venerdì 17 luglio 2026

Fotovoltaico con pannelli a terra, legittimo il divieto di installazione in aree agricole

di Camilla Curcio
Fotovoltaico con pannelli a terra, legittimo il divieto di installazione in aree agricole
Si allinea ai valori costituzionali e ai principi comunitari, ribadendo la necessità di tutelare quanto possibile il suolo destinato a coltivazioni e allevamento


È legittimo il divieto di installare pannelli fotovoltaici con moduli collocati a terra in zone classificate dai piani urbanistici come terreni a destinazione agricola.

Cosa ha contestato il Tar Lazio

Con la sentenza 127/2026, depositata giovedì 16 luglio, la Consulta ha rimandato al mittente le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tar Lazio - attraverso quattro sentenze non definitive del 13 maggio 2025 - sulla norma che prevede il veto. Il riferimento è all’articolo 5, commi 1 e 2 del Dl 63/2024 - noto anche come decreto Agricoltura, convertito nella legge 101/2o24 e contenente misure urgenti per imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura - e all’articolo 2, comma 2 del Dlgs 190/2024, che disciplina «i regimi amministrativi per la produzione di energia da rinnovabili».

Per il giudice amministrativo, il rischio era che le disposizioni legislative entrassero in conflitto con vari principi della Costituzione, tra cui quelli sulla tutela del paesaggio e quelli relativi agli obblighi in materia di transizione energetica derivanti dall’ordinamento europeo.

L’orientamento della Consulta

Per sciogliere la matassa, quindi, la Corte costituzionale ha, prima di tutto, evidenziato l’errore commesso: il Tar non aveva considerato che la norma messa in discussione non vietasse - indistintamente - la predisposizione di tutti gli impianti per la produzione di energia solare negli spazi agricoli, ma solo di quelli con moduli collocati a stretto contatto col suolo. Restano, quindi, esclusi gli altri sistemi con moduli non a terra e che non danneggiano gli appezzamenti.

Successivamente il focus si è spostato sull’assenza di una definizione legislativa di «moduli collocati a terra». Una mancanza riconosciuta che, tuttavia, può essere controbilanciata dagli obiettivi della legge, nata per arginare il consumo di suolo agricolo e salvaguardare colture e allevamenti. Elemento confermato anche dal Dl 175/2025, che accosta l’etichetta di impianto agrivoltaico solo a quelli dotati di moduli sollevati da terra.

Resta un disclaimer importante riguardo al divieto: la pronuncia ricorda che, in realtà, non è inflessibile. Anzi: il Dlgs 199/2o21 prevede eccezioni che, in certi spazi, aprono alla deroga.

Oltre a provare che i limiti non interferiscono, contrariamente a quanto detto dal Tar Lazio, con gli obiettivi Ue sulle rinnovabili e che non è illegittimo il richiamo alla classificazione urbanistica delle aree agricole perché riferimento chiaro per applicare il divieto, la Consulta chiude la partita, bocciando le censure sugli articoli 3 e 9 della Carta: nella la norma contestata si riscontra un equilibrio coerente tra interessi costituzionalmente rilevanti legati alla tutela dell’ambiente.

La posizione del ministero dell’Agricoltura

Sulla sentenza non hanno tardato ad arrivare le dichiarazioni entusiaste del ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste Francesco Lollobrigida: «Dicevano che avevamo torto, che dovevamo arrenderci all’idea che le nostre campagne, il nostro territorio scolpito dal lavoro quotidiano degli agricoltori avrebbe dovuto essere sacrificato sull’altare dell’ideologia green», ha commentato in una nota. «Oggi, invece, la Corte costituzionale ci dà ragione. Per i giudici dire basta al consumo di suolo agricolo non viola i principi del diritto europeo e, soprattutto, non è in contrasto con i valori della nostra Costituzione, anzi riconosce la tutela del suolo e della produzione agricola come bene da salvaguardare».

Resta chiara la priorità di preservare il primato italiano nel comparto agroalimentare: «Non abbiamo mai detto no all’energia rinnovabile, abbiamo detto che, se devono essere installati nuovi impianti devono consentire l’attività agricola e oggi i giudici hanno affermato che questa scelta è corretta. Vogliamo che l’Italia sia sovrana, anche dal punto di vista alimentare e, senza suolo agricolo, quest’obiettivo non sarebbe raggiungibile».

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