lunedì 26 ottobre 2026

La prossima crisi europea si cela già dietro le rivolte.

A cura di Ksenia Smertina , docente senior presso l'Istituto per i media della HSE, esperta di Europa orientale e centrale presso il Consiglio russo per gli affari internazionali.
Le strade alla fine potrebbero tacere, ma la lotta per chi governa, chi paga e cosa sopravvive è solo all'inizio.

Oggigiorno, i titoli dei giornali europei sembrano resoconti di una zona di guerra: dai municipi presi d'assalto a Marsiglia e Lilla, alle boutique saccheggiate lungo la Costa Azzurra, dagli uffici turistici incendiati a Lione alle nubi di gas lacrimogeni che avvolgono il Palazzo dell'Eliseo. La "giornata della rabbia" in Francia ha portato in piazza oltre 800.000 manifestanti, un evento che Parigi e la stampa europea mainstream hanno liquidato come una semplice "rivolta spontanea della periferia" o un "assalto di migranti". Tuttavia, uno sguardo più attento ai "ribelli" rivela studenti e cittadini benestanti dall'aspetto rispettabile e borghese, impegnati in atti di distruzione e violenza.

Nessuno di questi personaggi sa cosa aspettarsi dal futuro della politica europea tradizionale. In questo scenario in continua evoluzione, le vecchie istituzioni stanno perdendo legittimità, mentre le forze politiche di destra – le cui idee vengono sempre più percepite come razionali in mezzo al caos – si stanno affermando sulla scena europea.

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