- L’esigenza di essere completamente unitari si fonda sul riconoscimento del fatto che le attuali politiche di austerità colpiscono una larga gamma di settori sociali, minacciandone perlomeno alcuni di vera e propria estinzione! Insomma, se anche i nostri buoni amici americani esagerano pretendendo di parlare a nome del 99% della società, fatto sta che non si è mai vista tanta gente oggettivamente, e a volte anche “soggettivamente”, unita contro uno stesso avversario di classe non solo comune ma – dato importante – percepito come tale. Proprio su tale “comunanza” di interessi occorrerà costruire il carattere profondamente unitario del movimento, evitando qualsiasi settarismo e “avanguardismo”. L’elemento dominante deve essere il “tutti insieme”.
- È ovvio che una situazione del genere (piuttosto inedita!) favorisce la creazione di un movimento di massa, trattandosi della volontà di mobilitare e raggruppare tutte le vittime di questa vera e propria “guerra sociale” del capitale contro la schiacciante maggioranza dei cittadini. Tale caratteristica è accentuata dal fatto che l’offensiva reazionaria non è più esclusivamente “economica” ma deborda in ambito sociale, politico, ed anche culturale ed etico. Essa, insomma, è globale e pone dilemmi davvero esistenziali alla società e ai cittadini.
- Dal momento che queste politiche colpiscono – ancorché con intensità diverse – tutte le popolazioni europee, va da sé che tale movimento possa e debba essere europeo – e che vada organizzato come tale -, altrimenti sarebbe condannato in partenza all’insuccesso…
- La durata prolungata del movimento è resa obbligatoria dal fatto che deve presumibilmente affrontare un’offensiva di lungo respiro del nemico di classe globale, che ci fa entrare in una nuova fase storica. La lunga durata è rafforzata dalla prospettiva – del tutto concreta – che la crisi greca si perpetui senza riuscire ad approdare a breve scadenza a uno sbocco favorevole per l’uno o l’altro campo.
- La conseguenza logica è che il movimento di massa europeo deve prepararsi a una lotta di lungo respiro, pianificare le proprie iniziative e investire in un progetto a lungo termine. La qual cosa vuole anche dire che deve dotarsi di strutture non effimere, ma che abbiano una qualche continuità e stabilità.
- Il movimento deve anche essere “generale”, e cioè non limitarsi a una resistenza parziale (ad esempio, strettamente economica) all’offensiva reazionaria che è “globale”, perché è a un tempo economica, sociale, culturale, patriarcale, ambientale , nonché “filosofica” ed etica. Deve perciò raggruppare sotto lo stesso tetto organizzativo tutte le resistenze, cercando – cosa non scontata in partenza – di dotarle di un denominatore comune per unificarle nella lotta.Detto questo, c’è ancora da individuare con maggior precisione il ruolo che deve giocare in questo movimento europeo la solidarietà con il popolo greco. Va detto, per prima cosa, che la solidarietà con la Grecia non è un peso ma una risorsa rilevante per la costruzione e lo sviluppo di un movimento di massa contro le politiche di austerità. La resistenza del popolo greco colpisce – a giusto titolo – milioni di europei, facilitando così enormemente la presa di coscienza di come le sofferenze dei greci mostrino quale sorte riservino a tutti noi i potenti di questo mondo. Reagendo in un primo momento “di pancia” di fronte al dramma greco, i lavoratori e gli altri cittadini europei prendono subito dopo coscienza di essere loro stessi parte di questo dramma, al di là delle frontiere e dei cosiddetti interessi “nazionali”, al di là e contro tutta la propaganda ufficiale. Essi scoprono, insomma, la comunanza di interessi di quelli che stanno in basso e l’internazionalismo in atto, un elemento di capitale importanza, in un periodo di crisi sistemica così cataclismica da resuscitare i “fantasmi” (nazionalisti, razzisti e anche… guerreschi) degli anni Trenta in vari settori della borghesia europea…
Va, tuttavia, riconosciuto che il senso di solidarietà non è eterno, va alimentato giorno per giorno perché sia abbastanza forte e diffuso da poter sorreggere un movimento di solidarietà di lungo respiro, dotato anche di comitati di base ovunque in Europa. E allora, le prospettive del “laboratorio” greco servono a mantenere vivi l’interesse, l’emozione e soprattutto il senso di solidarietà attiva che il dramma greco suscita?
La risposta a questa domanda cruciale è un “SÌ” categorico. Sì, esse possono garantire tutto questo, e per due ragioni: a) perché tutto sta ad indicare che non esiste uno sbocco ravvicinato al dramma greco in quanto nessuno dei suoi due protagonisti (quelli in alto e quelli in basso) dispone dei mezzi per schiacciare l’altro. E, questo, ci porta a concludere che l’attuale equilibrio instabile potrebbe protrarsi all’infinito, con la conseguenza sia di far marcire la situazione, sia di ulteriori esplosioni sempre più violente ma senza sbocco. In ogni caso, si può star certi che la crisi greca è destinata a permanere e a dominare a lungo l’attualità europea (e internazionale); b)perché la collera dell’immensa maggioranza della popolazione greca è talmente profonda che la storia successiva sarà costellata di eventi ed esplosioni di ogni genere in grado di mantenere mobilitata l’opinione pubblica europea favorevole alla lotta del popolo greco. Vi saranno certamente “tempi morti”, ma non tali da far scendere la tensione del movimento di solidarietà, tanto più che già possiamo prevedere che si verificheranno sempre più “avvenimenti” analoghi in altri paesi europei.
D’altro canto, sono la crisi greca e la lotta del popolo greco ad offrire in maniera del tutto naturale l’obiettivo e la parola d’ordine centrale del movimento europeo: rifiuto e disconoscimento del debito che non è nostro e rifiuto completo delle misure e dei piani di austerità. E, il tutto, all’insegna squisitamente etica del concetto fondamentale di “stato di necessità” del diritto internazionale, che impone che la soddisfazione dei bisogni elementari degli esseri umani abbia la priorità assoluta rispetto alla soddisfazione dei creditori. Nell’attuale situazione di polarizzazione crescente di quanti caldeggiano la sottomissione all’austerità in nome del saldo del debito e di quanti invece respingono categoricamente questo ricatto, questi due obiettivi/parole d’ordine sarebbero largamente sufficienti perlomeno a lanciare questo movimento europeo. Tanto più che ciascuno (movimento sociale, sindacato, forza politica o semplice individuo) sarebbe libero in seno al movimento di sostenere e proporre le proprie concezioni quanto al contenuto e alle forme delle lotte da portare avanti, purché ovviamente si condividano e si sostengano i due obiettivi centrali richiamati sopra.
Ovviamente, l’accettazione di un quadro programmatico così scarno non è esente da rischi o pericoli per lo sviluppo del movimento. Tuttavia, sono rischi che vanno accettati e assunti con piena consapevolezza, visto che adesso quel che conta di più è che vi sia il maggiore raggruppamento possibile di tutte le forze dietro al rifiuto chiaro e netto delle politiche di austerità della reazione europea. Questo tipo di raggruppamento, il maggiore possibile, è imposto dal bisogno urgentissimo di fare apparire a livello europeo una forza di massa in grado di rivaleggiare con il nostro comune avversario di classe, così ben rodato, organizzato, sperimentato, coordinato, iperarmato e soprattutto deciso a risolvere la partita con la plebe. Qui gioca un ruolo cruciale il fattore tempo e ignorarlo significa già spalancare la porta perché venga schiacciata. Non ci si può permettere il lusso di aspettare che maturino né le famose “condizioni oggettive”, né la misteriose “condizioni soggettive”, perché il nemico di classe non sta ad aspettare e sta già lanciando un’offensiva frontale contro la quale dobbiamo difenderci prima che sia troppo tardi. Prima, cioè, che il movimento popolare sia sconfitto e perda ogni capacità di resistenza – probabilmente – per decenni!...
Ecco quindi un primo sbocco per un progetto che riguarda l’urgente esigenza di costruire e far sviluppare in Europa la risposta di chi sta in basso alla guerra che sta scatenando contro di loro la Sant’Alleanza dell’Unione Europea, del Fondo Monetario Internazionale e del capitale. La discussione è aperta. Passiamo all’azione…