martedì 15 ottobre 2013

Fronte unidu indipendentista, elezioni, indipendentzia,  idealità.. liberazione natzionale.. cali est sa via?

Vàturu Erriu Onnis Sayli
«Noi ci illudiamo continuamente che l’oggetto voluto possa porre fine alla nostra volontà. Invece, l’oggetto voluto assume, appena conseguito, un’altra forma e sotto di essa si ripresenta. Esso è il vero demonio che sempre sotto nuove forme ci stuzzica».  ARTHUR SCHOPENHAUER


Su Fronte Unidu Indipendentista.

Nasce la necessità generale di una convergenza delle forze indipendentiste, A-manca pro s'indipendentzia si fa avanti e convoca l'assemblea di Ghilarza di settembre, il tema è l'unità dei movimenti e delle soggettività indipendentiste in vista delle prossime elezioni regionali per la RAS del 2014. 

La domenica mattina, dell'otto settembre 2013, presso la cittadina sarda di Ghilarza, Bilartzi in sardo, si apre l'assemblea rivolta e aperta a tutto il mondo indipendentista; l'intento e la speranza sono di trovare la più grande e aperta disponibilità e adesione dei movimenti, partiti, soggettività sociali,  liberi pensatori e intellettuali indipendentisti sardi, disposti ad  iniziare un percorso di confronto e dibattito per una convergenza politica atta alla formazione e presentazione di una lista elettorale unitaria rispettosa delle visioni e idee delle multi-soggettività presenti.

Nel dibattito anche se molto partecipato e numeroso, di organizzazioni presenti poche e di modesta grandezza, non ci sono, dunque, tutte le realtà politiche sperate della galassia indipendentista, come invece  era nelle intenzioni dei convocanti. 
Dopo previo dibattito*, nasce l'esigenza di dare al nascente fronte un obiettivo che va oltre l'imminente  scopo elettorale;  si fanno le votazioni sui regolamenti e sui punti trattati , e sull'organizzazione del nascente Fronte,  nella sintesi  dice:
 *L'assemblea ritiene necessario costruire un fronte indipendentista per le elezioni del 2014 aperto a tutte quelle forze indipendentiste che si riconoscono nel progetto, che va oltre le elezioni,  progetto di liberazione nazionale e sociale; ogni sensibilità verrà rispettata.
assemblea ad Assemini  CA
A distanza di un mese, nelle varie province sarde si sono svolte le assemblee territoriali, come da copione; 
In provincia di Cagliari si è tenuta ad Assemini, la partecipazione ha visto una ventina o poco più di persone che hanno assistito al dibattito, mentre gli aderenti erano quindici.

Negli interventi che possiamo dire di ordine generale, ci sono punti di vista che hanno espresso visioni e intenti comuni i punti votati dalla maggioranza, mentre ci sono questioni che aprono grandi differenze e disomogeneità politiche che  evidenziano letture e proposte radicalmente diverse , per esempio sull'intervento e sul sostegno da darsi nella crisi strutturale generale del mondo del lavoro e sulle soluzioni da adottare. 

Sulla questione industriale, si dipanano punti di vista molto diversi che se non vogliamo definirli opposti sono certamente molto distanti;
personalmente penso che in Sardinya sia ora di farla finita con l'epoca della industria completamente estranea alla cultura del territorio asservita a dogmi di funzionalità coloniale di occupazione del territorio e di cancellazione delle specificità intellettuali  delle conoscenze esistenti dei lavori tradizionali, sono inaccettabili progetti industriali come le cattedrali nel deserto di nostra conoscenza che generano depauperamento dei valori sociali, la distruzione ambientale, lo stravolgimento culturale e le tradizioni sarde. 

Un altro punto che mi dà notevole fastidio è la questione "democrazia", ovvero la pratica della delega previo voto segreto; 
perché così non si rispettano le molteplici situazioni e soggettività espresse nel territorio, vuoi per mancanza di strutturazione  o di leggerezza partecipativa , si va a premiare elettivamente con i delegati, chi ha una struttura di tipo chiuso come un partito. 

Sono per un indipendentismo libertario, aperto , flessibile, leggero e non sudditante a dei vertici di qualsivoglia idea politica sia;
dico questo perché il Fronte Unidu Indipendentista non si è dato solo una intenzionalità elettoralistica , per cui sarebbe superfluo ragionare più a fondo nello sviluppare una condotta di fine, si, se fosse appunto solo elettorale nulla ci sarebbe da dire;
ma proprio perché di più lunga durata e con obiettivo di liberazione nazionale, mi permetto di fare questo intervengo e dico quanto penso sulla prospettiva che va oltre l'evento 2014. 

L'impressione che ho avuto domenica , confesso, non mi è piaciuta,  ripensando ai propositi espressi a Ghilarza su democrazia, inclusione di tutte le soggettività ecc, mi pare che esse vanno a collidere con quanto ho detto sopra, ovvero  che quanto ne viene fuori sono ripetizioni di schemi politici e organizzativi che si dimostrano aperti solo in apparenza; il metodo è fatto in modo da far vincere o prevalere soggetti già pre-strutturati per l'occasione o chi ha già struttura partitica collaudata ed in un certo senso piramidale verticista, nulla a che vedere con le soggettività sparse spontanee ed autorganizzate diffuse sul territorio che restano senza relatori ne rappresentanti, il contrario della cosidetta "democrazia" diretta. 

Autorganizzazione, orizzontalità.. indipendentismo e idealità,  è liberazione soggettiva.

Non mi riconosco in un apparato di tipo "centralista democratico" di antica memoria staliniana, verticista piramidale, con apparati referenti ad un "capo supremo", sebbene con deleghe.
Sono per l'autorganizzazione, orizzontale, che predilige le assemblee aperte e a voto palese, via via che si pongano le problematiche da affrontare e risolvere , credo nell'agorà in un indipendentismo che generi indipendenza personale intellettuale, un uomo libero nel vero senso della parola, libertà non solo di natura geopolitica, ma che sia strumento di chiarezza di critica aperta di flessibilità ideale, libertaria, senza dogmi, dei o santoni,  da seguire fideisticamente o a cui sottostare, tipo: " nel nome della democrazia" oppure SACRIFICI perché " l'Europa ce lo chiede", che nascondono oscene parti di servilismo e di privilegi doverosi, ecc.

auto-organizzazione o organizzazione comunista? ..... I due termini, infatti, non sono in opposizione tra loro, ma dialetticamente connessi; o meglio: possono esserlo e lo sono, a misura che l’auto-organizzazione sia veramente tale, nata e costruita alla base, da e per coloro che vi partecipano collettivamente, ed a misura che l’organizzazione politica che si definisce comunista lo sia veramente nella sua fisionomia "separata", ma dentro il movimento stesso, cui si rivolge per dirigerlo e di cui è parte.     L'auto-organizzazione compare spontaneamente e i suoi effetti sono più stabili ed efficienti sulla struttura e sul comportamento dei sistemi aperti. Questo genere di sistemi è tipicamente lontano dall'equilibrio termodinamico e tende a scambiare energia, materia o informazione con l'ambiente esterno. Un sistema auto-organizzato muta la sua struttura fondamentale in funzione della sua esperienza e del suo ambiente. Tutte le entità che prendono parte all'interazione (componenti del sistema, agenti) agiscono in base a semplici regole e tendono a creare ordine dal caos senza possedere una visione dello sviluppo globale.
Libertarismo, dal francese libertaire, è un termine che indica un'ideologia che si basa sulla libertà come valore fondamentale, anteponendo la difesa della stessa ad ogni autorità o legge, ed è quindi sinonimo di anarchismo. Il libertarismo mira cioè ad una forte limitazione o ad una eliminazione del potere dello Stato e alla massimizzazione della libertà individuale e politica. 

Ritengo che l'indipendentista ha diritto  ad essere libero; che sia  uomo o donna ha diritto ad essere persona completamente libero/a nell'azione  nel pensiero , nell'intimità spirituale,  nelle scelte personali di qualsiasi livello o cosa che esse siano, non possono essere assoggettabile ad alcun dovere sovrastante, nel rispetto dell'umanesimo, della persona e del bene comune.

L'indipendentismo è il fenomeno politico caratterizzato dal rivendicare l'indipendenza di un territorio dalla sovranità di uno Stato; spesso,in senso spregiativo, si usa anche il termine separatismo o secessionismo.
Un fenomeno pur analogo ma da ritenere distinto, in quanto meno radicale negli scopi e in genere fondato su considerazioni di diversa natura, è l'autonomismo, che si prefigge come scopo l'ottenimento di maggiori poteri nell'amministrazione di una località che rimane comunque sottoposta alla sovranità dello Stato.
È da notare che i fenomeni di indipendentismo spesso si basano sulla rivendicazione del principio di autodeterminazione dei popoli, così com'è riconosciuto nel Diritto Internazionale, e fondano la legittimità di simili rivendicazioni sulla storicità di una passata indipendenza del territorio medesimo e sulla specificità culturale del popolo che lo abita. Spesso si fa ricorso al principio e all'idea dello stato-nazione, rivendicando uno Stato sovrano a una diversa nazionalità del popolo che abita un territorio appartenente a uno Stato che lo contiene. Su Partidu Sardu Indipendentista Sotzialista Libertariu  
Il malcontento provocato dalla linea politica autonomista, preferita a quella indipendentista emersa nel Congresso di Porto Torres del 1980, determinò l'uscita di numerosi dirigenti e militanti della base sardista che unendosi al nucleo storico di Su Populu Sardu e ai movimenti della sinistra extraparlamentare sarda e antagonista diedero vita intorno al 1984 al Partidu Sardu Indipendentista Sotzialista Libertariu, primo nucleo storico dell'attuale movimento indipendentista.

Globalizzazione Europa euro e liberismo, debito e territorio, idee e programmi economia e visione globale

La globalizzazione è un asservimento costruito e fondato sull'ideologia liberista per aumentare la ricchezza dei pochi a discapito del 99%, le élite private dei ricchi della terra è quell'1% che esprime  tramite tutte le istituzioni fondate allo scopo: FMI, BANCA REGOLAMENTI INTERNAZIONALI, WTO, BILDEBERG, TRILATERAL.. che stride con gli interessi dei popoli.

La globalizzazione sta realizzando una nuova forma di dominio imperiale nella quale il grande capitale multinazionale, attraverso il mercato, priva di sovranità e di autonomia politica le organizzazioni locali, i sindacati, i partiti e le istituzioni deliberative.... 
Non esiste l'economia , ma esiste l'economia politica , ovvero esistono le scelte che si possono fare, e le scelte fatte, ed esse non  vanno bene a tutti in quanto l'interesse d'esse o serve all'uno o serve all'altro; 
il bene comune negli interessi comuni a tutti non può coesistere , molti interessi sono contrapposti, di fronte a interessi contrapposti non ha senso fare interessi di tutti ma si sceglie politicamente;  
non c'è interesse comune tra il 99% e l'1% poiché la maggioranza della popolazione (99%) in questi anni di sfrenato liberismo si è estremamente impoverito mentre il restante 1% si è ulteriormente arricchito, questo dimostra che gli interessi sono contrapposti;perciò chiedere all'1% ricco che nulla ha a che vedere con gli interessi del 99% di parlare di bene comune è inutile oltre che stupido pensare che ciò sia possibile farlo,  l'1% il suo bene comune lo fa già, siamo noi che facciamo il loro bene anziché il nostro.
Bisogna fare una scelta di campo, la politica è obbligata a scegliere e le scelte politiche devono decidere a chi dare vantaggi e a chi penalizzare , se noi scegliamo l'interesse del 99%, che rappresenta la maggioranza della popolazione,  va a discapito degli interessi dell'1%;
chi è questo 1%?  esso è l'espressione delle élite creditizie finanziarie , che sono i trust finanziarizzati che le grosse imprese multinazionali  collegate ai colossi bancari si fondono in un unico trust  finanziario, mercantile, e industriale;  essi sono i super-ricchi..
A cosa dobbiamo questa assurdità?
Al vuoto di pensiero e che in questi anni ha portato all'espansione del pensiero liberista che  asserve solo l'1% , a motivo di questo vuoto di pensiero si è imposto il pensiero liberista  ed ha comportato l'acquisizione del pensiero unico, da cui difficile è uscirne, se non vi è un impegno serio da parte dei partiti e dei politici nel voler elaborare e aprire una nuova visione politico economica e sociale.
L'Europa oggi, è l'espressione degli interessi delle oligarchie e degli interessi finanziari bancari e delle multinazionali a danno dei popoli tutti, e le politiche di austerity che portano al continuo impoverimento sono una strada mortale per tutti i popoli assoggettati , di conseguenza penso si debba uscire da questa autorità sovranazionale che impone queste politiche economiche ai popoli e sostiene le caste dominanti;   Fabio mi ribadisce che L'europa  sta nell'idealità socialista, si certamente , ma non possiamo chiudere gli occhi alla realtà per dirla come piace  a Sara ed essere PRAGMATICI.
Vedete come si sta muovendo la Germania e cosa pensa di fare verso chi non accetta la "Demcrazia europea" (leggi euro)
 La Germania si sta interrogando se la sua potenza (ed impegno) militare sia adeguata a quella economica, anche se limitatamente ad una veste europea (e notasi, a lanciare questo messaggio è stato niente meno che il Presidente della Repubblica tedesco, J. Gauckt 
Tagesspiegel espresse pubblicamente l’ipotesi proprio di un intervento militare in Grecia al fine di fare quello che si è paventato sopra, ossia sostenere un governo pro- Euro (riferimento viii; la ragione dell’intervento nell’articolo citato era la necessità di mantenere integra la democrazia in tale Paese, ma i risultati non cambiano). O che dire del commento del Frankfurter Allgemeine Zeitung (riferimento viii) sulla possibilità di un intervento in Grecia in quanto incapace di proteggere i i suoi confini europei da ondate di migranti, forse questa versione vi suona più famigliare… 
Mi chiedo come si fa ad essere ciechi e non vedere davanti a noi lo scempio che questa Europa di rapina ha messo in atto,  che sta radendo al suolo con grandi sofferenze interi popoli (Grecia), lavoratori, famiglie e aziende ridotte al lastrico, in nome dell'austerity tedesca, che altro non fa che l'interesse nazionale Germanico?
Dove vivete per non vedere questo dramma?


La Germania in particolare, che stigmatizza l’importanza e l’inevitabilità dell’austerity oltre a suggerire la conseguente necessità – e questa è la vera novità – di aggredire i capitali privati al fine di abbattere il debito nazionaleQuesti sono ingredienti che porteranno inevitabilmente ad una forma di tassazione coercitiva dei capitali mirata ad intaccare direttamente o indirettamente il risparmio privato (ossia, colpendo proprio l’asset dove l’Italia è più ricca, vedasi il grafico successivo).A German wealth tax- Umfairteilung - The Economist


L'economista Piga dice: l’euro così com’è molte cose non vadano nessuno ormai lo contesta. Il dibattito si sposta su come riformare la moneta unica o come abbandonarla.  
Bertelsmann Stiftung, eminente think tank tedesco, relativamente ai supposti effetti legati ad un’uscita selettiva dall’euro. Il documento si intitola “Economic impact of Southern European member states exiting the eurozone”, del Giugno 2012. Secondo l’autore, tale documento non ha avuto l’eco che meritava, soprattutto in relazione ai contenuti espressi, che si ritiene molto “forzati” per quanto riguarda il coinvolgimento dell’Italia, oltre che per le conseguenze di una interpretazione acritica  dei risultati proposti. Tale documento va letto congiuntamente con il più conosciuto “twin paper” della stessa fonte del Gennaio 2013, in cui si dà conto di come il vantaggio competitivo accumulato dalla Germania negli ultimi 12/13 anni sia ascrivibile in buona parte – sebbene non completamente – all’adozione della moneta unica (“How Germany Benefits from the Euro in Economic Terms”).  
In armonia con il pensiero tedesco di prelevare almeno il 15% dei depositi dei correntisti italioti si esprime in tal senso anche il FMI:
Nonostante siano anni che cerco di avvisare i miei lettori e\o i clienti del mio studio di consulenza circa il rischio di un prelievo forzoso sui conti correnti, in Italia come nel resto d'Europa, ecco che la conferma di questa profezia viene adesso confermata anche dallo stesso Fondo Monetario Internazionale (FMI).
Nel recente report semestrale "Monitor delle finanze pubbliche" i diabolici economisti del FMI, allo scopo di rimediare alla crisi dei debiti sovrani, hanno esposto la "geniale" idea di imporre un prelievo forzoso del 10% sui conti correnti di 15 paesi dell’area euro (Italia compresa). 
In realtà. la proposta avanzata dal FMI era diventata un facile pronostico già in tempi non sospetti, l'intervista che segue all'economista francese J. Sapir ne è un'evidenza da non sottovalutare:
Jacques Sapir D – Professore, Lei è stato tra i primi economisti europei ed evidenziare i danni provocati dall’euro ed a chiedere la sua fine. In una delle ultime analisi ha scritto che si tratta di una sorte inevitabile. Secondo Lei, quanto tempo ancora ci vorrà e da quale paese potrà partire l’iniziativa?
R – A questo punto bisogna distinguere due problematiche. La prima riguarda l’analisi della situazione economica che l’euro ha creato e delle sue conseguenze. Da ormai quasi tredici anni osserviamo che l’euro non solo non ha prodotto le convergenze macroeconomiche sperate, ma ha invece accentuato le divergenze. 
L’ho detto a più riprese, e ormai questa mia posizione riscuote consenso tra gli economisti. Constatiamo anche che l’euro rappresenta un enorme freno per la crescita nella maggior parte dei paesi che l’hanno adottato, ad eccezione, ovviamente, della Germania. Per finire, si osserva che l’euro fa aumentare i deficit, tanto interni quanto esteri, e che porta verso un debito sempre più grande dei paesi che sono entrati nell’Unione economica e monetaria. Tutto questo è abbondantemente documentato da numerosi autori. 
Siccome l’euro può funzionare solo in una spirale di impoverimento per la maggior parte dei paesi, ne deduco che è destinato a fallire.(...) Al momento, la situazione resta stabile grazie alla Banca Centrale Europea. Ma la credibilità di quest’ultima sta nel fatto che non è stata messa alla prova. Prima o poi i mercati testeranno la risoluzione della Bce, e allora Mario Draghi si ritroverà fortemente in difficoltà. 
Queste condizioni potranno anche provenire dalle tensioni politiche crescenti che l’Euro genera sia tra i paesi membri dell’UME, sia all’interno degli stessi, dove le forze anti-europeiste prendono sempre più peso.Queste tensioni potranno ad un certo punto mettere gli attori politici di fronte alla necessità di dissolvere la zona euro o di uscire dalla moneta unica.(...) 
D - Secondo Lei quanta responsabilità hanno i partiti socialisti europei rispetto all’attuale crisi e da quali forze politiche ritiene possibile un cambiamento? La responsabilità dei partiti socialisti europei è schiacciante. E’ prima di tutto diretta: questi partiti si sono arresi senza condizione davanti alle esigenze della finanza e del capitale; hanno imposto delle politiche di austerità inaudite alle popolazioni e sono di conseguenza fortemente responsabili della stagnazione economica che viviamo. 
R - Ma resiste anche una responsabilità indiretta. Nel pretendere che non esistono altre soluzioni oltre l’austerità, nel proclamare il dogma dell’euro ed ipotizzando scenari catastrofici nel caso di un’uscita, tali partiti socialisti hanno costruito un discorso politico che blocca la situazione ed è parte integrante della crisi. Ragion per cui non si potrà uscire dalla crisi se non attraverso la distruzione di questi partiti, la loro implosione, e delle ricomposizioni politiche importanti. E’ quello che stiamo assistendo in Francia ed in Grecia. 
 Invece di pensare di uscire da questa Europa di usurai e malfattori, con ciò che ne consegue per chi esce chi rimane , si fa una politica dello struzzo e si nasconde sotto il tappetino l'evidente incapacità come denuncia l'economista Gustavo Piga:
La manipolazione dei dati del governo italiota, complice della padrona Merkel e dell'austerity, per nascondere le verità evidenti al popolo che la cosa giusta da fare è cambiare i regolamenti dell'europa liberista oppure  di prendere la decisione giusta: l'uscita dall'euro; Nessun Governo Italiota ha mai osato fare quanto si accinge a fare il Ministro  Saccomanni: non solo trucca il PIL, ma contemporaneamente sgonfia le spese per interessi. Dell’1% del PIL, 16 miliardi, una cifra colossale, una bugia incredibile fatta per evitare che impietosamente i conti pubblici raccontassero la vera sconfitta di questo esecutivo: la sua incapacità di saper fare politica economica.
 Dati macroeconomici sull'Italia:
- Debito Pubblico: 2.075 miliardi di euro- Prodotto Interno Lordo: -1,8% (variazione acquisita 2013).- Rapporto Debito/Pil: 130,40% (previsioni MEF per il 2013).- Rapporto Deficit/Pil: 2,9% (previsioni MEF per il 2013).- Disoccupazione: 12%.- Disoccupazione giovanile: 39,5%.- Interessi pagati sul debito pubblico: circa 100 miliardi l'anno
Contributi per la stabilità delle economie nell’Eurozona versati dall’Italia:
- circa 10 miliardi per prestiti bilaterali (effettuati dall'Italia direttamente alla Grecia); - 32 miliardi nei confronti dell’EFSF; - 8,6 miliardi per il nuovo organismo ESM.In sostanza, i prestiti e i contributi versati dall’Italia a partire dal 2010 fino al secondo trimestre 2013 ha raggiunto la cifra complessiva quasi 51 miliardi di euro.
Non è più accettabile, a fronte di un mancato cambio di rotta  delle politiche economiche europee che portano all'indebitamento forzoso dovuto ad una moneta estranea, gestita da una banca privata la BCE , in contrapposizione agli interessi e alle economie locali dei popoli europei del euromed, continuare a non tenere conto di un default o di una cancellazione del debito, come era uso anche fare nell'antichità:

IL DEBITO: la storia raccontata da parte dei creditori e ripristinare la verità storica. La cancellazione del debito generalizzata si è verificata più volte nella storia. 
Il regno di Hammurabi, “re” di Babilonia (situata nell’attuale Iraq), iniziò nel 1792 avanti Cristo e durò 42 anni. Quello che la maggior parte dei manuali di storia non dice è che Hammurabi, come altri governanti delle città-Stato della Mesopotamia, proclamò in varie occasioni un annullamento generale dei debiti dei cittadini con i poteri pubblici, i loro alti funzionari e dignitari. Quello che  stato chiamato il Codice di Hammurabi fu scritto probabilmente nel 1762 avanti Cristo. Il suo epilogo proclamava che “il potente non può opprimere il debole, la giustizia deve proteggere la vedova e l’orfano (…) al fine di rendere giustizia agli oppressi”. Grazie alla decifrazione dei numerosi documenti scritti in caratteri cuneiformi, gli storici hanno trovato la traccia incontestabile di quattro annullamenti generali del debito durante il regno di Hammurabi (nel 1792, 1780, 1771 e 1762 A. C.). 


Nel 432 avanti Cristo, Neemia, certamente influenzato dall’antica tradizione mesopotamica, proclama l’annullamento dei debiti degli ebrei indebitati verso i loro ricchi compatrioti. È a quell’epoca che si redige la Torah. La tradizione degli annullamenti  generalizzati del debito farà parte della religione ebraica e dei primi testi del cristianesimo tramite il libro di Levitico che proclama l’obbligo di annullare i debiti ogni sette anni e in ogni giubileo, cioè ogni 50 anni. 
Queste argomentazioni sono  motivo della mia difficoltà di accettare il "centralismo democratico" adottato dentro il Fronte, come la formazione di queste deleghe che servono solo a dare ossigeno ad una società passata e finita che si vuole riproporre nonostante sia già morta; se si vuole riprodurre  gli stessi leit motiv di essa, che sono  ingabbianti e schiavizzanti, io non ci stò.  




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