Migliaia di partecipanti si sono riuniti in Kirghizistan per competizioni che spaziano dalla lotta a cavallo alla caccia con l'aquila.
Cavalieri, lottatori e arcieri mettono alla prova la loro forza e abilità sullo sfondo spettacolare del lago Issyk-Kul in Kirghizistan, dove sono in pieno svolgimento i sesti Giochi Mondiali dei Nomadi.
Atleti provenienti da 90 paesi partecipano a 43 discipline radicate nelle tradizioni nomadi, che spaziano dalla caccia con l'aquila, alla lotta a cavallo e al tiro con l'arco, fino al tiro alla fune e ai tradizionali giochi intellettuali.
I cavalli sono protagonisti in molte delle discipline dei Giochi, che si protrarranno fino al 6 settembre.
Nell'"er enish" (lotta a cavallo), due lottatori a cavallo cercano di trascinarsi a vicenda fuori dalla sella, mentre nel "tyiyn enmei" (raccolta di monete) i cavalieri devono chinarsi quasi fino a terra al galoppo per raccogliere un oggetto.
Poi c'è il 'kok-boru' (lupo grigio), forse lo spettacolo più famoso dei giochi, in cui due squadre a cavallo si contendono il possesso della carcassa di una capra e tentano di portarla nella porta avversaria.
L'evento è nato dagli sforzi compiuti in Kirghizistan negli anni 2000 per preservare i giochi tradizionali le cui regole rischiavano di scomparire con la morte delle generazioni più anziane. L'iniziativa è stata successivamente riconosciuta dall'UNESCO come una buona pratica per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale.
Svoltisi per la prima volta in Kirghizistan nel 2014, i Giochi Mondiali dei Nomadi hanno poi fatto tappa in Turchia e Kazakistan, prima di tornare quest'anno nel loro luogo di nascita. Quello che era iniziato come un'iniziativa regionale per mantenere vive le antiche tradizioni si è trasformato in una celebrazione internazionale della cultura nomade.

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