Di Chris Barlati
Nelle prime due inchieste che abbiamo condotto (Parte 1 & Parte 2), abbiamo chiarito che cos’è l’Honduras Gates e quale legame intrattenesse con le dinamiche politiche dell’America Latina nonche' con le ambizioni espansionistiche della nuova amministrazione del senile Donald Trump, mero fantoccio di Israele e delle grandi corporazioni tecnologiche. Abbiamo inoltre presentato la nostra esclusiva analisi e testimonianza sui contenuti degli audio emersi dai succitati ''leak'', i quali affondano le radici in quarant’anni di politica imperialista (non solo ai danni dell'Honduras), e che, a ben guardare, non avrebbero avuto bisogno di alcun leak per essere noti all’opinione pubblica.
Tali registrazioni si inseriscono in una vera e propria guerra tra fazioni a trazione atlantica che oppone democratici e conservatori, in cui giochi di potere internazionali (Cina, Iran e Russia vs Stati Uniti) innescano rivelazioni mirate, colpi di Stato e sconvolgimenti geopolitici di ampia portata.
Geopolitica della cocaina
I paesi "perfetti" per la coltivazione della cocaina in America Latina – dal punto di vista ambientale – sono tre: Perù, Bolivia e Colombia. In questi Stati, il cambio di potere e la sua progressiva concentrazione nelle mani delle Big Tech e delle fazioni conservatrici stanno determinando una netta virata a "destra", favorita da manipolazioni elettorali e da finanziamenti provenienti dalla Casa Bianca e da Tel Aviv. Si sta così attuando un profondo mutamento degli equilibri internazionali, che coinvolge anche i traffici di narcotici. Questa strategia si regge su tre pilastri: la demonizzazione della "sinistra", la riscrittura della storia e la glorificazione del "capitalismo", il tutto finalizzato alla privatizzazione sistematica di ogni risorsa.
Per gli ingenui senza peccati né colpe, abituati a credere alla sempiterna – e sempre più contraddittoria – versione ufficiale, la droga e la criminalità, ovvero i narcos, sono "mercati" difficili da estirpare dalla società colombiana e dal Centro-Sud America. Per chi invece è avvezzo alle logiche dell'ipocrisia, è fin troppo evidente che le varie pandillas altro non sono che una comoda scusante per una guerra infinita, funzionale a finanziare, rifinanziare e riciclare milioni e milioni di dollari, nonché a trafficare armi e tecnologie e a manipolare eserciti di utili idioti – invero, mercenari. I menzionati mercati costituiscono, tra l'altro, il canale perfetto per il mantenimento delle dispendiose intelligence ("corrotte"), siano esse statunitensi, colombiane o europee, che da sempre hanno fatto del narcotraffico una risorsa per i propri apparati.
È in questo specifico momento storico che la contrapposizione tra diversi "approcci" alla lotta al narcotraffico rivela il suo vero volto.
- Da un lato, la costruzione di megacarceri per detenere arbitrariamente chiunque venga bollato come "terrorista";
- Dall'altro, accuse fantasiose di terrorismo contro chi osa smascherare le ipocrisie nella stigmatizzazione di Russia, Cina e Iran. A ciò si aggiungono la sudditanza delle classi dirigenti alle follie dei genocidari Trump e Netanyahu, nonché i provvedimenti che autorizzano l'impiego dell'esercito nelle manifestazioni.
Il quadro internazionale esplicita senza ambagi che è in corso una guerra tra fazioni dell'intelligence atlantica, in cui sedicenti "progressisti" e "conservatori" – privi di qualsiasi autentica collocazione ideologica poiche' mere pedine – si contendono il controllo del "riordino internazionale" con conflitti che mobilitano le leve classiche di ogni mercato della ''politica della guerra'': il narcotraffico, le armi biologiche, il reclutamento delle mafie, lo spionaggio informatico, l'uso calibrato della magistratura e la manipolazione del sacro, sia esso veicolato da esoterismi paramassonici per élite degenerate, sia mediante infiltrazione nelle religioni popolari.
PARTE 1
IL CASO DELLA COLOMBIA
LA SVOLTA A DESTRA IN AMERICA LATINA E IL CASO COLOMBIANO: DA URIBE A PETRO, TRA NARCOTRAFFICO, SPIONAGGIO E ABUSI DI POTERE
La nuova mappa della geopolitica della cocaina. L'America Latina e la marea rosa
All'inizio degli anni 2000, l'America Latina visse una stagione di governi progressisti, la cosiddetta "marea rosa" (un colore, tra l'altro, molto utilizzato in ambienti esoterici progressisti): in Venezuela con Chávez, in Brasile con Lula, in Argentina con i Kirchner, in Bolivia con Morales, in Ecuador con Correa, in Uruguay con Vázquez e Mujica. Questi governi si caratterizzarono per politiche sociali inclusive, nazionalizzazioni, integrazione regionale e una critica aperta alle politiche neoliberiste e all'ingerenza statunitense. Tuttavia, a partire dalla meta' del 2010 circa, la regione subì una controffensiva conservatrice: colpi di Stato parlamentari (come in Paraguay e Brasile), crisi economiche, corruzione e l'ascesa di leader di destra che promettevano - teoricamente - mano dura contro il crimine e "riapertura" ai mercati internazionali (e i dazi?). In Argentina arrivò Macri, in Brasile Bolsonaro, in Cile Piñera, in Ecuador Moreno (che virò a destra), in Perù una serie di presidenti conservatori. La Colombia, in questo quadro, era già da tempo un caso atipico: mentre il resto del continente oscillava tra destra e sinistra, il paese andino aveva mantenuto una tradizione politica dominata da coalizioni centro-destra, con l'unica eccezione del breve intermezzo liberale di Virgilio Barco negli anni '80 e della Costituente del 1991.
La vera svolta in materia di "sicurezza" - teoricamente - , che ricorda tanto la propaganda del dittatore Bukele in El Salvador, arrivò con Álvaro Uribe, che nel 2002 inaugurò un'era di linea dura e di profonda alleanza con gli Stati Uniti, accompagnata da significative controversie sui diritti umani e dal legame tra forze militari e gruppi paramilitari. Sebbene questa politica abbia portato a determinati risultati nella riduzione degli attentati e dei sequestri nel breve periodo, il suo impatto definitivo è stato nullo, poiché il problema del narcotraffico non fu (volontariamente?) risolto, lasciando spazio a un senso di "sicurezza percepita" piuttosto che a una pace stabile e duratura.
La strategia della falsa sicurezza: creare paura per vendere controllo
Álvaro Uribe Vélez (2002-2010) rappresentò una cesura netta con i governi precedenti. Non solo per la sua politica di "Sicurezza Democratica", che mobilitò l'esercito contro le FARC e l'ELN, ma anche per il suo allineamento totale con Washington. Il "Plan Colombia", avviato alla fine degli anni '90, trovò in Uribe il suo più fedele esecutore: oltre 10 miliardi di dollari permisero di potenziare l'esercito, la polizia e i servizi segreti, con l'obiettivo dichiarato di debellare - sempre teoricamente - il narcotraffico e la guerriglia.
I numeri della guerra al narcotraffico
La politica di eradicazione forzata delle coltivazioni di coca, attuata soprattutto tramite fumigazioni aeree con glifosato, portò a una riduzione iniziale. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), le coltivazioni di coca scesero da circa 144.800 ettari nel 2001 a circa 78.000 ettari nel 2006 (con una riduzione del 52% rispetto al picco di 163.000 ettari del 2000), per poi attestarsi a 62.000 ettari nel 2010. È importante notare che l'UNODC utilizza due metodologie di calcolo per il 2010: 57.000 ettari senza correzione per campi piccoli e 62.000 ettari con correzione per campi piccoli, che include le parcelle inferiori a 0,25 ettari non rilevabili via satellite. Il dato di 62.000 ettari è considerato più accurato per le stime di produzione e di conseguenza per le valutazioni di impatto delle politiche di eradicazione.
In termini di sicurezza, il governo Uribe ottenne una riduzione significativa degli omicidi (-51%), dei sequestri (oltre il 70%, con una riduzione dell'88% rispetto al 2002) e degli attentati terroristici. Furono catturati o uccisi numerosi capi delle FARC e dei cartelli della droga.
Tuttavia, gli esperti sottolineano che la riduzione fu in parte un effetto di "spostamento": i coltivatori si trasferirono in zone più remote e in paesi confinanti. Secondo l'UNODC, le coltivazioni in Perù aumentarono da 46.200 ettari nel 2001 a 61.200 ettari nel 2010 (+55% rispetto a un decennio prima), mentre la Bolivia mantenne livelli stabili intorno ai 30.000 ettari, confermando il fenomeno di redistribuzione geografica noto come "effetto balloon". Inoltre, il narcotraffico si frammentò in tante piccole organizzazioni criminali (le cosiddette "Bacrim") che continuarono a controllare le rotte della droga.
La produzione di cocaina non crollò mai realmente: la Colombia rimase il primo produttore mondiale, con una quota scesa dal 65% nel 2005 al 62% nel 2006 a causa degli aumenti in Perù e Bolivia. La domanda dagli Stati Uniti e dall'Europa continuò a sostenere il mercato. Secondo il World Drug Report 2011, il mercato nordamericano scese da 47 miliardi di dollari nel 1998 a 37 miliardi nel 2008, mentre il mercato europeo raddoppiò nello stesso periodo raggiungendo un valore di 36 miliardi di dollari, quasi pari a quello statunitense (1).
Lo scandalo del DAS: lo spionaggio come politica di Stato
Il governo Uribe fu segnato da uno degli scandali più gravi della storia colombiana: le "chuzadas" del DAS (Dipartimento Amministrativo di Sicurezza).
Il DAS, che era il principale organismo di intelligence del paese, venne utilizzato per intercettare illegalmente le comunicazioni di magistrati della Corte Suprema, giornalisti, oppositori politici, difensori dei diritti umani e persino familiari di funzionari pubblici. Per queste illecite operazioni, nel 2003 venne creato un gruppo segreto chiamato G-3, che operava senza alcun controllo legale: un dis-servizio, in tutto e per tutto analogo all'italiana Falange Armata degli anni '90 (attiva, come vedremo, anche nel 2000), e all'attuale sistema criminale integrato con la presidenza di Giorgia Meloni, i cui servizi segreti e gruppi paramilitari - affini in ideologia - spiano a piacimento i nemici del sistema (qualcuno ricorda il recente scandalo Equalize e della Squadra Fiore? O le infiltrazioni e manipolazioni di minori nei sedicenti gruppi di ''hacker'' - falsamente - russi?).
Gli obiettivi del gruppo G-3 non furono casuali: il DAS perseguitò sistematicamente chiunque potesse minacciare la stabilità del governo uribista. In particolare, tutti coloro che indagavano sui legami tra parlamentari e paramilitari (lo scandalo della parapolitica) vennero spiati per cercare di screditarli con elaborazione di false prove e false occuse: giornalisti, critici, oppositori del Polo Democrático e attivisti per i diritti umani subirono la stessa sorte. Lo scopo era duplice: da un lato, raccogliere informazioni per neutralizzare le critiche; dall'altro, intimidire chi osava opporsi al governo.
La legge non e' uguale per tutti: la liquidazione programmata del DAS e l'ingiustizia di Stato
Precisiamo: non si trattò solo di intercettazioni abusive e ''sputtanamento''. Il DAS costruì un vero e proprio sistema di persecuzione politica che includeva la falsificazione di informative per presentare attivisti e giornalisti come presunte minacce alla sicurezza nazionale, legittimando così gli abusi davanti ai giudici di controllo (vi ricorda qualcosa, cari paesani italiani?). Oltre alle "chuzadas", l'organismo organizzò pedinamenti illegali, intimidazioni e minacce ai bersagli, facendo loro capire di essere sorvegliati e di poter subire ritorsioni. Le risorse pubbliche e il personale dello Stato vennero utilizzati per fini privati e politici, e il DAS arrivò persino a ostacolare le indagini giudiziarie sui propri crimini, distruggendo le prove.
Il G-3 fu istituito nel marzo 2003 come una struttura clandestina all'interno del DAS, senza alcun atto amministrativo o supporto legale. La sua stessa natura lo poneva al di fuori di ogni controllo, e i suoi membri, pur essendo funzionari statali, operavano come un'associazione criminale. Le indagini hanno evidenziato che le riunioni del G-3 coinvolgevano i vertici del DAS e che i rapporti venivano regolarmente inviati alla Casa de Nariño (palazzo Presidenziale). La responsabilità è stata fatta risalire fino all'ex presidente Álvaro Uribe, a cui è stata imputata la creazione della struttura criminale che agiva su sua richiesta per attaccare i suoi "nemici".
Nonostante le condanne di alcuni alti funzionari – la ex direttrice del DAS María del Pilar Hurtado (14 anni), l'ex segretario della Presidenza Bernardo Moreno (8 anni) e l'ex direttore Jorge Noguera Cotes (25 anni per omicidio e quasi 8 per le chuzadas) – l'impunità ha caratterizzato gran parte del sistema.
Nel 2009, il DAS distrusse oltre 100 scatole di documentazione per nascondere le prove della sua azione: un atto per il quale nessuno è stato processato. Inoltre, la strategia di depurazione interna ha permesso a funzionari di alto livello di evitare la giustizia o di essere riassegnati ad altri incarichi, come nel caso di Noguera Cotes, che dopo essere stato coinvolto nelle prime rivelazioni fu nominato console a Milano prima di essere infine arrestato e condannato.
Álvaro Uribe terminò la sua presidenza nel 2010 senza alcuna condanna o ripercussione giudiziaria, e per anni godette di piena impunità. Solo dopo aver lasciato il potere, la giustizia iniziò a processarlo. Nel luglio 2025, la giudice Sandra Heredia lo condannò in prima istanza a 12 anni di prigione per frode processuale e corruzione di testimoni. Tuttavia, nell'ottobre 2025, il Tribunale Superiore di Bogotà revocò la sentenza e lo assolse, suscitando grande polemica. La magistrata Leonor Oviedo dissentì, sostenendo che la condanna doveva essere confermata. La Fiscalía e le vittime hanno annunciato che ricorreranno in cassazione presso la Corte Suprema di Giustizia, che dovrà pronunciarsi in via definitiva.
Questo è il caso giudiziario più importante della storia colombiana e il suo esito è ancora incerto.
Poche stelle ma molte ''strisce''
Quando lo scandalo esplose, la pressione internazionale, in particolare quella degli Stati Uniti, fu determinante. Washington, che aveva finanziato e addestrato il DAS con tecnologie e risorse per anni, si dichiarò sorpresa e minacciò di sospendere la cooperazione in materia di sicurezza se l'organismo non fosse stato epurato; una "sorpresa" quantomeno singolare, considerando che i tecnici e gli istruttori americani lavoravano a stretto contatto con il DAS e che è difficile credere che non si siano accorti di nulla.
Le attività del G-3 duravano da anni, coinvolgevano i vertici dell'organismo e i loro rapporti arrivavano alla Presidenza: una struttura così ramificata e protetta difficilmente poteva passare inosservata agli occhi dei partner statunitensi, che fornivano supporto tecnologico e logistico. La loro improvvisa indignazione, per noi malpensanti, sembrò più una mossa politica per tutelare la propria immagine che una reazione genuina, e la minaccia di sospendere gli aiuti servì a mascherare anni di complicità o, quanto meno, di colpevole negligenza.
Nel 2011, il presidente Juan Manuel Santos firmò la liquidazione definitiva del DAS, sostituendolo con la Direzione Nazionale di Intelligence (DNI), un organismo tecnicamente più moderno e con funzioni limitate all'intelligence strategica e al controspionaggio, senza attribuzioni di polizia o di controllo migratorio.
Tuttavia, e' bene ricordare che, mentre i governi cambiano, l'intelligence resta, con relativi apparati e referenti atlantici e sionisti.
I governi intermedi: Santos e Duque
Tra Uribe e Petro, la Colombia ebbe due presidenti di centrodestra.
Juan Manuel Santos (2010-2018): Santos, che era stato ministro della Difesa di Uribe, vinse le elezioni ma poi ruppe con il suo mentore (teoricamente) per avviare il processo di pace con le FARC, che gli valse il Premio Nobel per la pace nel 2016. Il suo governo fu segnato da forti polemiche politiche, ma non da scandali di spionaggio della portata del DAS. Le sue principali controversie furono la riforma fallita della giustizia del 2012, gli aumenti fiscali nonostante le promesse contrarie, il paro nazionale agrario del 2013 e l'opposizione furiosa dell'uribismo al processo di pace. Durante il suo mandato, il narcotraffico riprese vigore: le coltivazioni di coca passarono da circa 48.000 ettari nel 2013 a circa 169.000 ettari nel 2017, secondo l'UNODC.
Iván Duque (2018-2022): Duque, candidato del partito di Uribe (Centro Democrático), rappresentò un ritorno alla linea dura. Il suo governo fu segnato dallo scoppio di forte proteste sociali del 2021, dove la repressione provocò oltre 40 morti e centinaia di feriti, generando un rapporto critico della CIDH. Inoltre, nel 2019 venne alla luce un caso di spionaggio militare che coinvolse oltre 130 figure pubbliche, tra cui giudici, giornalisti e politici. Duque condannò le pratiche e allontanò 13 ufficiali, ma il caso evidenziò che l'abuso di intelligence non era scomparso con la liquidazione del DAS. Per quanto riguarda il narcotraffico, le coltivazioni di coca continuarono a crescere, raggiungendo circa 204.000 ettari nel 2020, secondo l'UNODC.
Gustavo Petro: la sinistra al potere e la continuità degli scandali (seppur non tanto gravi)
Gustavo Petro, eletto nel 2022 come primo presidente di sinistra nella storia moderna della Colombia, rappresentò una svolta epocale. Ex militante del M-19, ex sindaco di Bogotá, Petro promise una "Pace Totale" che prevedeva negoziati con tutti i gruppi armati, incluso il narcotraffico, offrendo benefici giudiziari in cambio della consegna e della "verità". La sua politica, tuttavia, si scontrò con una realtà preoccupante: secondo l'UNODC, nel 2023 le coltivazioni di coca hanno raggiunto le 253.000 ettari, il livello più alto mai registrato, con un aumento del 427% rispetto al 2013.
Il riorientamento della DNI e lo scandalo "Papá Pitufo"
Petro ha riorientato la DNI verso l'interno del paese, iniettandole un budget superiore del 79% rispetto al 2022 e affidandole nuovi compiti per la "Pace Totale", la lotta alla corruzione e la protezione presidenziale. Tuttavia, questo rafforzamento ha generato forti critiche e sfiducia.
Lo scandalo più esplosivo del governo Petro è stato quello di "Papá Pitufo" (2025-2026), dove alcune registrazioni hanno rivelato che i vertici della DNI avevano negoziato in segreto con l'avvocato di Diego Marín, soprannominato "Papá Pitufo", un potente contrabbandiere noto come lo "zar del contrabbando". L'allora direttore della DNI, Jorge Lemus, si era incontrato nel 2025 con l'avvocato di Marín, Luis Felipe Ramírez, per negoziare la sua consegna alla giustizia, offrendogli presumibilmente benefici giudiziari e la possibilità di aderire alla politica di "Pace Totale"; funzioni che (teoricamente) non competono all'intelligence ma alla Procura (rivelando il segreto di Pulcinella che la giustizia è sottomessa all'intelligence).
Le registrazioni rivelano che almeno quattro emissari, tra cui il catalano Xavier Vendrell, l'hacker spagnolo Ramón Devesa González e l'ex-consigliere dell'UIAF Isaac Beltrán, hanno contattato Marín a nome del presidente Petro. L'avvocato del contrabbandiere ha avvertito che il suo cliente possedeva informazioni che potevano compromettere seriamente il Governo, minacciando una possibile "ecatombe". Devesa, in particolare, è stato incaricato da Petro di filmare la scena della restituzione di 500 milioni di pesos che Marín aveva donato alla campagna elettorale, ma trattenne il video chiedendo denaro in cambio, un tentativo di estorsione che ha portato al suo arresto in Spagna il 27 febbraio 2025.
Il presidente Petro ha assicurato che i contatti miravano a far sì che Marín si consegnasse per "dire tutta la sua verità", ma che il piano è fallito perché agenti dell'intelligence tentarono di chiedere denaro in cambio. Secondo Petro, agenti della DNI promisero a Marín che non sarebbe stato giudicato in Colombia in cambio di denaro, mentre in Colombia dicevano di volerlo portare per collaborare con la giustizia. Lemus ha negato le accuse e ha affermato che le riunioni furono autorizzate dal presidente.
Petro ha denunciato anche che Marín aveva "infiltrato la DNI" e altre istituzioni dello Stato, inclusa la Fiscalía. La Procura ha aperto un'indagine disciplinare contro Jorge Lemus per questo caso, che ha generato una grave crisi politica a poche settimane dalle elezioni.
Altri scandali della DNI durante la Presidenza di Petro
Oltre a "Papá Pitufo", la DNI è stata al centro di altre polemiche durante il governo Petro. Tra i casi più rilevanti si segnalano: il cosiddetto caso dell'"Intelligence Chimba", in cui il presidente utilizzò un presunto rapporto di intelligence per denunciare un broglio elettorale che si rivelò essere un messaggio anonimo privo di riscontri; la denuncia secondo cui le dissidenze delle FARC erano riuscite a infiltrarsi nella DNI, ottenendo informazioni riservate per eludere operativi militari; la rivelazione che un giornalista agiva come intermediario informale con accesso diretto alla DNI e alla Presidenza (altro segreto di Pulcinella); l'accusa che la DNI revisionasse i curricula dei poliziotti per decidere promozioni e pensionamenti (segreto di Pulcinella numero tre), alimentando sospetti di una "depurazione selettiva" all'interno della forza pubblica; e il caso in cui la DNI nascose e protesse in un hotel di Bogotá per 55 giorni Willington Henao, alias "El Mocho Olmedo", un dissidente delle FARC con un mandato di cattura e una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti per narcotraffico e lavaggio di denaro. La Corte Suprema ha scoperto l'irregolarità e la stessa Fiscalia ha ammesso di non conoscere il luogo di detenzione, poiché la DNI si era rifiutata di rivelarlo (2).
Il ruolo degli Stati Uniti nella geostrategia del narcotraffico internazionale
In tutti questi scandali, gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo ambiguo. Con Uribe, Washington fu il principale finanziatore della lotta al narcotraffico e del rafforzamento del DAS, ma quando lo scandalo delle "chuzadas" esplose, il Congresso americano congelò gli aiuti e contribuì a determinare la liquidazione - seppur di facciata - dell'organismo. Ufficialmente, il Dipartimento di Stato concluse che né i fondi né il personale statunitense furono implicati nelle "chuzadas" o nello spionaggio, ma la credibilità di questa versione è stata ampiamente messa in discussione dalle scellerate ipocrisie, incongruenze e demenze sia dei Presidenti statunitensi che delle loro amministrazioni - senza considerare che Washington aveva fornito per anni tecnologia, addestramento e supporto logistico al DAS, rendendo poco plausibile la sua estraneità alle attività illegali.
In aggiunta, il narcotraffico non solo non è stato debellato dalla Colombia, ma ha subito una evoluzione: l'indebolimento dei grandi cartelli a gestione centralizzata e dei paramilitari organizzati ha portato a una frammentazione in gruppi più piccoli e difficili da rintracciare, che hanno mantenuto il controllo delle rotte della droga e si sono resi sempre più dipendenti da precursori chimici esteri, armi e tecnologie di cui continuano ad approvvigionarsi – chissà come – anche nelle aree più remote della selva e delle montagne.
La cosiddetta "guerra al narcotraffico" condotta dalle destre colombiane si è rivelata, nei fatti, una strategia di riorganizzazione del crimine organizzato più che una reale lotta alla droga. L'obiettivo non e' stato smantellare il sistema del narcotraffico, ma ridimensionare i grandi cartelli secondo criteri di funzionalità agli interessi geopolitici statunitensi, poiche' alcuni cartelli erano troppo autonomi, mentre altri troppo legati a fazioni considerate "avversarie" dai nuovi falchi – o meglio, avvoltoi – di Washington (una lotta interna alla setta atlantica per il controllo dei ''pupi'', infine: progressisti contro conservatori, tutte marionette dell'atlantismo).
I problemi centrali che giustificavano tale strategia erano, pertanto:
1. L'imprevedibilità degli utili idioti;
2. Il prezzo della droga;
3 La distribuzione di detto mercato nei paesi limitrofi.
Un cartello troppo potente o troppo indipendente poteva, con un semplice cambio di alleanza o una rivendicazione territoriale, compromettere gli equilibri del mercato globale della droga e dell'intelligence e far oscillare (troppo) il prezzo. Bastava il capriccio di un capo pandilla, in sintesi, per far saltare un intero scambio droga-armi tanto caro alla NATO, causando perdite milionarie e innescando reazioni a catena tra i servizi segreti internazionali, che di quel mercato sono parte integrante nonche' dipendenti.
Per scongiurare questo rischio, si è scelto, dunque, di agire su due fronti: frammentare il potere mediante la logica del dividi et impera, e infiltrare le organizzazioni con agenti provocatori, doppiogiochisti e personale specializzato, in grado di orientare le decisioni dall'interno.
In conclusione, la strategia adottata a partire dagli anni '90 - 2000 - in linea con quanto osservato in Italia e in Europa, dall'implosione dell'URSS ad oggi - è stata la seguente: dalla vecchia "marionetta", cui veniva concessa una discreta libertà di manovra (e una certa distanza dai marionettisti per questioni di ''sicurezza''), si è passati all'utile idiota, una pedina del tutto inconsapevole o facilmente strumentalizzabile (si pensi ai narcos esaltati che pubblicano foto con mitra su Facebook o alle mafie africane che credono in ridicoli rituali voodoo). Questo perché ai nuovi padroni del mondo i liberi pensatori e - di conseguenza - decisori non piacciono, e ancor meno se appartengono alla mafia storica, quella formata da mafiosi ''convinti'', o da narcos che giocano ad acquisire sin troppo potere con il mito di Pablo Escobar.
Ricapitolando
La frammentazione dei grandi nuclei in gruppi più piccoli, violenti e senza codice d'onore, produsse e ha prodotto - oltremodo - miliziani dipendenti all'estremo da corruzioni, armi e sostegno istituzionale e d'intelligence, in cambio del controllo territoriale sulle comunità locali: tanti gruppi criminali, in guerra tra loro, che spadroneggiano nell'assoluta poverta', e che sono manipolabili con pochissimo dispendio di risorse.
Questo fenomeno - ripetiamo - si inserisce in un quadro internazionale, osservabile in Europa dopo il crollo dell'URSS, e in America Latina con un lieve e comprensibile ritardo.
Il risultato finale, a livello mondiale, è stato il passaggio ad un protocollo militare di criminalità organizzata frammentata, composto da organizzazioni più piccole, infiltrate da idioti violenti, patologici, ignoranti e affetti da complessi napoleonici, e in virtù di ciò perfettamente manipolabili. E' bene precisare che gli utili idioti sono presenti, soprattutto, nei corpi di polizia e nei servizi segreti, valendo, tale strategia, soprattutto per gli apparati giocoforza di sicurezza proiezione della NATO.
Economia della droga. Conclusioni
Nel decennio compreso tra il 2000 e il 2010, il mercato globale della cocaina ha subito una profonda trasformazione, caratterizzata da una ridistribuzione geografica dell'offerta e da un cambiamento dei modelli di consumo.
La produzione di coca nei tre paesi andini ha registrato una contrazione complessiva. Secondo i dati UNODC, l'area coltivata totale nella regione è scesa dai picchi registrati all'inizio del millennio a circa 158.000 ettari nel 2009, segnando un calo significativo rispetto ai livelli massimi del 2000-2001. Questo declino è stato trainato principalmente dalla Colombia, dove le coltivazioni sono diminuite drasticamente dai circa 163.000 ettari del 2000 a circa 68.000 ettari nel 2009, grazie a politiche di eradicazione forzata implementate durante il governo di Álvaro Uribe. Tuttavia, come evidenziano i rapporti delle Nazioni Unite, la produzione non è scomparsa ma si è semplicemente spostata: nello stesso periodo, il Perù ha visto le sue coltivazioni aumentare costantemente, passando da livelli inferiori a quasi 60.000 ettari nel 2009, con un incremento del 55% rispetto a un decennio prima. Questo fenomeno di ridistribuzione, noto come "effetto balloon", ha impedito un crollo totale dell'offerta globale, sebbene abbia modificato le dinamiche produttive (la terra di Colombia deve pur sempre riposare, no?).
Parallelamente, la domanda ha seguito percorsi divergenti. Il mercato nordamericano, storicamente il più grande, ha mostrato tendenze contrastanti: mentre alcuni rapporti indicano che il numero di consumatori negli Stati Uniti era stimato intorno ai 6,5 milioni nel 2006, successivamente si è registrata una tendenza al ribasso. Al contrario, il mercato europeo ha visto una crescita significativa. Secondo il World Drug Report 2006, i consumatori in Europa erano circa 3,5 milioni, con proiezioni successive che indicavano un aumento fino a superare i 4 milioni verso la fine del decennio. Sebbene alcune analisi attribuissero all'Europa un valore di mercato crescente, arrivando quasi a raggiungere quello degli Stati Uniti in termini di rilevanza strategica, le stime precise sul valore economico in dollari (es. 38 e 34 miliardi) variano in base alla metodologia e non sono uniformemente confermate dai singoli documenti UNODC consultati. Lo spostamento della domanda ha comunque ridefinito le rotte del traffico internazionale, con un incremento delle intercettazioni in Africa Occidentale e una maggiore concentrazione del flusso verso il continente europeo (3).
Ricapitolando
1.I prezzi sono aumentati? No, in termini reali i prezzi sono diminuiti. Nonostante la repressione, il prezzo della cocaina negli Stati Uniti è sceso da 210 dollari al grammo nel 2003 a 135 dollari nel 2006. Questa tendenza al ribasso è proseguita: oggi il prezzo medio al grammo negli Stati Uniti si aggira tra i 60 e i 75 dollari, circa la metà rispetto a cinque anni fa. Questo indica che l'offerta è rimasta abbondante nonostante i cali di produzione locali, grazie all'aumento della produttività delle piantagioni, alla diversificazione delle rotte e all'industrializzazione della produzione. Tuttavia, è importante notare che la diminuzione dei prezzi non è uniforme a livello globale: in Asia e Oceania i prezzi possono superare i 150.000 dollari al chilogrammo, mentre in Colombia, paese produttore, un chilo costa circa 1.900 dollari.
2.La produzione complessiva di cocaina è aumentata? Sì, nel lungo periodo è aumentata in modo significativo, nonostante la riduzione locale in Colombia negli anni 2000-2010. La produzione globale ha raggiunto livelli record: secondo l'UNODC, nel 2023 la produzione di cocaina ha toccato le 3.708 tonnellate. In Colombia, la produzione potenziale è aumentata del 53% rispetto all'anno precedente, confermando che il paese rimane il principale produttore mondiale. Questo aumento è alimentato da un "circolo vizioso" di domanda e offerta: la maggiore disponibilità in Europa ha fatto scendere i prezzi, stimolando ulteriormente il consumo.
3.Il problema delle pandillas in Colombia e America Latina è stato debellato? No, assolutamente no. Il problema si è trasformato e aggravato. La frammentazione dei grandi cartelli in gruppi più piccoli e violenti (le "Bacrim" in Colombia) ha reso il crimine organizzato più diffuso, più difficile da controllare e più letale per la popolazione civile. Questi gruppi si sono diversificati in estorsione, mining illegale, traffico di migranti e controllo territoriale, rendendo la violenza endemica in molte regioni.
4.La Colombia dagli anni 2000 è rimasta il primo produttore mondiale di cocaina? Sì, la Colombia si è confermata costantemente il primo produttore mondiale di cocaina dagli anni 2000 fino ad oggi, con un'accelerazione impressionante nell'ultimo decennio che ha portato la produzione a livelli mai visti prima.
All'inizio degli anni 2000, la Colombia era già il principale produttore mondiale, con una produzione che toccava le 690 tonnellate nel 1999, scesa a 440 tonnellate nel 2003, all'inizio del governo di Álvaro Uribe. Tuttavia, la tendenza al calo si è rapidamente invertita, portando a un'impennata senza precedenti. Negli anni 2010, la produzione ha iniziato a risalire in modo costante: nel 2013 si contavano 290 tonnellate, che sono schizzate a 1.053 tonnellate nel 2016, per poi superare le 1.100 tonnellate dal 2018 in poi.
Oggi siamo di fronte a cifre record: la produzione potenziale di cocaina ha raggiunto le 2.664 tonnellate nel 2023, con un incremento del 53% rispetto al 2022. Nel 2024, secondo i dati UNODC pubblicati dalla stampa, la produzione ha superato le 3.000 tonnellate, raggiungendo esattamente 3.001 tonnellate, con un aumento del 12,6% rispetto all'anno precedente.
In parallelo, le coltivazioni di coca sono passate da 48.000 ettari nel 2013 a 253.000 ettari nel 2023 (un incremento del 10% rispetto al 2022), per poi raggiungere 261.000 ettari nel 2024, con un aumento del 3% rispetto all'anno precedente. Questi dati confermano che la Colombia non solo mantiene il primato mondiale, ma lo ha amplificato in modo esponenziale.
Precisazione importante: Il governo colombiano, in polemica con gli Stati Uniti, ha contestato le cifre del 2024, sostenendo che includerebbero 80.000 ettari abbandonati da oltre tre anni e 22.000 ettari in transizione verso colture lecite. Il presidente Petro ha dichiarato che l'aumento reale dei cultivi nel 2024 sarebbe stato solo del 3%. Tuttavia, l'UNODC ha confermato la validità metodologica dei suoi dati e la tendenza generale rimane inequivocabile: la Colombia continua a essere il primo produttore mondiale, con una produzione in forte crescita (4).
Conclusioni
L'Honduras è saldamente legato alla Colombia e, di riflesso, all'Europa, in particolare, come vedremo, all'Italia e alla Spagna.
L'Honduras Gate rappresenta uno dei tanti scandali che attestano l'esistenza di una guerra tra sistemi criminali atlantici, i cui scontri si consumano all'insegna delle varie "Mani Pulite", ovvero attraverso procure e tribunali corrotti, al servizio di correnti ora "democratiche" ora "conservatrici", tutte interne al macrocosmo atlantista (C.I.A. ed F.B.I.). Basti pensare alle recenti rivelazioni – illecite – sulla seduta segreta di Zapatero, o all'ipotesi (o accusa?) del giudice Peinado – noto 'accusatore' seriale della famiglia Sánchez – secondo cui i poliziotti di scorta alla moglie del presidente spagnolo potrebbero agevolarne una possibile fuga (ma da cosa? Visto che vige la presunzione di innocenza...).
Episodi simili rivelano la disperazione del sistema atlantico criminale di fronte all'avanzata del multipolarismo, e i tentativi – tanto goffi quanto frenetici – di scagliarsi con ogni mezzo contro ogni tentativo di pace, distensione e costruzione di un ordine multipolare che si opponga alla guerra e all'egemonia atlantista (il presidente Petro ha ottime relazioni con il governo socialista di Pedro Sánchez, fate un po' i conti).
L'Honduras, infatti, era nel mirino dei finanziamenti cinesi: un'attenzione che avrebbe potuto disvincolare il Centro America e Caribe dal gioco atlantico; un peccato mortale, in conclusione, che bisognava - e bisogna - punire con la morte. E i leak dell'Honduras Gate, la conferma della nostra testimonianza, e il legame con i sistemi di spionaggio italiani e israeliani costituiscono un collegamento di fatti, e non di opinioni, che provano quanto dal vostro autore pubblicato nel 2022, nonche' l'esistenza della ''destra internazionale'', invero ''neoconservatori'' della politica della guerra. Temi, questi, che tratteremo nelle pubblicazioni a seguire (corna facendo, con 'sti chiari di Luna...).
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(1) Fonti: https://www.unodc.org/colombia/es/censocultivos.html; https://apnews.com/article/colombia-cocaina-cultivos-record-informe-onu-0faab28dcd3be70b506556ae28d2891f; https://thecitypaperbogota.com/news/cocaine-production-hits-record-high-colombias-coca-crop-at-253000-hectares/; https://www.unodc.org/pdf/research/icmp/colombia_2006_en_web.pdf#17#17; https://www.unodc.org/pdf/research/icmp/colombia_2006_en_web.pdf#17#2; https://www.unodc.org/pdf/research/icmp/colombia_2006_en_web.pdf#17#1; https://www.unodc.org/pdf/andean/Andean_report_2007.pdf#18#9; https://idpc.net/publications/unodc-world-drug-report-2011; https://www.unodc.org/wdr2013/en/cocaine.html; https://blogs.voanews.com/breaking-news/2011/06/23/un-report-heroin-cocaine-canabis-markets-decline-or-stabilize/#respond; https://coha.org/deja-vu-perus-cocaine-resurgence/; https://www.unodc.org/documents/lpo-brazil//Topics_drugs/INCB/INCB%202011/2011_INCB_ANNUAL_REPORT_english_References_to_CHILE_PDF_1.pdf#2#2; https://css.unodc.org/documents/data-and-analysis/WDR2011/The_coca-cocaine_market.pdf#9#4; https://news.un.org/en/story/2010/06/342542; https://news.un.org/es/story/2011/09/1225561; https://www.unodc.org/bolivia/es/press/diario_coca.html
(2) Fonti: https://www.infobae.com/colombia/2026/04/06/escandalo-por-posibles-contactos-entre-el-gobierno-petro-y-papa-pitufo-el-centro-democratico-pidio-explicaciones-a-la-fiscalia-por-su-silencio/
https://www.infobae.com/colombia/2026/04/06/jorge-lemus-exdirector-del-dni-hablo-de-las-grabaciones-con-el-abogado-de-papa-pitufo-el-zar-del-contrabando-contemple-ir-a-espana/
https://www.eluniversal.com.co/colombia/2026/04/05/audios-exponen-posibles-contactos-del-gobierno-petro-con-papa-pitufo/
(3) Fonti: https://apnews.com/article/colombia-cocaina-cultivos-record-informe-onu-0faab28dcd3be70b506556ae28d2891f; https://thecitypaperbogota.com/news/cocaine-production-hits-record-high-colombias-coca-crop-at-253000-hectares/; https://www.unodc.org/bolivia/es/press/diario_coca.html; https://www.unodc.org/pdf/research/icmp/colombia_2006_en_web.pdf#17#17; https://www.unodc.org/pdf/research/icmp/colombia_2006_en_web.pdf#17#2; https://www.unodc.org/pdf/research/icmp/colombia_2006_en_web.pdf#17#1; https://www.unodc.org/pdf/andean/Andean_report_2007.pdf#18#9; https://idpc.net/publications/unodc-world-drug-report-2011; https://www.unodc.org/wdr2013/en/cocaine.html; https://news.un.org/en/story/2010/06/342542; https://news.un.org/es/story/2011/09/
(4) Fonti: https://news.un.org/en/interview/2024/06/1151426; https://insightcrime.org/news/cocaine-surge-fuels-violence-opium-falls-un-drug-report-2024; https://www.unodc.org/cofrb/pt/noticias/2024/06/relatrio-mundial-sobre-drogas-2024-do-unodc-alerta-para-o-crescimento-do-problema-das-drogas-no-mundo-em-meio--expanso-do-uso-e-dos-mercados-de-drogas.html; https://www.ecoi.net/en/file/local/2122511/Colombia_Executive_summary_2023.pdf#2#1; https://www.euda.europa.eu/data/stats2025/ppp_en; https://recovered.org/stimulants/cocaine/how-much-does-cocaine-cost; https://southshorerecovery.com/how-much-is-cocaine-current-street-prices-and-factors-affecting-cost; https://www.swr.de/swraktuell/baden-wuerttemberg/heilbronn/kokain-delikte-im-raum-heilbronn-fast-verdoppelt-100.html; https://www.wall-street.ro/articol/International/247626/infografic-harta-preturilor-la-droguri-ilegale-in-europa-cat-costa-marijuana-cocaina-si-ecstasy-in-principalele-tari-de-pe-conti.html; https://www.elpais.com.co/politica/descertificacion-estas-serian-las-consecuencias-para-colombia-1428.html; https://www.swissinfo.ch/por/mercado-mundial-de-cocaina-bate-novo-recorde-com-aumento-do-cultivo-na-colombia-diz-onu/89587101
Fonte immagine di copertina: https://www.shutterstock.com/es/search/colombian-honduras-flag ; https://www.shutterstock.com/es/image-vector/crossed-flags-colombia-honduras-1883493448?trackingId=5092392b-cb7c-49d5-b6d1-e05f01868380&listId=searchResults
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