Stamane, in una fresca giornata d'autunno, alle 9,30 in piazza de Carmine a Cagliari arrivano i rappresentanti delle associazioni per un sit-in contro il 41 Bis , si prospetta un incontro con il Rappresentante del Governo per esporre i problemi della pesante situazione che si vive in Sardegna.
Dopo la socializzazione tra tutti i presenti delle varie associazioni, la delegazione dei rappresentanti organizzatori entra nel Palazzo per esporre con la portavoce Dr.sa Maria Grazia Calligaris le loro obiezioni alle condizioni di sofferenza nelle carceri sarde.
Il documento consegnato al Rappresentante del governo:
DESTINATARI DEL DOCUMENTO:
• Al Rappresentante del Governo per la Regione Sardegna
• Al Provveditore Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria della Sardegna
DOCUMENTO DI DENUNCIA E RIVENDICAZIONE
Sulla situazione del sistema penitenziario in Sardegna
PROMOTORI E ADESIONI
Associazione Socialismo Diritti e Riforme
Assotziu Consumadoris Sardigna
CASCOM Impresa de Sardigna
Comitato di difesa del territorio – No Tyrrhenian Link
Confederazione Sindacale Sarda
Donne Ambiente Sardegna
Sa Defenza
Sardegna Pulita
Ufficio Studi G.M. Angioy - CSS
ANALISI DELLA SITUAZIONE
Il sistema penitenziario della Sardegna è anticostituzionale. Nessuno dei principi sanciti dalla nostra Carta Costituzionale viene garantito. L’articolo 27 e quello 32 sono disattesi e così anche il diritto al Lavoro. Una condizione resa ancora più grave da un recente, ulteriore e drammatico passaggio critico. Nel primo fine settimana di settembre, l'«Operazione Iride» del Ministero della Giustizia ha portato 88 detenuti sottoposti al regime di 41-bis nel nuovo padiglione di massima sicurezza della Casa Circondariale di Cagliari-Uta. Un carico di persone che si aggiunge ai 92 detenuti con lo stesso regime nella Casa Circondariale di Sassari-Bancali e nella prospettiva di ulteriori 67 nella Casa Circondariale di “Badu ‘e Carros” di Nuoro. Complessivamente con 247 detenuti la Sardegna è destinate a dare ospitalità a un terzo dei 41bis d’Italia (attualmente circa 748) e non risulta che ci siano sardi nel regime di massima sicurezza.
Non si può del resto dimenticare che a partire dal 2013 è profondamente cambiata la tipologia delle persone private della libertà. Da allora a oggi sono aumentati notevolmente I detenuti dell’Alta Sicurezza (attualmente circa 600) giacché le Case Circondariali di Oristano e Tempio sono diventate case di Reclusione e sezioni dell’AS si trovano a Uta e Bancali e, prima dell’inizio dei lavori, anche a Nuoro. Nessun intervento strutturale invece risulta essere stato intrapreso nelle Colonie Penali di Mamone, Isili e Arbus. Nonostante il numero dei detenuti sia aumentato in quest’ultimo anno, I Padiglioni che li ospitano sono in certi casi fatiscenti. A Isili inoltre c’è anche il problema irrisolto dei cosiddetti “ergastoli bianchi”.
Tutti gli Istituti Penitenziari sono in sovrannumero con punte del 136,6 % a Uta e 132 % a Bancali. Dato non trascurabile la presenza a Uta di 37 donne in una sezione femminile che ne può contenere al massimo 28 come a Bancali. Complessivamente le detenute in Sardegna sono 65 con una minoranza irrisoria di sarde. Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria infatti invia in Sardegna detenute da Rebibbia senza alcun rispetto del principio della territorialità della pena e senza tenere in alcun conto I rapporti con i figli minori. Altro dato da non tralasciare quello degli Stranieri. Complessivamente 745 ma che affollano ancora una volta Cagliari-Uta 211 e Sassari-Bancali 179. Situazione particolarmente critica per la grave carenza di Mediatori Culturali.
A rendere particolarmente difficile il lavoro delle e degli Agenti della Polizia Penitenziaria e dei Funzionari Giuridico Pedagogici, oltre al sovraffollamento, sono le persone con tossicodipendenze e gravi disturbi della sfera psichica. A Uta 80% fa uso di psicofarmaci e quasi il 50% è in doppia diagnosi. Atti di autolesionismo estremo sono quotidiani. Ancora una volta il DAP trasferisce nelle carceri sarde detenuti con problematiche non curabili in carcere scaricando sul sistema sanitario regionale numeri importanti ma senza preoccuparsi di contribuire in modo adeguato ai bisogni che ha creato.
CHIEDIAMO
l’immediato blocco dei trasferimenti di detenute e detenuti in Sardegna la revisione della ripartizione dei detenuti di alta e massima sicurezza il rispetto della territorialità della pena e della vicinanza dei detenuti ai familiari un piano straordinario del Governo per garantire il diritto alla salute garantire i reparti ospedalieri per i detenuti l’adeguamento degli organici dei Funzionari Giuridico Pedagogici, dei Mediatori Culturali e della Polizia Penitenziaria la riconversione produttiva delle Colonie Penali, la crescita e la valorizzazione del marchio “Galeghiotto” l’immediata ristrutturazione dei Padiglioni delle Colonie Penali rendendoli adeguati il rafforzamento dei SERD e dei Centri di Salute Mentale
Cagliari, 6 novembre 2026
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| Incontro con il rappresentante del governo Dott. Sebastiano Cento. |
All'incontro con il Provveditore Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria della Sardegna sono stati delegati, la Dr.sa Maria Grazia Calligaris ed il Prof. Gianni Loi, come portavoce delle associazioni promotrici dell'evento contro il 41Bis
La discussione con il Provveditore ha avuto come tema il carcerario, e le sofferenze in essa contenute, basate sul documento che segue:
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| Incontro con il Provveditore Regionale dell' Amministrazione Penitenziaria per la Sardegna Dott. Domenico Arena. |
ANALISI DELLA SITUAZIONE: UN SISTEMA ANTICOSTITUZIONALE
In data odierna, sabato 6 novembre 2026, una delegazione delle associazioni firmatarie ha incontrato il Rappresentante del Governo per la Regione Sardegna e il Provveditore Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria della Sardegna.
Durante il vertice è stata formalmente consegnata una dettagliata denuncia sulle condizioni del sistema penitenziario nell'isola, definito ormai apertamente anticostituzionale. Nessuno dei principi sanciti dalla nostra Carta Costituzionale viene oggi garantito: l’articolo 27 (funzione rieducativa della pena), l’articolo 32 (tutela della salute) e il diritto al lavoro sono totalmente disattesi.
Una condizione resa ancora più grave da un recente e drammatico passaggio critico:
1. Concentrazione del 41-bis: Nel primo fine settimana di settembre, l’«Operazione Iride» del Ministero della Giustizia ha portato 88 detenuti in regime di 41-bis nel nuovo padiglione di massima sicurezza di Cagliari-Uta. Questi si aggiungono ai 92 detenuti già presenti a Sassari-Bancali e alla prospettiva di ulteriori 67 a Nuoro (Badu ‘e Carros). Con 247 detenuti complessivi, la Sardegna è destinata a ospitare oltre un terzo dei 41-bis d’Italia (circa 748 totali), senza che vi siano detenuti sardi sottoposti a tale regime.
2. Stravolgimento delle strutture dal 2013: Dal 2013 i detenuti in Alta Sicurezza sono saliti a circa 600, a seguito della conversione delle strutture di Oristano e Tempio e delle sezioni AS ad Uta, Bancali e Nuoro. Contestualmente, le Colonie Penali (Mamone, Isili, Arbus) versano in stato di abbandono o con padiglioni fatiscenti, mentre a Isili resta irrisolto il nodo degli "ergastoli bianchi".
3. Sovraffollamento e violazione della territorialità: Gli istituti dell'isola registrano picchi di sovraffollamento del 136,6% a Uta e del 132% a Bancali. Su 65 donne detenute in Sardegna (con una presenza irrisoria di sarde), il DAP continua a effettuare trasferimenti da Rebibbia senza alcun rispetto della territorialità della pena e della tutela dei figli minori. Tra i 745 detenuti stranieri (211 a Uta e 179 a Bancali) si registra inoltre una paralizzante assenza di Mediatori Culturali.
4. Emergenza sanitaria e psichiatrica: Il personale di Polizia Penitenziaria e i Funzionari Giuridico Pedagogici si trovano ad operare in condizioni insostenibili. A Uta l’80% dei reclusi fa uso di psicofarmaci e quasi il 50% presenta una doppia diagnosi, con atti quotidiani di autolesionismo estremo. Il DAP continua a trasferire in Sardegna casi non gestibili in carcere, scaricando il peso clinico sul Servizio Sanitario Regionale.
LE RIVENDICAZIONI URGENTI AL GOVERNO E AL DAP
Le organizzazioni firmatarie chiedono con immediatezza:1. L’immediato blocco dei trasferimenti di detenute e detenuti in Sardegna.Cagliari, 6 novembre 2026
2. La revisione della ripartizione dei detenuti di alta e massima sicurezza.
3. Il rispetto della territorialità della pena e della vicinanza dei detenuti ai familiari.
4. Un piano straordinario del Governo per garantire il diritto alla salute.
5. Garantire i reparti ospedalieri per i detenuti.
6. L’adeguamento degli organici dei Funzionari Giuridico Pedagogici, dei Mediatori
Culturali e della Polizia Penitenziaria.
7. La riconversione produttiva delle Colonie Penali, la crescita e la valorizzazione del
marchio “Galeghiotto”.
8. L’immediata ristrutturazione dei Padiglioni delle Colonie Penali rendendoli adeguati.
9. Il rafforzamento dei SERD e dei Centri di Salute Mentale.
Le Associazioni Promotrici




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