domenica 30 novembre 2025

Wasserman Schultz accusa il presidente di aver causato la sparatoria contro i membri della Guardia Nazionale


Di Jonathan Turley,

La deputata Debbie Wasserman Schultz (D-FL) ha da tempo svolto un ruolo chiave per molti esponenti della sinistra. Quando c'è un argomento che la decenza o il decoro impediscono, Wasserman Schultz è ben lieta di sostenerlo, dall'attaccare i giornalisti in difesa della censura al tentare di truccare un'elezione e impedire ai repubblicani di recarsi alle urne in difesa della democrazia. Tuttavia, venerdì, la deputata della Florida ha toccato un nuovo minimo storico nella politica americana: ha tentato di attribuire parte della responsabilità dell'uccisione di due membri della Guardia Nazionale al presidente Donald Trump. ▶ SaDefenza soffre l'algoritmo che usa la censura, obnubila il blog e lede il diritto all'informazione libera, AIUTACI nella nostra comune lotta per il giusto ed il vero, per il bene comune, mantieni la nostra voce libera, sostienila con una donazione. Grazie ◀

Il capo del Pentagono critica i media per la notizia di un attacco mortale nei Caraibi

Il Segretario alla Guerra degli Stati Uniti Pete Hegseth. © Andrew Harnik/Getty Images

La Commissione per le Forze Armate del Senato degli Stati Uniti ha promesso di esaminare attentamente il presunto incidente


Il segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha attaccato duramente il Washington Post dopo che quest'ultimo ha affermato di aver ordinato alle unità militari di "uccidere tutti" a bordo di una presunta imbarcazione adibita al traffico di droga nei Caraibi all'inizio di settembre.

Membri di alto rango della Commissione per le forze armate del Senato degli Stati Uniti hanno dichiarato che esamineranno attentamente il presunto incidente.

Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno radunato più di una dozzina di navi da guerra e circa 15.000 militari al largo delle coste del Venezuela nell'ambito dell'operazione Southern Spear, apparentemente diretta contro i "narcoterroristi". ▶ SaDefenza soffre l'algoritmo che usa la censura, obnubila il blog e lede il diritto all'informazione libera, AIUTACI nella nostra comune lotta per il giusto ed il vero, per il bene comune, mantieni la nostra voce libera, sostienila con una donazione. Grazie ◀

Il bacio della morte: collettivismo politico Clare Hocking

L’espressione “bene superiore” è da tempo lo slogan scelto per usare il controllo come arma.


Ad esempio, giustificando la povertà energetica a zero emissioni nette, i lockdown e la discriminazione DEI.

La domanda che tutti dobbiamo porci è: esistiamo noi per servire la società o è la società che esiste per servire noi?

La tesi collettivista: affermare che la società è un tutto organico, più grande delle sue parti, e che gli individui devono sottomettersi.

Adolf Hitler dichiarò: "Il bene comune prima del bene individuale". ▶ SaDefenza soffre l'algoritmo che usa la censura, obnubila il blog e lede il diritto all'informazione libera, AIUTACI nella nostra comune lotta per il giusto ed il vero, per il bene comune, mantieni la nostra voce libera, sostienila con una donazione. Grazie ◀

Un paese ex sovietico condanna l'attacco ucraino al polo petrolifero mondiale

FOTO D'ARCHIVIO © Sputnik / Vladimir Astapkovich

Il Kazakistan ha condannato l'attacco con drone di Kiev al consorzio del gasdotto del Caspio vicino a Novorossiysk, in Russia.


Il Ministero degli Esteri del Kazakistan ha condannato il recente attacco ucraino al Caspian Pipeline Consortium (CPC) definendolo "l'ennesimo attacco deliberato" contro infrastrutture energetiche critiche.

Il terminal, situato nei pressi del porto russo di Novorossiysk sul Mar Nero, è "una struttura esclusivamente civile il cui funzionamento è tutelato dalle norme del diritto internazionale", ha affermato il ministero in una nota di domenica, incolpando Kiev dell'incidente. ▶ SaDefenza soffre l'algoritmo che usa la censura, obnubila il blog e lede il diritto all'informazione libera, AIUTACI nella nostra comune lotta per il giusto ed il vero, per il bene comune, mantieni la nostra voce libera, sostienila con una donazione. Grazie ◀

L’inchiesta su Striano inguaia «Repubblica»: così cercava le fonti dei giornali «nemici»

Antonio Laudati (Ansa). Nel riquadro, Pasquale Striano
di Giacomo Amadori

Giuliano Foschini in chat si lagna col capo delle Fiamme gialle per i buchi presi. E ipotizza che ci sia lo zampino dell’odiato pm Antonio Laudati.

«Il metodo Repubblica», quello del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, lo ha già brillantemente sunteggiato nel 2018 un ex redattore dello stesso giornale, il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio: «Per loro le notizie non sono tutte uguali né si misurano dalla loro importanza. Ma dal loro colore, cioè dalla convenienza o sconvenienza per la Causa», che consiste nel sostenere «il partito o la corrente o il leader che in quel momento essi, o meglio i loro editori, hanno investito della sacra missione di governarci».

Ma adesso il foglio degli Elkann sembra avere abbassato le proprie pretese e dalle dieci domande di Giuseppe D’Avanzo e Carlo Bonini a Silvio Berlusconi si è ridotto a sussurrare all’investigatore di turno le presunte fonti degli altri giornali, dal Corriere della Sera al Domani alla Verità.

Il lavoro di confidente delle Fiamme gialle di uno degli inviati di punta di Repubblica, Giuliano Foschini, è stato svelato in Procura dall’ex comandante generale della Guardia di finanza Giuseppe Zafarana. Un rapporto, quello tra il cronista e i vertici delle Fiamme gialle, che deve essere rimasto assai stretto se si pensa che nel maggio scorso Foschini è stato scelto per l’unica intervista sulla carta stampata del successore di Zafarana, il generale Andrea De Gennaro, in occasione dell’anniversario della fondazione della Gdf.

Noi, nel 2022, avevamo già registrato una spericolata missione da «embedded» di Foschini, quando su mandato del conterraneo Massimo D’Alema, il cronista aveva provato a smontare l’inchiesta sulle armi da vendere alla Colombia, trasformando l’audio senza contraddittorio di uno dei coindagati di Baffino in un’articolata intervista difensiva.
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