giovedì 8 agosto 2013

Cosa dovete pensare

Cosa dovete pensare

keinpfusch.net


Ho sempre letto i giornali italiani interpretandoli come si faceva ai tempi della prima Repubblica. A quei tempi avevate  RAI1 democristiana, RAI2 Socialista, RAI3 comunista, e osservandole tutte (e poi dividendo per il partito) ottenevate, qualche volta, i fatti. Allo stesso modo e' possibile procedere coi giornali online di oggi, a patto di conoscerne le proprietà. Come avrete notato, il Corriere ha cambiato proprietà diventando una proprietà FIAT, per cui occorre capire in che modo cambierà.

Prendiamo un esempio. Quando l' URSS invase l'Afghanistan, RAI1 disse che l' URSS aveva occupato un paese per ridurlo sotto la schiavitù comunista. Un atto di imperialismo guerrafondaio che meritava di boicottare le olimpiadi di Mosca. RAI2 disse che l' URSS era "intervenuta" in Afghanistan  per fermare la guerriglia, occupandolo, e che sotto il gioco sovietico c'erano repressione e violenza e che gli USA avevano deciso per questo di boicottare le olimpiadi. RAI3 disse che l' URSS era intervenuta su richiesta del governo afgano, per aiutare gli afgani contro i guerriglieri. E che gli americani , oltre a finanziare i guerriglieri, stavano boicottando le olimpiadi.


C'era un fondo di verita' in tutte le versioni, ma come potete vedere se eravate comunisti vedevate l' URSS correre in soccorso di un governo legittimo ed alleato, contro dei guerriglieri. Se eravate democristiani vedevate gli USA intenti a salvare gli afgani da una invasione imperialista. Poiche' ognuna delle tre fazioni aggiungeva parte di verita' alla notizia, ma solo una parte, occorreva guardare tutti e tre i tg per avere piu' fatti possibili, poi occorreva scremare il resto, facendo la media pesata.


Si trattava di fatto di una specie di campo vettoriale, nel senso che si sapeva bene che bisognava moltiplicare per mille le malefatte dei sovietici e dividere per mille quelle degli USA quando si guardava RAI3,  e il contrario quando si guardava RAI1. Rai2 aveva una posizione su questioni internazionali che dipendeva dalla visione di Craxi e De MIchelis, dunque gia' piu' difficile da decifrare.



Coi giornali attuali le cose si possono leggere altrettanto bene, a patto di poter ricostruire il campo vettoriale. Occorre un analogo di "bisognava moltiplicare per mille le malefatte dei sovietici e dividere per mille quelle degli USA quando si guardava RAI3" per ogni giornale.


Chi sono oggi i russi di allora, per la proprietà del Corriere. Com'e' la geografia della nuova proprietà?


Potete leggerla sulla Stampa: sono piemontesi. E quindi un pochino di provincialismo piemontese, con la sua ossessione verso la Francia , dovete averlo. Tipo cosi' : http://estory.corriere.it/2013/07/29/colbert-delocalizzazione-made-in-france/



Ma non e' solo la Francia il punto. Il problema della famiglia di fabbricanti di lamiera e' che il malvagio maligno della situazione si chiama Germania. Ma non, come credete voi, perche' la BCE blabla o perche' L' Euro BlaBla. 

Semplicemente per DUE motivi:
  • La prima e' che agli Elkann, per compensibili motivi, il passato della Germania non va giu'.
  • Il secondo e' che a Marchionne non va giu' che l'industria dell'auto tedesca lo sbeffeggi.
Insomma, dovete aspettarvi che il Corriere diventi sempre piu' antitedesco. Come lo e' gia' la Stampa, se per esempio  osservate gli articoli di Zatterin: i partigiani belgi di Bruxelles scrivevano molto piu' delicatamente dei tedeschi nel 1943.


Quindi, da ora in poi la Germania per il corriere e' quello che era l' URSS per RAI1. Il nemico di cui parlar male. D'altro canto Marchionne viene da dove viene, e quindi dovete aspettarvi un attimo che gli USA e il Canada siano sempre un pochino il paradiso. Apprendiamo oggi che si, solo in meta' degli USA, e si, solo in alcune citta', e si', solo in UN settore, gli usa si stanno rialzando e la crisi e' finita.



Ma lo stesso si potrebbe dire anche dell' Italia. Solo in una citta', e solo in UN settore , magari la crisi non si sente. Vero per qualsiasi nazione, dal burkina faso alla Svezia. Basta restringere abbastanza il numero di citta' e il numero di settori, e possiamo dire che "i ristoranti sono sempre pieni".  Silvio Docet.



Altra ossessione di Marchionne, che il Corriere sicuramente riprendera', e' la questione dei rapporti tra industria e sindacato. La famiglia Agnelli , e relativa discendenza, ha gli stessi ideali di qualsiasi industriale OTTOCENTESCO a riguardo dei rapporti coi lavoratori. Quando si vanta di aver trattato questo e quello coi sindacati americani - come se fossero buoni - dimentica che i sindacati americani di cui parla hanno la forza, finanziaria e di riflesso nel CDA, da creargli grossi , enormi problemi. Non e' che Marchionne abbia SCELTO di trattare coi sindacati americani: se non lo avesse fatto, gli avrebbero fatto il culo a strisce.



Su quanto sia stato spettacolare il "rilancio" di Crysler per i lavoratori, basta poi osservare il recente Default di Detroit, causato da un rapidissimo spopolamento che ha fatto calare le entrate fiscali, al punto che il comune non riesce piu' a tenere in assetto interi quartieri che si sono svuotati. Per essere un posto ove l'industria e' florida e i lavoratori sono felici, sembra quasi che la florida industria non paghi tante tasse al comune, e i lavoratori siano scappati.



Tuttavia, sul Corriere vedrete , da ora in poi, parlare della bellissima vittoria di lavoratori ed azienda a Detroit. Aha. Anzi, credo che la notizia del devastante fallimento della citta' e dei problemi che ne seguono, a breve non sentirete piu' parlare: se nell' Italia di Mussolini non potevate scrivere che un tizio si era suicidato perche' "col fascismo tutti erano felici", nel Corriere di Marchionne non potete scrivere che a Detroit e' un casino di servizi che non funzionano, che gli operai sono scappati da quell' inferno, e che nonostante le industrie si dicano "salvate", l'impatto sociale , cioe' il benessere di questi salvataggi, non si e' visto neanche di striscio.


Lo stesso atteggiamento ovviamente verra' seguito verso i sindacati. Va da se' che con una visione ottocentesca dei sindacati, il Corriere abbia festeggiato l'entrata di Marchionne nella proprieta' con un bell'articolo sulla Camusso contestata da un'operaia. Ora, chiunque abbia mai avuto un padre operaio - come me - sa che i sindacalisti che parlano ricevono bulloni (nell'industria. Anzi, no: per la precisione, ricevono DADI. Il bullone e' una cosa diversa dal dado), nell'edilizia devono scansare mattoni,e  quindi si tratta di fenomeni normalissimi. 

Non che la Camusso mi stia simpatica (e' ottocentesca quanto Marchionne, sa di Rosolio ed Abbecedario) , ma un filmato della Camusso contestata e' una specie di cameo, il rumore dello Champagne che stavano stappando a Torino.
In pratica, il nuovo "Corriere" da oggi cerchera' di convincervi di una cosa:
  1. Negli USA i sindacati sono bellissimi perche' non esistono, quando esistono e sono forti sono bellissimi perche' con loro si puo' parlare , anche perche' se non lo fai ti aprono come una cozza. Quando non esistono sono ancora meglio.
  2. La Crysler e' stata salvata e tutti sono felici. Il fatto che Detroit sia deserta perche' gli operai se ne sono andati e il rilancio non ne cambia il destino e' propaganda di Stalin. Il il Default della citta' spopolata e senza entrate non vuol dire che Crysler non abbia responsabilita' sociale o non contribuisca all'economia locale di una sega , e' il destino cinico e baro.
  3. La Germania, con le sue orrende case automobilistiche, e' il MALE. Non hanno voluto vendere Opel (per non trovarsi il nemico in casa. Che malvagi) e sul mercato stanno facendo Fiat a strisce. E hanno i sindacati,e  pagano bene gli operai. E funziona.  Miseria, terrore, morte!
  4. Il Sindacato Italiano e' il male perche' si. Opprime le industrie, alla fine dei conti anche alla Thyssen non si puo' certo pretendere che si spendessero soldi per la sicurezza. Se un Santo Industriale ha bruciato vive un pochino di persone, essendo l' Industriale infallibile come il Papa in materia di lavoro, allora quelle persone andavano bruciate. E' la competitivita' , baby.  
  5. In USA va tutto bene. E se non ci credete, sapranno indicarvi quei due chilometri quadri ove il settore degli impagliatori di oloturie sono in pieno boom industriale. E' l'innovazione, baby. Le oloturie sono il nuovo nero.
  6. I nostri cugini Francesi, che sono anche un poco cugini Canadesi dal punto di vista di Marchionne, quanto sono intelligenti. E quanto invidiamo di non essere un pochino francesi anche noi di Torino, che ci sentiamo cosi' inferiori a Carla'. Contessa di Sbrausmustenhaus, rosolio per tutti! Ah, la tauromachia! Umile Bepin!
E' impressionante vedere come sia IMMEDIATAMENTE cambiata la comunicazione del corriere sin dal giorno dopo: ormai il giornalista medio deve essere una specie di prostituta esperta di GFE (GirlFriendExperience), la famosa abilita' della prostituta di comportarsi come se foste fidanzati da dieci anni. Il giornalista del corriere evidentemente e' capace di cambiare padrone con la stessa facilita' di una prostituta.


Immediatamente dopo la presa del corriere, sappiamo con certezza che se cercate di emigrare nella Ex Germania dell' Est (oppure a Berlino, se non aprite mai una carta geografica per capire dove si trovi) sarete in concorrenza con milioni di persone che sono disposte a lavorare per meno e sara' duro inserirsi. 

E c'e' bisogno di fare ben due post per dire "e' inutile andare ALL'ESTERO, perche' a Berlino e' andata male a mio cugino". Ragazzi, RAI3 almeno la sapeva mettere giu' bene.


Anche in politica non bisogna aspettarsi di meglio dal nuovo corriere. Oltre ai vecchi strali di finanzieri preoccupati, M5S ha osato dire questo, http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/piemonte/2011/01/delocalizziamo-marchionne.html quindi sono dei comunisti distruttivi che non vanno da nessuna parte, e la FIAT non sta delocalizzando ma sta investendo nel mondo. Solo che vende meno auto, e ancora non annuncia nuovi modelli. Ma l'investimento di Marchionne è così: investi altrove per non fare un cazzo ovunque.



Di fatto quello che otterrete sara' una specie di Unita', solo che anziche' il malvagio occidente imperialista c'e' la Germania, e ovviamente gli USA sono il paradiso, ma in francia hanno un accento cosi' chic. E mi raccomando, Umile Bepin, non credere ai sindacalisti. 

Di per se' non c'e' nulla di male, nel senso che ai tempi di RAI3 tutti sapevano benissimo che quando si parlava di USA, URSS, Sindacati e Politica su Rai3 la verita' pendeva un pochino a sinistra: appena arrivava Bianca Berlinguer sullo schermo vi sentivate gia' un pochino piu' sovietici di prima, e gia' iniziavate a sentire un suono di Balalajka e di Matrioska. Quindi era ovvio che per arrivare dal TG3 ad un barlume di verita' dovevate sempre virare a destra di quasi 90 gradi.

Quindi non c'e' niente di strano se il Corriere decide di diventare la voce di Marchionne, col solo vincolo di saperlo. Voglio dire, nessuno vi arrestera' mai se girate coi soldi del Monopoli in tasca: quei soldi non pretendono di essere veri. Al contrario finireste in carcere girando con dei soldi falsi , perche' quelli pretendono di essere veri.

Allora, quello che bisogna fare e' semplicemente chiarire che cosa sia il corriere e dove mira ad arrivare. Perche' se leggete oggi l' Unita' sapete benissimo che cosa leggete, nonostante tutto, e quindi sapete che basta virare a destra le notizie e siete a posto. Al contrario, col Corriere non arriva nessuna mappa; la militanza non e' nota ai piu': insomma, soldi falsi che pretendono di essere veri, e non i buoni , sani, vecchi soldi del monopoli che tutti sanno essere falsi, e quindi tutti sanno come usare.

Se almeno qualcuno oggi scrivesse "Il Corriere , giornale di Marchionne" da qualche parte, almeno il dubbio verrebbe. 


Ah! La tauromachia! 


Uriel
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mercoledì 7 agosto 2013

Il patto: Renzi a capo di un’Italia svenduta alla Germania

Il patto: Renzi a capo di un’Italia svenduta alla Germania

Stanno cercando di vendere l’Italia: Renzi e De Benedetti alla Germania, Prodi alla Cina. In cambio, dai futuri padroni puntano a ereditare il controllo su un paese che, grazie a loro, sarebbe ridotto a un semplice protettorato. Pur nei suoi aspetti sgradevoli e controversi, la battaglia che Napolitano ha affidato a Letta e Alfano mira a scongiurare la svendita rovinosa del paese, mantenendo un rapporto strategico con gli Usa proprio per evitare la capitolazione definitiva di fronte a Francia e Germania, interessate a “smontare” il loro competitore più scomodo: l’Italia è ancora la seconda potenza manifatturiera d’Europa. E’ la tesi del professor Giulio Sapelli, secondo cui persino il governo Monti fu un tentativo di limitare i danni. Sapelli denuncia un vero e proprio complotto contro l’Italia, organizzato da un establishment che include “Repubblica”, settori di Bankitalia e dirigenti di Confindustria che fanno capo a Luca Cordero di Montezemolo. L’uomo su cui punterebbero? E’ Matteo Renzi.
I renziani, che remano contro il governo Letta, «sono organici al gruppo di De Benedetti», dichiara Sapelli a Lorenzo Torrisi, in un’intervista pubblicata Giulio Sapellida “Il Sussidiario”. «Oltre a volere un capitalismo subalterno al sistema franco-tedesco, perseguono un altro scopo: dare una spallata definitiva alle componenti di sinistra, sia cattoliche che ex Pci, all’interno del Pd». Quando ha incontrato la Merkel a Berlino, Renzi non ha spiegato di cosa abbiano parlato. D’Alema, ricorda Sapelli, ha auspicato che Renzi avesse detto alla Merkel che la sua politica è sbagliata. Invece: «Il fatto che non abbia detto nulla mi fa venire il dubbio che abbia offerto il suo assenso alla politica della Cancelliera». Il punto centrale resta l’industria, ovvero la piccola e media impresa, cuore del sistema-Italia: «Dobbiamo chiederci come saremo dopo la crisi: saremo ancora la seconda potenza manifatturiera o no?».
Sapelli denuncia le manovre di «un piccolo establishment che si sta muovendo per ottenere un’integrazione subalterna dell’Italia al capitalismo franco-tedesco». Letta e Alfano? «Hanno avuto un atteggiamento fermo nei confronti dell’Europa, e a questi signori non piace: vogliono quindi che il governo cada». Da chi è formato questo establishment? «Sicuramente da quella parte di Confindustria che fa riferimento a Montezemolo, così come da De Benedetti: basti vedere il comportamento di “Repubblica” che arriva a chiedere apertamente le dimissioni di Alfano», dopo lo scandalo kazako. Secondo Sapelli, una parte di Confindustria «vuol vedere l’Italia subalterna a Francia e Germania perché ormai non ha più nessuna fiducia in uno sviluppo autonomo manifatturiero del nostro paese», e quindi «lavora e pensa a un’integrazione subalterna di ciò che rimane dell’industria italiana sotto Montezemolol’ombrello protettivo franco-tedesco: in sostanza crede che l’Italia non ce la possa fare, e cerca di venderla al prezzo migliore».
La grande stampa riflette la battaglia in corso dietro le quinte: se “Il Sole 24 Ore” «ha preso solo una sbandata», bocciando il governo Letta, il “Corriere della Sera” «ha una posizione oscillante», e se “La Stampa” preme sempre di più su via Solferino, al “Corriere” è in atto uno scontro che mette in evidenza le divergenze radicali all’interno del mondo bancario, co-azionista del quotidiano milanese: «La linea subalterna e rinunciataria si scontra con quella di Bazoli e Guzzetti. Questi ultimi sanno che verrebbe messo in discussione il ruolo delle banche, anche grazie all’appoggio di una parte di Bankitalia». Il ministro Saccomanni, che viene da Bankitalia, in un recente convegno sulle soluzioni al “credit crunch” «ha aperto le porte ai credit fund, cioè allo shadow banking». Di fatto, per Sapelli, si tratta di un attacco frontale a Bazoli e Intesa, banca che «cerca ancora di difendere un po’ di rapporto con l’industria italiana», come già fatto dallo stesso Passera. «Non a caso anche le banche popolari, che hanno rapporti con le imprese sul territorio, sono De Benedettistate prese a bastonate da Bankitalia».
A partire dal drammatico esperimento-Monti, secondo Sapelli, Napolitano ha perseguito «un obiettivo chiaro: un’integrazione non subalterna dell’Italia nel processo europeo, una non-distruzione della nostra industria a seguito del cambiamento che ci sarà dopo la crisi». Secondo l’economista, «a questi signori, a questo establishment, il fatto che siamo la seconda potenza manifatturiera d’Europa sembra dare fastidio». Via Monti, ecco Letta e Alfano. Ma la regia è sempre la stessa, quella di Napolitano: «Con questo esecutivo, si erano messi insieme gli unici due schieramenti contrari all’egemonia tedesca: il gruppo sociale raccolto intorno a Berlusconi e Prodiquello che finalmente, grazie alla crisi e grazie a Letta, ha capito che l’Italia non può essere subalterna».
Oltre a Francia e Germania, poi, ad avere interessi sull’Italia «c’è anche la Cina, che ha un “ambasciatore” in Prodi: in pratica si tratta di trovare le imprese da vendere a Pechino, che sta espandendo sempre di più la sua influenza in Europa». La Cina ultimamente però vacilla, è in crisi, «grazie proprio al sistema dello shadow banking che Saccomanni invoca per l’Italia». Di certo, aggiunge Sapelli, questo disegno agli americani non sta bene, «perché gli Usa non vogliono un’Italia “tedesca”: la Germania è una potenza anti-americana, quindi non vogliono che aumenti il suo peso nel nostro paese». E questo per Sapelli «è un bene, perché non credo che l’Italia – da sola, inEuropa, senza gli Stati Uniti – abbia un avvenire». Il professore pensa che l’avvenire italiano sia «organicamente legato al rapporto con gli Usa». Ultima annotazione, la Fiat: la banda Marchionne, secondo Sapelli, non fa parte del club che progetta la svendita del made in Italy. Per una sola ragione: per l’industria torinese, l’Italia non esiste già più. «La Fiat fa gli interessi degli Agnelli, che oggi vogliono diventare sempre meno italiani».

Fonte: www.libreidee.org
Link: http://www.libreidee.org/2013/08/il-patto-renzi-a-capo-di-unitalia-svenduta-alla-germania/
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venerdì 2 agosto 2013

Gli afro-sardi, purissimi europei, DNA Sequencing Sardinians Reconstructs European Y Chromosome Phylogeny

La "Sardinya cromosomica è identitaria" ed anche "cosmogonica" con i suoi nuraghi che parlano di astronomia applicata, dalle parole del prof. Zacharia Sitchin possiamo evincere che forse siamo i diretti antenati degli antichi "Anunnaki" che  generarono attraverso la manipolazione genetica una nuova razza terrestre per poterla sfruttare come minatori nello "abtzu" minerario dell'africa sud occidentale ben 300.000 anni fa; 
la notizia del prof. Cucca è  li ad aprirci una rivelazione che noi sardi già conoscevamo ancor prima dello studio genetico pubblicato su "Science"  sui 120 connazionali; non ci vuole molto per comprendere che siamo un popolo a se,  basta guardare ascoltare ed osservare il popolo sardo per capire e riconoscere la sua specificità etnica, le sue traditzioni, la sua lingua , le sue particolari espressioni non conosciute ne comprese altrove, è per dirla con la giusta parola una  NATZIONE naturale.

Sa Defenza

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mercoledì 31 luglio 2013

SA PROVOCATZIONI ITALIOTA APITZUS DE IS CARTELUS IN BILINGUAS: Segnali di inizio e fine centro abitato in dialetto/bilingue

Sa litera c'at arriciu su comunu de Santu Sparau in provintzia de Castedhu

Assòtziu de Istudentes - Su Majolu


Publicamus sa lìtera chi su ministeru pro sas infrastruturas at mandadu A sos 

comunos de Sardinya, A sas Provìntzias de Sardinya, A s'ANAS de Casteddu, 

E p. c. A sas Prefeturas de Casteddu, Nùgoro, Tàtari e Aristanis. Custa lìtera est

arrivada a su comunu de Santu Sparau (CA)


"Oggetto: Segnali di inizio e fine centro abitato in dialetto/bilingue:


 CHIARIMENTI. Lo scrivente ufficio durante i numerosi sopraluoghi che svolge

 all'interno del territorio regionale ha riscontrato l'utilizzo diffuso della 

segnaletica di delimitazione del centro abitato in doppia lingua. Sebbene la 1° e 

la 12° Direttiva "sulla corretta e uniforme applicazione delle norme del Codice 

della Strada" avessero già fornito chiarimenti sull'utilizzo di tale segnaletica, lo 

Scrivente, con l'obbiettivo di rappresentare le peculiarità della Regione sarda in 

tema di toponomastica, ha formulato il quesito alla competente Direzione 

Generale della Sicurezza Stradale. Nella nota Ministeriale allegata la D.G. ha 

precisato come tale utilizzo sia ammesso esclusivamente ai sensi dell'art. 125 c. 

6 del Regolamento e dove gli accordi internazionali ammettono la possibilità di 

riportare in massimo due lingue ufficialmente riconosciute per facilitare l'utenza 

stradale di altre nazioni, non ammettendo tale deroga per le forme dialettali. 

L'unica eccezione prevista dall' art. 37 comma 2 bis del Codice della Strada e 

successive modifiche da la possibilità agli enti a cui spetta l'apposizione e la 

manutenzione della segnaletica stradale , nei segnali di localizzazione 

territoriale del confine del comune di utilizzare lingue regionali o idiomi locali in 

aggiunta alla lingua italiana. Tali segnali (art. 134, comma 4, del Regolamento 

di Esecuzione del Codice della Strada) sono segnali a sfondo marrone e di 

dimensioni ridotte. Si invitano pertanto i suddetti Enti in indirizzo ad intervenire 

nel proprio ambito di competenza ai fini della corretta applicazione del 

Regolamento di Esecuzione del Codice della Strada e successive modifiche. Si 

rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento."

In pràtica su chi est nende su Ministeru italianu est chi sa limba sarda est una 

"forma dialettale", una "lingua regionale o idioma locale", est a nàrrere unu 

limbàgiu italianu che a su napolitanu e a su milanesu. Pro custa resone narat 

chi non si podet impreare in sos cartellos de sa segnalètica in sas intradas de 

sas biddas (su prus de sos cartellos bilìngues in Sardinya sunt de custu tipu), 

ma podent èssere postos (paris cun su cartellu in italianu) petzi in sos 

istradones pro inditare sa làcana de su territòriu comunale, e chi depent àere 

sas iscritas prus minores de sos cartellos normales e cherent colorados in colore 

de castàngia. In pràtica su chi nos diant permìtere est de iscrìere in sardu sos 

cartellos "folclorìsticos" in foras de sas biddas. Custu in conca issoro, ca sos 

cartellos in sardu devent abbarrare in ue sunt! E custu pro duas resones: 1) ca 

pro sa lege italiana 482 su sardu est riconnotu che una "minoranza linguistica 

storica riconosciuta dalla repubblica" comente est pro sos tirolesos pro a sos 

valdaostanos; 2) ca in sa terra nostra non semus una minoràntzia ma una 

majoria e devent detzìdere sos sardos.



- CARTELLI IN SARDO - UNA DELIBERA PER CANCELLARE QUELLI IN ITALIANO


CAI..BAU...SLAP, questa è come sempre la reazione del cane mansueto e fedele che riceve calci dal padrone. Ricevuto il calcio dello stato, che ha deciso di folclorizzare i cartelli in sardo, i sardi mansueti e fedeli,si lamentano per il dolore e abbaiano un po' alla luna, per farsi sentire dagli elettori, prima di tornare, come al solito alle leccate di fedeltà.  


 Per lo stato, il sardo è archeologia italiana e folclore e in tale unica funzione va usato, lo sanno benissimo coloro che oggi si strappano un bottone facendo finta di strapparsi le vesti. Se tutto il contesto culturale del nostro popolo è stato folclorizzato e sostituito da un contesto più "civile" e "moderno", vestire, ballare, parlare, comportarsi, essere società, alla civile,  ciò è potuto avvenire non solo per l'italizzazione forzata  ma anche per la mediazione di intermediatori sardi che da tale funzione hanno tratto e traggono vantaggio.


BASTA UNA DELIBERA - RESTITUIAMO I NOMI IN SARDO ALLE LOCALITA'  E RIMUOVIAMO I CARTELLI IN ITALIANO.  Se si ha il coraggio e la determinazione,invece che protestare si deve agire, abbiamo gli strumenti, comuni, province e regione possono deliberare di restituire i nomi in sardo alle località, alle città, ai paesi e alle vie e far perire di spada chi con spada vuole ferire.

Quale migliore occasione per rimuovere quegli obbrobri di, Margine Rosso, Mal di Ventre, Torre delle Stelle e altri istropios di traduzioni in italiano.


Questa è la misura della protesta, altrimenti continuate a fare cai..cai senza abbaiare.


OLBIA  31/07/2013  anno 152° Dominazione Italiana                      

IL COORDINATORE NAZIONALE di SNI

                                                                                                                    
Bustianu Cumpostu
                                                                      


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lunedì 29 luglio 2013

L’INCONTRO – Indipendentisti in cerca di unità

 Il nostro augurio è che tutti i movimenti,i partiti e liberi pensatori indipendentisti sardi si mettano a "sa mesa" per ragionare sulla possibilità di affrontare tutti assieme  la prossima tornata elettorale della regione Sardinya, con nel cuore e nella mente gli interessi natzionali della nostra terra.

Sa Defenza


L’INCONTRO – Indipendentisti in cerca di 

unità

SARDEGNA QUOTIDIANO 

https://www.facebook.com/SardegnaQuotidiano

Le elezioni regionali e lo sbarramento della nuova legge elettorale agitano il fronte indipendentista. 


Domani ad Olbia sarà apparecchiata l’ultima tappa di “Laboratorio Gallura”: «percorsi politici verso l’indipendenza del nostro popolo»,si legge nella locandina dell’evento che apre le porte ai segretarinazionali dei partiti nazionalisti. Hanno già dato la loro adesione Sardigna Natzione, Progres, Fiocco Verde, Psd’Az, Sardigna Libera e Fortza Paris. 

Non sarà presente all’appuntamento Gavino Sale di Irs perché, come fa sapere il diretto interessato, «siamo impegnati nel decennale della fondazione del nostro movimento, a Tissi ma abbiamo partecipato alle altre tappe di Laboratorio Gallura». 

Una serie di incontri per «promuovere un’ipotesi di riunificazione o coalizione dei partiti sardi, indipendentisti ed identitari con la finalità di presentare liste per le prossime regionali». «Perché - spiegano i promotori dell'inziativa - la particolare situazione in cui versa la nostra isola, ci spinge a trovare convergenze che consentano di intraprendere un cammino unitario verso la conquista del governo».

Gli organizzatori tengono pure a precisare che tutto l’apparato non è organizzato da Sardigna Natzione ma da «un gruppo di lavoro i cui membri sono indipendentisti della base, simpatizzanti e alcuni militanti nei vari partiti e movimenti del vasto universo indipendentista, nonché da indipendentisti liberi». 

Però Bustianu Cumpustu, coordinatore nazionale del neonato Laboratorio e leader di Sardigna Natzione,tiene a dire la sua su tutta la questione. Il punto, d’altronde, è sempre quello, e cioè come muoversi in vista dell’appuntamento elettorale fissato per il febbraio del 2014.

«I sovranisti come in un’ardìa a piedi o in una corsa degli scalzi di Sinis cercano di superarsi a vicenda per non perdere gli autobus italianisti che portano agli scranni del consiglio regionale sardo», ragiona Cumpustu, riferendosi ai movimenti dell’ultim’ora che «ingannano se stessi ed i sardi facendo credere che saranno messi loro alla guida». 

Ma non tutto è perduto: «La cultura politica sarda è viva, può dettare una propria agenda politica», rende noto ancora. In prima fila, manco a dirlo, Sardigna Natzione che «chiama,senza pretese di primogeniture, tutte le forze politiche, movimenti, comitati, e singole persone che non hanno dirigenze italiane al dovere di tentare un’alternativa al sistema politico del disastro», è l’appello finale. 

Quindi Laboratorio Gallura come primo passo per «trovare spazi di condivisione e,se ci sarà la maturità necessaria, sintetizzare una proposta di alternativa alsistema del collaborazionismo», è il finale. 

Saluta positivamente l’iniziativa anche il segretario nazionale del Psd’Az Giovanni Colli: «L’idea è quella di promuovere un confronto costante tra partiti e movimenti», osserva per poi precisare che «l’aria non è quella di discutere di formule elettorali ma piuttosto capovolgere i termini della questione. 

Cioè prima il confronto su questioni concrete e poi si vedrà», è la tesi. 

È positivo comunque «l’inizio di un percorso molto importante, dopo le conflittualità precedenti quando ognuno pensava al proprio orticello, ma ancora non sappiamo se i frutti si vedranno alle prossime regionali o più in là», conclude con molta cautela il segretario dei Quattro Mori. 

Francesca Ortalli


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