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POLLI UOVA E TACCHINI E VACCINO SPERIMENTALE: H5N1, L’ITALIA FA DA CAVIA, CI CHIEDIAMO SE TRA QUESTE CAVIE NON FINISCANO PER ESSERCI ANCHE I NOSTRI BAMBINI IN ETA’ SCOLASTICA
Ci sono 4 fasi da seguire prima di ottenere il via definitivo dalle istituzioni sanitarie nazionali; , dalle ricerche fatte otteniamo una serie di informazioni che vi mostriamo per correttezza di informazione:
All’inizio della questione si parlava di duecento aziende coinvolte nella sperimentazione della galline ovaiole e le tacchinelle poi le proteste hanno ridotto le aziende a 5 aziende da quanto ci consta pare siano tutte del gruppo Amadori e AJA.
La cosa , ascoltando le varie versioni sulla vaccinazione ci insospettisce molto, poiche, a sostegno della innocuità di questa sperimentazione si sono schierate anche associazioni del dissenso e pseudo-ambientaliste e pro “cibo sano”, che, a stare alle sperimentazioni senza risultati ancora definiti è tutto dire sul avere una risposta a favore, cosa molto azzardata sugli effetti di questa sperimentazione che tra le altre cose ritroveremo in vendita e presenti sugli scaffali dei supermercati senza averne prima esito positico, dobbiamo sapere che l’UE blocca le carni in sperimentazione in Italia dalla sua esportazione.
L’Italia ha avviato a maggio 2026 un piano pilota sperimentale per vaccinare galline, pollastre e tacchini contro l’influenza aviaria in un gruppo ristretto di allevamenti nel Nord Italia. La sperimentazione coinvolge pochi allevamenti selezionati tra Veneto e Lombardia, in particolare nelle province di Verona e Mantova
La regione Veneto afferma :
“Il Veneto sarà la prima regione italiana ad avviare la vaccinazione contro l’influenza aviaria. È una scelta strategica, fondata su dati scientifici solidi e su un’esperienza maturata sul campo in anni difficili, che segna un passaggio fondamentale nella prevenzione di una delle emergenze sanitarie più impattanti per il nostro sistema agroalimentare e sanitario. La vaccinazione però deve andare di pari passo con il rafforzamento delle misure di biosicurezza, con una gestione attenta della densità degli allevamenti, con la programmazione degli accasamenti, i fermi produttivi programmati e il disincentivo alla creazione di nuovi allevamenti in aree già fortemente congestionate. Solo così gli sforzi per la campagna vaccinale avranno effettivamente successo”.
Intanto l’opposizione interna alla giunta regionale veneta:
Szumski (Resistere Veneto): “Campagna vaccinale contro l'influenza aviaria in Veneto. Pericoli per la salute animale e umana. Chiediamo totale trasparenza”
Sopra l’intervista al Dr Tolentinati Enrico, presidente AMCI Verona, in risposta al video del Dr Giacomini di ContiamoCi e Di.Co.Si. sulla vaccinazione sperimentale per l’Aviaria negli allevamenti avicoli. Posizioni espresse nella conferenza “Influenza aviaria: facciamo chiarezza” e postata su YT il 28/05/2026.
You tube “canale verità”.
Ma sentiamo anche in biologo molecolare LEONARDO GUERRA sulla vicenda della vaccinazione obbligatoria di tacchini e galline ovaiole, intervistato da Silvia Favaretto:
Che lo si chiami progetto pilota, che la si chiami sperimentazione...l'Italia detiene sempre il triste primato.
Sentiamo il biologo molecolare:
IL DECRETO CHE BLOCCA L’EXPORT E NASCONDE I RISCHI
_Vaccinazione di massa alle ovaiole dal 2023. L’Europa guarda, l’Italia sperimenta. Il cittadino mangia senza sapere._
ROMA-NAPOLI – Mentre il Governo discute di riarmo e aiuti esteri, in silenzio è partita la più grande sperimentazione zootecnica d’Europa: la vaccinazione di massa contro l’influenza aviaria H5N1 negli allevamenti italiani.
Lo prevede il Decreto Ministeriale 22/12/2023 di Salute + MASAF. La postilla è chiara e nessuno la spiega in TV: “prodotti derivati da animali vaccinati destinati esclusivamente al mercato interno. Export vietato”.
1. L’Italia cavia d’Europa
L’UE ha sempre vietato la vaccinazione contro H5N1. Motivo: i test non distinguono più un animale malato da uno vaccinato.
Dal 2023 l’Italia ha detto “sì”. Risultato: siamo il primo Paese UE a vaccinare su scala industriale milioni di ovaiole e polli da carne.
Traduzione: i dati su sicurezza, residui, effetti a lungo termine non li aveva nessuno. Li stiamo producendo noi. Adesso. Con alcune grandi nostre aziende e i nostri consumatori che fungono da cavia.
2. H5N1: virus “altamente rischioso”
L’OMS lo definisce “virus ad alta patogenicità”. Letalità nell’uomo: oltre il 50% dei casi confermati. Per questo è classificato “altamente rischioso”.
La domanda CDC 2026 è semplice: se il virus è così pericoloso, perché si sperimenta un vaccino nuovo proprio sulle galline che producono le uova che finiscono a colazione nelle case degli italiani? E perché non c’è un dibattito pubblico?
3. Doppio standard: vietato esportare, consentito mangiare
La logica ufficiale è commerciale: Paesi terzi come Giappone e USA bloccano import da Stati che vaccinano.
Per non perdere i mercati, l’Italia si tiene tutto “in casa”.
Traduzione: il pollo/uovo italiano vaccinato è “troppo rischioso” per essere venduto ai tedeschi o ai giapponesi. Ma va bene per i bambini italiani. Senza etichetta, senza informazione.
Le 3 richieste CDC 2026 – “Prima la sicurezza per gli italiani”
Chiediamo:
1. Trasparenza: Etichetta obbligatoria “da allevamento vaccinato H5N1”. Il cittadino che sceglie in libertà, non subisce.
2. Monitoraggio indipendente: Dati pubblici ogni 6 mesi su residui vaccinali in uova e carni. Non report riservati a Bruxelles.
3. Stop sperimentazione senza consenso: Se l’Italia deve fare da cavia, lo decida il Parlamento. Non un DM estivo firmato al buio.
In Conclusione citiamo
Art. 11 Costituzione: l’Italia ripudia la guerra. Ma ripudia anche gli esperimenti fatti sulla pelle dei cittadini!!!
Noi della Confederazione Democrazie Cristiane 2026 non siamo “no vax” o “no scienza”. Siamo “sì trasparenza”. Prima si tutela la salute degli italiani, poi si fa da cavia per l’Europa.
Roma, 31 maggio 2026
Vittorio Adelfi – Presidente CDC 2026
La questione è molto seria anche perchè ora si aprono le scuole e si rischia che questi polli genici, uova e tacchini , finiscano nelle mense scolastiche , ma cosa possiamo fare per salvaguardare la salute dei nostri bambini? E la nostra?
L’associazione Trilly espone un metodo per potersi accertare della difesa dei bambini e propone un metodo da seguire a beneficio dei nostri figli:
🔔 SCUOLE APERTE: PROTEGGIAMO I NOSTRI FIGLI IN MENSA! 🔔
Le scuole sono ricominciate. Il rischio che la carne di tacchino e le uova del “Progetto Pilota Aviaria” finiscano nei piatti dei nostri bambini, protette dal “buio in etichetta”, è altissimo. Un Comune italiano ci ha già confermato per iscritto che le ditte di ristorazione hanno macellato animali provenienti da quegli allevamenti.
Non possiamo restare a guardare. Abbiamo preparato un’Istanza di Tracciabilità Documentale inattaccabile. Non è una generica protesta: è una richiesta legale basata sui regolamenti europei (Reg. CE 178/2002) che obbliga i Comuni e le ditte di ristorazione a usare la tracciabilità di filiera che già possiedono, e a fornirci un menù alternativo se non possono garantire l’esclusione di quei lotti.
📌 COME FARE:
Copia il testo qui sotto.
Sostituisci le parti tra le parentesi quadre [ ] con i tuoi dati, quelli della tua scuola e della ditta che gestisce la mensa (lo trovi sul sito del tuo Comune).
Invialo tramite PEC, oppure stampalo in doppia copia e portalo a mano all’Ufficio Protocollo del Comune (ricorda di allegare la fotocopia della tua carta d’identità).
Condividilo con la Commissione Mensa e nelle chat di classe!
👇 COPIA E INCOLLA IL TESTO QUI SOTTO 👇
Mittente:
[TUO NOME E COGNOME]
Residente in: [TUO INDIRIZZO COMPLETO]
Genitore dell’alunno/a: [NOME E COGNOME DEL BAMBINO]
Frequentante l’Istituto: [NOME DELLA SCUOLA E CLASSE], Comune di [NOME DEL TUO COMUNE]
Spett.le [NOME DITTA RISTORAZIONE] – Ufficio Qualità
[INDIRIZZO SEDE DELLA DITTA]
P.E.C.: [PEC DELLA DITTA]
Al Comune di [NOME DEL TUO COMUNE]
All’Ufficio Scuola / Refezione Scolastica
Al RUP e al Direttore dell’Esecuzione del Contratto
P.E.C.: [PEC DEL COMUNE]
e p.c.
Al Dirigente Scolastico dell’Istituto [NOME ISTITUTO]
Alla Commissione Mensa [SE PRESENTE - INVIARE SENZA I DATI DEL MINORE]
OGGETTO: Richiesta di verifica documentata della filiera e di attestazione sull’origine delle forniture di carne avicola, uova e ovoprodotti destinate al centro cottura [NOME DEL CENTRO COTTURA O SCUOLA] – Progetto pilota HPAI H5 – Richiesta di attivazione di regime alimentare alternativo.
Il sottoscritto [TUO NOME E COGNOME], in qualità di esercente la responsabilità genitoriale sull’alunno/a in intestazione, fruitore del servizio di ristorazione scolastica, tenuto conto dell’interesse qualificato in merito alla filiera dei prodotti somministrati al minore all’interno del servizio pubblico,
PREMESSO CHE
Il Ministero della Salute, con Dispositivo Dirigenziale del 5 maggio 2026, ha avviato un Progetto Pilota di vaccinazione contro l’influenza aviaria H5.
Tale dispositivo identifica specificamente tre allevamenti di tacchini da carne nella provincia di Verona (Codici BDN: 060 VR 701, 096 VR 206, 096 VR 606) e due allevamenti di galline ovaiole nella provincia di Mantova (Codici BDN: 053 MN 726, 053 MN 728).
Il citato Dispositivo (art. 1, comma 6) impone un rigoroso divieto di esportazione, stabilendo che non è consentito l’invio verso altri Stati UE o Paesi terzi di animali, prodotti e sottoprodotti provenienti dagli stabilimenti inclusi.
CONSIDERATO CHE
La tracciabilità dei prodotti alimentari è un obbligo di legge previsto dalle normative europee (Reg. CE 178/2002 e Reg. UE 931/2011) per tutti gli operatori della filiera.
Il Dispositivo ministeriale del 5 maggio 2026 prevede espressamente la registrazione della vaccinazione nella Ricetta Elettronica Veterinaria (REV) e il collegamento delle movimentazioni degli animali tramite Documento di Accompagnamento (DDA) e Banca Dati Nazionale (BDN), garantendo la tracciabilità fino al macello.
Tutto ciò premesso, lo scrivente
CHIEDE ALLA DITTA DI RISTORAZIONE E ALL’ENTE TITOLARE DEL SERVIZIO, PER QUANTO DI RISPETTIVA COMPETENZA:
Verificare documentalmente, per il periodo compreso tra l’inizio dell’anno scolastico e la data di riscontro alla presente, se siano state consegnate o utilizzate carni avicole, uova o ovoprodotti riconducibili, anche come componenti di partite aggregate, ai cinque stabilimenti (Codici BDN) sopra indicati.
Rilasciare un’attestazione sottoscritta dal Responsabile Qualità che indichi chiaramente: se tali prodotti siano stati utilizzati; il periodo e il centro cottura esaminati; le categorie di alimenti controllate; le verifiche effettuate presso fornitori e macelli per l’accertamento.
Indicare la base documentale del controllo (dichiarazioni dei fornitori, DDT, identificativi dei lotti, stabilimenti di macellazione o trasformazione), rendendoli disponibili al Comune e alle autorità competenti in funzione dei poteri di controllo sull’esecuzione del contratto di appalto.
Precisare, qualora per alcuni semilavorati non fosse possibile risalire al codice BDN originario, in quale specifico passaggio della filiera l’informazione si interrompe e quali richieste scritte siano state inoltrate ai fornitori per completare la verifica.
Comunicare se gli attuali contratti di fornitura consentano alla Vostra società di garantire a priori l’esclusione delle materie prime provenienti dai cinque stabilimenti citati e se vi sia l’intenzione di assumere tale impegno per il servizio scolastico in oggetto.
SEPARATAMENTE, IN MERITO ALLA GESTIONE DEL PASTO DEL MINORE, CHIEDE AL COMUNE E ALLA DITTA DI RISTORAZIONE:
Di attivare immediatamente un regime alimentare alternativo (conforme alla scelta alimentare della famiglia) privo di carni avicole, uova e ovoprodotti (anche come ingredienti di preparazioni complesse). In caso di diniego o impossibilità, si richiede al Comune di indicare formalmente la motivazione, la disposizione regolamentare o la clausola del capitolato applicata e le alternative concretamente disponibili per le scelte alimentari di natura non sanitaria.
In attesa di un tempestivo riscontro scritto che consenta allo scrivente e all’Ente affidante di esercitare i propri diritti e doveri di controllo, porgo distinti saluti.
Luogo e Data, [INSERISCI LUOGO E DATA]
Firma
[LA TUA FIRMA]
(Allegare copia del documento di identità del firmatario)
🛡️ Campagna di trasparenza a cura di Trilly – La gente come noi APS
🔗 www.trillyapslagentecomenoi.it
Oltre tutto Leonardo Guerra ha rilasciato una intervista che è molto interessante per noi tutti per ogni uomo e donna che vuole essere vigile e avere chiarezza su queste sperimentazioni:
Leonardo Guerra, biologo molecolare, esperto di terapie geniche, di mRNA, dei processi autorizzativi EMA e dei vaccini, con alle spalle diversi decenni di ricerca e sviluppo sulle malattie infettive e collaborazioni anche con enti pubblici: che sta succedendo ai polli?
L.G.: Il Ministero della Salute, nel febbraio scorso, ha annunciato una campagna di vaccinazione obbligatoria contro l’influenza aviaria, con il Veneto capofila, su 200 allevamenti in regione. Sono esclusi gli allevamenti con meno di 250 capi. Tenga conto che il Veneto è il principale produttore di derivati di tacchini, polli, uova eccetera. Ero curioso e ho cercato informazioni, soprattutto sulla tecnologia che volevano usare.
E cosa ha trovato?
Non ho trovato una sola informazione su tutti i quotidiani, né nelle interviste rilasciate dagli esperti del Ministero, dai comunicatori coinvolti, dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Veneto o dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Veneto.
Che ha fatto?
Li ho chiamati chiedendo informazioni sulle tecnologie usate, visto che gli enti ne avevano parlato molto. Eravamo a metà febbraio e la sperimentazione sarebbe partita il primo aprile.
E cosa le hanno risposto?
Di non poterne parlare, fino alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del dispositivo del MinSal.
Come mai?
L’ho chiesto anch’io. Siamo fra tecnici: mi aspettavo che mi dicessero se fosse un vaccino tradizionale, un virus attenuato o qualsiasi altra cosa. Invece mi hanno detto di no, che non potevano dirmelo fino a quando tutto non fosse stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Che strano.
Direi che è una reazione singolare, visto che siamo colleghi. Veniamo da cinque anni in cui ci hanno preso in giro, ci hanno negato le informazioni e ci hanno detto che il vaccino anti-Covid era sicuro ed efficace, salvo poi invocare il segreto militare. Quindi cosa faccio? Vado su Google e cerco chi, in Europa, ha fatto vaccinazioni contro l’aviaria. Dopo molte ricerche tiro fuori le carte e scopro che in EMA è stata approvata una tecnologia genica, con una procedura eccezionale e quindi sperimentale, una vaccinazione contro l’aviaria. Da quello che si vede nei documenti EMA, e dalle poche informazioni disponibili, la procedura non ha completato le prove di sicurezza, previste dagli standard del processo autorizzativo. “Condizioni eccezionali” vuol dire che non sono normali. Una tecnologia a un vettore virale (cavallo di troia per garantire la trasfezione nel citoplasma cellulare, dentro le cellule dell’organismo dell’ospite in ogni distretto e organo), utilizzata durante il Covid con il vaccino AstraZeneca nell’uomo.
A quel punto che fa?
Comincio a chiedere udienza ai politici e ai referenti tecnici, ma tutti si scansano. Allora decidiamo, come gruppo di persone, di mandare una diffida al Consiglio regionale del Veneto e ai responsabili della Regione, informando anche il governo Meloni. In sintesi diciamo: riteniamo che non sia opportuno procedere finché non ci spiegherete cosa sta succedendo. Com’è possibile che gestiamo l’aviaria da cento anni con misure sanitarie sicure, efficaci ed economiche, che non comportano rischi né per gli allevamenti, né per gli imprenditori (ristori regionali), né per gli esseri umani, e poi decidiamo di fare una sperimentazione di questa portata e potenziali impatti sulla salute umana senza dirci nemmeno di cosa si tratti?
I polli e i loro derivati li mangiamo.
Infatti chiedo semplicemente: mi spiegate perché abbandonate una metodica sicura, efficace e poco costosa per iniziare una vaccinazione di massa con 14 milioni di dosi da somministrare previste dalla prima versione del dispositivo MinSal, anche considerando i costi imponenti che tutto questo comporta? Con i vaccini genici sperimentali c’è un rischio biologico, evidenziato nell’uomo, di: encefalopatie, encefaliti, malattie prioniche, proteine aberranti e amiloidi: cinque categorie di malattie particolarmente gravi e disabilitanti, con un’incubazione molto lenta e subdola, difficile da diagnosticare anche per un neurologo esperto, ma con esito infausto. Ma concentrandoci anche solo sui prioni, lì abbiamo una storia veterinaria più che concreta.
E le ha risposto qualcuno?
L’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto. Mi ha detto che i tecnici gli avevano assicurato che fosse tutto “sicuro ed efficace”. Ma come è possibile una simile sicurezza quando non ci sono dati sufficienti né sulla sicurezza né sull’efficacia? E ho chiesto: come fate a rendere obbligatorio un trattamento sperimentale? Inoltre, nei documenti ho trovato scritto che questo procedimento attenua i sintomi, ma non interrompe la diffusione del virus. Eppure era obbligatorio per tutti gli allevamenti con più di 250 capi. Ho chiesto dove fosse il senso in tutto questo.
Reazioni?
Anche l’assessore mi ha risposto: “Ha ragione, è vero, ero all’oscuro di questi ragionamenti tecnici”. In pratica fanno una sperimentazione, ma non intervengono con misure tradizionali per contenere eventuali focolai. Ho chiesto: mi spiegate qual è la logica? Ho due nipotine, sane come pesci. Perché dovrei far mangiare loro qualcosa che potenzialmente potrebbe veicolare prioni? Questi vaccini genici sono terapie geniche e dovrebbero, anzi devono, essere autorizzati usando gli standard delle terapie avanzate (ATMP) di EMA.
I prioni: ricordo quando se ne parlò negli anni ’90 con il “morbo della mucca pazza”, una proteina infettiva pericolosa anche per l’uomo, che non viene distrutta neanche dalla cottura della carne.
Sì, poi ci sono gli amiloidi e le proteine aberranti: quindi il rischio non riguarda solo i prioni, ma tutta la categoria delle anomalie proteiche che questa tecnologia può indurre nell’uomo. Chi mi dice che non possa succedere anche negli animali? Che quindi gli animali diventino veicoli di prioni e altro? Quali prove sono state effettuate? Perché dovremmo sottoporre la popolazione a questo rischio?
E che è successo?
È cambiato il dispositivo ministeriale e si è passati da 200 allevamenti a 5, ma noi abbiamo comunque continuato a mandare una diffida con richiesta di moratoria e una denuncia alle autorità. Questi prodotti trattati e derivati da questi allevamenti, al consumo non sono distinguibili dagli altri prodotti. Le etichette non è previsto dal dispositivo del MinSal che siano trasparenti. Entrano nella catena alimentare e nessuno può escludere che veicolino proteine aberranti infettive (prioni).
Oltre ai polli, perché sottoporre indirettamente la popolazione umana a un’altra sperimentazione?
Forse perché noi abbiamo i prodotti zootecnici di più alta qualità al mondo e per questo siamo “antipatici” a tutti, in epoca di globalizzazione, su tanti fronti.
Quindi ci potrebbe essere anche un problema di mercati oltre che di investimenti in una nuova tecnologia?
Credo sia così. E non mi sembrano scelte né sensate né intelligenti, ma pericolosamente politiche. Questo approccio potrebbe distruggere il patrimonio zootecnico e la nostra catena alimentare e/o comunque la nostra capacità produttiva, facilitando poi i prodotti di mercati di altri, molto meno sicuri e di scarsa qualità. Non è in gioco solo la salute umana.
Come sappiamo per poter usare un farmaco vaccinale vi è una una prassi scientifica da seguire prima di arrivare alla sua definitiva approvazione
Ci sono 4 fasi da seguire prima di ottenere il via definitivo dalle istituzioni sanitarie nazionali; , dalle ricerche fatte otteniamo una serie di informazioni che vi mostriamo per correttezza di informazione:
La fase preclinica in laboratorio , dove prima si identificano i componenti del microorganismo (antigeni) in grado di stimolare il sistema immunitario :
Si eseguono test in vitro (su cellule) e in vivo (su modelli animali) per verificare la sicurezza iniziale e la capacità di generare una risposta immunitaria
Sperimentazione Clinica (sull’uomo)
Nella fase preclinica dà esiti positivi, si passa ai test clinici divisi in tre fasi principali: Il vaccino viene testato su un gruppo ristretto (decine) di volontari sani per valutarne la sicurezza e la tollerabilità.
Si coinvolgono centinaia di persone per determinare la dose corretta e studiare la risposta immunitaria (immunogenicità).
Partecipano migliaia di volontari in più centri clinici. Si confronta il gruppo vaccinato con un gruppo di controllo (che riceve un placebo) per confermare l’efficacia su larga scala e individuare eventuali effetti collaterali rari.Approvazione Regolatoria
I dati raccolti vengono analizzati dalle autorità competenti, come l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), che autorizzano la commercializzazione solo se il rapporto tra benefici e rischi è favorevole.
(Monitoraggio Post-Commercializzazione)
Una volta distribuito alla popolazione, il vaccino continua a essere monitorato costantemente nel tempo per tracciare la sicurezza a lungo termine su milioni di persone
All’inizio della questione si parlava di duecento aziende coinvolte nella sperimentazione della galline ovaiole e le tacchinelle poi le proteste hanno ridotto le aziende a 5 aziende da quanto ci consta pare siano tutte del gruppo Amadori e AJA.
La cosa , ascoltando le varie versioni sulla vaccinazione ci insospettisce molto, poiche, a sostegno della innocuità di questa sperimentazione si sono schierate anche associazioni del dissenso e pseudo-ambientaliste e pro “cibo sano”, che, a stare alle sperimentazioni senza risultati ancora definiti è tutto dire sul avere una risposta a favore, cosa molto azzardata sugli effetti di questa sperimentazione che tra le altre cose ritroveremo in vendita e presenti sugli scaffali dei supermercati senza averne prima esito positico, dobbiamo sapere che l’UE blocca le carni in sperimentazione in Italia dalla sua esportazione.
L’Italia ha avviato a maggio 2026 un piano pilota sperimentale per vaccinare galline, pollastre e tacchini contro l’influenza aviaria in un gruppo ristretto di allevamenti nel Nord Italia. La sperimentazione coinvolge pochi allevamenti selezionati tra Veneto e Lombardia, in particolare nelle province di Verona e Mantova
La regione Veneto afferma :
“Il Veneto sarà la prima regione italiana ad avviare la vaccinazione contro l’influenza aviaria. È una scelta strategica, fondata su dati scientifici solidi e su un’esperienza maturata sul campo in anni difficili, che segna un passaggio fondamentale nella prevenzione di una delle emergenze sanitarie più impattanti per il nostro sistema agroalimentare e sanitario. La vaccinazione però deve andare di pari passo con il rafforzamento delle misure di biosicurezza, con una gestione attenta della densità degli allevamenti, con la programmazione degli accasamenti, i fermi produttivi programmati e il disincentivo alla creazione di nuovi allevamenti in aree già fortemente congestionate. Solo così gli sforzi per la campagna vaccinale avranno effettivamente successo”.
Intanto l’opposizione interna alla giunta regionale veneta:
Szumski (Resistere Veneto): “Campagna vaccinale contro l'influenza aviaria in Veneto. Pericoli per la salute animale e umana. Chiediamo totale trasparenza”
Sopra l’intervista al Dr Tolentinati Enrico, presidente AMCI Verona, in risposta al video del Dr Giacomini di ContiamoCi e Di.Co.Si. sulla vaccinazione sperimentale per l’Aviaria negli allevamenti avicoli. Posizioni espresse nella conferenza “Influenza aviaria: facciamo chiarezza” e postata su YT il 28/05/2026.
You tube “canale verità”.
Ma sentiamo anche in biologo molecolare LEONARDO GUERRA sulla vicenda della vaccinazione obbligatoria di tacchini e galline ovaiole, intervistato da Silvia Favaretto:
Che lo si chiami progetto pilota, che la si chiami sperimentazione...l'Italia detiene sempre il triste primato.
Sentiamo il biologo molecolare:
IL DECRETO CHE BLOCCA L’EXPORT E NASCONDE I RISCHI
_Vaccinazione di massa alle ovaiole dal 2023. L’Europa guarda, l’Italia sperimenta. Il cittadino mangia senza sapere._
ROMA-NAPOLI – Mentre il Governo discute di riarmo e aiuti esteri, in silenzio è partita la più grande sperimentazione zootecnica d’Europa: la vaccinazione di massa contro l’influenza aviaria H5N1 negli allevamenti italiani.
Lo prevede il Decreto Ministeriale 22/12/2023 di Salute + MASAF. La postilla è chiara e nessuno la spiega in TV: “prodotti derivati da animali vaccinati destinati esclusivamente al mercato interno. Export vietato”.
1. L’Italia cavia d’Europa
L’UE ha sempre vietato la vaccinazione contro H5N1. Motivo: i test non distinguono più un animale malato da uno vaccinato.
Dal 2023 l’Italia ha detto “sì”. Risultato: siamo il primo Paese UE a vaccinare su scala industriale milioni di ovaiole e polli da carne.
Traduzione: i dati su sicurezza, residui, effetti a lungo termine non li aveva nessuno. Li stiamo producendo noi. Adesso. Con alcune grandi nostre aziende e i nostri consumatori che fungono da cavia.
2. H5N1: virus “altamente rischioso”
L’OMS lo definisce “virus ad alta patogenicità”. Letalità nell’uomo: oltre il 50% dei casi confermati. Per questo è classificato “altamente rischioso”.
La domanda CDC 2026 è semplice: se il virus è così pericoloso, perché si sperimenta un vaccino nuovo proprio sulle galline che producono le uova che finiscono a colazione nelle case degli italiani? E perché non c’è un dibattito pubblico?
3. Doppio standard: vietato esportare, consentito mangiare
La logica ufficiale è commerciale: Paesi terzi come Giappone e USA bloccano import da Stati che vaccinano.
Per non perdere i mercati, l’Italia si tiene tutto “in casa”.
Traduzione: il pollo/uovo italiano vaccinato è “troppo rischioso” per essere venduto ai tedeschi o ai giapponesi. Ma va bene per i bambini italiani. Senza etichetta, senza informazione.
Le 3 richieste CDC 2026 – “Prima la sicurezza per gli italiani”
Chiediamo:
1. Trasparenza: Etichetta obbligatoria “da allevamento vaccinato H5N1”. Il cittadino che sceglie in libertà, non subisce.
2. Monitoraggio indipendente: Dati pubblici ogni 6 mesi su residui vaccinali in uova e carni. Non report riservati a Bruxelles.
3. Stop sperimentazione senza consenso: Se l’Italia deve fare da cavia, lo decida il Parlamento. Non un DM estivo firmato al buio.
In Conclusione citiamo
Art. 11 Costituzione: l’Italia ripudia la guerra. Ma ripudia anche gli esperimenti fatti sulla pelle dei cittadini!!!
Noi della Confederazione Democrazie Cristiane 2026 non siamo “no vax” o “no scienza”. Siamo “sì trasparenza”. Prima si tutela la salute degli italiani, poi si fa da cavia per l’Europa.
Roma, 31 maggio 2026
Vittorio Adelfi – Presidente CDC 2026
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L’associazione Trilly espone un metodo per potersi accertare della difesa dei bambini e propone un metodo da seguire a beneficio dei nostri figli:
🔔 SCUOLE APERTE: PROTEGGIAMO I NOSTRI FIGLI IN MENSA! 🔔
Le scuole sono ricominciate. Il rischio che la carne di tacchino e le uova del “Progetto Pilota Aviaria” finiscano nei piatti dei nostri bambini, protette dal “buio in etichetta”, è altissimo. Un Comune italiano ci ha già confermato per iscritto che le ditte di ristorazione hanno macellato animali provenienti da quegli allevamenti.
Non possiamo restare a guardare. Abbiamo preparato un’Istanza di Tracciabilità Documentale inattaccabile. Non è una generica protesta: è una richiesta legale basata sui regolamenti europei (Reg. CE 178/2002) che obbliga i Comuni e le ditte di ristorazione a usare la tracciabilità di filiera che già possiedono, e a fornirci un menù alternativo se non possono garantire l’esclusione di quei lotti.
📌 COME FARE:
Copia il testo qui sotto.
Sostituisci le parti tra le parentesi quadre [ ] con i tuoi dati, quelli della tua scuola e della ditta che gestisce la mensa (lo trovi sul sito del tuo Comune).
Invialo tramite PEC, oppure stampalo in doppia copia e portalo a mano all’Ufficio Protocollo del Comune (ricorda di allegare la fotocopia della tua carta d’identità).
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Mittente:
[TUO NOME E COGNOME]
Residente in: [TUO INDIRIZZO COMPLETO]
Genitore dell’alunno/a: [NOME E COGNOME DEL BAMBINO]
Frequentante l’Istituto: [NOME DELLA SCUOLA E CLASSE], Comune di [NOME DEL TUO COMUNE]
Spett.le [NOME DITTA RISTORAZIONE] – Ufficio Qualità
[INDIRIZZO SEDE DELLA DITTA]
P.E.C.: [PEC DELLA DITTA]
Al Comune di [NOME DEL TUO COMUNE]
All’Ufficio Scuola / Refezione Scolastica
Al RUP e al Direttore dell’Esecuzione del Contratto
P.E.C.: [PEC DEL COMUNE]
e p.c.
Al Dirigente Scolastico dell’Istituto [NOME ISTITUTO]
Alla Commissione Mensa [SE PRESENTE - INVIARE SENZA I DATI DEL MINORE]
OGGETTO: Richiesta di verifica documentata della filiera e di attestazione sull’origine delle forniture di carne avicola, uova e ovoprodotti destinate al centro cottura [NOME DEL CENTRO COTTURA O SCUOLA] – Progetto pilota HPAI H5 – Richiesta di attivazione di regime alimentare alternativo.
Il sottoscritto [TUO NOME E COGNOME], in qualità di esercente la responsabilità genitoriale sull’alunno/a in intestazione, fruitore del servizio di ristorazione scolastica, tenuto conto dell’interesse qualificato in merito alla filiera dei prodotti somministrati al minore all’interno del servizio pubblico,
PREMESSO CHE
Il Ministero della Salute, con Dispositivo Dirigenziale del 5 maggio 2026, ha avviato un Progetto Pilota di vaccinazione contro l’influenza aviaria H5.
Tale dispositivo identifica specificamente tre allevamenti di tacchini da carne nella provincia di Verona (Codici BDN: 060 VR 701, 096 VR 206, 096 VR 606) e due allevamenti di galline ovaiole nella provincia di Mantova (Codici BDN: 053 MN 726, 053 MN 728).
Il citato Dispositivo (art. 1, comma 6) impone un rigoroso divieto di esportazione, stabilendo che non è consentito l’invio verso altri Stati UE o Paesi terzi di animali, prodotti e sottoprodotti provenienti dagli stabilimenti inclusi.
CONSIDERATO CHE
La tracciabilità dei prodotti alimentari è un obbligo di legge previsto dalle normative europee (Reg. CE 178/2002 e Reg. UE 931/2011) per tutti gli operatori della filiera.
Il Dispositivo ministeriale del 5 maggio 2026 prevede espressamente la registrazione della vaccinazione nella Ricetta Elettronica Veterinaria (REV) e il collegamento delle movimentazioni degli animali tramite Documento di Accompagnamento (DDA) e Banca Dati Nazionale (BDN), garantendo la tracciabilità fino al macello.
Tutto ciò premesso, lo scrivente
CHIEDE ALLA DITTA DI RISTORAZIONE E ALL’ENTE TITOLARE DEL SERVIZIO, PER QUANTO DI RISPETTIVA COMPETENZA:
Verificare documentalmente, per il periodo compreso tra l’inizio dell’anno scolastico e la data di riscontro alla presente, se siano state consegnate o utilizzate carni avicole, uova o ovoprodotti riconducibili, anche come componenti di partite aggregate, ai cinque stabilimenti (Codici BDN) sopra indicati.
Rilasciare un’attestazione sottoscritta dal Responsabile Qualità che indichi chiaramente: se tali prodotti siano stati utilizzati; il periodo e il centro cottura esaminati; le categorie di alimenti controllate; le verifiche effettuate presso fornitori e macelli per l’accertamento.
Indicare la base documentale del controllo (dichiarazioni dei fornitori, DDT, identificativi dei lotti, stabilimenti di macellazione o trasformazione), rendendoli disponibili al Comune e alle autorità competenti in funzione dei poteri di controllo sull’esecuzione del contratto di appalto.
Precisare, qualora per alcuni semilavorati non fosse possibile risalire al codice BDN originario, in quale specifico passaggio della filiera l’informazione si interrompe e quali richieste scritte siano state inoltrate ai fornitori per completare la verifica.
Comunicare se gli attuali contratti di fornitura consentano alla Vostra società di garantire a priori l’esclusione delle materie prime provenienti dai cinque stabilimenti citati e se vi sia l’intenzione di assumere tale impegno per il servizio scolastico in oggetto.
SEPARATAMENTE, IN MERITO ALLA GESTIONE DEL PASTO DEL MINORE, CHIEDE AL COMUNE E ALLA DITTA DI RISTORAZIONE:
Di attivare immediatamente un regime alimentare alternativo (conforme alla scelta alimentare della famiglia) privo di carni avicole, uova e ovoprodotti (anche come ingredienti di preparazioni complesse). In caso di diniego o impossibilità, si richiede al Comune di indicare formalmente la motivazione, la disposizione regolamentare o la clausola del capitolato applicata e le alternative concretamente disponibili per le scelte alimentari di natura non sanitaria.
In attesa di un tempestivo riscontro scritto che consenta allo scrivente e all’Ente affidante di esercitare i propri diritti e doveri di controllo, porgo distinti saluti.
Luogo e Data, [INSERISCI LUOGO E DATA]
Firma
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(Allegare copia del documento di identità del firmatario)
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Leonardo Guerra, biologo molecolare, esperto di terapie geniche, di mRNA, dei processi autorizzativi EMA e dei vaccini, con alle spalle diversi decenni di ricerca e sviluppo sulle malattie infettive e collaborazioni anche con enti pubblici: che sta succedendo ai polli?
L.G.: Il Ministero della Salute, nel febbraio scorso, ha annunciato una campagna di vaccinazione obbligatoria contro l’influenza aviaria, con il Veneto capofila, su 200 allevamenti in regione. Sono esclusi gli allevamenti con meno di 250 capi. Tenga conto che il Veneto è il principale produttore di derivati di tacchini, polli, uova eccetera. Ero curioso e ho cercato informazioni, soprattutto sulla tecnologia che volevano usare.
E cosa ha trovato?
Non ho trovato una sola informazione su tutti i quotidiani, né nelle interviste rilasciate dagli esperti del Ministero, dai comunicatori coinvolti, dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Veneto o dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Veneto.
Che ha fatto?
Li ho chiamati chiedendo informazioni sulle tecnologie usate, visto che gli enti ne avevano parlato molto. Eravamo a metà febbraio e la sperimentazione sarebbe partita il primo aprile.
E cosa le hanno risposto?
Di non poterne parlare, fino alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del dispositivo del MinSal.
Come mai?
L’ho chiesto anch’io. Siamo fra tecnici: mi aspettavo che mi dicessero se fosse un vaccino tradizionale, un virus attenuato o qualsiasi altra cosa. Invece mi hanno detto di no, che non potevano dirmelo fino a quando tutto non fosse stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Che strano.
Direi che è una reazione singolare, visto che siamo colleghi. Veniamo da cinque anni in cui ci hanno preso in giro, ci hanno negato le informazioni e ci hanno detto che il vaccino anti-Covid era sicuro ed efficace, salvo poi invocare il segreto militare. Quindi cosa faccio? Vado su Google e cerco chi, in Europa, ha fatto vaccinazioni contro l’aviaria. Dopo molte ricerche tiro fuori le carte e scopro che in EMA è stata approvata una tecnologia genica, con una procedura eccezionale e quindi sperimentale, una vaccinazione contro l’aviaria. Da quello che si vede nei documenti EMA, e dalle poche informazioni disponibili, la procedura non ha completato le prove di sicurezza, previste dagli standard del processo autorizzativo. “Condizioni eccezionali” vuol dire che non sono normali. Una tecnologia a un vettore virale (cavallo di troia per garantire la trasfezione nel citoplasma cellulare, dentro le cellule dell’organismo dell’ospite in ogni distretto e organo), utilizzata durante il Covid con il vaccino AstraZeneca nell’uomo.
A quel punto che fa?
Comincio a chiedere udienza ai politici e ai referenti tecnici, ma tutti si scansano. Allora decidiamo, come gruppo di persone, di mandare una diffida al Consiglio regionale del Veneto e ai responsabili della Regione, informando anche il governo Meloni. In sintesi diciamo: riteniamo che non sia opportuno procedere finché non ci spiegherete cosa sta succedendo. Com’è possibile che gestiamo l’aviaria da cento anni con misure sanitarie sicure, efficaci ed economiche, che non comportano rischi né per gli allevamenti, né per gli imprenditori (ristori regionali), né per gli esseri umani, e poi decidiamo di fare una sperimentazione di questa portata e potenziali impatti sulla salute umana senza dirci nemmeno di cosa si tratti?
I polli e i loro derivati li mangiamo.
Infatti chiedo semplicemente: mi spiegate perché abbandonate una metodica sicura, efficace e poco costosa per iniziare una vaccinazione di massa con 14 milioni di dosi da somministrare previste dalla prima versione del dispositivo MinSal, anche considerando i costi imponenti che tutto questo comporta? Con i vaccini genici sperimentali c’è un rischio biologico, evidenziato nell’uomo, di: encefalopatie, encefaliti, malattie prioniche, proteine aberranti e amiloidi: cinque categorie di malattie particolarmente gravi e disabilitanti, con un’incubazione molto lenta e subdola, difficile da diagnosticare anche per un neurologo esperto, ma con esito infausto. Ma concentrandoci anche solo sui prioni, lì abbiamo una storia veterinaria più che concreta.
E le ha risposto qualcuno?
L’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto. Mi ha detto che i tecnici gli avevano assicurato che fosse tutto “sicuro ed efficace”. Ma come è possibile una simile sicurezza quando non ci sono dati sufficienti né sulla sicurezza né sull’efficacia? E ho chiesto: come fate a rendere obbligatorio un trattamento sperimentale? Inoltre, nei documenti ho trovato scritto che questo procedimento attenua i sintomi, ma non interrompe la diffusione del virus. Eppure era obbligatorio per tutti gli allevamenti con più di 250 capi. Ho chiesto dove fosse il senso in tutto questo.
Reazioni?
Anche l’assessore mi ha risposto: “Ha ragione, è vero, ero all’oscuro di questi ragionamenti tecnici”. In pratica fanno una sperimentazione, ma non intervengono con misure tradizionali per contenere eventuali focolai. Ho chiesto: mi spiegate qual è la logica? Ho due nipotine, sane come pesci. Perché dovrei far mangiare loro qualcosa che potenzialmente potrebbe veicolare prioni? Questi vaccini genici sono terapie geniche e dovrebbero, anzi devono, essere autorizzati usando gli standard delle terapie avanzate (ATMP) di EMA.
I prioni: ricordo quando se ne parlò negli anni ’90 con il “morbo della mucca pazza”, una proteina infettiva pericolosa anche per l’uomo, che non viene distrutta neanche dalla cottura della carne.
Sì, poi ci sono gli amiloidi e le proteine aberranti: quindi il rischio non riguarda solo i prioni, ma tutta la categoria delle anomalie proteiche che questa tecnologia può indurre nell’uomo. Chi mi dice che non possa succedere anche negli animali? Che quindi gli animali diventino veicoli di prioni e altro? Quali prove sono state effettuate? Perché dovremmo sottoporre la popolazione a questo rischio?
E che è successo?
È cambiato il dispositivo ministeriale e si è passati da 200 allevamenti a 5, ma noi abbiamo comunque continuato a mandare una diffida con richiesta di moratoria e una denuncia alle autorità. Questi prodotti trattati e derivati da questi allevamenti, al consumo non sono distinguibili dagli altri prodotti. Le etichette non è previsto dal dispositivo del MinSal che siano trasparenti. Entrano nella catena alimentare e nessuno può escludere che veicolino proteine aberranti infettive (prioni).
Oltre ai polli, perché sottoporre indirettamente la popolazione umana a un’altra sperimentazione?
Forse perché noi abbiamo i prodotti zootecnici di più alta qualità al mondo e per questo siamo “antipatici” a tutti, in epoca di globalizzazione, su tanti fronti.
Quindi ci potrebbe essere anche un problema di mercati oltre che di investimenti in una nuova tecnologia?
Credo sia così. E non mi sembrano scelte né sensate né intelligenti, ma pericolosamente politiche. Questo approccio potrebbe distruggere il patrimonio zootecnico e la nostra catena alimentare e/o comunque la nostra capacità produttiva, facilitando poi i prodotti di mercati di altri, molto meno sicuri e di scarsa qualità. Non è in gioco solo la salute umana.




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