Per oltre trent'anni, al pubblico è stata propinata una storia rassicurante: l'umanità si sta svezzando dal carbone, dal petrolio e dal gas, e un futuro pulito e rinnovabile arriverà puntualmente.
I dati, però, raccontano una storia completamente diversa. Il consumo di combustibili fossili non è diminuito sotto il peso di trilioni di dollari in sussidi per le energie rinnovabili e di trentatré anni di impegno delle Nazioni Unite per la tutela del clima.
Al contrario, ha continuato a crescere, anno dopo anno, di pari passo con la costruzione di turbine eoliche e impianti solari. Ciò che il mondo ha effettivamente costruito non è una transizione verso fonti energetiche alternative agli idrocarburi, ma un'aggiunta che si è sovrapposta ad esse: un secondo strato di energia, perché la civiltà moderna non può semplicemente funzionare con un'energia intermittente. Le implicazioni sono sconvolgenti: le nazioni che si aggrappano alla fantasia della transizione rischiano di compromettere la propria sicurezza energetica, mentre il resto del mondo si ricarbonizza silenziosamente per sopravvivere.
