Tutto fa brodo per andare addosso a Matteo Salvini, perfino l’Eneide. Ma sembra che le tante menti erudite e illuminate che in queste ore si stanno rimbalzando su Twitter e Facebook certi versi del poema virgiliano, non si siano rese conto di aver fatto un curioso autogol.
Ecco perché. Un paio di giorni fa mi sono accorto che impazzava su twitter e su facebook questa citazione dell’Eneide: “In pochi a nuoto arrivammo qui sulle vostre spiagge./ Ma che razza di uomini è questa?/ Quale patria permette un costume così barbaro, che ci nega perfino l’ospitalità della sabbia;/ che ci dichiara guerra e ci vieta di posare i piedi sul lido./ Se non nel genere umano e nella fraternità tra le braccia mortali, credete almeno negli Dei, memori del giusto e dell’ingiusto”. E’ tratta dal primo libro del poema virgiliano (versi 538-543). Anche Giuliano Ferrara, ormai tornato nel salotto della sinistra da cui proviene, vestiti i panni del Giornalista Collettivo, ha rilanciato un tweet della collega Monica Guerzoni, del “Corriere della sera”, con questa citazione e l’hashtag “migranti”.
Come se Virgilio parlasse della nave Diciotti o della Sea-Watch. Da una rapida ricerca mi sono reso conto che tutto il solito coro progressista del “restiamo umani” da giorni diffonde questa citazione semi colta.
Così, tramite i versi virgiliani, esibiscono la loro raffinatissima cultura (sono tutti grandi classicisti) e redarguiscono duramente il cattivone Salvini mostrando che la voce della civiltà fin dall’antichità lo condanna. C’è solo un piccolo problema: non basta far rimbalzare su twitter una citazione dell’Eneide, estrapolata dal contesto; bisognerebbe anche conoscere quel poema. Sarebbe utile.
Se lo si legge infatti si comincia a sospettare che il poema virgiliano (a cominciare da quella citazione) potrebbe portare più acqua al mulino di Salvini che a quello degli autoproclamati umanitari. I versi citati sono pronunciati dal venerando Ilioneo a nome dei troiani. Intanto va detto che i suddetti troiani sono da considerare profughi– che fuggono dalla nota guerra che ha distrutto la loro città – e come tali, se vogliamo rapportarli al presente, rientrerebbero in quella piccola minoranza di immigrati a cui tutti (Salvini compreso) riconoscono diritto di asilo.
In secondo luogo Ilioneo – che sta lamentando la brutta accoglienza ricevuta lì a Cartagine, “in Libia”(per una curiosa coincidenza) – sta parlando alla regina Didonee le chiede di non far bruciare le sette navi troiane perché loro non hanno intenti ostili, sono stati spinti su quella costa dalle tempeste e un’altra è la loro meta, perciò ripartiranno appena hanno riparato le loro imbarcazioni.
Quindi parliamo di pochi profughi che intendono pure restare per poco tempo e poi andarsene. Non parliamo – com’è il caso nostro, oggi – di 600 mila migrantiche sono sbarcati da noi in cinque anni, che sono nostri ospiti, vogliono restare qua e hanno dietro altri milioni di personeche intendono raggiungerli. Sono due casi non paragonabili.
Nell’Eneide dunque accade che Didone accoglie a Cartagine questi profughi capeggiati da Enea. Fra i due scoppia l’amore, ma finisce male perché Enea dà una fregatura (peraltro annunciata) alla regina: se ne va, con i suoi, e Didone è tanto disperata che si suicida per essere stata illusa così da colui che aveva accolto e amato. Quindi una storia tragica.
L’approdo vero e definitivo dei troiani è l’Italia. Ma anche in questo caso il parallelocon coloro che arrivano oggi sulle nostre coste come migranti non regge.
Tanto che un professore di lettere, su internet, dopo aver invitato a rispettare almeno Virgilio, commenta:“Enea è l’esempio dell’immigrato pericoloso per la cultura e la società italiana. Giunge in Italia, uccide Turno, legittimo re dei Rutuli ed eroe locale e poi si prende la sua promessa sposa, Lavinia”. Quindi fonda una nuova civiltà che spazza via le precedenti.
Se usiamo i classici per banali polemiche politiche sull’attualità è facile fare autogol e infatti in questo caso qualcuno potrebbe usare proprio la vicenda di Enea e concludere: “ecco il futuro dell’Italia. Se non chiudiamo le frontiere saremo spazzati via da chi viene da lontano e vuole sostituire la nostra civiltà con un’altra cultura e altri costumi”.
In realtà bisognerebbe rispettare sempre i classici e salvaguardarli dall’uso politico improprio. E’ utile capirne la complessità che è ricca di spunti sorprendenti.
Fra l’altro, se vogliamo approfondire il “caso Enea”, scopriamo che le cose sono ancora più complesse, infatti per Virgilio i troiani non sono proprio degli stranieri che sbarcano su coste sconosciute, ma sono praticamente degli oriundi.
Infatti il re Latinoli accoglie perché dice di essere a conoscenza che Dardano, capostipite dei Troiani, era nato nella città etrusca di Corito (Tarquinia): “Di qui, dalla sede etrusca di Còrito egli è partito” (VII, 209).
Perciò, in qualche modo, sono tornati alle origini. E Ilioneo conferma: “Sì, qui Dardano è nato:/ qui ci richiama, e insiste con gravi moniti, Apollo,/ al Tevere etrusco, ai sacri stagni del fonte Numìco” (VII, 240-242).
Così infatti era stato detto ai troiani: “la stessa terra che vi generò per prima dalla stirpe dei padri vi accoglierà reduci nel suo fertile grembo. Ricercate l’antica madre” (III, 93-96). Tutta l’architettura dell’“Eneide”, che celebra la gloria di Roma, si radica in questo “ritorno” fatale. Perché Roma sboccerà proprio da questa sintesi dei popoli italici.
L’“Eneide” vuole cantare la grande epopea dei popoli italici che “civilizzano” il mondo, non può essere ridotta a un manifesto migrazionista, per uso propagandistico.
E’ semmai il poema dell’identità italiana, infatti la parola “Italia” risuona fin dal suo secondo verso: “Armi canto e l’uomo che primo dai lidi di Troia/ venne in Italia fuggiasco per fato”. E’ il poema dei popoli italici. . Antonio Socci Da “Libero”, 28 gennaio 2019 ***** https://sadefenza.blogspot.com/2019/01/per-attaccare-salvini-usano-pure.html
La spinta del presidente francese Emmanuel Macron per quello che in precedenza aveva definito "un vero esercito europeo" ha avuto un grande impulso, martedì scorso, tra la Francia e la Germania che ha firmato un trattato storico aggiornando e ribadendo i loro stretti legami con l'impegno di sostenersi a vicenda, questo detto, nella cerimonia nella città di Aquisgrana, una città di confine collegata a Carlo Magno e al Sacro Romano Impero. Ma la tempistica per il rinnovo dell'accordo di riconciliazione postbellico tra i due paesi del 1963 è la cosa più interessante, sia per l'aumento del nazionalismo euroscettico, per l'incertezza della Brexit, sia per le massicce proteste dei "Gilet Gialli" in tutta la Francia per la decima settimana consecutiva.
Macron ha affrontato questa tendenza popolare alla cerimonia della firma con queste parole : "In un'epoca in cui l' Europa è minacciata dal nazionalismo, che cresce all'interno ... Germania e Francia devono assumersi le proprie responsabilità e mostrare la via da seguire".
Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron partecipano alla firma di un nuovo accordo di cooperazione e integrazione bilaterale, noto come Trattato di Aquisgrana. Immagine via Reuters
La cancelliera tedesca Angela Merkel è d'accordo, aggiunge le sue osservazioni : "Lo stiamo facendo perché viviamo in tempi speciali e perché in questi tempi abbiamo bisogno di risposte risolute, distinte, chiare e lungimiranti." L'accordo, che viene descritto come scarso su specifiche o dettagli, si concentra sui legami di politica estera e di difesa reciproca tra Berlino e Parigi.
"Il populismo e il nazionalismo si stanno rafforzando in tutti i nostri paesi", i funzionari di Merkel dell'UE alla cerimonia. "Settantaquattro anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, ciò che sembra evidente da sé stesso viene rimesso in discussione ancora."
Macron ha detto che "chi dimentica il valore della riconciliazione franco-tedesca si rende complice dei crimini del passato . Coloro che ... diffondono menzogne stanno facendo del male alle stesse persone che fingono di difendere, cercando di ripetere la storia ".
E in un commento che ha formulato un'altra affermazione secondo cui i due leader stanno cercando di formare un "esercito dell'UE", Merkel ha detto poco prima di firmare il trattato: "Il quarto articolo del trattato dice che noi, Germania e Francia, siamo obbligati a sostenerci e aiutarci a vicenda , anche attraverso la forza militare , in caso di attacco alla nostra sovranità ".
Il testo del trattato aggiornato include l'obiettivo di uno "spazio economico franco-tedesco con regole comuni" e una "cultura militare comune" che la Merkel ha affermato potrebbe "contribuire alla creazione di un esercito europeo" .
Più avanti, prima di un incontro con la stampa, la Merkel ha sostenuto ulteriormente l'idea di un esercito europeo comune:
Abbiamo fatto passi avanti importanti nel campo della cooperazione militare, questo è positivo e ampiamente supportato in questa casa. Ma devo anche dire, vedendo gli sviluppi degli ultimi anni, che dobbiamo lavorare su una visione per stabilire un vero esercito europeo, un giorno .
Ha chiarito che la nuova organizzazione militare non esisterebbe come contropartita o in concorrenza con la NATO, in modo analogo ai precedenti commenti che ha fatto davanti al Parlamento europeo.
In precedenza a novembre aveva assicurato: "Questo non è un esercito contro la NATO, può essere di buon complemento alla NATO". Questo è stato detto a sostegno delle dichiarazioni di Macron di inizio novembre in cui ha parlato del proposto esercito UE , "Dobbiamo proteggerci dalla Cina, dalla Russia e anche dagli Stati Uniti" - parole che sono state rilasciate dopo l'annuncio iniziale del presidente Trump che il Gli Stati Uniti si ritirerebbero dal Trattato sulle forze nucleari a intervallo intermedio (INF).
Nonostante tali assicurazioni, gli analisti sostengono che il sottoprodotto naturale e a lungo termine di un "vero esercito europeo" - come suggeriscono Macron e Merkel - sarebbe la lenta erosione e distruzione del potere degli Stati Uniti nella regione, che indebolirebbe senza dubbio l'alleanza della NATO .
La cosa più vicina a un "esercito UE" che esiste (se può essere chiamato anche questo) - la politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) - è generalmente percepita come un meccanismo dell'Unione Europea di risposta civile e di emergenza per essere inefficace sotto la minaccia di una vera invasione militare o di un evento importante.
Nel frattempo forse un prototipo dell'esercito UE è già in azione per le strade di Parigi, rivelando ciò che i critici temono possa effettivamente essere utilizzato in futuro ...
So now we have combat ready armored vehicles with the EU flag which are being used against unarmed European protesters who are demonstrating against a pro EU authoritarian regime.
L'atteso respingimento è arrivato rapidamente e ferocemente quando Marine Le Pen, la leader del partito Raggruppamento Nazionale di Francia, ha attaccato l'aggiornamento del trattato di Aquisgrana definendolo"un atto che rasenta il tradimento" , mentre altri temevano che si trattasse di un tentativo di creare una "super UE" all'interno del blocco.
Come populisti, insistiamo sul fatto che prima ci si prende cura del proprio paese ... Non vogliamo che Macron rinnovi il suo paese con denaro tedesco ... L'UE è profondamente divisa. Una speciale relazione franco-tedesca ci allontanerà ancora di più .
Il ministro degli Interni di destra, Matteo Salvini, ha avvertito all'inizio di questo mese che il suo paese potrebbe cercare un "asse italo-polacco" per sfidare l'intera premessa di un "motore franco-tedesco" che guida la centralizzazione europea.
Notevole aspetto della firma di martedì è che il documento di Aquisgrana dà la priorità alla Germania, che alla fine verrà accettata, come membro permanente del Consiglio di sicurezza dell'ONU, che impone come priorità alla diplomazia franco-tedesca. Un tale scenario futuro nel Consiglio di sicurezza sposterebbe il potere in modo significativo a favore di un blocco degli alleati occidentali , Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, e la Germania che voterebbe al loro fianco.
Ho cercato nel nostro mondo e nei diversi punti di vista di molte persone nella mia umile ricerca della verità. Questa ricerca mi ha portato in meravigliosi sentimenti utopici, della libertà e l'amore. Mi ha anche condotto in angoli molto bui dove vedo espresse le peggiori energie umane. Dico umano, beh, la mia ricerca mi fa riflettere sulle energie umane e sulla natura. Ora capisco che la nostra energia è discernente e, espressa senza preconcetti, condizionamenti e manipolazioni, in realtà è straordinariamente buona. Nella mia ricerca per trovare le risposte ai problemi del mondo, sto trovando i problemi e il profondo condizionamento in me. Pubblicherò questo articolo con un seguito per condividere come ho fatto questo. Torniamo alla questione.
Ho esaminato il sistema bancario e ho visto il modo per creare denaro, da utilizzare per creare denaro dal nulla, e poi addebitare interessi su quel denaro. So che è un modo molto semplice da vedere, ma spiega molto rapidamente perché abbiamo più debito sulla terra dei soldi reali. È scandaloso. Ho studiato la politica, persino a scuola, e ora mi rendo conto che l'intero sistema è corrotto. L'Unione europea è un classico esempio di ciò, fa gli interessi delle multinazionali e delle corporate, che si incontrano regolarmente nella Commissione europea con totale disprezzo per i popoli europei. Vedo anche che il nostro sistema medico è completamente distrutto poiché gli esseri umani sono ormai di gran lunga le specie più malate che vivono sul nostro pianeta. E intendo, di gran lunga ! Anche il nostro sistema educativo è corrotto, poiché molte persone stanno perdendo le competenze di base per riparare le cose e affidarsi alle società per rifornirci di qualsiasi cosa. Vedo un mondo che sta andando nella direzione sbagliata senza preoccuparsi di che si preoccupi di cosa ci facciamo su questa terra.
CARACAS, Venezuela - La posizione della Russia sul riconoscimento di Nicolás Maduro come legittimo presidente del Venezuela non cambierà, nonostante il fatto che diversi stati abbiano riconosciuto il leader dell'opposizione come il presidente del paese latinoamericano, lo ha detto Mercoledì, un membro della camera alta russa, Andrei Klimov.
All'inizio del giorno, il leader dell'opposizione venezuelana Juan Guaidó, nuovo presidente dell'Assemblea nazionale dell'opposizione, ha detto e promesso in una manifestazione a Caracas di assumere i poteri esecutivi.
Gli Stati Uniti, il Canada, la Colombia, il Brasile, il Paraguay e altri lo hanno riconosciuto come presidente ad interim del Venezuela.
"La Russia ha già riconosciuto il presidente legalmente eletto del Venezuela Maduro, [il vicesindaco Ilyas] Umakhanov era all'inaugurazione e ha espresso congratulazioni. Nulla cambierà nella sua posizione [della Russia] ", ha detto Klimov, che funge da vicepresidente della commissione per gli affari internazionali della Camera alta russa.
La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha criticato l'interferenza dell'Occidente negli affari interni del Venezuela. In precedenza, Nicolas Maduro ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti in rappresaglia per il riconoscimento di Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela. Maduro ha ora concesso agli Stati Uniti meno di tre giorni per evacuare tutto il personale diplomatico dal paese, un'azione che Washington potrebbe non eseguire.
"Gli eventi in Venezuela mostrano come la progressiva [ostilità] della comunità occidentale che mette in discussione il diritto internazionale, la sovranità e la non interferenza negli affari interni degli stati, operando deliberatamente per il cambio di potere al governo ", ha scritto Zakharova sulla sua pagina Facebook.
La situazione in Venezuela è peggiorata notevolmente dopo l'inaugurazione di Nicolás Maduro, che ha giurato per il nuovo mandato popolare il 10 gennaio. I Paesi membri del Gruppo Lima - tra i quali Brasile - ha deciso di non riconoscere il nuovo mandato. Successivamente, Brasile, Paraguay, Canada e Stati Uniti hanno deciso di riconoscere il presidente dell'Assemblea nazionale, Juan Guaidó come presidente ad interim del paese.
Poniamo che uno scienziato decida di scrivere i suoi (importanti e innovativi) saggi scientifici in italiano e non più in inglese, che pur conosce bene.
E poniamo che faccia questo perché vuole che lo possano leggere e capire anzitutto non gli addetti ai lavori, nel mondo, ma tutti, nella sua terra, anche quei figli del popolo che – dovendo andare a lavorare senza poter studiare – non conoscono l’inglese.
Un caso simile – se si verificasse oggi – probabilmente convoglierebbe sull’interessato l’accusa di provincialismo, di sovranismo e di populismo. Accuse che di questi tempi non si negano a nessuno: basta solo un vago accento che contraddica il pensiero unico globalista e la moda esterofila e cosmopolita.
In effetti è accaduto qualcosa del genere nel passato, nel Seicento. Ma il personaggio in questione è oggi universalmente (e giustamente) ritenuto un grande, un gigante del pensiero che molto ha dato all’umanità.
Perché si tratta addirittura del fondatore della scienza moderna, colui che tutti considerano un esempio di genialità, di apertura mentale e di opposizione al conformismo pseudoscientifico e pseudofilosofico: Galileo Galilei.
Naturalmente la lingua internazionale del suo tempo (anche per la scienza) non era l’inglese, ma il latino che tuttavia svolgeva la stessa funzione dell’inglese odierno.
Ebbene Annalisa Andreoni, nel suo splendido libro “Ama l’italiano (segreti e meraviglie della lingua più bella)”, nota che “Galileo Galilei non è solo l’inventore del moderno metodo scientifico che tutti conosciamo, ma è stato anche il primo grande scienziato ad abbandonare il latino e a scegliere l’italiano come lingua con cui comunicare al mondo le proprie scoperte”.
Certo, scrisse in latino le opere giovanili e anche il “Sidereus Nuncius” del 1610, che però era intenzionato a tradurre in “toscano”, come già aveva scritto nella sua lingua corrente “La bilancetta” nel 1586.
Tuttavia “dopo il rientro a Firenze” sottolinea la Andreoni “Galileo scelse definitivamente la lingua materna per scrivere di scienza: saranno in italiano Il saggiatore(1623), il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632) e l’ultima grande opera, i Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attenenti alla meccanica e i movimenti locali (1638)”.
Fu una scelta clamorosa e del tutto analoga a quella compiuta da un altro grande toscano, Dante Alighieri, quando decise di scrivere il suo poema sacro in volgare toscano anziché in latino che era la lingua della teologia (questa sua scelta infatti fece scalpore e destò scandalo).
Naturalmente Galilei provvide a far fare una traduzione in latino delle sue opere in italiano, per gli scienziati stranieri che non conoscevano la nostra lingua, ma – osserva l’Andreoni – “quella dell’italiano fu una scelta consapevole, basata sulla convinzione che la nostra lingua possedesse ormai tutte le potenzialità espressive necessarie al ragionamento scientifico”.
Inoltre per i destinatari: “È come se dovendo scegliere tra l’essere compreso dagli scienziati suoi pari in Europa o dalle persone ‘non letterate’ che gli stavano intorno” osserva l’Andreoni “Galileo avesse scelto queste ultime”.
Lo provano tre sue celebri lettere a Mark Welser, politico e intellettuale tedesco, dove Galileo discute delle macchie solari, ma lo fa in italiano. E spiega che ha scelto così “perché ho bisogno che ogni persona la possi leggere, e per questo medesimo rispetto ho scritto nel medesimo idioma questo ultimo mio trattatello [il Discorso intorno alle cose che stanno in su l’acqua o che in quella si muovono]”.
Lo scienziato toscano nota infatti che ci sono molti giovani che vengono fatti studiare e fanno i medici i filosofi e altre professioni analoghe pur essendo “inettissimi”, mentre altri che – sebbene intelligenti -non possono studiare e imparare il latino perché devono guadagnarsi il pane.
Dunque Galileo vuole farsi leggere pure da questi che hanno gli occhi per vedere le opere della natura e l’intelligenza per capire come i filosofi.
Populista e anti élite dunque. L’Italia del Seicento non era unita politicamente, ma lo era culturalmente e spiritualmente: la lingua è il volto più chiaro di un’identità, infatti è stata la nostra letteratura ad adottare il “toscano” di Dante e Petrarca come lingua nazionale, la quale in seguito ha completato l’unificazione politica (sebbene fatta malamente).
Galileo non si limitò a “lanciare” l’italiano come lingua della scienza, ma coltivò ad alti livelli la nostra lingua a la nostra letteratura.
L’Andreoni ricorda che egli “tenne due lezioni all’Accademia Fiorentina sull’architettura dell’Inferno di Dante, postillò l’Orlando furioso… Divenne inoltre accademico della Crusca e collaborò alla stesura di alcune voci del Vocabolario, sia per la prima edizione del 1612 sia per la seconda del 1623”.
La stessa qualità del suo “italiano scientifico” gli guadagnerà, duecento anni dopo, l’ammirazione di un Giacomo Leopardi. Ritrovare la nostra identità significa anche riscoprire questi ingegni che tutto il mondo ci invidia.