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– Il massacro indiscriminato del popolo palestinese, i proditori attacchi a Paesi vicini, l’aggressione alla Repubblica Islamica dell’Iran, la presunzione di impunità nell’assoluta mancanza di rispetto della vita altrui, l’illusione di superiorità, la volontà di realizzare la distorta interpretazione di antichi testi nell’idea di un anacronistico “Grande Israele”, e molto altro, sono elementi che oggi appaiono come cause scatenanti di eventi, prologo al crollo di una ideologia delirante, non più in linea con le esigenze del mondo attuale. La disfatta storica dell’ideologia sionista, che continua ad aggrapparsi con unghie e denti a sostegni sempre più compromessi, come quell’inquietante AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) lobby bipartisan statunitense, con oltre 6 milioni di membri, che lavora per rafforzare la relazione tra USA e Israele e sostiene il razzismo politico del Likud, il partito neonazista di Benjamin Netanyahu, finanzia candidati congressuali di entrambi i partiti e promuove la difesa preventiva dello stato israeliano, ed etichetta qualunque critica a Israele come antisemitismo, senza considerare che essere ebreo-israeliano, è assolutamente differente dall’essere sionista.
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L’anacronismo dell’ideologia sionista, però, sta coinvolgendo buona parte di mondo in guerre e massacri impuniti, e per “buona parte di mondo” si intente specialmente l’Europa che, salvo poche eccezioni, si dimostra succube e serva del padrone d’oltreoceano, facendosi coinvolgere in uno stato di complicità, calpestando anche i propri principi democratici e costituzionali, e soprattutto contro la manifesta volontà popolare. Semplicemente raccapricciante, e non solo per quanto riguarda il Medio Oriente, ma in merito a Russia, Cina, Africa, soprattutto BRICS, e molto altro.
Il motivo pseudo-religioso non c’entra con la geopolitica, anche se è sempre stato un ideale quanto stupido pretesto, fin dai tempi delle Crociate, e ancora prima. Nulla ha a che fare con questioni etniche; l’ideologia sionista è e rimane un concetto suprematista, estremamente xenofobo e moralmente corrotto, che sfocia nella pulizia etnica per volontà di realizzare un dominio ai danni di palestinesi, siriani, turchi, egiziani, giordani, libanesi e arabi in genere.
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Questa associazione a delinquere si è scatenata con la combine del 7 ottobre che a dato occasione di scatenare il genocidio di Gaza, e ora la guerra all’Iran, eventi che, secondo il disegno aberrante, sono solo tappe verso l’obiettivo finale, insieme a occupazione del Libano, smantellamento della Siria, annessione della Cisgiordania, eliminazione della “minaccia” iraniana, per conquistare l’agognata egemonia regionale.
Una strategia che, ancora prima di essere messa in pratica, era già da considerare una Mission Impossible, e che ora si sta rivelando una missione suicida, perché potranno anche continuare a eliminare le strutture di comando considerate nemiche, ma organismi come Hamas, Hezbollah, Houthi, milizie sciite irachene, Guardia della Rivoluzione Islamica, l’enorme forza di Paesi come la Turchia, non potranno mai essere annientati. Se si uccide un capo, il sostituto, o i sostituti, sono pronti a portare avanti la guida. Lo abbiamo visto in passato, e lo stiamo vedendo oggi.
Se il sionismo israeliano perderà nel conflitto contro l’Iran, dovrà affrontarne le conseguenze, fra le quali una probabile interruzione del continuo flusso di miliardi di dollari dagli Stati Uniti, che continuano a oltrepassare ogni decenza, arrivando perfino a sanzionare i giudici della Corte Penale Internazionale e a creare un grottesco Board of Peace, a tutti gli effetti una Società per Azioni per una illusoria ricostruzione di Gaza, non certo a vantaggio della popolazione palestinese.
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Davvero troppo, non solo un tradimento politico ma anche un gravissimo problema di sicurezza nazionale. Distruzione, anarchia morale e caos col rischio di fare tutti la fine dei palestinesi e ritrovarci travolti da un conflitto mondiale permanente e una crisi economica devastante. Il tutto per colpa di una esigua minoranza che si è messa in testa una ideologia suprematista che ha cavalcato la mafia lobbistica occidentale, infiltrando le democrazie e conquistando potere fino al punto da arrivare a controllare il Congresso, la Casa Bianca e l’intero cortile mainstream. La religione non c’entra, si tratta solo di una ideologia politica da secolo scorso.
Rimane il fatto che il potere continua a relegare in ultimo piano anche la dignità, e non solo dell’individuo, ma di interi governi e nazioni.
Se è vero (e non lo è) che la Guerra Fredda è finita con il crollo dell’Unione Sovietica, facendo tramontare il concetto dei due blocchi, Orientale e Occidentale, l’evidenza mostra il contrario: i due blocchi esistono eccome (tre se si contano i Paesi arabi, quattro se si conta anche l’africa) anche se con nomi diversi.
Se sperare è una delle poche cose che ancora non si pagano, la comunità delle teste pensanti e genuinamente libere, dovranno riporre le proprie speranze in chi ancora può porre un freno al diffuso delirio di onnipotenza. Fra questi Iran, Russia, Cina e Africa, unici baluardi rimasti a lottare per un mondo multipolare, contro una delirante ideologia unipolare fuori dal tempo.
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Dell'Autore
Roberto Roggero
Roberto Roggero è giornalista professionista, inviato freelance e fotoreporter. Ha attraversato scenari di conflitto e territori di crisi in ogni parte del mondo, dai Balcani al Medio Oriente, dal Nord Africa al Golfo Persico.
Redattore capo di BRICS&Friends; Direttore responsabile della agenzia stampa internazionale Assadakah News; Vicedirettore di StoriaVerità, rivista di studi storici e ricerca (politicamente scorretta). Collabora inoltre con la Investigative Reporters & Editors Association della Missouri School of Journalism e con l’Istituto di Cultura e Studi Militari. Autore della Delta Editrice (Parma) con la pubblicazione di oltre 70 saggi di Storia Militare e Geopolitica




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