APR 25, 2026
Roosevelt a Churchill: Il vostro impero deve finire, non illuderti: noi non lo salveremo! Un precedente per lo scontro di Trump contro l’impero invisibile della city di Londraù
Un precedente per lo scontro di Trump contro l’impero invisibile della city di Londra: Trump Roosevelt contro Winston Churchill.
La visione anti-colonialista del Presidente Franklin D. Roosevelt e il tradimento di Harry S. Truman: il “sistema Americano” contro quello “Britannico”.
Nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, il Presidente Franklin D. Roosevelt emerse come uno dei più fieri avversari del colonialismo europeo, in particolare di quello britannico e francese. A differenza del Primo Ministro britannico Winston Churchill, che difendeva strenuamente l’Impero Britannico con una mentalità “mid-vittoriana” (come lo definì lo stesso Roosevelt), il Presidente Franklin D. Roosevelt vedeva nel colonialismo un sistema di sfruttamento brutale che andava superato con un nuovo ordine internazionale basato su indipendenza, educazione e distengo per la sovranità reale dei popoli. Roosevelt pianificava da tempo di sostituire i vecchi imperi con modelli che dicevano portare verso l’indipendenza piena dei paesi ex colonie (legge da lui stesso approvata nel 1934).
La sua morte improvvisa (e sospetta) il 12 aprile 1945, a soli 63 anni, interruppe bruscamente questo progetto.
Lasciò la presidenza al Vicepresidente Harry S. Truman, un uomo di basso livello intellettuale ed etico e, soprattutto, facilmente manipolabile da Winston Churchill, che ribaltò la linea rooseveltiana e appoggiò il ritorno (aperto o mascherato) delle potenze coloniali.
Ecco, in ordine cronologico, alcuni documenti originali che delineano questa storia drammatica. Ogni citazione è accompagnata da un link alla trascrizione completa.
1. 5 febbraio 1944 – Conferenza stampa del Presidente Franklin D. Roosevelt per i direttori di giornali afroamericani**
Durante un viaggio a Casablanca (gennaio 1943), il Presidente Franklin D. Roosevelt aveva visitato la colonia britannica della Gambia. Il suo resoconto fu devastante e rivelò tutta la sua repulsione per l’imperialismo inglese:
«L’anno scorso sono andato in un posto chiamato Gambia in Africa, alla foce del fiume Gambia. Bathurst è la capitale. Penso che ci siano circa tre milioni di abitanti, di cui centocinquanta bianchi. Ed è la cosa più orribile che abbia mai visto in vita mia. Ci sono stato due volte. Gli indigeni sono indietro di cinquemila anni rispetto a noi. Le malattie sono rampanti, assolutamente. È un posto terribile per le malattie.
E ho fatto qualche ricerca, e sono arrivato alla conclusione che per ogni dollaro che i britannici, che sono lì da duecento anni, hanno investito in Gambia, ne hanno tirato fuori dieci. È solo un semplice sfruttamento di quella gente. Non c’è alcuna educazione. […] L’agricoltura è pietosa. L’unica risorsa sono le arachidi, e gli indigeni le coltivano da anni ancora con un bastone appuntito. Nessuno ha mai visto un aratro in Gambia. I britannici non hanno fatto assolutamente nulla. L’unica strada che esce da Bathurst, la capitale, l’abbiamo costruita noi fino all’aeroporto. Il resto dei trasporti è solo sul fiume Gambia, senza penetrare nell’interno del Paese.
Ora, come dico, dobbiamo renderci conto che in un Paese come la Gambia – e ce ne sono molti laggiù – la gente, che è in stragrande maggioranza, non ha possibilità di autogoverno per molto tempo. Ma dobbiamo muoverci, come abbiamo fatto nelle Filippine, per arrivare all’autogoverno. Questo significa educazione, significa sanità, significa tutte queste cose. […] Sto discutendo in questo momento con il Primo Ministro Winston Churchill – penso che capirà il punto – l’idea generale che le Nazioni Unite debbano avere un comitato di ispezione per tutte queste colonie che sono ancora molto indietro, che non sono pronte ad avere voce in capitolo perché la potenza coloniale non ha dato loro alcuna struttura.
E se mandassimo un comitato delle Nazioni Unite, e ho fatto l’esempio della Gambia, per andare in Gambia: “Se voi britannici non vi date una mossa – non vi mettete in riga – allora lo faremo sapere a tutto il mondo”.
Beh, il Primo Ministro non apprezza l’idea. E la sua risposta è stata: “Va bene, allora le Nazioni Unite manderanno un comitato di ispezione nel vostro Sud in America”. (Risate)
Pensava di avermi in pugno.
Ho detto: “Winston, per me va benissimo. Vai avanti e fallo. Dillo al mondo. Lo chiamiamo libertà di stampa, e anche voi lo chiamate ‘pubblicità spietata’ – con la ‘pubblicità spietata’ si possono raddrizzare molti torti”.»
Link all’originale inglese:
https://www.presidency.ucsb.edu/documents/excerpts-from-the-press-conference-for-the-negro-newspaper-publishers-association
Il Presidente Franklin D. Roosevelt proponeva apertamente di umiliare l’impero britannico davanti al mondo intero.
2. 23 febbraio 1945 – 992ª conferenza stampa del Presidente Franklin D. Roosevelt, a bordo della USS Quincy, di ritorno da Yalta**
Pochi mesi dopo, parlando dell’Indocina (Vietnam), il Presidente Franklin D. Roosevelt tornò all’attacco contro francesi e britannici, con il Primo Ministro Winston Churchill nel mirino:
«Sono terribilmente preoccupato per l’Indocina. Ne ho parlato con Chiang Kai-shek al Cairo e con Stalin a Teheran. Entrambi sono d’accordo con me. I francesi sono lì da oltre cent’anni. […] Chiang ha detto che non dovrebbe tornare ai francesi, che sono stati lì per più di cent’anni e non hanno fatto nulla per educarli, che per ogni dollaro che hanno investito ne hanno tirato fuori dieci.
Con gli indocinesi c’è la sensazione che dovrebbero essere indipendenti ma non sono ancora pronti. Ho suggerito in quell’occasione che l’Indocina fosse messa sotto tutela – con un francese, uno o due indocinesi, un cinese, un russo perché sono sulla costa, e magari un filippino e un americano – per arrivare all’autogoverno…
Stalin ha apprezzato l’idea. Chiang l’ha apprezzata. I britannici no. Potrebbe far saltare il loro impero, perché se gli indocinesi lavorassero insieme e ottenessero l’indipendenza, i birmani potrebbero fare lo stesso con l’Inghilterra…
Domanda: È questa l’idea di Churchill su tutti i territori laggiù, che vuole farli tornare esattamente come prima?
Il Presidente:** Sì, su queste cose è mid-vittoriano…
Domanda: Ricorda quel discorso del Primo Ministro in cui diceva di non essere diventato Primo Ministro per vedere l’impero andare in pezzi?
Il Presidente: Caro vecchio Winston non imparerà mai su questo punto. Ne ha fatto la sua specialità…»
**Link all’originale inglese (testo completo e pulito):**
https://www.presidency.ucsb.edu/documents/excerpts-from-the-press-conference-aboard-the-uss-quincy-en-route-from-yalta
Il Presidente Franklin D. Roosevelt voleva un futuro senza imperi. Il Primo Ministro Winston Churchill no.
I contrasti tra il Presidente Franklin D. Roosevelt, il Primo Ministro Winston Churchill e Stalin secondo il figlio del Presidente
Il figlio del Presidente Franklin D. Roosevelt, Elliott Roosevelt (ufficiale dell’Aviazione e suo stretto collaboratore durante la guerra), nel libro *As He Saw It* (1946) descrisse con chiarezza i profondi contrasti tra il padre e il Primo Ministro Winston Churchill sul futuro del colonialismo. Il Presidente Franklin D. Roosevelt trovava invece frequenti concordanze con Stalin contro la visione “feudale” e colonialista di Churchill. Elliott Roosevelt sottolinea come il padre vedesse nell’Impero Britannico un ostacolo maggiore alla pace rispetto all’Unione Sovietica, e come Roosevelt e Stalin concordassero spesso sui “trusteeship” per le colonie, mentre Churchill voleva preservare l’impero a ogni costo.
Già all’inizio dell’ingresso americano in guerra, il Presidente Franklin D. Roosevelt confidò al figlio:
«Sto parlando di un’altra guerra, Elliott. Sto parlando di ciò che accadrà al nostro mondo se, dopo questa guerra, permetteremo a milioni di persone di scivolare di nuovo nella stessa semi-schiavitù! […] Quando avremo vinto la guerra, lavorerò con tutte le mie forze affinché gli Stati Uniti non si lascino convincere ad accettare alcun piano che favorisca le ambizioni imperialistiche della Francia o che aiuti o incoraggi l’Impero Britannico nelle sue ambizioni imperiali.»
Durante la Conferenza di Casablanca (gennaio 1943), il Presidente Franklin D. Roosevelt attaccò frontalmente gli accordi commerciali imperiali britannici:
«Quegli accordi commerciali dell’Impero sono un caso esemplare. È proprio a causa loro che la gente dell’India e dell’Africa, di tutto il Vicino e l’Estremo Oriente coloniale, è ancora arretrata come è. […] Non si può fare con metodi del XVIII secolo. […] I metodi del XX secolo prevedono di portare l’industria in queste colonie. I metodi del XX secolo includono l’aumento della ricchezza di un popolo elevando il suo tenore di vita, educandolo, portandogli la sanità – assicurandosi che ottenga un ritorno per la ricchezza grezza della sua comunità.»
Il Primo Ministro Winston Churchill, rosso in volto e furioso, rispose:
«Ho cercato di far capire a Winston [Churchill] – e agli altri – che, pur essendo loro alleati e impegnati a vincere la guerra al loro fianco, non devono mai pensare che noi siamo in questa guerra solo per aiutarli a mantenere le loro idee arcaiche e medievali sull’Impero.»
Fonte: Elliott Roosevelt, As He Saw It (1946) – edizione originale consultabile qui:
https://archive.org/details/ashesawit00roos
Queste divergenze si ripeterono a Teheran e Yalta: il Presidente Franklin D. Roosevelt e Stalin concordavano sui “trusteeship” per le colonie, mentre il Primo Ministro Winston Churchill voleva preservare l’impero.
La svolta tragica: la morte di Roosevelt e l’arrivo di Truman
La visione anti-colonialista del Presidente Franklin D. Roosevelt e il tradimento di Harry S. Truman: il “sistema Americano” contro quello “Britannico”.
Nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, il Presidente Franklin D. Roosevelt emerse come uno dei più fieri avversari del colonialismo europeo, in particolare di quello britannico e francese. A differenza del Primo Ministro britannico Winston Churchill, che difendeva strenuamente l’Impero Britannico con una mentalità “mid-vittoriana” (come lo definì lo stesso Roosevelt), il Presidente Franklin D. Roosevelt vedeva nel colonialismo un sistema di sfruttamento brutale che andava superato con un nuovo ordine internazionale basato su indipendenza, educazione e distengo per la sovranità reale dei popoli. Roosevelt pianificava da tempo di sostituire i vecchi imperi con modelli che dicevano portare verso l’indipendenza piena dei paesi ex colonie (legge da lui stesso approvata nel 1934).
La sua morte improvvisa (e sospetta) il 12 aprile 1945, a soli 63 anni, interruppe bruscamente questo progetto.
Lasciò la presidenza al Vicepresidente Harry S. Truman, un uomo di basso livello intellettuale ed etico e, soprattutto, facilmente manipolabile da Winston Churchill, che ribaltò la linea rooseveltiana e appoggiò il ritorno (aperto o mascherato) delle potenze coloniali.
Ecco, in ordine cronologico, alcuni documenti originali che delineano questa storia drammatica. Ogni citazione è accompagnata da un link alla trascrizione completa.
1. 5 febbraio 1944 – Conferenza stampa del Presidente Franklin D. Roosevelt per i direttori di giornali afroamericani**
Durante un viaggio a Casablanca (gennaio 1943), il Presidente Franklin D. Roosevelt aveva visitato la colonia britannica della Gambia. Il suo resoconto fu devastante e rivelò tutta la sua repulsione per l’imperialismo inglese:
«L’anno scorso sono andato in un posto chiamato Gambia in Africa, alla foce del fiume Gambia. Bathurst è la capitale. Penso che ci siano circa tre milioni di abitanti, di cui centocinquanta bianchi. Ed è la cosa più orribile che abbia mai visto in vita mia. Ci sono stato due volte. Gli indigeni sono indietro di cinquemila anni rispetto a noi. Le malattie sono rampanti, assolutamente. È un posto terribile per le malattie.
E ho fatto qualche ricerca, e sono arrivato alla conclusione che per ogni dollaro che i britannici, che sono lì da duecento anni, hanno investito in Gambia, ne hanno tirato fuori dieci. È solo un semplice sfruttamento di quella gente. Non c’è alcuna educazione. […] L’agricoltura è pietosa. L’unica risorsa sono le arachidi, e gli indigeni le coltivano da anni ancora con un bastone appuntito. Nessuno ha mai visto un aratro in Gambia. I britannici non hanno fatto assolutamente nulla. L’unica strada che esce da Bathurst, la capitale, l’abbiamo costruita noi fino all’aeroporto. Il resto dei trasporti è solo sul fiume Gambia, senza penetrare nell’interno del Paese.
Ora, come dico, dobbiamo renderci conto che in un Paese come la Gambia – e ce ne sono molti laggiù – la gente, che è in stragrande maggioranza, non ha possibilità di autogoverno per molto tempo. Ma dobbiamo muoverci, come abbiamo fatto nelle Filippine, per arrivare all’autogoverno. Questo significa educazione, significa sanità, significa tutte queste cose. […] Sto discutendo in questo momento con il Primo Ministro Winston Churchill – penso che capirà il punto – l’idea generale che le Nazioni Unite debbano avere un comitato di ispezione per tutte queste colonie che sono ancora molto indietro, che non sono pronte ad avere voce in capitolo perché la potenza coloniale non ha dato loro alcuna struttura.
E se mandassimo un comitato delle Nazioni Unite, e ho fatto l’esempio della Gambia, per andare in Gambia: “Se voi britannici non vi date una mossa – non vi mettete in riga – allora lo faremo sapere a tutto il mondo”.
Beh, il Primo Ministro non apprezza l’idea. E la sua risposta è stata: “Va bene, allora le Nazioni Unite manderanno un comitato di ispezione nel vostro Sud in America”. (Risate)
Pensava di avermi in pugno.
Ho detto: “Winston, per me va benissimo. Vai avanti e fallo. Dillo al mondo. Lo chiamiamo libertà di stampa, e anche voi lo chiamate ‘pubblicità spietata’ – con la ‘pubblicità spietata’ si possono raddrizzare molti torti”.»
Link all’originale inglese:
https://www.presidency.ucsb.edu/documents/excerpts-from-the-press-conference-for-the-negro-newspaper-publishers-association
Il Presidente Franklin D. Roosevelt proponeva apertamente di umiliare l’impero britannico davanti al mondo intero.
2. 23 febbraio 1945 – 992ª conferenza stampa del Presidente Franklin D. Roosevelt, a bordo della USS Quincy, di ritorno da Yalta**
Pochi mesi dopo, parlando dell’Indocina (Vietnam), il Presidente Franklin D. Roosevelt tornò all’attacco contro francesi e britannici, con il Primo Ministro Winston Churchill nel mirino:
«Sono terribilmente preoccupato per l’Indocina. Ne ho parlato con Chiang Kai-shek al Cairo e con Stalin a Teheran. Entrambi sono d’accordo con me. I francesi sono lì da oltre cent’anni. […] Chiang ha detto che non dovrebbe tornare ai francesi, che sono stati lì per più di cent’anni e non hanno fatto nulla per educarli, che per ogni dollaro che hanno investito ne hanno tirato fuori dieci.
Con gli indocinesi c’è la sensazione che dovrebbero essere indipendenti ma non sono ancora pronti. Ho suggerito in quell’occasione che l’Indocina fosse messa sotto tutela – con un francese, uno o due indocinesi, un cinese, un russo perché sono sulla costa, e magari un filippino e un americano – per arrivare all’autogoverno…
Stalin ha apprezzato l’idea. Chiang l’ha apprezzata. I britannici no. Potrebbe far saltare il loro impero, perché se gli indocinesi lavorassero insieme e ottenessero l’indipendenza, i birmani potrebbero fare lo stesso con l’Inghilterra…
Domanda: È questa l’idea di Churchill su tutti i territori laggiù, che vuole farli tornare esattamente come prima?
Il Presidente:** Sì, su queste cose è mid-vittoriano…
Domanda: Ricorda quel discorso del Primo Ministro in cui diceva di non essere diventato Primo Ministro per vedere l’impero andare in pezzi?
Il Presidente: Caro vecchio Winston non imparerà mai su questo punto. Ne ha fatto la sua specialità…»
**Link all’originale inglese (testo completo e pulito):**
https://www.presidency.ucsb.edu/documents/excerpts-from-the-press-conference-aboard-the-uss-quincy-en-route-from-yalta
Il Presidente Franklin D. Roosevelt voleva un futuro senza imperi. Il Primo Ministro Winston Churchill no.
I contrasti tra il Presidente Franklin D. Roosevelt, il Primo Ministro Winston Churchill e Stalin secondo il figlio del Presidente
Il figlio del Presidente Franklin D. Roosevelt, Elliott Roosevelt (ufficiale dell’Aviazione e suo stretto collaboratore durante la guerra), nel libro *As He Saw It* (1946) descrisse con chiarezza i profondi contrasti tra il padre e il Primo Ministro Winston Churchill sul futuro del colonialismo. Il Presidente Franklin D. Roosevelt trovava invece frequenti concordanze con Stalin contro la visione “feudale” e colonialista di Churchill. Elliott Roosevelt sottolinea come il padre vedesse nell’Impero Britannico un ostacolo maggiore alla pace rispetto all’Unione Sovietica, e come Roosevelt e Stalin concordassero spesso sui “trusteeship” per le colonie, mentre Churchill voleva preservare l’impero a ogni costo.
Già all’inizio dell’ingresso americano in guerra, il Presidente Franklin D. Roosevelt confidò al figlio:
«Sto parlando di un’altra guerra, Elliott. Sto parlando di ciò che accadrà al nostro mondo se, dopo questa guerra, permetteremo a milioni di persone di scivolare di nuovo nella stessa semi-schiavitù! […] Quando avremo vinto la guerra, lavorerò con tutte le mie forze affinché gli Stati Uniti non si lascino convincere ad accettare alcun piano che favorisca le ambizioni imperialistiche della Francia o che aiuti o incoraggi l’Impero Britannico nelle sue ambizioni imperiali.»
Durante la Conferenza di Casablanca (gennaio 1943), il Presidente Franklin D. Roosevelt attaccò frontalmente gli accordi commerciali imperiali britannici:
«Quegli accordi commerciali dell’Impero sono un caso esemplare. È proprio a causa loro che la gente dell’India e dell’Africa, di tutto il Vicino e l’Estremo Oriente coloniale, è ancora arretrata come è. […] Non si può fare con metodi del XVIII secolo. […] I metodi del XX secolo prevedono di portare l’industria in queste colonie. I metodi del XX secolo includono l’aumento della ricchezza di un popolo elevando il suo tenore di vita, educandolo, portandogli la sanità – assicurandosi che ottenga un ritorno per la ricchezza grezza della sua comunità.»
Il Primo Ministro Winston Churchill, rosso in volto e furioso, rispose:
«Signor Presidente, credo che lei stia cercando di far scomparire l’Impero Britannico. Ogni idea che lei ha sulla struttura del mondo postbellico lo dimostra. Ma nonostante ciò – e agitò il dito – nonostante ciò, sappiamo che lei costituisce la nostra unica speranza. E – la voce gli si abbassò drammaticamente – lei sa che noi lo sappiamo. Lei sa che noi sappiamo che senza l’America l’Impero non reggerà.»In un altro passaggio, il Presidente Franklin D. Roosevelt chiarì la sua posizione anti-imperiale al figlio:
«Ho cercato di far capire a Winston [Churchill] – e agli altri – che, pur essendo loro alleati e impegnati a vincere la guerra al loro fianco, non devono mai pensare che noi siamo in questa guerra solo per aiutarli a mantenere le loro idee arcaiche e medievali sull’Impero.»
Fonte: Elliott Roosevelt, As He Saw It (1946) – edizione originale consultabile qui:
https://archive.org/details/ashesawit00roos
Queste divergenze si ripeterono a Teheran e Yalta: il Presidente Franklin D. Roosevelt e Stalin concordavano sui “trusteeship” per le colonie, mentre il Primo Ministro Winston Churchill voleva preservare l’impero.
La svolta tragica: la morte di Roosevelt e l’arrivo di Truman
Il 12 aprile 1945 il Presidente Franklin D. Roosevelt morì improvvisamente di emorragia cerebrale. Stalin, che aveva stretto con lui un rapporto di collaborazione, non credette alla versione ufficiale. Come confidò in seguito al figlio Elliott Roosevelt (nel 1946), sospettava che il padre fosse stato avvelenato dalla «gang di Churchill». Lo stesso Stalin chiese formalmente assicurazioni che non si trattasse di un omicidio.
La presidenza passò al Presidente Harry S. Truman, un politico che il Presidente Franklin D. Roosevelt aveva scelto come vice solo per ragioni di equilibrio interno, ma che si rivelò facilmente influenzabile dal Primo Ministro Winston Churchill. Già da senatore, nel giugno 1941 (subito dopo l’invasione tedesca dell’URSS), il Presidente Harry S. Truman aveva dichiarato, con cinismo glaciale:
«Se vediamo che la Germania sta vincendo, dovremmo aiutare la Russia, e se la Russia sta vincendo, dovremmo aiutare la Germania, e in questo modo lasciare che si ammazzino il più possibile…»Link alla fonte storica (citazione originale dal New York Times del 24 giugno 1941, ripresa e confermata nel 1951):
https://www.nytimes.com/1951/02/03/archives/wests-treachery-assailed-in-soviet-press-denounces-truman-for-41.html
Era l’opposto della visione rooseveltiana di un mondo post-coloniale e di pace tra le grandi potenze.
3. 2 settembre 1945 – Dichiarazione d’Indipendenza del Vietnam:
Appena il Giappone si arrese, Ho Chi Minh (1890-1969), leader del movimento indipendentista vietnamita, fondatore del Viet Minh e primo Presidente della Repubblica Democratica del Vietnam, proclamò l’indipendenza del Paese, citando esplicitamente la Dichiarazione americana del 1776 e quella francese del 1789:
«“Tutti gli uomini sono creati uguali; sono dotati dal Creatore di certi diritti inalienabili; tra questi vi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità.” (…)Questa affermazione immortale fu fatta nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America nel 1776. In senso più ampio, significa: Tutti i popoli della terra nascono uguali, tutti i popoli hanno diritto a vivere, a essere felici e liberi.
Queste sono verità innegabili.
Tuttavia, da oltre ottant’anni, gli imperialisti francesi, abusando degli ideali di Libertà, Uguaglianza e Fraternità, hanno violato la nostra Patria e oppresso i nostri concittadini. […] Per queste ragioni, noi, membri del Governo Provvisorio, rappresentanti di tutto il popolo vietnamita, dichiariamo che da ora in poi rompiamo ogni relazione di carattere coloniale con la Francia… Il popolo vietnamita tutto intero è determinato a combattere fino alla fine contro qualsiasi tentativo dei colonialisti francesi di riconquistare il Paese.»
Link all’originale inglese:
https://historymatters.gmu.edu/d/5139/
4. 16 febbraio 1946 – Lettera di Ho Chi Minh al Presidente Harry S. Truman
Un anno dopo, Ho Chi Minh scrisse direttamente al Presidente Harry S. Truman, ricordandogli l’eredità del Presidente Franklin D. Roosevelt e chiedendo per il Vietnam lo stesso trattamento delle Filippine:
https://vietnamwar.lib.umb.edu/enemy/docs/Ho_letter_to_Truman_Feb_46.html
Il Presidente Harry S. Truman non rispose mai. La lettera rimase segreta fino al 1972. Il sogno del Presidente Franklin D. Roosevelt di un mondo libero dal colonialismo fu accantonato. L’Indocina precipitò in decenni di guerra, e l’Africa rimase sotto il tallone europeo ancora per vent’anni.
Questa è la tragica svolta della storia: il Presidente Franklin D. Roosevelt aveva aperto la strada alla decolonizzazione; la sua morte improvvisa e l’ascesa del Presidente Harry S. Truman, influenzato e manipolato dal Primo Ministro Winston Churchill, la richiusero. Il resto è noto.
Un anno dopo, Ho Chi Minh scrisse direttamente al Presidente Harry S. Truman, ricordandogli l’eredità del Presidente Franklin D. Roosevelt e chiedendo per il Vietnam lo stesso trattamento delle Filippine:
«Signor Presidente,Link all’originale inglese:
approfitto di questa occasione per ringraziare Lei e il popolo degli Stati Uniti per l’interesse mostrato dai vostri rappresentanti all’Organizzazione delle Nazioni Unite a favore dei popoli dipendenti.
Il nostro popolo VIETNAMITA, già dal 1941, si è schierato al fianco degli Alleati e ha combattuto contro i giapponesi e i loro alleati, i colonialisti francesi. […]
Ma i colonialisti francesi, che hanno tradito in tempo di guerra sia gli Alleati sia i vietnamiti, sono tornati e ci stanno facendo una guerra assassina e spietata per ristabilire il loro dominio. […]
Questa aggressione contrasta con tutti i principi del diritto internazionale e con le promesse fatte dagli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale. È una sfida all’atteggiamento nobile mostrato dagli Stati Uniti prima, durante e dopo la guerra. […]
Chiediamo agli Stati Uniti, guardiani e campioni della Giustizia Mondiale, di compiere un passo decisivo a sostegno della nostra indipendenza.
Ciò che chiediamo è stato generosamente concesso alle Filippine. Come le Filippine, il nostro obiettivo è l’indipendenza piena e la piena cooperazione con gli STATI UNITI.»
https://vietnamwar.lib.umb.edu/enemy/docs/Ho_letter_to_Truman_Feb_46.html
Il Presidente Harry S. Truman non rispose mai. La lettera rimase segreta fino al 1972. Il sogno del Presidente Franklin D. Roosevelt di un mondo libero dal colonialismo fu accantonato. L’Indocina precipitò in decenni di guerra, e l’Africa rimase sotto il tallone europeo ancora per vent’anni.
Questa è la tragica svolta della storia: il Presidente Franklin D. Roosevelt aveva aperto la strada alla decolonizzazione; la sua morte improvvisa e l’ascesa del Presidente Harry S. Truman, influenzato e manipolato dal Primo Ministro Winston Churchill, la richiusero. Il resto è noto.

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