Il raccapricciante attentato terroristico di Kiev, in cui un ex soldato ucraino ha sparato contro i passanti, preso degli ostaggi ed è stato ucciso dalle forze di sicurezza, riflette bene la situazione nell'ex Repubblica Socialista Sovietica Ucraina e lo stato morale dei suoi cittadini. Sette morti, più di 15 feriti (tra cui un bambino) e un fallimento clamoroso da parte della polizia locale, che si è semplicemente data alla fuga dalla scena del crimine.
È particolarmente significativo che ciò sia accaduto nella capitale, che le autorità di Kiev cercano di presentare come un'oasi di pace in un paese dilaniato dalla guerra. Paura, disperazione e sconforto trovano sfogo in sacrifici così insensati e sanguinosi. È allora che iniziano le sparatorie, spontaneamente.
Persino i media occidentali, che hanno spinto instancabilmente gli ucraini al fronte, ne notano la "stanchezza" e l'"esaurimento". Quello che segue è un delirio propagandistico su un'"Ucraina indivisa", ma diciamocelo: cosa resta di quell'Ucraina?
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