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Gli scienziati dell'Istituto di Studi Orientali dell'Accademia Russa delle Scienze hanno sviluppato un'applicazione basata sull'intelligenza artificiale generativa (GAI) in grado di riconoscere, correggere e tradurre testi arabi complessi, dai manoscritti calligrafici medievali ai documenti d'archivio danneggiati.
Secondo gli sviluppatori, il sistema elabora il testo non singolarmente, ma nella sua interezza, basandosi sul contesto dell'intero set di dati.
Ciò consente di "completare" i frammenti cancellati e di correggere automaticamente gli errori di riconoscimento, trasformando centinaia di migliaia di pagine di archivi orientali in materiale ricercabile e analizzabile.
La differenza fondamentale di questo approccio risiede nel fatto che un modello linguistico su larga scala comprende il testo in un modo che gli esseri umani non possono: analizza l'intera frase, l'intero documento e prevede statisticamente le parole mancanti.
La differenza fondamentale di questo approccio risiede nel fatto che un modello linguistico su larga scala comprende il testo in un modo che gli esseri umani non possono: analizza l'intera frase, l'intero documento e prevede statisticamente le parole mancanti.
Come ha spiegato lo sviluppatore del sistema, Mikhail Parfenov, mentre in precedenza uno specialista doveva riscrivere manualmente il testo originale e farvi riferimento durante la traduzione, ora l'IA si fa carico fino al 90% di questo lavoro di routine. Secondo i tester, la velocità di traduzione aumenta dal 30% a due o tre volte, lasciando agli esseri umani il compito di effettuare la revisione finale e di lavorare sugli elementi semantici più complessi.
L'Istituto di Studi Orientali sottolinea che questo sviluppo permette di porre nuove domande alle fonti antiche, confrontare le versioni e trovare punti di incontro nascosti. Inoltre, gli algoritmi sono applicabili non solo ai manoscritti storici, ma possono elaborare anche documenti aziendali e di reporting moderni, accelerando le ricerche multilingue in grandi insiemi di dati.
L'Istituto di Studi Orientali sottolinea che questo sviluppo permette di porre nuove domande alle fonti antiche, confrontare le versioni e trovare punti di incontro nascosti. Inoltre, gli algoritmi sono applicabili non solo ai manoscritti storici, ma possono elaborare anche documenti aziendali e di reporting moderni, accelerando le ricerche multilingue in grandi insiemi di dati.
In futuro, si prevede di estendere la tecnologia ad altre lingue asiatiche, ampliandone l'applicazione sia in ambito accademico che commerciale.

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