mercoledì 18 marzo 2026

Presidio alla prefettura di Cagliari per ribadire il nostro NO alla Guerra!!!

Valter de sa defenza in piazza palazzo per inviare un messaggio al rappresentante del governo, No alla guerra!

 Da Sa Defenza e altre associazioni: un no deciso alla guerra davanti al Palazzo del Governo

Ieri, in piazza Palazzo, nel quartiere di Castello, si è tenuto un sit-in promosso dall’associazione Sa Defenza, un nome che in sardo significa “la difesa” e che racchiude già il senso profondo dell’iniziativa. Non la difesa armata, non la logica dei blocchi e delle alleanze militari, ma la difesa della vita, dei territori, delle persone comuni che pagano il prezzo più alto delle guerre decise altrove. In quella piazza si è raccolta una comunità che sente sulla propria pelle quanto i conflitti globali non siano mai lontani, ma incidano direttamente sulla quotidianità, sull’economia, sulla sicurezza e sul futuro.

Difenderci oggi significa prima di tutto difenderci da una generazione di autocrati anziani e belligeranti, che hanno smarrito la memoria della pace e alimentano conflitti in diverse parti del pianeta con l’illusione di dominare il mondo. Dal Venezuela alla Palestina, dall’Ucraina fino all’Iran, al di là dei giudizi sui regimi che governano o hanno governato questi paesi, emerge una verità difficilmente contestabile: sono stati violati elementi essenziali del diritto internazionale, quelle regole minime nate proprio per impedire che la forza sostituisca il diritto e che i civili diventino carne da sacrificio.

L’intervento di apertura di Valter Erriu ha dato subito il tono all’iniziativa. Con parole intense e senza concessioni alla retorica, ha descritto il disastro della guerra e le sue ricadute dirette sui territori fragili come la Sardegna. Ha ricordato che la nostra è una regione sottoposta a vincoli e servitù militari come nessun’altra in Italia: basi, poligoni, fabbriche di armi disseminate sul territorio. In caso di conflitto, questa condizione ci espone in modo evidente, rendendoci un obiettivo potenziale e certo. La guerra, quindi, non è un evento lontano, ma una minaccia concreta che incombe su una terra già segnata da fragilità economiche e sociali.

Subito dopo è intervenuto Giacomo Meloni, segretario generale della Confederazione sindacale sarda, che ha riportato l’attenzione sul fatto che il popolo sardo è esposto suo malgrado ai conflitti. Le decisioni non vengono prese qui, ma ricadono qui. Dalle servitù militari alla presenza di una fabbrica di bombe che ha recentemente ottenuto l’autorizzazione a raddoppiare gli impianti, il quadro che emerge è quello di un modello che favorisce la guerra invece della pace, la morte invece della vita. Un modello che utilizza i territori periferici come zone di sacrificio, senza ascoltare le comunità che li abitano.

L’intervento di Rita Corda, del comitato contro il Tyrrhenian Link, è partito dalla Sardegna e dai problemi concreti che l’isola subisce senza esitazione. Ha parlato di una popolazione inerme, esposta a rischi enormi, chiamata a sopportare le conseguenze di scelte strategiche che aumentano la vulnerabilità in caso di conflitto. Una vulnerabilità che non è solo militare, ma anche sociale ed economica, perché ogni crisi globale colpisce più duramente chi è già ai margini.

A seguire, l’associazione ambientalista rappresentata da Angelo Cremone ha richiamato l’attenzione sull’assalto ambientale che la Sardegna è costretta a subire. Ha ricordato i contenziosi aperti, le ferite lasciate da grandi gruppi industriali e militari, da Saras alla RWM di Domusnovas, e il prezzo ambientale che si somma a quello sociale. Anche Marco Mameli di Assotziu si è collocato sulla stessa linea, ribadendo come guerra, militarizzazione e devastazione ambientale siano parti dello stesso meccanismo di sfruttamento.

Particolarmente significativo è stato l’intervento di un avvocato di un sindacato nazionale Sindacato d'Azione. Mauro Franchi, che ha riportato il discorso sul piano costituzionale. Ha ricordato che nella gerarchia delle fonti del diritto la Costituzione occupa il gradino più alto, e che proprio il governo è spesso il primo a non rispettarne i principi. L’articolo 11 afferma con chiarezza che l’Italia ripudia la guerra, mentre l’articolo 1 stabilisce che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. E il popolo, è stato ribadito con forza, la guerra non la vuole.

Eppure, a fronte di questi principi, le scelte politiche vanno in tutt’altra direzione. L’invio della nave Martinengo per fare scudo a Cipro è stato citato dal Prof Antonello Boassa come un esempio evidente di una postura che non favorisce la distensione, ma contribuisce ad alimentare tensioni in un contesto già esplosivo. Sono segnali che contraddicono le parole e rendono ancora più urgente una presa di posizione chiara.

Per questo, al termine del sit-in, una delegazione ha chiesto un incontro con il rappresentante del governo, per ribadire una determinazione netta e senza ambiguità: un no deciso alla guerra. Quella piazza, nel cuore di Castello, ha rappresentato molto più di una protesta. È stata l’espressione di una coscienza collettiva che rifiuta la logica della forza, che difende il diritto internazionale come argine alla barbarie e che rivendica la pace come progetto politico, sociale ed etico. In un mondo che sembra scivolare verso il caos, tenere accesa questa voce non è un atto simbolico, ma una necessità vitale.

Antonello Pranteddu
direttivo CSS - Confederazione Sindacale Sarda

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