebbe la sconfitta nella guerra fredda e la nuova divisione del mondo.
In questo caso, il gruppo Bilderberg inviterebbe personalità russa nelle sue riunioni annuali. Non chiederebbe loro d’influenzare l’opinione pubblica in Russia per americanizzarla, ma per convincerla a rinunciare ai sogni di grandezza del passato.

venerdì 30 marzo 2012

SARDINYA: IL PD CONTRO SEL PER AVER VOTATO L'ORDINE DEL GIORNO "INDIPENDENTISTA"




Ma i vendoliani avvertono: «Non abbiamo niente da giustificare» Sarebbe un mezzogiorno di fuoco, se l'appuntamento non fosse per le 10: ma cambia poco. Venerdì 30 i segretari del centrosinistra si rivedono dopo mesi, e l'incontro arriva nel momento di massima tensione tra Pd e Sel. Anzi, la convocazione si deve - anche se non ufficialmente - ai recenti contrasti sull'ordine del giorno del Psd'Az che qualcuno ha definito secessionista.

SPACCATI Un testo che il Consiglio regionale ha approvato anche grazie ai voti di Sel e Idv. Non parla apertamente di separazione, ma mette in cantiere «una sessione speciale di lavori» dell'assemblea, per verificare le ragioni della «presenza e permanenza della Regione nella Repubblica italiana». Il tutto, prendendo le mosse dalle «ripetute violazioni», da parte dello Stato, degli accordi con l'Isola. Il sostegno dei due gruppi del centrosinistra, che si è unito ai voti di quasi tutto il Pdl e dell'Udc, ha scatenato lo scontro nell'opposizione. Deflagrato in aula, il giorno dopo: quando Renato Soru ha criticato duramente il documento e chi l'ha votato. «Anziché assumerci responsabilità, diamo le colpe allo Stato», ha detto l'ex governatore: prendendosela col suo successore Ugo Cappellacci, ma suscitando anche l'irritazione degli alleati. Infatti da Sel ha replicato subito Luciano Uras: rilevando «troppo nervosismo da isolamento in alcune parti», e attaccando il Pd che «dopo aver cavalcato e scavalcato i temi del sardismo e della sovranità responsabile, oggi grida allo scandalo». Di rimessa, il capogruppo democratico Giampaolo Diana ha rivendicato la scelta di non sostenere l'ordine del giorno, accusando Sel di «provocare, con disarmante disinvoltura, una polemica con noi sul sardismo e sull'autonomia. Siamo lealmente impegnati a consolidare il centrosinistra - ha aggiunto - ma nella chiarezza, sia programmatica che sulle alleanze».

CHIARIMENTO Molti in effetti si sono interrogati sulle ripercussioni della spaccatura sulla coalizione. Ma il leader regionale di Sel Michele Piras non ci sta: «Non capisco perché, mentre il Pd nazionale sostiene un governo con Pdl e Udc, se noi esprimiamo una posizione politica si debbano ridiscutere tutte le alleanze». Semmai, prosegue, «siamo noi a non capire il Pd proprio su alcune intese locali». C'è comunque necessità di un chiarimento, ed è probabilmente per questo che il segretario del Pd Silvio Lai ha convocato gli altri partiti per venerdì prossimo, nella sede cagliaritana di via Emilia.

Il pensiero del leader democratico, pubblicato sul sito del partito isolano, è in linea col gruppo consiliare: «È un'anomalia che l'ordine del giorno sia stato votato da Sel e Idv con Udc, Pdl e la Giunta, che così copre le proprie responsabilità dandole allo Stato patrigno».Sarà interessante verificare anche la posizione dell'Italia dei valori. Spesso il segretario Federico Palomba non ha condiviso le scelte dei suoi consiglieri, ma sulla vicenda non fa commenti: «Mi limito a constatare che molti si agitano ma senza concretezza né credibilità. Prima di chiedere, la Regione deve dimostrare di saper spendere».

L'ALTOLÀ DI SEL Sulla carta, i punti da discutere venerdì saranno la «situazione politica» e le amministrative. Nel primo punto può rientrare di tutto, e sicuramente qualcuno tirerà fuori l'ordine del giorno sardista. «Io non credo che possa essere il tema dell'incontro - avverte Michele Piras - ma sia chiaro: non dobbiamo giustificare niente. Anzi, saranno altri a dover spiegare perché non hanno difeso gli interessi del popolo sardo».

Da L'Unione Sarda del 26 marzo 2012 

giovedì 29 marzo 2012

Ernst Cassirer: segno, simbolo..L’anti-ontologia

L’anti-ontologia  Ernst Cassirer Hans Jörg Sandkühler
http://www.filosofia.it/
Il presente studio si concentra sul ruolo del linguaggio e della scienza nella teoria della conoscenza di Ernst Cassirer. L’interpretazione data della posizione di Cassirer e di stampo costruttivista: il linguaggio e inteso come sistema complesso di segni arbitrariamente prodotti dalla mente umana per conferire senso e significato al mondo. La concezione cassireriana è anzi presentata alla stregua di un modello ideale per quel filone dell’epistemologia contemporanea che vuole affermare il pluralismo, tenendosi tuttavia a distanza dalle tentazioni scettiche, relativiste e soggettivistiche del nostro tempo
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Linguaggio, segno, simbolo.
L’anti-ontologia di Ernst Cassirer
Hans Jörg Sandkühler
Articolo pubblicato su invito, ricevuto il 10 maggio 2010
█ Riassunto Il presente studio si concentra sul ruolo del linguaggio e della scienza nella teoria della conoscenza di Ernst Cassirer. L’interpretazione data della posizione di Cassirer è di stampo costruttivista: il linguaggio è inteso come sistema complesso di segni arbitrariamente prodotti dalla mente umana per conferire senso e significato al mondo. La concezione cassireriana è anzi presentata alla stregua di un modello ideale per quel filone dell’epistemologia contemporanea che vuole affermare il pluralismo, tenendosi tuttavia a distanza dalle tentazioni scettiche, relativiste e soggettivistiche del nostro tempo.

lunedì 26 marzo 2012

QUIRRA, CONTROLLI TAROCCATI?

P. Carta
 US



zona militare e òpoligono di quirra




Il PM Fiordalisi: trucchi per non trovare torio e uranio.

Su diciotto salme riesumate, sono stati ritrovati dati superiori alla norma in dodici casi.
 È la prova, secondo la Procura, del rapporto diretto tra attività svolte nel poligono dal 1956 a oggi praticamente senza controllo, il disastro ambientale tra Perdasdefogu e Villaputzu, certificato da analisi su analisi, e l'insorgenza di malattie e tumori in chi ha frequentato quella zona. 
 «Spero di aver contribuito a fare chiarezza su quel che è accaduto nel Salto di Quirra. Sono contento di aver aiutato la Sardegna, fornendo una serie di risultati delle mie indagini al Procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi. Poi la lettura dei dati e le scelte spettano ad altri. Cioè ai giudici e a voi sardi». 
Evandro Lodi Rizzini non dice altro. È il fisico di Brescia e del Cern di Ginevra che ha trovato torio radioattivo nelle ossa dei pastori morti attorno al Salto di Quirra. 


Controlli ambientali taroccati. Pagati con fior di soldi pubblici ma deviati in modo da certificare che  nel salto di Quirra non ci fosse alcuna traccia di inquinamento causato dalle attività del poligono.


 I SOSPETTI. E' la tesi del Procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, convinto di aver smascherato una zona grigia creata ad arte grazie ad esperti  e studiosi più o meno vicini alla Difesa (Min Dif) che ha sempre impedito di fare piena  luce sull'inquinamento ambientale nel Salto di Quirra. Capace di dire che le guerre simulate e i test di armi non creavano alcun tipo di danno ambientale. Professori universitari che hanno finto di non vedere il torio sparso nel Salto di Quirra dai missili Milan e poi ritrovato addirittura nelle ossa dei pastori morti nella zona di tumore, oltre che nel miele e nel formaggio prodotti nella zona. Tecnici che - in base a un appalto della Nato e della Difesa da due milioni e mezzo di Euro- adottavano per  la ricerca di uranio impoverito procedure secondo le quali era praticamente impossibile trovare traccia di contaminazione. E anche quando i risultati erano impossibili da nascondere (contaminazione da metalli pesanti cancerogeni e da sostanze radioattive), allora i chimici davano colpa alla vecchia miniera di Baccu LOcci o alla natura geologica de terreno, pur in assenza di uno studio specifico.


 VENTI INDAGATI. Per Fiordalisi è stato creato un sistema di consulenze e incarichi attorno a Perdasdefogu. Tutto questo compare nell'avviso della conclusione delle indagini, trasmesso ai venti indagati. 
Da qui l'avvio di conclusione delle indagini recapitato da Fiordalisi a venti indagati: sei ex comandanti del poligono di Perdas, due responsabili del distaccamento a mare di capo San Lorenzo, il tenente Walter Carta (responsabile del servizio di Prevenzione del poligono nonché ex sindaco di Forza Italia di Perdasdefogu), quattro esperti dell'Università di Siena (avrebbero taciuto sulle quantità di torio ritrovate nei terreni, in alcuni punti 35 volte superiori al fondo naturale del terreno), tre membri della commissione Difesa (i controllori del lavoro dell'Ateneo toscano), due chimici della Sgs di Torino (accusati di aver detto il falso quando hanno assolto dall'accusa di inquinamento le attività militari), il sindaco di Perdasdefogu, Walter Mura (Pd) e il professore universitario cagliaritano Pierluigi Cocco (medico competente della base) per aver ostacolato le indagini.


L'ACCUSA. Oltre alle (presunte) responsabilità degli ufficiali che comandavano il poligono di Perdasdefogu e il distaccamento di Capo San Lorenzo,ci soo quelle dei professori dell'Università  di Siena  FRANCESCO RICCOBONO  e dei suoi collaboratori . secondo l'accusa malgrado le richieste della Difesa, opposero un muro di silenzio sulla presenza del torio riscontrata in alcuni punti del Salto di Quirra oltre ogni soglia (anche 35 volte il fondo naturale). E sotto inchiesta anche la commissione Difesa incaricata di controllare il lavoro deglia accademici (gli ufficiali Giuseppe Di Donato, Vittorio Mauro) 


LA SGS. Rilevante dal punto di vista penale, secondo il Fiordalisi, anche il comportamento di due chimici della SGS di Torino (Gilberto Nobile e Gabriella Fasciani), legata all'azienda che produce i missili  Milan al torio attraverso Finmeccanica, uno dei clienti più assidui del poligono affittato alla industrie belliche  per il test delle armi.
 In una nota, la SGS precisa di "non avere relazioni societarie né con Fiat. La società è controlla al cento per cento dal gruppo SGS, quotato alla borsa di Zurigo, i cui principali singoli azionisti sono Exor e la famiglia Von Finck, entrambi con il 15% del capitale."
Secondo la Procura, invece, nella SGS svizzera è presente con una quota di partecipazione anche la famiglia Agnelli e sino a qualche tempo fa presidente era Sergio Marchionne, attuale AD di Fiat.


I CONTROLLI. I due chimici della SGS avrebbero certificato che l'inquinamento di certi punti del poligono dipendeva dalla natura del terreno, non dalle attività svolte nel poligono: E avrebbero adottate procedure scientifiche discutibili: pochi campioni di confronto, ricerca di uranio impoverito con tecniche che secondo gli esperti erano sbagliate. "L'Uranio impoverito si dilava con la pioggia - ha spiegato il fisico scelto dalla Procura , Evandro Lodi Rizzini, il luminare che ha trovato il torio radioattivo nei cadaveri riesumati. Lo stesso professore universitario bresciano, in un parere che fa parte del fascicolo di un'inchiesta unica al mondo (per la prima volta viene messo sotto accusa un poligono, sospettato di aver rovinato l'ambiente e di aver favorito l'insorgenza di malformazioni e  malattie , per la prima volta sono state riesumate 18 salme alla ricerca di tracce di elementi radioattivi), ha spiegato che il torio è più pericoloso dell'uranio impoverito per la salute  e che qualsiasi indagine epidemiologica è inutile:"L'esposizione alle particelle Alfa è dannosa in assoluto, soprattutto se si entra in contatto con il torio per inalazione, ma per nessun tipo di tumore è possibile stabilire un nesso ed effetto. E quindi qualsiasi studio epidemiologico no ha senso". Neppure quello che è in procinto dipartire su input di Regione e Ministero della Salute.


LE ATTIVITA'. L'inchiesta della Procura di Lanusei ha messo in evidenza anche la pericolosità del RADAR ("in sei minuti di esposizione a certe frequenze si danneggerebbero in maniera irreversibile le cellule", è il parere del professor Marinelli), dei test del razzo Vega(" una fabbrica di nanoparticelle cancerogene", secondo Maria Antonietta Gatti), dei brillamenti delle munizioni obsolete avvenute , secondo il pm Fiordalisi, senza avvisare neppure il medico della base, il docente universitario cagliaritano Pierluigi Cocco (anche lui finito sotto inchiesta) e con il pretesto di addestrare gli artificieri.


L'Azienda Ospedaliera Universitaria di Cagliari, in una nota, si dice sicura della corretezza dell'operato del professor Cocco quale medico competente del poligono in base a un accordo tra Università e Difesa.
Secondo il Pm Fiordalisi il prof. Cocco non avrebbe potuto svolgere quel ruolo in quanto non iscritto nell'apposito elenco regionale dei medici abilitati per la tutela dal pericolo di esposizione alla radioattività.
Inoltre , sempre per il procuratore di Lanusei " la sua malafede risulterebbe dagli incarichi, molto remunerativi che nel 2011 gli sono stati affidati dall'amministrazione Militare  in aggiunta a quelli pregressi".  











sabato 24 marzo 2012

QUIRRA, le Salme? Radioattive: venti indagati, sindaco e medico ..


Salme radioattive: venti indagati
C'è anche il sindaco di Perdasdefogu






IN VENTI SOTTO INCHIESTA A QUIRRA,  EX COMANDANTI,  TECNICI della NATO, UN DOCENTE CAGLIARITANO.

PAOLO CARTA
Salme radioattive: venti indagati C'è anche il sindaco di PerdasdefoguUNA ESERCITAZIONE A QUIRRA

Torio radioattivo è stato trovato nelle salme dei pastori morti dopo aver lavorato nella zona del poligono del Salto di Quirra. Colpa delle guerre simulate, dei brillamenti di munizioni opbsolete, dei test degli oleodotti. Ne è convinto il Procuratore di Lanusei Domenico Fiordalisi, che ieri ha spedito l'avviso di conclusioni delle indagini a venti persone legate a filo doppio con la base militare. Ex comandanti, tecnici incaricati dalla Nato dei controlli ambientali, anche il sindaco di Perdasdefogu Walter Mura e il medico competente Pierluigi Cocco, professore universitario cagliaritano. È la prima tranche dell'inchiesta. 

LE SALME? RADIOATTIVE


Torio nei cadaveri dei pastori a Perdasdefogu: venti indagati
Sotto accusa militari,  universitari , il medico e il sindaco.


Lanusei. Nelle salme dei pastori che lavoravano attorno al poligono di Perdasdefogu e Quirra (in sardo Cirras)  è stato trovato torio radioattivo in misura superiore rispetto a chi non ha mai frequentato quella zona.


Colpa dei lanci dei missili Milan. Ma il disastro ambientale  e le morti sospette in questo angolo di Sardinya , dal 1950 dedicato ai test militari , sarebbero stati causati dai brillamenti di armi obsolete provenienti dagli arsenali di tutta Italia, dalle prove di resistenza degli oleodotti, dalle mancate bonifiche, dal fatto di non avere adottato nessuna precauzione per salvaguardare, oltre la natura, anche la salute di animali e persone.


VENTI INDAGATI. Il Procuratore di Lanusei , Domenico Fiordalisi, non ha dubbi: il disastro ambientale , la contaminazione  di suoli, acqua, e aria con sostanze tossiche e radioattive. le morti di tumore di 160 persone e la nascita di bambini e animali malformati potevano essere evitate. Tutto questo compare nell'avviso di conclusione delle indagini  recapitata ieri a venti persone. EX COMANDANTI  de  poligono di PERDASDEFOGU e del distaccamento  di Capo San Lorenzo (Villaputzu) responsabili sanitari del Comando militare, professori universitari ed esperti della commissione della Difesa, tutti sospettati  di omissione aggravata di cautele contro infortuni e disastri (rischiano condanne da sei mesi a cinque anni), E poi i chimici di una società che per conto della Nato ha controllato l'ambiente nel Salto di Quirra, accusati di falso per aver sostenuto che tutto era in ordine. Poi ancora i comandanti di Perdasdefogu , sospettati di omissione di atti d'ufficio.


SINDACO E MEDICO. A sorpresa, tra glimindagati anche il sindaco di Perdasdefogu Walter Mura, e il medico responsabile della base , il professore universitrio cagliaritano Pierluigi Cocco: sono sospettati di omissione di atti d'ufficio , ostacolo alla difesa da un disastro e favoreggiamento aggravato.


PRIMO FILONE. E' questa solo una tranche dell'inchiesta che vede per la prima volta al mondo di fatto sotto accusa un poligono militare per effetti delle guerre simulate e dei test delle armi su ambiente e salute della popolazione . L'altro filone , che per adesso vede indagati alcuni comandanti di PERDASDEFOGU, ipotizza il reato di omicidio volontrio con dolo eventuale per la morte dei pastori colpiti dai tumori dopo avere frequentato zone contaminate.
Nelle 19 pagine firmate da FIORDALISI  e consegnate ieri alle parti (indagati e avvocati difensori) emergono novità assolute . Per esempio un prim accenno all'esito delle indagini sulle salme riesumate dei pastori dal professor Evandro Lodi Rizzini, fisico di fama mondiale : trovate quantità di torio radioattivo superiori alla norma.


ZONA FRANCA. Ma più in generale , emerge il fatto che  i vertici militari della base di Perdasdefogu considerassero il poligono una sorta di zona franca in cui tutto o quasi è lecito: seppellire rifiuti militari come missili o pezzi di radar in pochi centimetri di terra, effettuare billamenti di armi obsolete in dispregio a qualsiasi norma ambientale e senza avvisare nessuno , nemmeno il medico competente che potrebbe essere considerato il responsabile sanitario del comprensorio militare.
Il Procuratore Domenico Fiordalisi - che si avvale per l'ichiesta di consulenti di chiara fama, oltre che dell'instancabile abnegazione degli uomini della Squadra Mobile di Nuoro diretta da Fabrizio Mustaro e della Forestale di Lanusei (guidati da  Giuseppe  Carboni) - è sicuro di aver dimostrato il esso di causa ed effetto tra attività svolte nel poligno e malformazioni e malattie : " Sono state contaminate le falde acquifere che alimentano Escalaplano, Muravera, Villaputzu, e le polveri velenose , grazie ai venti dominanti arrivano a Escalaplano e nella zona di Quirra".




 Sabato 24 marzo 2012

mercoledì 21 marzo 2012

Per un movimento di massa europeo di solidarietà con il popolo greco e di resistenza attiva alle politiche di austerità

Yorgos Mitralias Γιώργος Μητραλιάς 
Tradotto da  Titti Pierini


Atene, 13 marzo 2012-Perché i dolori del popolo greco commuovono tanto l’opinione pubblica in Europa? E perché, giorno dopo giorno, la commozione si fa semprepiù estesa e profonda trasformandosi in voglia di agire, di far qualcosa per esprimere la propria solidarietà alla popolazione greca? La risposta non è difficile: se il dramma greco commuove ed indigna la gente è perché non lo si percepisce più come estraneo alle proprie preoccupazioni, come un caso isolato, un’eccezione alla regola. Perché, insomma, lo si riconosce come quel che è sempre stato, fin dall’inizio, un test inventato ed imposto di forza da chi sta in alto per sperimentare e misurare sulle cavie greche capacità di sopportazione e resistenze delle vittime di fronte alle loro politiche appunto prima di estenderle all’Europa in generale!

Non sorprende, allora, che il confronto tra l’odierna Grecia e la Spagna del 1936 colpisca e sia ripreso da tanti soggetti politici e sociali in Europa. La resistenza del popolo greco nel 2012 argina l’estensione della brutale aggressione del capitale al mondo del lavoro in Europa esattamente come la resistenza dei popoli dello Stato spagnolo fungeva da diga nel 1936 all’espandersi della peste nera – e allo scoppio della guerra – ovunque, in Europa e nel mondo!Se adesso la diga greca cede, presto avverrà l’inondazione dell’intera pianura europea…

Il fatto che vi sia un numero sempre maggiore di cittadini europei, di sindacati operai, di formazioni politiche e di movimenti sociali che percepiscono il dramma greco come emblematico di un’intera nuova fase storica del capitalismo neoliberista costituisce un’assoluta novità, dalle implicazioni molto importanti. Questo infatti significa che in questa Europa il vento sta cambiando, malgrado e contro la propaganda ufficiale sostenuta dai principali mezzi di comunicazione di massa, che non fanno che predicare (da due anni!) che «la colpa è solo e soltanto dei greci». Ma significa soprattutto che ormai esistono settori sempre più consistenti delle società europee disponibili, se non pronti, a dare al loro sentimento di solidarietà con il popolo greco un significato e un contenuto nuovi: quello che fa della resistenza greca alla barbarie capitalistica l’avamposto di una lotta comune più generale, che li concerne direttamente perché si tratta della loro stessa lotta contro le stesse politiche dello stesso nemico di classe!

La conclusione balza agli occhi: esistono ormai gli ingredienti per cercare di costruire un movimento di massa in Europa che sia insieme di solidarietà con il popolo greco e contro le politiche di austerità portate avanti dalle direzioni dell’Unione Europea. Qualcuno potrebbe dire, tuttavia: ma di quale movimento si parla? Quale potrebbero esserne l’ampiezza e la durata, le sue strutture e la sua radicalità?

In primo luogo, riteniamo che questo movimento potrebbe e dovrebbe costruirsi in base alle seguenti caratteristiche di fondo: essere europeo, vale a dire allargarsi all’intero continente, essere unitario, “generalizzato”, di massa, di lungo respiro e disporre di strutture stabili alla base delle nostre società (comitati di base autogestiti e federati tra loro). Ci spieghiamo…
  • L’esigenza di essere completamente unitari si fonda sul riconoscimento del fatto che le attuali politiche di austerità colpiscono una larga gamma di settori sociali, minacciandone perlomeno alcuni di vera e propria estinzione! Insomma, se anche i nostri buoni amici americani esagerano pretendendo di parlare a nome del 99% della società, fatto sta che non si è mai vista tanta gente oggettivamente, e a volte anche “soggettivamente”, unita contro uno stesso avversario di classe non solo comune ma – dato importante – percepito come tale. Proprio su tale “comunanza” di interessi occorrerà costruire il carattere profondamente unitario del movimento, evitando qualsiasi settarismo e “avanguardismo”. L’elemento dominante deve essere il “tutti insieme”.
     
  • È ovvio che una situazione del genere (piuttosto inedita!) favorisce la creazione di un movimento di massa, trattandosi della volontà di mobilitare e raggruppare tutte le vittime di questa vera e propria “guerra sociale” del capitale contro la schiacciante maggioranza dei cittadini. Tale caratteristica è accentuata dal fatto che l’offensiva reazionaria non è più esclusivamente “economica” ma deborda in ambito sociale, politico, ed anche culturale ed etico. Essa, insomma, è globale e pone dilemmi davvero esistenziali alla società e ai cittadini.
     
  • Dal momento che queste politiche colpiscono – ancorché con intensità diverse – tutte le popolazioni europee, va da sé che tale movimento possa e debba essere europeo – e che vada organizzato come tale -, altrimenti sarebbe condannato in partenza all’insuccesso…
     
  • La durata prolungata del movimento è resa obbligatoria dal fatto che deve presumibilmente affrontare un’offensiva di lungo respiro del nemico di classe globale, che ci fa entrare in una nuova fase storica. La lunga durata è rafforzata dalla prospettiva – del tutto concreta – che la crisi greca si perpetui senza riuscire ad approdare a breve scadenza a uno sbocco favorevole per l’uno o l’altro campo.
     
  • La conseguenza logica è che il movimento di massa europeo deve prepararsi a una lotta di lungo respiro, pianificare le proprie iniziative e investire in un progetto a lungo termine. La qual cosa vuole anche dire che deve dotarsi di strutture non effimere, ma che abbiano una qualche continuità e stabilità.
     
  •  Il movimento deve anche essere “generale”, e cioè non limitarsi a una resistenza parziale (ad esempio, strettamente economica) all’offensiva reazionaria che è “globale”, perché è a un tempo economica, sociale, culturale, patriarcale, ambientale , nonché “filosofica” ed etica. Deve perciò raggruppare sotto lo stesso tetto organizzativo tutte le resistenze, cercando – cosa non scontata in partenza – di dotarle di un denominatore comune per unificarle nella lotta.Detto questo, c’è ancora da individuare con maggior precisione il ruolo che deve giocare in questo movimento europeo la solidarietà con il popolo greco. Va detto, per prima cosa, che la solidarietà con la Grecia non è un peso ma una risorsa rilevante per la costruzione e lo sviluppo di un movimento di massa contro le politiche di austerità. La resistenza del popolo greco colpisce – a giusto titolo – milioni di europei, facilitando così enormemente la presa di coscienza di come le sofferenze dei greci mostrino quale sorte riservino a tutti noi i potenti di questo mondo. Reagendo in un primo momento “di pancia” di fronte al dramma greco, i lavoratori e gli altri cittadini europei prendono subito dopo coscienza di essere loro stessi parte di questo dramma, al di là delle frontiere e dei cosiddetti interessi “nazionali”, al di là e contro tutta la propaganda ufficiale. Essi scoprono, insomma, la comunanza di interessi di quelli che stanno in basso e l’internazionalismo in atto, un elemento di capitale importanza, in un periodo di crisi sistemica così cataclismica da resuscitare i “fantasmi” (nazionalisti, razzisti e anche… guerreschi) degli anni Trenta in vari settori della borghesia europea…
Va, tuttavia, riconosciuto che il senso di solidarietà non è eterno, va alimentato giorno per giorno perché sia abbastanza forte e diffuso da poter sorreggere un movimento di solidarietà di lungo respiro, dotato anche di comitati di base ovunque in Europa. E allora, le prospettive del “laboratorio” greco servono a mantenere vivi l’interesse, l’emozione e soprattutto il senso di solidarietà attiva che il dramma greco suscita?
La risposta a questa domanda cruciale è un “SÌ” categorico. Sì, esse possono garantire tutto questo, e per due ragioni: a) perché tutto sta ad indicare che non esiste uno sbocco ravvicinato al dramma greco in quanto nessuno dei suoi due protagonisti (quelli in alto e quelli in basso) dispone dei mezzi per schiacciare l’altro. E, questo, ci porta a concludere che l’attuale equilibrio instabile potrebbe protrarsi all’infinito, con la conseguenza sia di far marcire la situazione, sia di ulteriori esplosioni sempre più violente ma senza sbocco. In ogni caso, si può star certi che la crisi greca è destinata a permanere e a dominare a lungo l’attualità europea (e internazionale); b)perché la collera dell’immensa maggioranza della popolazione greca è talmente profonda che la storia successiva sarà costellata di eventi ed esplosioni di ogni genere in grado di mantenere mobilitata l’opinione pubblica europea favorevole alla lotta del popolo greco. Vi saranno certamente “tempi morti”, ma non tali da far scendere la tensione del movimento di solidarietà, tanto più che già possiamo prevedere che si verificheranno sempre più “avvenimenti” analoghi in altri paesi europei.
D’altro canto, sono la crisi greca e la lotta del popolo greco ad offrire in maniera del tutto naturale l’obiettivo e la parola d’ordine centrale del movimento europeo: rifiuto e disconoscimento del debito che non è nostro e rifiuto completo delle misure e dei piani di austerità. E, il tutto, all’insegna squisitamente etica del concetto fondamentale di “stato di necessità” del diritto internazionale, che impone che la soddisfazione dei bisogni elementari degli esseri umani abbia la priorità assoluta rispetto alla soddisfazione dei creditori. Nell’attuale situazione di polarizzazione crescente di quanti caldeggiano la sottomissione all’austerità in nome del saldo del debito e di quanti invece respingono categoricamente questo ricatto, questi due obiettivi/parole d’ordine sarebbero largamente sufficienti perlomeno a lanciare questo movimento europeo. Tanto più che ciascuno (movimento sociale, sindacato, forza politica o semplice individuo) sarebbe libero in seno al movimento di sostenere e proporre le proprie concezioni quanto al contenuto e alle forme delle lotte da portare avanti, purché ovviamente si condividano e si sostengano i due obiettivi centrali richiamati sopra.
Ovviamente, l’accettazione di un quadro programmatico così scarno non è esente da rischi o pericoli per lo sviluppo del movimento. Tuttavia, sono rischi che vanno accettati e assunti con piena consapevolezza, visto che adesso quel che conta di più è che vi sia il maggiore raggruppamento possibile di tutte le forze dietro al rifiuto chiaro e netto delle politiche di austerità della reazione europea. Questo tipo di raggruppamento, il maggiore possibile, è imposto dal bisogno urgentissimo di fare apparire a livello europeo una forza di massa in grado di rivaleggiare con il nostro comune avversario di classe, così ben rodato, organizzato, sperimentato, coordinato, iperarmato e soprattutto deciso a risolvere la partita con la plebe. Qui gioca un ruolo cruciale il fattore tempo e ignorarlo significa già spalancare la porta perché venga schiacciata. Non ci si può permettere il lusso di aspettare che maturino né le famose “condizioni oggettive”, né la misteriose “condizioni soggettive”, perché il nemico di classe non sta ad aspettare e sta già lanciando un’offensiva frontale contro la quale dobbiamo difenderci prima che sia troppo tardi. Prima, cioè, che il movimento popolare sia sconfitto e perda ogni capacità di resistenza – probabilmente – per decenni!...
Ecco quindi un primo sbocco per un progetto che riguarda l’urgente esigenza di costruire e far sviluppare in Europa la risposta di chi sta in basso alla guerra che sta scatenando contro di loro la Sant’Alleanza dell’Unione Europea, del Fondo Monetario Internazionale e del capitale. La discussione è aperta. Passiamo all’azione…



Per concessione di Movimento operaio
Fonte: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=7002

martedì 20 marzo 2012

Occupare Union Square: NYC, Join Us In segno di protesta!

translate SA DEFENZA 


occupare

Dopo il brutale attacco sul tentativo di ri-occupazione di Liberty Square dal NYPD per NON DIMENTICARE  i 6 mesi di attività  del movimento # OWS, un certo numero di occupanti hanno trasferito la loro base di Azione/occupazione a Union Square nel cuore di Manhattan, un punto di convergenza di diversi N. OWS che protestano negli ultimi 6 mesi.
Secondo quanto riportato sul terreno, varie decine di persone dormivano nel parco dopo il raid illegale e violento a  Liberty Square. Più di 70 persone restano, e sono al terzo giorno di occupazione. Anche se tende e tavoli, sono ancora interdetti, gli occupanti hanno portato coperte e attrezzi per dormire.Molti la stanno chiamando ¨ La nuova occupazione. ¨ Oltre a tenere assemblee generali, a Union Square gli occupanti stanno fornendo supporto vitale in carcere agli arrestati su # M17 in quanto sono liberato dalla custodia NYPD (polizia di NY). Finora, il NYPD non ha fatto alcun tentativo per rimuovere gli occupanti o impedire loro di dormire nel parco.
La nostra capacità di occupare i beni comuni, al fine di far sentire la voce del dissenso  è un diritto vitale politico. Non abbiamo bisogno di un permesso di esistere nello spazio pubblico. Ci appelliamo a tutti coloro che sono per l'uguaglianza, la giustizia, e la libertà - e contro le banche, le società, le élite ricche, e politici corrotti che hanno rubato la nostra democrazia e rovinato la nostra economia - di unirsi con noi adesso. Anche se i nostri piani sono flessibili e in continua evoluzione, dobbiamo essere  tutti insieme uniti con un solo interesse a questo movimento che lotta contro l'avidità di Wall Street e prendere parte alla conversazione per l'evoluzione. La primavera sta arrivando. il tempo per essere coinvolti è questo!



Visualizzazione ingrandita della mappa

Union Square è raggiungibile con la 14th St - Union Sq [N, Q, R, L, 4, 5, 6] stazioni della metropolitana. I manifestanti stanno occupando il lato sud del parco, la zona  dei gradini. Tornate qui a http://occupywallst.org per gli aggiornamenti! Naturalmente, non tutti possono stazionare nel  campo  per ovvi motivi- ma per favore sentitevi liberi di fermarvi in qualsiasi momento della giornata per dire un  ciao e mostrare la tanto apprezzata vostra solidarietà.

Finché c'è ingiustizia, fino a quando il paese è diviso tra ricchi e poveri, e finché l'1% continua ad esercitare il controllo sulle nostre vite, non andremo via. Continueremo a utilizzare lo spazio pubblico per ricostruire una vera democrazia, creare reti per sostenerci gli uni  l'altro, fornire servizi a coloro che soffrono la crisi economica,  e avviare lo scioglimento violento delle disuguaglianze in tutto il mondo.
Noi difenderemo coloro che devono affrontare pignoramenti sleali e la perdita di importanti servizi sociali, e noi continueremo ad accusare i banchieri di Wall Street e dirigenti aziendali che stanno approfittando di queste politiche atroci!

NYPD: gli Squash in un parco, che riapparirà in un altro! Non si può sfrattare un'idea il cui tempo è arrivato!

Union Square il 11.17.11
Union Square # occupata il 17 novembre 2011

per liberare Teulada e Capo Frasca e ammodernare Quirra

a cura de 
Comitato 

sardo Gettiamo le Basi



Il Pisq e la sindrome di Quirra
È la base militare sperimentale più grande d’Europa, costruita intorno al 1954 ed estesa su circa 13.500 ettari a terra, con una ulteriore superficie che si estende a mare fino a superare l’intera superficie della Sardegna (quasi 29 mila Kmq). Rappresenta la quasi totalità del demanio militare sparso in tutta la penisola. La presenza della base ha inferto un colpo mortale al movimento cooperativistico sorto negli anni ’45-50.
Sindrome di Quirra: l’elevata incidenza di malformazioni, aborti e moria di animali adulti e neonati, insieme alla diffusione di malattie tumorali tra gli allevatori della zona e gli abitanti delle zone circostanzi la base, fece parlare di Sindrome di Quirra, insieme a quella dei Balcani che aveva visto morire numerosi soldati impiegati nelle operazioni militari. La relazione di due veterinari mostra come il 65% del personale che lavora nel raggio di 2,7 km dalla base, risulta colpito da gravi malattie tumorali. Tra il 2009-2010 si evidenzia un incremento di neoplasie tumorali tra gli allevatori della zona, fino alla morte di un pastore 24enne il 10 luglio 2010.
Sulle cause ha lavorato la ricercatrice Antonietta Morena Gatti, direttrice del laboratorio di biomateriali dell’Università di Modena:
«Con il super microscopio elettronico ho trovato polveri sottilissime di metalli nelle foglie di lentischio prelevato a Quirra e nelle scarpe che avevo adoperato durante un sopralluogo nella base, e poi nei linfonodi, nel fegato, nei reni, nello sperma dei soldati e dei civili malati. Le stesse che avevo scoperto nei tessuti dei militari reduci della missioni nell’ex Jugoslavia. Nanoparticelle che per forma e dimensione possono essere causate solo da combustioni a certe temperature e da esplosioni: ci sono metalli combinati tra loro che non esistono sui libri».
Le nano particelle di materiali esplodenti e di metalli, quindi, insieme alla presenza di un campo magnetico elevato (frutto delle attività dei radar militari) tra le principali cause delle neoplasie al sistema emofiliaco.

progetto-appello Scanu 
 Condivisibile, previi imprescindibili chiarimenti, la parte su Teulada, Capo Frasca .


Irricevibile la parte sul poligono della morte Salto di Quirra.

Fallimentare come tutto-unico indivisibile.

Il progetto ripropone, con alcuni aggiornamenti di dettaglio, quello messo a punto nel 2005 dall’allora governatore della Sardegna. Ebbe un “successo” parziale. Come era facilmente prevedibile, i ministri (Martino del PDL, Parisi dei DS) accettarono esclusivamente la parte del baratto che dava l’assenso della Sardegna ai giochi di morte a Quirra. Non si scorgono segnali che possano far pensare che questa volta andrà diversamente, quindi, facendo tesoro dell’esperienza scindiamo le due parti  della proposta Scanu. Entriamo nel merito.

1   Premessa: l’esigenza della bonifica prevale sull’esigenza della smilitarizzazione, ha la priorità.  
La Sardegna ha visto sempre gli avvoltoi prendere il largo lasciando lo scempio ambientale, veleni impercettibili e montagne di rifiuti nocivi e pericolosi (La Maddalena, Furtei, Porto Torres, solo per citare alcuni casi oggi alla ribalta). Elucubrare progetti di riconversione in un’area contaminata è criminale. Una zona avvelenata, satura di ordigni bellici esplosi e inesplosi può essere usata solo come centrale nucleare e sarcofago delle scorie radioattive, intramontabile progetto governativo, al momento solo accantonato.
I regolamenti Nato impongono la bonifica subito dopo ogni esercitazione, in Sardegna non sono mai stati applicati, la bonifica non è mai stata fatta. Lo studio del CNR – commissionato nel 2005 dal ministro della Difesa -  attinente solo una porzione del mare militarizzato di Teulada ha calcolato in 30 anni il tempo necessario solo per rimuovere la ferraglia bellica, ovviamente a poligono spento. La stima è in linea con le stime standard dei centri studi delle Forze Armate Usa. Il costo dell’operazione è logicamente stellare.
Come si prevede di rintracciare ed eliminare i contaminanti invisibili (nano particelle, radiazioni ionizzanti, torio, uranio ecc.), i più pericolosi?
Come si pensa di costringere lo Stato ad osservare l’obbligo di bonifica? L’infinita vertenza entrate mostra bene l’arduità dell’impresa. Nella finanziaria 2007, grazie soprattutto all’impegno dell’allora senatore Bulgarelli, si strappò lo stanziamento di 25 milioni per tre anni, una goccia, ma il governo successivo (2008, Berlusconi) dirottò anche la goccia su altre “priorità”. Proposta per ottenere un minimo di garanzie: accendere una forte ipoteca su palazzo Chigi, Quirinale e via elencando e , soprattutto, sul patrimonio personale di  tutti gli eletti in Parlamento.
Si pensa forse di scaricare sulla vittima Sardegna i costi astronomici della decontaminazione?

2    Poligono della morte Salto di Quirra (Pisq )
Il progetto di ristrutturazione della struttura, ripristino della pacifica convivenza e ritorno all’idilliaco “su connottu” si regge su una premessa bislacca: i risultati del recente monitoraggio 2008-11 “ hanno mostrato la sussistenza di reali impatti negativi sulle aree ad alta intensità militare e zone adiacenti accanto ad ampie porzioni di territorio che non sembrerebbero interessate da significative contaminazioni”. 
La frase astrusa è un gioco di sottili ambiguità ed equilibrismi linguistici, la sentiamo martellare da un anno dai cosiddetti superesperti promossi consulenti del senatore e della terza Commissione Parlamentare d’Inchiesta. Tentiamo di tradurla in linguaggio accessibile e analizziamo:
  Superficie esaminata: 500 ettari sui 13.000 a terra, 133 sui 2.840.000 a mare.
La mini frazione di poligono esaminata (aree ad alta intensità militare e zone adiacenti) è risultata inquinata(sussistenza di reali impatti negativi), dunque, deducono “i nostri”, le aree non esaminate -gli altri 12.500 hm a terra più i milioni di ettari a mare– sono pulite (non sembrerebbero interessate da significative contaminazioni), dunque, si da il via immediato agli ammodernamenti funzionali agli interessi dell’onnipotente apparato industriale - militare con una spruzzatina di necessaria “ricerca scientifica”. La logica del ragionamento ci sfugge, appare folle. Ci sono o ci fanno o pensano di prenderci? Qual è l’ipotesi peggiore?
“Porzioni di territorio che non sembrerebbero interessate da significative contaminazioni ”, cioè quasi certamente incontaminate.
1  Comprendono la zona di Is Pibiris e quella a mare dove la procura di Lanusei ha scoperto le megadiscariche di materiale nocivo e pericoloso, perfino un missile inesploso carico di tritolo. Gli ettari 500 + 133 controllati sono stati scelti dal controllato, Forze Armate e ministri della Difesa (l’indicazione dei Comuni è stata confinata alle zone fuori poligono). E’ “comprensibile” che il controllato abbia evitato i controlli nei punti con qualche “problemuccio”. Incomprensibile, invece, l’ostinazione dei “nostri” a non mettere in discussione le loro stravaganti certezze.
2 Comprendono la frazione di Quirra dove si registra il maggiore numero di leucemie e linfomi, persino tra persone che non  frequentano le “aree ad alta intensità militare” esaminate. Come si spiega? Dobbiamo puntare i sospetti sugli Ufo cattivi o pensare al castigo divino? O dobbiamo pensare che qualcuno intenda prenderci per mentecatti?
Confidiamo nella disponibilità del senatore per risolvere gli arcani.

2   Teulada- Capo Frasca  
E’ ineludibile l’esigenza che la Sardegna si riappropri della sua terra e del suo mare, puliti e incontaminati come lo erano prima di essere sottoposti a schiavitù militare. E’ improcrastinabile ripristinare la legalità, l’osservanza da parte del ministero della Difesa (dunque del governo) dell’obbligo di legge di provvedere all’equa redistribuzione sul territorio nazionale dei gravami militari concentrati al 60% in Sardegna. L’iter è imposto dalle norme vigenti fin dal 1990. Finora tutti i ministri, tutti i governi hanno evaso l’obbligo.
 Il progetto Scanu, con divisibilissimo nell’obiettivo finale, si regge, anche in questo caso, su una base traballante, la stessa del 2005, che consiste nella valutazione, meramente soggettiva, di Capo Teulada e Capo Frasca come inutili residuati della guerra fredda. La controparte, invece (Stati Maggiori, ministri) considera CapoTeulada “uno dei due gioielli della Corona” (l’altro è il Salto di Quirra) in linea con la stima dei centri studi delle forze armate Usa che lo annoverano tra i tre poligoni di eccellenza a livello planetario. Impostare la contrattazione su un diamante sostenendo che è un fondo di bottiglia è mera perdita di tempo o fumo negli occhi per elettori sprovveduti.  

Conclusione 
Se non si vuole scadere nel proclama senza gambe, o peggio, funzionale a depistare l’attenzione popolare su miraggi per mettere al riparo il poligono della morte Salto di Quirra, il progetto-appello non può essere un tutto unico che di fatto si configura come una sorta di baratto autolesionista. Su questo Gettiamo le Basi conferma la valutazione del progetto “originale” del 2005: “politicamente fallimentare, tecnicamente irrazionale e moralmente ripugnante”.
L’obiettivo di liberazione di Capo Teulada e Capo Frasca è nostro da sempre e della stragrande maggioranza del popolo sardo. E’ altamente positivo che sia anche l’obiettivo delle Istituzioni che ci rappresentano. Merita di essere approfondito con serietà individuando strade percorribili, tappe necessarie e strumenti efficaci.

Comitato sardo Gettiamo le Basi tel 3467059885
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lunedì 19 marzo 2012

I predatori dell'oceano




PAOLA DESAI    il manifesto
2012.03.16
 

Altroché pirateria: è un saccheggio in grande stile quello che si consuma lungo le coste dell'Africa occidentale. Un affare nell'ordine di grandezza del miliardo e mezzo di dollari l'anno. È la pesca illegale: l'oceano di fronte all'Africa occidentale è uno dei più pescosi del pianeta, con grandi riserve di cernie, dentici, sardine, maccarelli, gamberi. Ma proprio per questo è anche zona di incursione per intere flotte di enormi pescherecci stranieri che fanno razzia, pescando anche in zone protette, nel mare sottocosta riservato alla pesca artigianale, magari con reti a maglie più piccole di quanto prescritto e comunque senza licenze. Una pesca selvaggia, possibile un po' grazie alla corruzione di cui si accompagna, un po' perché i paesi che ne sono vittima, dalla Costa d'Avorio alla Sierra Leone, Mali e altri, non hanno il personale e gli equipaggiamenti per fermare i pescherecci abusivi. Tanto che un alto funzionario della Fao, David Doulman, ieri dichiarava all'agenzia Reuters che «la pesca illegale in Africa occidentale è fondalmentalmente fuori controllo».

Un'organizzazione ambientalista londinese, la Environmental Justice Foundation, in uno studio ha cercato di descrivere questo saccheggio. Gran parte della pesca illegale è condotta da grandi pescherecci battenti bandiera cinese, sudcoreana o di paesi europei, spiega (li definisce Iuu, illegal, unreported, unregulated - illegali, non segnalati e privi di licenze). Pesce proveniente dall'Africa occidentale è stato visto ad esempio nei mercati di Londra, in scatole «con il logo della Cnfc, azienda statale cinese proprietaria di numerosi pescherecci Iuu che operano nel golfo di Guinea». L'Unione europea fa sapere che sta studiando un sistema di certificazioni per impedire che roba pescata illegalmente finisca sul mercato. 

Lo studio spiega come il pesce preso illegalmente sottocosta (zona riservata alla pesca locale) viene poi travasato in altomare su altri pescherecci con magazzini frigoriferi, spesso cinesi o europei, che poi lo rivenderanno come se l'avessero pescato in altomare. È un giro d'affari notevole: gli Stati uniti e l'Unione europea stimano che la pesca illegale ammonti ogni anno al valore di 23 miliardi di dollari in tutto il mondo. E la proporzione più alta di questa pesca illegale, il 37 per cento, avviene proprio nel mare dell'Africa occidentale.
I paesi coinvolti non riescono a fermare questo saccheggio in parte per la mancanza di mezzi: poche motovedette e poco personale per intercettare le flotte illegali. In parte perché le norme non sono adeguate, le multe ridicole. Peggio ancora, per la corruzione: si parla di pescherecci che si comprano l'impunità "oliando" autorità doganali e di sicurezza con tangenti di solito di qualche migliaio di dollari.

I pescatori locali sono i più direttamente danneggiati, perché i grandi pescherecci drenano il meglio: e considerato che la pesca rappresenta circa un quarto dell'occupazione in Africa occidentale, secondo la Fao, è chiaro che le incursioni di pescherecci illegali sono la causa diretta dell'impoverimento delle popolazioni costiene dalla Mauritania in giù. A volte i pescatori locali diventano parte dell'impresa illegale: con le loro barche più piccole fanno da tramite in zone troppo vicine alla costa per entrarvi con i grandi pescherecci. La Reuters cita il caso di pescatori senegalesi con le loro piroghe: escono dal porto di St. Louis, vengono issati a bordo da un peschereccio sudcoreano e portato per migliaia di chilometri, fino ai terreni di pesca del Gabon: la mattina sono calati in mare, pescano sottocosta, la sera tornano a bordo e ricevono un prezzo scontato per il loro pescato. Inutile biasimarli, in fondo sono l'ultima pedina di un gigantesco affare illegale.

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