domenica 5 luglio 2026

Honduras Gate (Parte 4). "The Italian Job Connection": Hacking, spionaggi e processi nei cassetti made in Mani Pulite

 
HACKING TEAM, L'ITALIA E LO SPIONAGGIO IN AMERICA LATINA: UN MERCATO SENZA SCRUPOLI
Di Chris Barlati

Spionaggio non olet
L'Italia, spesso percepita come un paese periferico nel panorama tecnologico globale, nasconde un lato oscuro e profondamente radicato: quello della produzione e vendita di software di sorveglianza a governi di tutto il mondo, inclusa l'America Latina.

Un'indagine di Wired e Irpimedia ha ricostruito come alcune aziende italiane siano diventate protagoniste indiscutibili di questo mercato altamente redditizio, che purtroppo è poco – se non per nulla – regolamentato. I casi degni di menzione sono tanti e terribili, ma i più importanti sono: la storia del "falso WhatsApp", creato e distribuito dall'italiana Asigint per spiare centinaia di utenti; il caso Exodus, che dimostra la corruzione delle forze solo teoricamente a tutela dell'ordine dello Stato; l'infiltrazione da noi scoperta nei gruppi di hacker russi ad opera anche di agenti statunitensi (gruppi, invero, né di hacker né russi); la deviazione dei servizi segreti tenuti in pugno da un gruppo di mercenari legati a Israele e di ideologia di estrema destra; la presenza di personale per nulla qualificato nella tanto pomposa Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale; e l'utilizzo di programmi modulari di spionaggio militare a danno di minorenni russi e bielorussi, venduti a paesi dittatoriali e narcostati che violavano costantemente i diritti umani, con forte relazione con i nuovi tecnofascisti della Silicon Valley, che trovano come proiezione dei loro interessi le tante marionette presidenziali, sia esse degli Stati Uniti che dell'entità nazista e genocida di Israele.

Lo spionaggio "Made in Italy"
L'Italia ospita alcuni tra i maggiori produttori mondiali di spyware, venduti a governi e forze dell'ordine internazionali, per condurre campagne di spionaggio digitale su obiettivi delicati, che quasi mai hanno rispettato i diritti - solo teoricamente - inviolabili dell'uomo. Il caso più emblematico è quello di Hacking Team, azienda milanese fondata nel 2003 dagli imprenditori David Vincenzetti e Valeriano Bedeschi.

Tutto inizia nell'estate del 2015 con una clamorosa violazione, ufficialmente un attacco hacker, ufficiosamente un regolamento di conti tra correnti dei servizi segreti interni all'atlantismo, che produsse il furto di 400 GB di dati sensibili, svelando l'enormita' delle sue operazioni. I documenti trapelati includevano email, contratti e la base dati dei clienti di Hacking Team in tutto il mondo.

I contratti rivelati riguardavano paesi noti per politiche repressive, tra cui Sudan, Egitto, Etiopia, Arabia Saudita, Bahrein e Azerbaigian. Venne anche rivelata una lista di clienti più ampia che comprendeva agenzie governative in Russia, Kazakhstan, Marocco, Turchia, Uzbekistan, Emirati Arabi Uniti, Messico e Colombia, oltre ad agenzie occidentali come l'FBI e la DEA statunitense, e agenzie governative del Regno Unito e dell'Australia.

HACKING TEAM E LO SPIONAGGIO IN AMERICA LATINA

Secondo un rapporto dell'ONG "Derechos Digitales", la metà dei governi dell'America Latina ha acquistato licenze del software di Hacking Team.

La filtrazione succitata del 2015 ha rivelato che sei paesi latinoamericani sono stati clienti dell'azienda italiana: Cile, Colombia, Ecuador, Honduras, Messico e Panamá. Altre nazioni come Argentina, Guatemala, Paraguay, Uruguay e Venezuela avevano avviato contatti e negoziato i prezzi, senza però prove di un acquisto effettivo.

Il software che prenderemo in esame, Galileo (chiamato anche DaVinci), era un Remote Control System (RCS) che, una volta installato su un telefono o computer, poteva accedere e copiare qualsiasi tipo di informazione: contatti, applicazioni, calendario, chiamate, audio, posizione geografica, cronologia di navigazione. In pratica, parliamo di un "pacchetto hacker" completo per l'intercettazione governativa, che quasi mai finiva per combattere il ''terrorismo'' o per finalita' di necessita' ''democratiche''.

Ad acquistare il software, secondo i documenti trapelati, risultavano diverse agenzie di intelligence della regione: la Policía de Investigaciones de Chile (PDI), la Dirección de Inteligencia Policial de Colombia (DIPOL) e il Centro de Investigación y Seguridad Nacional de México (CISEN). La Secretaría Nacional de Inteligencia del Ecuador (SENAIN) è anch'essa emersa come cliente dai documenti del leak, nonostante il governo ecuadoriano abbia sempre negato ufficialmente l'esistenza di un contratto. L'inchiesta di "Mexicanos Contra la Corrupción y la Impunidad" (MCCI) ha ulteriormente dettagliato il ruolo del Messico come principale cliente di Hacking Team.

La società italiana aveva in Messico il suo cliente principale a livello mondiale, con fino a 14 contratti individuali stipulati con il governo federale e con governi statali. I documenti rivelano che l'acquisto del sistema Galileo, con 600 licenze, fu negoziato tramite intermediari che generarono non poche controversie sul costo finale delle ''commissioni''.

Oltre ai governi, Hacking Team vantava anche una solida base di clienti privati nel settore bancario, assicurativo e industriale. Tuttavia, è fondamentale operare una distinzione: mentre i governi acquistavano il software di sorveglianza offensivo Galileo (RCS) per lo spionaggio, per i clienti privati Hacking Team offriva servizi di sicurezza informatica difensiva, come test di penetrazione ("ethical hacking") e consulenza per la protezione delle infrastrutture IT.

La lista dei clienti privati includeva importanti istituzioni come ABI (Associazione Bancaria Italiana), UBI Banca, ING Direct, Deutsche Bank e Barclays. Nel settore assicurativo comparivano nomi come Generali, Unipol, Cattolica Assicurazioni, Fondiaria SAI, ITAS Assicurazioni, RSA e Axa. Tra le altre aziende spiccavano TIM (Telecom Italia Mobile), Alenia Aermacchi (controllata da Finmeccanica) e Beretta.

Si vis pacem para exploit
Il fondatore David Vincenzetti parlava apertamente di un "doppio binario": l'azienda operava contemporaneamente nel settore della sicurezza offensiva (vendita di spyware a governi) e difensiva (test di penetrazione per aziende). Questa seconda attività giustificava ufficialmente i rapporti con il settore privato, ma i documenti trapelati suggeriscono che la linea tra i due ambiti fosse più sfumata di quanto apparisse.

I clienti privati non acquistavano il software di sorveglianza Galileo, ma servizi di "ethical hacking" per testare le vulnerabilità delle loro reti. Tuttavia, la stessa base tecnica e le stesse competenze venivano impiegate per entrambi i mercati, creando un potenziale conflitto di interessi.

Questa scoperta dimostrò che il mercato degli spyware commerciali era molto più ampio di quanto dichiarato pubblicamente. Sebbene non vi siano prove che Hacking Team abbia venduto Galileo a soggetti privati, la loro presenza tra i clienti – sia pure per servizi difensivi – contraddiceva le dichiarazioni pubbliche dell'azienda, che affermava di operare solo con governi democratici per finalità antiterrorismo e forze di polizia (una mezza verita').

Inoltre, i test di penetrazione per i privati consentivano a Hacking Team di conoscere in anticipo le vulnerabilità di banche, assicurazioni e telecomunicazioni. Questa conoscenza, tecnicamente, poteva essere sfruttata per sviluppare strumenti di attacco più efficaci da vendere ai governi, creando un pericoloso cortocircuito tra sicurezza pubblica e interessi commerciali.

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PARTE I

CHI SPIA GLI SPIONI? LE BIG TECH ALLA CONQUISTA DELL'AMERICA LATINA
ROMA - TEL AVIV - BOGOTÀ. L'EVOLUZIONE DELLA REPRESSIONE TRAMITE SPIONAGGIO E MANIPOLAZIONE DIGITALE

Il software Pegasus dell'israeliana NSO Group, molto più sofisticato dei prodotti di Hacking Team, in grado di infettare i telefoni senza interazione da parte dell'utente, ha conquistato per quasi un decennio il mercato degli spyware. In America Latina, il suo uso è stato documentato in numerosi paesi, spesso con finalità politiche.
Pegasus, più efficace ma anche più caro dei prodotti Hacking Team, a volte veniva acquistato parallelamente agli spyware dell'azienda italiana, che venivano adoperati da forze dell'ordine e soggetti d'intelligence. Ciò dimostra non solo una concorrenza tra i due giganti, ma anche una comunione di interessi, che trova nell'atlantismo la loro ragion d'essere, e nei "capricci" dell'Alleanza un più che probabile mandante della smobilitazione di coloro che un tempo erano visti come alleati, ma che nella passata attualità sono diventati dei pericolosi concorrenti.
Una logica da "Mani Pulite", insomma, che ricorre costante, dal '92 sino ad oggi, e che si serve di cause e accuse preconfezionate nei cassetti, spionaggi illegali e connivenze con apparati di intelligenza, mercenari ed istituzionali.

QUANDO TUTTO EBBE INIZIO LA STRATEGIA DELLA TENSIONE ITALIANA E IL GRANDE ORECCHIO. IL PROTOCOLLO D'INTELLIGENCE MILITARE 'MANI PULITE'

Bisogna ammettere che è scoraggiante osservare le masse cadere vittima dei soliti populismi da dittatura militare e della manipolazione delle coscienze. Ma, dopotutto, viviamo in un'epoca di contrazione dell'intelligenza, almeno nel mondo occidentale. E vedere l'essere umano inciampare ripetutamente sulla stessa pietra, lungo il medesimo cammino, a pensarci bene, non sorprende più di tanto. È con la caduta del muro di Berlino che il protocollo militare, fin lì impiegato per anestetizzare le coscienze e governare il consenso delle masse, subisce una terribile evoluzione.

Se negli anni Sessanta si era proceduto all'immissione di droghe per soffocare le proteste studentesche (il piano Chaos), si arriva alla metà degli anni Settanta, inizio Ottanta, con la sistematica strumentalizzazione del terrorismo, degli attentati e della criminalità nelle cosiddette "strategie della tensione", finalizzate a impedire le "svolte a sinistra" dei governi o a deviare l'attenzione pubblica dalle ''scalate'' – acquisizioni controllate e segrete – delle grandi aziende di Stato.

Il tutto culmina negli anni Novanta, dopo la caduta del muro di Berlino e l'implosione dell'URSS, quando vediamo l'uso dello spionaggio informatico in appoggio alle "inchieste ad orologeria" della magistratura atlantica e filoisraeliana, con la corruzione selettiva che diventa un'arma politica da adoperare grazie al moltiplicatore dell'impalcatura teatrale dei media, da sempre manipolatori di coscienze.

Per chi ancora non lo avesse capito, mi riferisco alla creazione di ''Mani Pulite''; operazione atlantica in origine di smobilitazione degli eserciti anticomunisti oramai inutili e fuori controllo, attuata con successo in Italia e riproposta, con tanto di slogan, in altri paesi, parallelamente al colpo di Stato del potere finanziario, vero manovratore di quello giudiziario.

Mani Pulite made in NATO
La deriva del potere finanziario dagli anni '90 ad oggi è stata oggetto di molte pubblicazioni, una delle quali proprio del vostro autore, che consiglio di scaricare gratuitamente, e che si chiama Storie di Prima Repubblica, II Edizione.

Il mondo ''economico'', nell'attualita' meglio noto come ''finanza'', è diventato dall'89-91 in poi, una pericolosa idra a metà strada tra intelligence e totalitarismo privato digitale, composta da fondi speculativi, finanza e Big Tech, con un particolare approccio per la politica della guerra; ambiti questi che oramai dirigono a piacimento i servizi segreti dei paesi NATO, possedendo - dette Big Tech - di fatto il controllo delle intelligence e dei rispettivi "segreti di Stato" (Microsoft, Palantir, etc.). Che dietro la "Mani pulite internazionale" ci siano la CIA e l'FBI, il caso italiano degli anni '90 lo ha dimostrato indiscutibilmente, in particolare mediante le inchieste di "La Voce delle Voci" e le pubblicazioni di autori come Rino Formica e Ugo Intini.

La finalità ultima di queste operazioni "giustizialiste" – con tanto di marionette iper-atlantiche, filosioniste e filosatunitensi, tutte accomunate da una medesima fisionomia derivanti da interventi di chirurgia plastica omologati – è la distruzione delle grandi imprese statali etichettate come "corrotte", al fine di favorirne (ironia) la salvifica liberalizzazione, ovvero privatizzazione, che puntualmente e' preceduta da un cambio disastroso di governo e di paradigma di governo (da sinistra a destra, bruscamente, e viceversa). In questo quadro, emerge l'indiscutibile infiltrazione sistematica di procure e 'fiscalie' dell'atlantismo, del sionismo e delle fazioni ad esso vincolate – "dem" e "conservatori" - che controllano il fiscale o il giudice pedofilo, tossicodipendente o corrotto di turno (si veda il caso delle rivelazioni di Paolo Ferraro).

Il caso della demolizione controllata della Prima Repubblica italiana, ossia del Partito Socialista e della Democrazia Cristiana, e poi l'attacco selettivo contro Berlusconi (eredita' della Prima Repubblica) – con "accuse" atipiche di "scopare" troppo e con troppe donne – è stato emblematico per i succitati scopi: si attaccava un politico per la sua vita sessuale, definendolo maschilista e per questo "corrotto" e "incapace" di svolgere correttamente le proprie funzioni istituzionali con lucidità; mentre, pochi anni dopo, si accusava di ottusità e maschilismo chi, invece, conduceva una vita morigerata e si dedicava ad un'unica donna, accusando di "fascismo" le donne che criticavano la prostituzione, quando le femministe berlusconiane rivendicavano il loro diritto ad avere un amante ricco e abile nell'arte dell'amore, seppur "maturo" (un paradosso che rivela l'arbitrio del giudizio mediatico e l'amnesia della coscienza collettiva, obnubilata da televisioni e lavaggi del cervello).

*Nota: Per una spiegazione di quegli anni sulla politica berlusconiana, consiglio di scaricare un altro libro del vostro autore, Dis-Servizi Discreti, disponibile gratuitamente su SA DEFENZA al seguente link: https://sadefenza.blogspot.com/2024/07/dis-servizi-discreti-gratis-solo-su-sa.html
Sullo stesso sito è disponibile anche il libro I casi. Storia e storie della "Connessione Teulada", con un articolo introduttivo: https://sadefenza.blogspot.com/2024/05/esclusiva-i-casi-storia-e-storie-della.html , mentre il libro al seguente link: https://mega.nz/file/uCh3XDJL#DuDrZXIBVXWS9j7tgOLOIQrqdA7Ar2xdgH9nmNfK3T0
 
Se in quel breve frangente le già deboli coscienze europee furono pervase da un sentimento anti-italiano, strumentalmente confuso con l'anti-berlusconismo, tanto da diventare oggetto di dibattito internazionale e persino di sceneggiature televisive e cinematografiche, ben diversa fu la reazione allo scandalo Epstein. Qui, invece di indignazione, calò un silenzio assordante. Le rivelazioni, che avrebbero potuto far implodere le gerarchie occidentali, vennero semplicemente insabbiate, con tutte le conseguenze sociali e morali che conosciamo.

Due pesi due misure, quindi, funzionali all'interesse dell'atlantismo e del sionismo, come prova anche la censura delle grandi distribuzioni mediatiche del film-denuncia contro la pedofilia ''Sound of freedom'', nel bel mezzo delle rivelazioni sulle degenerazioni di Hunter Biden, figlio dell'ex e senile Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, nonche' la sequela di errori, manipolazioni e insabbiamenti da parte dell'FBI e delle forze di polizia statunitensi per quanto riguarda la trattazione del caso Epstein, nel quale si contano piu' le lotte di potere e i disservizi che le condanne dei carnefici.

* Appunto d'autore // Come da pensiero comune si legge in internet, e che mi permetto di parafrasare: ''Meglio italiano, puttaniere e mecenate (Berlusconi), che ebreo, pedofilo e sequestratore (Epstein)".

Tutto il ''Condor'' e' paese

L'operazione Condor, in America Latina, non è mai realmente cessata, così come non è mai venuta meno la presenza di reparti speciali italiani – o meglio, di "utili idioti" – animati da una folle ideologia di estrema destra. Essi hanno operato – e operano – nel continente sia come agenti o paramilitari in senso classico, sia come "addestratori" o specialisti informatici, eufemisticamente definiti "esperti in cyber sicurezza", al servizio di ben note imprese.

A ciò si aggiungono le immancabili manifestazioni di determinati interessi: le repressioni del dissenso, i suicidi di Stato, le corruzioni e la dittatura del pensiero unico, finalizzata a screditare gli autori che rivelano gli scandali connessi e correlati. Il tutto, ovviamente, mutato nella forma, certo, ma non nella sostanza. E anche qui, nulla di strano.

Se da una parte vi erano i fanatici di destra e falsamente di sinistra, o malati mentali in preda a deliri napoleonici al soldo della CIA, pronti a mettere le bombe nelle stazioni – poiché protetti dall'immunità e dal tesserino dei servizi segreti e della NATO –, a uccidere giudici come Falcone e Borsellino per poi diventare rappresentanti dell'atlantismo o dominus di imprese militari; dall'altro vi erano – e vi sono, anche se in modo molto ridimensionato – coloro che davvero credevano e credono in ideali e principi propriamente "sociali", se non addirittura cristiani, e che, seppur tra molte ipocrisie e giochi di potere, a somme tratte hanno fatto più bene che male al mondo.

Verso tali riguardi, come non citare i milioni di finanziamenti illeciti provenienti dal "corrotto" Partito Socialista Italiano, dirottati da Bettino Craxi, che permisero di salvare migliaia e migliaia di vite di dissidenti cileni e latinoamericani durante le dittature militari, o dei palestinesi vittime del genocidio a Gaza? Meglio corrotto e socialista che codardo e liberista, si potrebbe dire. E non lo dico: lo affermo.

E poi, per non finire rapidamente il nostro elogio, come non ricordare i dollari delle ambasciate russe, giunti alle casse di Botteghe Oscure, che consentirono a varie Resistenze di sopravvivere alle angherie e ai saccheggi dei militari in ogni angolo del pianeta, specialmente in Africa – continente schiavizzato da francesi e inglesi durante la guerra fredda, così come ai giorni nostri?

È in questo quadro di "doppia morale" – fatto di infiltrazioni, manipolazioni ed eliminazioni delle "minacce" tramite le "manine" della NATO – che si inserisce perfettamente l'argomento della deriva, o evoluzione, "cyber" dello scontro tra sovrastrutture di potere: leak, false denunce di stupro, corruzioni e storie da manicomio per la loro assurdità sul pericolo narcotraffico, orchestrate da procure legate a folli culti esoterici di matrice sionista sullo stile della "setta Epstein".

Ergo, nulla di strano se taluni governi di "sinistra", espressione dei "dem" o "progressisti" statunitensi, attuano in modo disastroso e aberrante (come per la legalizzazione della pedofilia), e poi arriva il "dittatore" o "conservatore" di turno, espressione dei "repubblicani", a peggiorare ulteriormente la situazione (Trump che insabbia il caso Epstein). Dopotutto, il Gattopardo insegna: "Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi".

I veri padroni del mondo – i folli pedosatanisti delle Big Tech, manipolatori di governi e intelligence, che finanziano e 'creano' nei media l'immagine della marionetta – sono i beneficiari ultimi del cambio di staffetta, trattandosi, non a caso, di 'oppo-finzione' e 'dissidenza controllata'. La parola d'ordine di questi partiti è 'movimento' e 'antisistema', e la loro ipocrita ed idiota litania è sempre sull' "onestà".

Il vero male, concludendo, non e' la ''destra'' o la ''sinistra'', espressione sempre dell'impero angloamericano-sionista e delle sue follie, ma l'atlantismo di cui il sionismo ne è l'ideologia.

La storia è chiara sotto questo aspetto: basterebbe unicamente saper leggere il passato. Ma oggi, chi ne è capace? 

Colombia: Pegasus e le denunce di spionaggio politico
Dopo quanto menzionato, vale la pena ritornare brevemente sulla ''Colombia Connection'', trattata nella nostra parte 3 dell'Honduras Gate, per meglio evidenziare l'importanza dello spionaggio d'intelligence inaugurato con la Strage di Capaci e via d'Amelio nel 1992, in Italia, e che vide per primo l'utilizzo stragista di Echelon, il ''grande orecchio'', per ''sputtanare'' procure e servizi, gia' da tempo infiltrati dalla NATO, con l'ausilio del futuro esercito di utili idioti sionisti di ''destra''.

*Articoli che consigliamo di leggere al riguardo:

In Colombia, il presidente Gustavo Petro, espressione dei ''progressisti'' USA, avversario (teoricamente) di Israele e dell'attuale amministrazione Trump, ha accusato gli Stati Uniti di averlo sanzionato per aver rivelato la cooperazione tra CIA ed NSO Group.

Petro ha denunciato che la DIPOL (Dirección de Inteligencia Policial) ha acquistato Pegasus per 11 milioni di dollari nel 2021, durante le proteste sociali attive contro il suo predecessore Iván Duque, per spiare gli oppositori del governo di destra; e ha accusato la CIA di aver finanziato e sostenuto questa operazione di spionaggio. L'organizzazione "Associazione per i Popoli Minacciati" (APM) ha criticato il finanziamento statunitense del programma di sorveglianza Pegasus per i servizi di sicurezza colombiani, sottolineando che il software venga spesso utilizzato per monitorare membri dell'opposizione, giornalisti e attivisti.

La situazione è esplosa nel gennaio 2026, quando il Ministro della Giustizia colombiano, Andrés Idárraga, ha denunciato che il suo telefono era stato intercettato con Pegasus mentre indagava su dei casi di collusione tra alti ufficiali militari e narcotrafficanti. Idárraga ha dichiarato che l'intercettazione era stata ordinata dal ministero della Difesa e che Pegasus era stato usato illegalmente per spiare lui e la sua famiglia. Si tratta del secondo caso di spionaggio di alto profilo nel governo Petro, dopo la denuncia del Ministro dell'Interno, Armando Benedetti, del dicembre 2025.

In seno agli stessi governi, traendo le somme, possiamo affermare che vi sono soggetti che lavorano per il "nemico", tradendo il proprio paese, e questa "fedele infedeltà", in passato denominata "doppia fedeltà" (prima alla NATO e poi - se esiste - al proprio paese), da noi trattata nelle nostre pubblicazioni, non costituisce affatto una novità.

Il sistema di sorveglianza di massa della DEA in Colombia: un'analisi approfondita

L'operazione della DEA a Bogotà
Dalle email trapelate da Hacking Team nel 2015 emerge un quadro allarmante: la "Drug Enforcement Administration" (DEA) statunitense non si limitava a utilizzare il software RCS in Colombia, ma aveva installato un sistema di intercettazione di massa nell'ambasciata di Bogotà. L'ingegnere di Hacking Team Eduardo Pardo scrive il 9 giugno 2015 in un'email con oggetto "Brief DEA meeting in Colombia":

          Ciao ragazzi,
Abbiamo incontrato Michael Casey, la persona della DEA responsabile del sistema qui in Colombia. Ci ha detto che avrebbe avuto bisogno del nostro supporto tecnico perché hanno acquistato un altro strumento di intercettazione (qualcosa che riceverà tutto il traffico dei provider internet colombiani) e lo metteranno nella stanza dove attualmente si trova RCS. Quindi stanno spostando RCS in un'altra posizione all'interno dell'ambasciata. Inoltre avrebbe bisogno di aggiornarlo all'ultima versione. Gli ho già chiesto una prima visita qui così posso fare un sopralluogo e raccogliere tutti i loro requisiti.

Oltre a ciò, Marco, Daniel e io abbiamo incontrato alcuni altri agenti della DEA a Cartagena, assegnati a Bangladesh, Spagna, Italia, America Latina e altri paesi, e ritengono che una buona raccomandazione da un sistema attualmente funzionante presso la DEA renderà la loro vita più facile per l'assegnazione del budget.
Grazie,
Eduardo Pardo
Field Application EngineerRcs.


Il messaggio, reso pubblico da WikiLeaks l'8 luglio 2015 nell'ambito del rilascio dell'archivio Hacking Team e precedentemente segnalato su Twitter dal giornalista Ryan Gallagher di "The Intercept", descrive l'installazione da parte della DEA di uno strumento di intercettazione in grado di ricevere "tutto il traffico degli ISP colombiani" ("all the traffic for Colombian's ISPs"). L'email specifica inoltre che il sistema sarebbe stato installato nella stanza dell'ambasciata USA a Bogotá dove si trovavano già le apparecchiature del RCS, con conseguente spostamento di quest'ultimo. Da queste indicazioni si evince che la DEA stava mettendo in piedi un sistema di sorveglianza indiscriminata, non limitata a singoli obiettivi, con la capacità di intercettare l'intero traffico internet del paese, partendo da una singola ambasciata.

Privacy International conferma che l'ambasciata americana a Bogotà disponeva di una stanza capace di intercettare il traffico da tutti gli ISP colombiani. L'agenzia antidroga statunitense, inoltre, era "ansiosa di mantenere i rapporti con HT" (Hacking Team) e richiedeva "uno dei nostri esperti nella stanza delle operazioni per meglio comprendere le opzioni" del sistema di intercettazione.

Il quadro della sorveglianza di massa in Colombia
La DEA operava in Colombia con il permesso del governo colombiano. La lettera inviata al senatore Chuck Grassley conferma che l'agenzia utilizzò il sistema RCS "in un paese straniero" con il consenso di quel governo, e dalle email trapelate sappiamo che quel paese è la Colombia. Tuttavia, l'operazione solleva seri interrogativi sulla legalità e la trasparenza dell'accordo.

"El Espectador", al riguardo, si e' chiesto:

¿Cómo justificará nuestro gobierno la contratación de mercenarios para actividades tan delicadas y sensibles? ¿La inteligencia de la Policía Nacional está siguiendo los pasos de la NSA de EEUU? ¿todo lo que hacemos en Internet se está desviando a ese país? ¿se comparte con la DEA todo el tráfico colombiano? // (Come farà il nostro governo a giustificare l'impiego di mercenari per operazioni così delicate e sensibili? L'intelligence della Polizia Nazionale sta seguendo le orme della NSA americana? Tutto ciò che facciamo in rete viene reindirizzato verso gli Stati Uniti? Vengono condivisi con la DEA tutti i dati sul traffico colombiano?)

La DEA non operava in un vuoto normativo, ma in un vero e proprio ecosistema di sorveglianza di massa già ampiamente consolidato in Colombia. Un rapporto di Privacy International del 2015 ha documentato tre sistemi principali:
 
1. Esperanza: Sistema di intercettazione gestito dalla Procura Generale (Fiscalía), fortemente sostenuto dalla DEA, che opera su mandato giudiziario per ottenere dati di chiamate fisse e mobili.

2. PUMA (Plataforma Única de Monitoreo y Análisis): Acquisito nel 2007 e amministrato dalla DIJIN (Dirección de Investigación Criminal e INTERPOL). È una piattaforma di monitoraggio e analisi del traffico telefonico e internet. Nel 2013, la polizia stanziò un investimento per potenziarlo con l'aiuto della società israeliana NICE Systems. Il sistema aggiornato avrebbe dovuto essere in grado di intercettare fino a 20.000 "oggetti" (linee o dispositivi), con possibilità di scalare fino a 100.000.

3. Sistema IRS (Integrated Recording System) o SIGD (Sistema Integral de Grabación Digital): Gestito dalla DIPOL (Dirección de Inteligencia Policial), a partire dal 2005. Secondo il rapporto, questo sistema era in grado di registrare 100 milioni di metadati e 20 milioni di SMS al giorno.

Privacy International rilevò che la legislazione colombiana non autorizzava esplicitamente la sorveglianza di massa o automatizzata delle comunicazioni per scopi di intelligence. Il sistema IRS, in particolare, operava senza alcuna autorità legale per intercettare comunicazioni. Eppure, continuò – e continua – a farlo.

La cancellazione del contratto e l'impunità
Il contratto della DEA con Hacking Team, del valore di 2,4 milioni di dollari (di cui 927.000 effettivamente spesi), fu cancellato nel 2015. La DEA ammise di aver utilizzato il sistema RCS solo su 17 obiettivi. L'email trapelata da Hacking Team rivela tuttavia che la DEA aveva anche acquistato un "altro strumento di intercettazione" in grado di ricevere "tutto il traffico degli ISP colombiani", da installare nella stessa stanza dell'ambasciata dove si trovava il sistema RCS: si trattava quindi di un'operazione separata ma collegata.

Nonostante la gravità delle rivelazioni, la DEA si rifiutò di commentare pubblicamente e, sebbene il Senatore Chuck Grassley avviò un'inchiesta per verificare la legalità del contratto ai sensi del Sudan Accountability and Divestment Act del 2007, per la DEA non risultano conseguenze penali. Per Hacking Team, invece, la perdita del contratto con la DEA e la mancata revisione da parte dell'FBI rappresentarono conseguenze commerciali significative, anche se non risultano sanzioni formali definitive.

La rescissione del contratto fu comunicata dalla DEA al Senato il 14 luglio 2015, in risposta a una precedente lettera del senatore Grassley del 27 aprile 2015. Non è chiaro se la decisione sia stata presa prima o dopo lo scandalo dell'hack di Hacking Team (avvenuto il 6 luglio 2015), né se le ragioni fossero esclusivamente non collegate all'hack: la causa potrebbe essere legata anche alla fine del rapporto tra Hacking Team e il rivenditore americano Cicom USA.

Gli acquisti della Colombia
La Dirección de Inteligencia Policial (DIPOL) della Colombia ha acquistato il software di Hacking Team a partire dal 2013, con un contratto di oltre 335.000 dollari, come confermato dai documenti trapelati nel 2015. Le trattative per l'acquisto del software avvenivano nell'ambito di un accordo commerciale con l'azienda israeliana NICE Systems, che fungeva da partner strategico e fornitore di componenti per l'ecosistema di sorveglianza colombiano.

Nel settembre 2024, il presidente Gustavo Petro ha confermato ufficialmente che la DIPOL ha acquistato il software Pegasus dall'azienda israeliana NSO Group durante il governo di Iván Duque (2018-2022) per 11 milioni di dollari, pagati - sembrerebbe - in contanti. Secondo la documentazione dell'Unità di Intelligence e Analisi Finanziaria (UIAF), la transazione avvenne in due pagamenti da 5,5 milioni di dollari ciascuno, nel giugno e novembre 2021, con il denaro trasportato da Bogotá a Tel Aviv (molto probabilmente in aereo), secondo quanto dichiarato da Petro, che ha definito l'operazione un riciclaggio di denaro da parte dello Stato, esplicitando preoccupazioni per l'uso del software contro cittadini e oppositori politici.

A novembre 2024, funzionari della Casa Bianca hanno offerto una versione alternativa: gli Stati Uniti avrebbero 'finanziato' l'acquisto di Pegasus per una missione antinarcotici, ma lo avrebbero fatto senza informare il presidente Iván Duque. Questa versione è contraddittoria e non è stata verificata da prove documentali. Il software sarebbe stato utilizzato per circa un anno e poi sospeso nel 2022, ma non esistono audit tecnici indipendenti che confermino la sua effettiva disattivazione.

Queste versioni contrastanti sollevano numerosi interrogativi: se Duque non sapeva, chi ha autorizzato l'operazione? Perché i soldi sono stati pagati in contanti senza tracciabilità? Il software è stato davvero disattivato o è ancora in uso? Quante persone sono state effettivamente spiato? E perché gli USA se ne sono ricordati solo alla fine?

Cio' che e' certo e' il vincolo diretto tra intelligence e Stati Uniti, e l'impossibilita' della politica di poter perseguire ogni minima sovranita' nazionale in beneficio dei propri cittadini.

Galileo o Pegasus?
La preferenza dei governi colombiani di centro-destra per Hacking Team (Galileo) e Pegasus non fu affatto casuale, ma rispose a una logica operativa precisa, basata sulla distinzione tra due modelli di sorveglianza: lo spionaggio di massa e il cyber-spionaggio selettivo. Per comprendere questa scelta, occorre inquadrarla nel contesto di una tradizione politica radicata in Colombia, dove lo spionaggio illegale e persecutorio contro giornalisti, attivisti e oppositori era già stato ampiamente documentato dallo scandalo del DAS durante il governo di Álvaro Uribe.

Galileo era lo strumento ideale per la sorveglianza capillare e a basso costo: richiedeva l'interazione dell'utente (tramite link malevoli), costava alcune centinaia di migliaia di dollari e veniva venduto tramite intermediari come NICE Systems o Robotec, che garantivano opacità nelle transazioni. La sua forza risiedeva nella capacità di intercettare enormi volumi di dati, rendendolo perfetto per un'intelligence di massa utile a monitorare il sentimento generale e a raccogliere informazioni grezze per quella che potremmo definire oggi "intelligence collettiva" predittiva.

Pegasus, al contrario, era un prodotto di lusso pensato per operazioni chirurgiche. Con la sua tecnologia "zero-click" (che non richiedeva alcuna azione da parte della vittima), un costo proibitivo che poteva superare i diversi milioni di dollari per pochi obiettivi e una vendita diretta o tramite canali governativi, era riservato a interventi mirati. La sua eccellenza tecnica lo rendeva perfetto per colpire un giornalista, un leader dell'opposizione, un attivista – e il suo intero ecosistema di familiari, amici e collaboratori – senza lasciare traccia.

La Colombia (o meglio, la sua intelligence e le ambasciate USA) non scelse l'uno o l'altro, ma integrò entrambi gli strumenti, adattandoli a esigenze diverse: Galileo per la sorveglianza di massa, Pegasus per la persecuzione selettiva di alto profilo. Lo scandalo del DAS aveva già rivelato che giornalisti, magistrati e membri dell'opposizione erano obiettivi abituali. Con l'avvento di queste tecnologie, quella tradizione è semplicemente salita di livello, diventando più sofisticata e difficile da smascherare (con i servizi segreti che potevano acquistare e operare nella più totale spudoratezza, essendo direttamente vincolati alle Big Tech israeliane e atlantiste).

NICE System e la connessione con la destra Colombiana

NICE Systems, multinazionale israeliana quotata al NASDAQ, ha svolto un ruolo strategico nella costruzione dell'ecosistema di sorveglianza colombiano, ben oltre quello di un semplice intermediario. Le fonti disponibili confermano una relazione strutturata e complessa con le autorità colombiane, in particolare attraverso contratti firmati a partire dal 2013, durante il governo di Juan Manuel Santos.

Le evidenze documentano tre livelli principali di coinvolgimento di NICE Systems in Colombia:

1. Partner strategico di Hacking Team: I documenti trapelati da Hacking Team nel 2015 rivelano una solida e strutturata partnership commerciale tra l'azienda italiana e NICE Systems. Le email interne mostrano che le due società intrattennero una fitta corrispondenza tra l'agosto 2010 e il luglio 2015, discutendo affari in diversi paesi tra cui la Colombia. NICE Systems è descritta come uno dei principali partner commerciali di Hacking Team a livello globale. Un ex dipendente di NICE confermò a BuzzFeed News: "Don't be childish. Of course we do business with Hacking Team. We do good business with them and there is nothing wrong with that". In Colombia, NICE Systems agiva come intermediario per le vendite di Hacking Team. Secondo il rapporto di Derechos Digitales, le compravendite e le trattative del software RCS avvenivano attraverso società intermediarie per aggirare le restrizioni dell'Accordo di Wassenaar; le più ricorrenti in America Latina erano Robotec (in Colombia, Ecuador e Panamá) e NICE Systems (in Colombia, Honduras e Guatemala). Questi elementi dimostrano che non si trattava di un'intermediazione occasionale, ma di un'alleanza commerciale strutturata per integrare le rispettive tecnologie.

2. Fornitore per il sistema "Super-PUMA": Nel gennaio 2013, la polizia colombiana ha stanziato 28 milioni di dollari per potenziare il sistema PUMA (trasformandolo in "Super-PUMA") con l'aiuto di NICE Systems. Questo sistema è descritto come una piattaforma di monitoraggio e analisi del traffico telefonico e internet.

3. Componenti per l'intercettazione di massa: Il rapporto di Privacy International del 2015 ha identificato NICE Systems, insieme a Verint Systems, come uno dei fornitori chiave delle tecnologie utilizzate dalla Colombia per costruire la sua capacità di intercettazione di massa, inclusi i sistemi che alimentano PUMA. Le tecnologie israeliane, tra cui quelle di NICE, sono state descritte come parte di un ecosistema di sorveglianza che ha contribuito alla capacità della Colombia di condurre una sorveglianza di massa delle comunicazioni.

Sebbene le informazioni disponibili non leghino esplicitamente NICE Systems a singoli governi (come quello di Duque), la tempistica dei contratti (2013) e la continuità del sistema di sorveglianza descritto nel rapporto di Privacy International (2015) collocano questa collaborazione in un arco temporale che include i governi di centro-destra di Juan Manuel Santos e, presumibilmente, Iván Duque, anche se la continuità operativa dopo il 2015 non è documentata.

La rivelazione dell'acquisto di Pegasus per 11 milioni di dollari in contanti, avvenuta sotto il governo Duque e resa nota dal presidente Petro nel settembre 2024, è un episodio separato che non vede coinvolta NICE Systems. Tuttavia, si inserisce in un più ampio contesto di collaborazione tecnologica con aziende israeliane, di cui NICE Systems è stato un fornitore di infrastrutture chiave per la sorveglianza di massa già a partire dal 2013. 

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PARTE II

MESSICO, PARADISO DELL'INDUSTRIA DELLA SORVEGLIANZA: IL CASO HACKING TEAM E PEGASUS. COSTI REALI, OBIETTIVI E IMPUNITÀ

Il Messico rappresenta il caso più esteso e documentato di spionaggio di massa in America Latina, configurandosi come un vero e proprio mercato paradisiaco per l'industria della sorveglianza commerciale, con i suoi abusi e le sue corruzioni.

Sotto il governo di Enrique Peña Nieto (2012-2018), il paese divenne il principale cliente mondiale di Hacking Team, con un totale di 14 contratti individuali stipulati con il governo federale e con vari stati. Le indagini hanno rivelato che l'acquisto del sistema di sorveglianza, spesso intermediato da società terze, portò a un guadagno per l'azienda italiana di circa 5,8 milioni di dollari nel solo mercato messicano.

Tuttavia, il business non si limitò al software italiano. Le rivelazioni hanno dimostrato che lo spyware Pegasus, dell'israeliana NSO Group, fu sistematicamente utilizzato per spiare giornalisti, attivisti e oppositori politici. Nel 2017, un rapporto di Article 19, R3D e SocialTIC, con il supporto tecnico del Citizen Lab dell'Università di Toronto, documentò 76 nuovi casi di tentativi di utilizzo di Pegasus contro giornalisti e difensori dei diritti umani.

Il governo messicano, pur sostenendo che l'uso delle tecnologie di sorveglianza fosse autorizzato dalle autorità giudiziarie, vide le sue dichiarazioni smentite da prove schiaccianti di uso illegale, tanto che la Commissione Interamericana per i Diritti Umani (CIDH) ne ha chiesto conto al paese.

Lo strumento fu utilizzato anche per promuovere interessi di industrie private. "The New York Times" rivelò che Pegasus fu impiegato contro i promotori di una tassa sulle bevande zuccherate, suggerendo che lo strumento fosse utilizzato per reprimere il dissenso su questioni economiche e a favore di lobby specifiche.

La lista di potenziali obiettivi di Pegasus in Messico contava la cifra record di 15.000 obiettivi, la più grande al mondo, includendo figure di spicco come la giornalista Carmen Aristegui.

Il calcolo della sorveglianza: costi, obiettivi e spesa reale
Le spese documentate per lo spionaggio in Messico sono state ingenti. Secondo quanto emerso da inchieste giornalistiche e dalle dichiarazioni delle autorità messicane, il governo di Enrique Peña Nieto pagò 32 milioni di dollari per un contratto con NSO Group, il produttore di Pegasus. Il contratto fu stipulato nel 2014 tramite la società fittizia Grupo Tech Bull e con la mediazione di Tomás Zerón, allora direttore dell'Agenzia di Investigazione Criminale della Procuratore Generale della Repubblica (PGR), come rivelato dal titolare della Unidad de Inteligencia Financiera (UIF), Santiago Nieto. La UIF ha inoltre indicato che il primo caso di acquisizione di malware risale all'amministrazione di Felipe Calderón, quando Genaro García Luna, Segretario alla Pubblica Sicurezza, contrattò un software di sorveglianza.

Secondo la titolare della Segreteria di Sicurezza Pubblica e Protezione Civile (SSPC), Rosa Icela Rodríguez Velázquez, tra il 2012 e il 2018 i governi di Calderón e Peña Nieto stipularono complessivamente 31 contratti per l'acquisto di Pegasus e servizi correlati, per un valore totale di 1 miliardo e 970 milioni di pesos (circa 61 milioni di dollari al cambio dell'epoca). Tali contratti coinvolsero diverse istituzioni federali: la Polizia Federale (16 contratti), il Sistema di Prevenzione e Riadattamento Sociale (7), il Centro di Investigazione e Sicurezza Nazionale – CISEN – (4), la Segreteria di Governo (2) e il Servizio di Protezione Federale (2). La SSPC ha denunciato che NSO Group utilizzò società fittizie come Grupo Tech Bull, Comercializadora de Soluciones Integrales Mecale, Balam Seguridad Privada e Constructora del Centro y del Bajío per simulare i contratti con le varie amministrazioni.

Ma Pegasus non fu l'unico strumento di sorveglianza utilizzato in Messico. Tra i materiali resi pubblici emerse che il governo messicano era tra i clienti dell'azienda italiana Hacking Team. Una lista diffusa sul sito Pastebin indicava come presunti acquirenti dei sistemi Hacking Team: la Polizia Federale, l'Esercito, la Marina, il CISEN, nonché i governi statali di Stato del Messico, Distretto Federale, Durango, Querétaro, Puebla, Tamaulipas, Yucatán, Campeche e Bassa California. I documenti mostravano contratti scaduti con alcune di queste entità e un contratto attivo del CISEN per 200 mila euro, oltre a fatture a nome del governo di Querétaro per 240 mila euro e di quello dello Stato del Messico per 273 mila euro. Fatture aggiuntive, diffuse dall'attivista Jesús Robles Maloof, indicavano acquisti del software "Da Vinci" tramite la società SYM Servicio Integrales per importi compresi tra 319 mila e 925 mila euro. L'azienda Hacking Team, già inserita da Reporter Senza Frontiere nella lista dei "Nemici di Internet" del 2013 per l'uso del suo spyware contro attivisti e giornalisti, negò l'autenticità dei documenti, mentre la stampa internazionale – tra cui The Guardian, Wired e Reuters – riportò la notizia senza poter verificare in modo indipendente la veridicità delle filtraggi.

Il CISEN fu quindi un cliente attivo sia di NSO Group che di Hacking Team, ma non l'unico acquirente di tecnologia di sorveglianza.

La portata della sorveglianza fu ampia: il cosiddetto "Pegasus Project", un'indagine condotta da Forbidden Stories e Amnesty International, rivelò che una lista di oltre 50.000 numeri di telefoni cellulari in tutto il mondo includeva 15.000 numeri messicani.

Le indagini hanno anche documentato casi concreti di tentativi di infezione: nel 2017, organizzazioni come R3D, Artículo 19 e SocialTIC denunciarono almeno 76 tentativi di attacco con Pegasus tra il 2015 e il 2016, con vittime tra cui attivisti dei diritti umani, periodisti come Carlos Loret de Mola e membri di associazioni anticorruzione. L'uso di Pegasus continuò anche dopo il cambio di amministrazione: secondo un rapporto di Artículo 19 dell'aprile 2025, almeno 456 persone furono spiate con il software tra aprile e maggio 2019, nei primi mesi del governo di López Obrador, rendendo il Messico il paese con il maggior numero di vittime in quel periodo.

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PARTE III

L'AMERICA LATINA E IL CASO DELL'HONDURAS GATE

Per ragioni di economia di trattazione, ci limiteremo a menzionare superficialmente gli altri paesi dell'America Latina che hanno avuto rapporti con Hacking Team. Oltre a Messico e Colombia, il rapporto di Derechos Digitales conferma che Brasile, Cile, Ecuador, Honduras e Panamá acquistarono licenze per il software RCS (Galileo o DaVinci), mentre Argentina, Guatemala, Paraguay, Perù, Uruguay e Venezuela avviarono contatti o negoziazioni senza giungere a un acquisto confermato. In tutti i casi, le transazioni furono condotte in segreto e rese note solo grazie al leak di 400 GB di dati interni di Hacking Team nel luglio 2015.

Tuttavia, il caso dell'Honduras merita un'analisi approfondita, non solo per l'entità della transazione, ma per il contesto politico e giudiziario in cui si inserisce.

Il caso dell'Honduras: la relazione tra Hacking Team e un governo accusato di narcotraffico
L'Honduras rappresenta uno degli esempi più lampanti di come il software di sorveglianza di Hacking Team sia stato utilizzato per fini di controllo politico e repressione del dissenso. Il governo di Juan Orlando Hernández (2014-2022) acquistò il sistema Galileo/DaVinci nel luglio 2014 per 355.000 dollari. Hernández, che aveva fatto della lotta al narcotraffico la sua bandiera, è stato condannato il 26 giugno 2024 a New York a 45 anni di prigione per traffico di droga, dopo essere stato estradato negli Stati Uniti nel 2022.

La transazione fu formalizzata dalla Dirección Nacional de Investigación e Inteligencia (DNII), ma fu condotta in gran segreto e resa pubblica solo nel luglio 2015, quando i 400 GB di dati interni di Hacking Team, ottenuti tramite un attacco hacker, furono diffusi da media e organizzazioni investigative, rivelando l'esistenza dell'accordo.

La rete di intermediari: NICE Systems e Ori Zoller
L'operazione fu intermediata da una rete di figure controverse. La società israeliana NICE Systems, già coinvolta in altre vendite di Hacking Team in America Latina (Colombia, Ecuador), agì come intermediario ufficiale, ma il vero "facilitatore" fu Ori Zoller, un ex militare delle forze speciali israeliane e trafficante d'armi.

Il passato oscuro di Zoller è emerso già nel 1999, quando vendette migliaia di AK-47 che finirono nelle mani del gruppo paramilitare AUC in Colombia. L'Organizzazione degli Stati Americani (OAS) concluse che "for experienced arms brokers, at best, Zoller exhibited negligence and perhaps willful blindness" ("Per un broker d'armi con la sua esperienza, Zoller ha quantomeno dimostrato negligenza, se non deliberata cecità") nel permettere che le armi finissero nelle mani dei paramilitari. I documenti trapelati mostrano che Zoller organizzò riunioni tra funzionari honduregni e Hacking Team, e che tentò anche di facilitare accordi con il Guatemala.

Spionaggio politico e repressione del dissenso
L'acquisto del software di sorveglianza non fu un episodio isolato, ma si inserì in una strategia più ampia di controllo del dissenso. L'opposizione honduregna denunciò che il governo utilizzava il sistema "Galileo" per condurre "escuchas telefónicas" (ascolti telefonici) e spionaggio cibernetico contro chiunque esprimesse opposizione a Hernández.

La firma del contratto per l'acquisto del software, tra l'altro, fu apposta dall'allora direttore dell'intelligence, Julián Pacheco, che in seguito divenne Segretario alla Sicurezza.

L'eredità di Hernández: repressione e persecuzione della stampa
La vicenda assume contorni ancora più inquietanti alla luce della condanna di Hernández per narcotraffico negli Stati Uniti, che ha confermato la natura criminale del suo esecutivo, in cui il software di sorveglianza veniva utilizzato per consolidare il potere e reprimere il dissenso, in un contesto di sistematica violazione dei diritti umani e della libertà di stampa.
Le recenti aggressioni contro il mezzo indipendente "Criterio.hn" e ''Honduras Gate'' confermano un ambiente di crescente violenza e intimidazione contro i giornalisti che denunciano corruzione e abusi, mediante tentativi di hacking, sorveglianza e campagne di stigmatizzazione.

In sintesi
Il caso honduregno esemplifica perfettamente il nesso tra governi accusati di narcotraffico, repressione politica e uso di tecnologie di sorveglianza per fini antidemocratici, un intreccio che Hacking Team ha contribuito ad alimentare con la sua logica di business senza scrupoli.

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PARTE IV

LA FILIERA DEGLI INTERMEDIARI E IL RUOLO DI ISRAELE

Il sistema centrale degli intermediari israeliani: Tangenti, commissioni e lobbying
Un elemento chiave del business di Hacking Team in America Latina è stato l'utilizzo di intermediari israeliani, che hanno facilitato le vendite e, in molti casi, aggiunto commissioni non trasparenti che configuravano vere e proprie tangenti. Le società NICE Systems e Robotec, entrambe israeliane, sono state le principali intermediarie per le vendite nella regione.

In Honduras, l'acquisto del sistema Galileo per 355.000 dollari nel luglio 2014 fu intermediato da NICE Systems e da una figura controversa, l'ex broker d'armi Ori Zoller.

In Colombia, le trattative per l'acquisto del software passavano attraverso NICE Systems e Robotec. In Panama, l'acquisto fu intermediato da Robotec.

L'utilizzo di intermediari israeliani non era casuale. Israele ha una lunga tradizione nel settore della cyber-intelligence e le sue aziende hanno sviluppato relazioni privilegiate con governi di tutto il mondo. Inoltre, gli intermediari permisero a Hacking Team di aggirare le restrizioni all'esportazione, permettendo vendite a paesi altrimenti preclusi (possiamo dire che le Big Tech - e i governi - non accettano - e non possono accettare - intermediari che non siano israeliani e che non godano del visto buono della NATO).

Le commissioni: Tangenti, "pagamenti doppi" e proteste interne
Le email trapelate nel 2015 rivelano che gli intermediari – in particolare NICE Systems e Robotec – non si limitavano a facilitare le transazioni ma imponevano commissioni significative. I documenti mostrano che Hacking Team era consapevole che le commissioni erano spesso eccessive.

Nei registri interni e nelle comunicazioni, questo generò diverse dispute.

Anche il caso messicano conferma la consapevolezza degli abusi. Il distributore Carlos Guerrero (cittadino messicano) vendette software a governi statali come Baja California e Durango sapendo che sarebbe stato usato per scopi politici. Nel 2022, Guerrero si dichiarò colpevole negli USA per cospirazione, ammettendo di sapere che i clienti avrebbero probabilmente abusato degli strumenti per monitorare rivali politici e commerciali.

Il caso emblematico di Panamá: La scomparsa dell'apparato
Nel 2014, poco dopo le elezioni presidenziali panamensi (che segnarono il passaggio dal presidente uscente Ricardo Martinelli al successore Juan Carlos Varela), il sistema di sorveglianza installato dalla società israeliana Robotec sparì dall'ufficio governativo. Le email interne recuperate da WikiLeaks documentano la reazione a catena:

Alex Velasco (Salesperson): "I just got word from Robotec that the system we installed in Panama had gone missing." / («Ho appena ricevuto notizia da Robotec che il sistema che avevamo installato in Panama è scomparso.»)

Il CEO David Vincenzetti chiese chiarimenti immediati:

"Would you please better explain to us what 'gone missing' really means? A robbery? An insider crime? Is there any newspaper article reporting this accident?" («Potreste spiegarci meglio cosa significa davvero 'scomparso'? Un furto? Un crimine interno? C'è qualche articolo di giornale che riporta quest'accidente?»)

La spiegazione ricevuta fu che l'attrezzatura era sparita durante il cambio di potere: 

"Disappeared from the office after the presidential election, and before the new president moved in." / ("È scomparsa dall'ufficio dopo le elezioni presidenziali e prima che il nuovo presidente si trasferisse")

 La risposta fu evasiva:

"All Hugo told me is that they are looking for it and can not find it." / ("Tutto quello che Hugo mi ha detto è che la stanno cercando ma non riescono a trovarla")

La reazione prioritaria della dirigenza di Hacking Team non fu preoccupazione per il possibile riutilizzo dei dati sensibili o per i diritti umani, bensì timore per il danno d'immagine. Eric Rabe (Marketing & Spokesperson):

"Our best hope is that no report develops regarding this." / («La nostra migliore speranza è che non si sviluppi alcun rapporto su questo.»)

Questo sistema ha creato un mercato opaco dove i governi pagavano ben oltre il valore effettivo del software, finanziando tangenti che alimentavano la corruzione locale. L'Italia, ospitando aziende come Hacking Team, ha avuto un ruolo cruciale in questo meccanismo, fornendo tecnologie utilizzate per reprimere il dissenso e violare i diritti fondamentali in una regione storicamente vulnerabile agli autoritarismi.

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PARTE V
LA CONSAPEVOLEZZA DI HACKING TEAM

Le email trapelate rivelano una strategia aziendale cinica e spregiudicata: Hacking Team era pienamente consapevole che i propri clienti, soprattutto in Messico, utilizzavano il software per scopi politici.

I documenti interni mostrano che l'azienda sembrava considerare le violazioni dei diritti umani non tanto come un limite, ma, dal punto di vista economico, come 'opportunità' commerciali, arrivando a giustificare le vendite a regimi repressivi con un relativismo morale che metteva tutti i paesi sullo stesso livello.

Esempi concreti dalle email
L'opportunità in Bahrain: Nel 2012, quando il competitor FinFisher era sotto accusa per aver fornito spyware al Bahrain, l'account manager di Hacking Team inviò un'email ai colleghi, commentando: "rumor has it, there's an opportunity in Bahrain…" ("si dice che ci sia un'opportunità in Bahrein…"). In effetti, il Bahrain acquistò RCS nel 2013, nonostante le ripetute violazioni dei diritti umani documentate.

"It's only positive for us": Nel luglio 2012, Alberto Ornaghi di Hacking Team commentò la scoperta di un loro malware da parte di Dr.Web e Kaspersky. Mentre i colleghi si preoccupavano che il malware potesse essere collegato a loro, Ornaghi scrisse: "Cmq finche' pensano che siamo il nuovo zeus... E' solo positivo per noi. Almeno non esce il nome." Questa affermazione dimostra che Hacking Team considerava la confusione con un malware criminale come un vantaggio, poiché rendeva più difficile tracciare le loro attività, anche se non si escludeva nel team: "Sono più che certo che qualcuno ci ha fatto lo scherzetto...".

L'Etiopia e i 700.000 dollari: Nel 2014, il Citizen Lab dell'Università di Toronto identificò tracce del malware di Hacking Team sui computer di giornalisti etiopi in esilio. L'agenzia di intelligence etiope, INSA, aveva utilizzato il software per attaccare i giornalisti di ESAT, un'emittente critica del regime. Le email interne mostrano un dibattito acceso all'interno di Hacking Team. Daniele Milan sosteneva di chiudere l'account di INSA, essendo il tutto dannoso per la reputazione dell'azienda. Tuttavia, in un'altra email, Milan aggiunse: "Dobbiamo decidere cosa fare: rischiamo e continuiamo o chiudiamo? Il punto di vista generale tecnico e mediatico (mio, Eric e MarcoV) è per chiudere, ma capisco che 700k siano una cifra rilevante". Alla fine, David Vincenzetti, CEO, ordinò una sospensione temporanea dell'account, ma l'azienda ripristinò la licenza dopo aver ricevuto rassicurazioni da INSA che il bersaglio era un "terrorista".

Il Marocco, un "monarca benevolo": Il caso del Marocco illustra perfettamente il cinismo con cui Hacking Team operava. Nel 2012, un documento trappola fu utilizzato per impiantare un malware sui computer di giornalisti critici verso il governo marocchino. Attivisti e ricercatori hanno successivamente rintracciato il malware verso indirizzi IP associati al Conseil Supérieur de la Défense Nationale (CSDN). Le email e i documenti commerciali di Hacking Team mostrano che l'azienda ha effettivamente venduto al governo marocchino almeno dal 2010, e continuava a farlo, utilizzando come intermediaria una società chiamata Al Fahad Smart Systems, con sede negli Emirati Arabi Uniti. Le fatture menzionano il CSDN così come l'agenzia di spionaggio interna Direction Générale de la Surveillance du Territoire (DST). Nonostante il Marocco sia una monarchia assoluta con un record di violazioni dei diritti umani e repressione della stampa, Hacking Team lo dipingeva come un cliente positivo. David Vincenzetti inviò ai colleghi un articolo del Financial Times intitolato "Lo spettro dell'ISIS usato per erodere i diritti in Marocco", con il commento: "NOT REALLY" ("NON PROPRIO"). In un'email, Vincenzetti scrisse: "The King of Morocco is a benevolent monarch, he never overcame any Moroccan Parliament decision, he is very different from his father, Morocco is actually the most pro-western Arab country, national security initiatives are solely needed in order to tighten stability and defend the country from extremists. Casablanca has been bombed by extreme Islamist a few years ago, FYI." ("Il Re del Marocco è un monarca benevolo, non ha mai annullato alcuna decisione del Parlamento marocchino, è molto diverso da suo padre. Il Marocco è in realtà il paese arabo più filo-occidentale. Le iniziative per la sicurezza nazionale sono necessarie esclusivamente per rafforzare la stabilità e difendere il paese dagli estremisti. Casablanca è stata bombardata dagli estremisti islamici qualche anno fa, per tua informazione"). Questa affermazione rivela come l'azienda giustificasse le vendite a un regime autoritario solo perché allineato con gli interessi occidentali.

La filosofia di Vincenzetti: In un'email del 2014, il CEO David Vincenzetti si lamentava dell'attenzione dei media sulla privacy e sui diritti umani, scrivendo: "the 'protect privacy, at_any_cost' theme is somehow dominant today" ("il tema 'proteggere la privacy a tutti i costi' è in qualche modo dominante oggi"). Aggiunse: "I have a question for you all: PLEASE NAME a single really 'democratic' country, a country which does not violate anybody's rights and has a TOTALLY clean human rights record" ("Ho una domanda per tutti voi: PER FAVORE NOMINATE un singolo paese veramente 'democratico', un paese che non violi i diritti di nessuno e abbia un curriculum di diritti umani COMPLETAMENTE pulito"). Questa affermazione rivela come Vincenzetti giustificasse le vendite a regimi repressivi sostenendo che nessun paese è perfetto – anche se è vero che sia quasi impossibile trovare un paese che non utilizzi gli spyware per attività repressive e criminali.

La lobby di Palazzo Chigi: Le email trapelate rivelano anche che Hacking Team esercitò pressioni sul governo italiano per ottenere licenze di esportazione, coinvolgendo la Presidenza del Consiglio. Dopo che il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) richiese autorizzazioni specifiche per le esportazioni, Vincenzetti scrisse ai colleghi: "Ormai abbiamo coinvolto e sensibilizzato talmente tante parti, assolutamente eterogenee tra loro, che non sappiamo con esattezza da dove sono arrivate le pressioni maggiori al MiSE. Ma su una posso giurarci: la Presidenza del Consiglio. David". Questa email mostra come l'azienda utilizzasse le sue connessioni per aggirare i controlli e continuare a vendere a paesi con violazioni dei diritti umani.

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PARTE VI

IL RUOLO DELL'ITALIA NEL CASO HACKING TEAM

Il ruolo dell'Italia nel caso Hacking Team è duplice e complesso, configurandosi come quello di regolatore delle esportazioni di tecnologie a duplice uso e, al contempo, come quello di finanziatore indiretto e, in una certa misura, di mercato di riferimento per l'azienda.

Un aspetto poco noto ma cruciale è il sostegno economico ricevuto da Hacking Team già nel 2007, quando ottenne un finanziamento di circa 1,5 milioni di euro da fondi di venture capital della Regione Lombardia. In particolare, il fondo "NEXT Fund", gestito da Finlombarda Gestioni SGR S.p.A. — società interamente pubblica il cui unico azionista è la Regione Lombardia — investì nella società, tanto che un suo rappresentante sedeva nel consiglio di amministrazione di Hacking Team Srl (di cui deteneva il 26,03% del capitale). Questo sollevò inevitabilmente interrogativi sull'opportunità di investire denaro pubblico in un'azienda i cui prodotti sarebbero stati successivamente utilizzati per violare i diritti umani. Organizzazioni come Privacy International e CILD, che più volte chiesero chiarimenti al governo italiano e alla Regione Lombardia, ottennero risposte istituzionali solo tardive, culminanti con le azioni del Ministero dello Sviluppo Economico nel 2016.

Il governo italiano, attraverso il Ministero dello Sviluppo Economico, ha il compito di rilasciare le licenze di esportazione per queste tecnologie, e fu proprio in questa veste che, alla fine di marzo 2016 (non esattamente il 31 marzo), a seguito delle evidenze emerse dai leak riguardanti le vendite a regimi repressivi, revocò l'autorizzazione globale all'esportazione per Hacking Team, imponendo licenze specifiche per ogni esportazione verso paesi extra-UE. La decisione venne motivata con una "valutazione" della Commissione Consultiva per l'Esportazione dei Beni a Doppio Uso secondo cui la situazione era cambiata rispetto all'anno precedente, quando la licenza era stata inizialmente concessa nell'aprile 2015.

Oltre a questo quadro regolatorio formale, emerse una vasta zona grigia fatta di intermediari opachi e di rapporti privilegiati con alcune forze dell'ordine e servizi di intelligence, che permisero a Hacking Team di operare con un margine di manovra che andava ben oltre la legge.

Emblematico e' il caso dell'Ecuador, dove un agente del SENAIN (Luis Solis) chiese assistenza a Hacking Team per spiare il dottor Carlos Figueroa, un attivista oppositore del governo di Rafael Correa. L'ingegnere di supporto di Hacking Team Bruno Muschitiello scrisse: "It is not a good choice send many exploit documents to the same target, it can be very risky, the target may suspect something" ("Non è una buona scelta inviare molti documenti con exploit allo stesso bersaglio, può essere molto rischioso, il bersaglio potrebbe sospettare qualcosa"). Come riporta VICE, Muschitiello sembrava preoccupato "non perché il cliente volesse utilizzare lo spyware contro un oppositore politico, ma perché pensava di farsi scoprire." 

In sintesi, l'Italia non fu solo il paese che ospito' la sede di Hacking Team, ma assunse un ruolo molto più attivo: fornì finanziamenti pubblici per la nascita e la crescita dell'azienda, ne autorizzò le esportazioni verso regimi repressivi, impose temporaneamente un blocco nel 2016 (che rimase in vigore fino almeno alla chiusura documentata delle attività della compagnia nel 2019), e creò, con la sua regolamentazione permissiva e i rapporti opachi tra azienda e istituzioni, un ambiente favorevole a quello che molti difensori dei diritti umani definirono un vero e proprio impero illegale dello spionaggio digitale.

La vicenda rimane oggi aperta sotto il profilo giuridico: nessuna indagine penale è stata avviata né contro l'azienda né contro i funzionari pubblici coinvolti, nonostante le testimonianze documentate dalle email leakate.

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PARTE VII

BIG TECH, SILICON VALLEY E SIONISMO MADE IN LONDON

L'atlantismo venefico e putrescente che distrugge ogni bellezza e sovranita' nazionale
Per chi ha seguito le nostre inchieste su Equalize e sull'infiltrazione di agenti italiani - molto poco preparati - nei gruppi di vandali russi (non hacker, ma gruppi creati ad hoc da minorenni manipolati dall'occidente), e' indubbio che colleghi quanto sin qui menzionato con le accuse rivolte al blog e a noi attivisti accusati di appartenere al terrorismo russo, iraniano, palestinese, etc. (nemmeno i ''pm'' sanno a che affiliarci, viste le fesserie partite dalle ambasciate di Tel Aviv e della Casa Bianca).

Il quadro che emerge dall'intreccio tra Hacking Team, Equalize, Squadra Fiore, Tiger Team, Falange Armata e le figure chiave come Carmine Gallo, Giuliano Tavaroli, Giuseppe Del Deo e Samuele Calamucci è quello di un'Italia che ha trasformato l'arte dello spionaggio in un business privatizzato e rampante, con radici profonde nel passato e ramificazioni internazionali che partono da Londra, Langley e Israele.

La continuità dell'industria dello spionaggio: da Hacking Team a Memento Labs
L'azienda milanese, finita al centro di uno scandalo nel 2015 dopo il furto di 400 GB di dati interni ad opera - ufficialmente - dell'hacker Phineas Fisher (che ha dedicato il colpo alle vittime del fascismo), non è scomparsa: è stata acquisita e rinominata Memento Labs, che ha sviluppato un nuovo spyware chiamato Dante, presentato nel 2023 e già utilizzato in campagne di spionaggio informatico documentate da Kaspersky tra il 2022 e il 2025. La società di cybersecurity ha collegato Dante alla Operation ForumTroll, una campagna di spionaggio che ha preso di mira organizzazioni in Russia e Bielorussia, in particolare scuole pubbliche frequentate da minori, con vittime che includevano università, istituti di ricerca e agenzie governative. Gli attacchi hanno sfruttato una vulnerabilita' zero-day di Chrome (CVE-2025-2783), dimostrando la sofisticatezza tecnica del nuovo spyware. Questo conferma che il business dello spionaggio "made in Italy" ha avuto una continuità, con le stesse competenze che riemergono in una nuova veste, sempre in chiave sionista e ultra-atlantica.

La rete internazionale
Dall'altro lato, Equalize e la "Squadra Fiore" rappresentano l'evoluzione clandestina di questo stesso settore, ma in una dimensione illegale e ancor più mercenaria.

Equalize era un'agenzia di dossieraggio con base a Milano che, su commissione di imprenditori, politici e – secondo le indagini – anche di potenze straniere come il Mossad, violava banche dati statali per creare dossier su misura e influenzare il potere economico e politico del Paese.
La Squadra Fiore era la sua controparte romana, descritta dagli inquirenti come una struttura clandestina composta da ex appartenenti ai servizi segreti e alle forze dell'ordine, tra cui l'ex numero due del DIS Giuseppe Del Deo, che – secondo l'accusa – la utilizzava per attività clandestine di tipo para-investigativo e per favorire appalti e società amiche.

Le due inchieste sono collegate dall'hacker Samuele Calamucci, indagato in entrambi i filoni, e da una rete di ex 007 che operava senza formalità. Le chat tra Calamucci e l'ex spia Vincenzo De Marzio (nome in codice "Tela") hanno rivelato dettagli impressionanti sulla struttura del gruppo. I messaggi, contenuti in 5.000 pagine di intercettazioni, menzionano un soggetto soprannominato "il Tabaccaio", che secondo le chat sarebbe vicino all'ex capo centro CIA e all'ex capo dell'Aisi, e il riferimento a una società di comodo americana, la Fcc Usa Llc con sede in Liberty street a New York, che aggiunge un tassello fondamentale sulla dimensione internazionale della rete.

Le chat rivelano inoltre che il gruppo Fiore stava raccogliendo, secondo quanto emerso dalle indagini, foto compromettenti dell'erede di Luxottica, Leonardo Maria Del Vecchio, per un presunto ricatto, in un'operazione che gli hacker avevano battezzato "Piombo fuso" – lo stesso nome in codice dell'offensiva militare israeliana sulla Striscia di Gaza del 2008-2009. La scelta non è casuale: nelle chat, Calamucci spiegava che l'operazione era ispirata a "quella dei ragazzi di Tel Aviv", un'espressione che tradisce familiarità e stima nei confronti dei suoi interlocutori israeliani; un dettaglio che dimostra il collegamento diretto tra la rete di spionaggio e il mondo imprenditoriale, e che suggerisce una sintonia con ambienti legati all'intelligence genocidiaria israeliana.

Il Tiger Team era il nucleo tecnico di Equalize, il braccio operativo che eseguiva materialmente gli attacchi informatici. Composto da hacker di elevatissima preparazione come Samuele Abbadessa, Mattia Coffetti e lo stesso Calamucci, si occupava di accessi abusivi a banche dati (come lo SDI e i sistemi dell'Agenzia delle Entrate), inoculazione di trojan, creazione di deepfake con l'intelligenza artificiale e stesura di dossier reputazionali. Il Tiger Team, in conclusione, era il ponte operativo tra le due reti di spionaggio.

I collegamenti con il passato (che ritorna)
Carmine Gallo: Carmine Gallo, ex poliziotto e amministratore delegato di Equalize, secondo le dichiarazioni del pentito Antonino Cuzzola e quanto emerso dalle indagini, intratteneva uno stretto rapporto con il clan Papalia della 'Ndrangheta, nell'ambito della sua attività di poliziotto che 'gestiva' collaboratori di giustizia. Era, infatti, solito confabulare con i boss in carcere, e avrebbe partecipato a trattative per la liberazione di Alessandra Sgarella, vittima di sequestro. Lo stesso Cuzzola, uno degli esecutori materiali dell'omicidio di Umberto Mormile insieme ad Antonio Schettini, ha identificato Gallo come il poliziotto che frequentava abitualmente il carcere e ha sostenuto che i Servizi Segreti si dividevano i proventi dei sequestri di persona.

Salvatore Verdoliva: Penalista di origine calabrese, Verdoliva è il difensore di Salvatore Pace, un collaboratore di giustizia condannato in primo grado a 7 anni per il suo ruolo nell'omicidio di Umberto Mormile (poi assolto in Appello il 25 giugno 2025 perché "il fatto, così come contestato, non sussiste"). Verdoliva è però anche indagato dalla Procura di Milano per accesso abusivo a sistemi informatici e rivelazione di segreti d'ufficio, nell'ambito dell'inchiesta sui dossieraggi illegali di Equalize, concordando le attività con l'allora capo dell'agenzia, Carmine Gallo (poi deceduto il 9 marzo 2025 mentre era ai domiciliari), e l'hacker Samuele Calamucci. I suoi uffici legali avevano un domicilio professionale proprio nella sede milanese della società di dossieraggio, in via Pattari 6. La famiglia di Umberto Mormile, attraverso l'avvocato Fabio Repici, ha presentato istanza alla Corte d'Assise d'Appello di Milano per dichiarare l'incompatibilità difensiva di Verdoliva, sostenendo che la scelta di Pace di nominarlo come difensore non sarebbe stata libera, ma indotta da Carmine Gallo. L'ipotesi è stata avanzata dalla parte civile, ma non è stata accolta dalla magistratura, la quale ha ritenuto non necessaria l'acquisizione di nuovi atti istruttori.

Giuliano Tavaroli: Ex maresciallo dei carabinieri che vent'anni fa fu arrestato per aver diretto la security di Telecom e Pirelli in una enorme rete di dossieraggi illegali, è oggi indagato nell'inchiesta Squadra Fiore per associazione finalizzata all'accesso illecito a sistemi informatici. Lo stesso Gallo, in una conversazione intercettata prima della sua morte, ha dichiarato di aver lavorato con Tavaroli nei servizi, aggiungendo di avere un rapporto di amicizia con Marco Mancini – l'ex agente del SISMI coinvolto nello scandalo Telecom-Sismi e nel caso Abu Omar – e di aver conosciuto tutte quelle persone quando operavano nei servizi insieme a Tavaroli.
Il 24 maggio 2026, il Tribunale del Riesame di Roma ha accolto il ricorso di Tavaroli, annullando il sequestro probatorio dei suoi dispositivi, segnando un primo passo verso l'archiviazione della sua posizione, secondo i suoi legali. Dopo lo scandalo Telecom-Sismi, Tavaroli era diventato opinionista e scrittore di intelligence, ma è finito nuovamente nel mirino della giustizia.

La deriva e il parallelismo con gli anni '90: Questa vicenda mostra un parallelismo con quanto accadde negli anni '90, quando strutture parallele operavano ai margini della legalità, con personale proveniente dai vertici dei servizi e delle forze dell'ordine, mettendo le loro competenze al servizio di poteri privati e interessi economici. La continuità è rappresentata non solo dai metodi, ma anche dagli stessi attori: le chat del "gruppo Fiore" menzionano un soggetto vicino all'ex capo centro CIA e all'ex capo dell'Aisi, e le indagini mostrano che la rete di spionaggio odierna è composta da ex funzionari dei servizi che hanno portato avanti le stesse logiche di potere.

Londra, Tel Aviv e New York: Durante l'interrogatorio del 5 novembre 2024, l'investigatore privato di Equalize, Massimiliano Camponovo, ha parlato di un "livello superiore" e di una "mano oscura che muoveva il sistema", con un "gruppo di persone all'estero" con sede a Londra che condizionava le attività di Equalize. I materiali citano anche legami con servizi israeliani, come riportato da Today.it e da altre fonti giornalistiche. Le chat del "gruppo Fiore" menzionano inoltre una società di comodo con sede a New York, aggiungendo un ulteriore tassello alla dimensione internazionale della rete.

La morte di Gallo: La morte di Carmine Gallo, avvenuta il 9 marzo 2025 mentre era ai domiciliari, ha sollevato sospetti. Gallo avrebbe dovuto testimoniare il 12 marzo 2025 nel processo d'appello per l'omicidio di Mormile, dove avrebbe potuto fare luce proprio sui rapporti tra servizi segreti e 'Ndrangheta (e anche sul Mossad, secondo alcuni). Tuttavia, l'autopsia ha stabilito che la causa del decesso è stata un infarto e che si è trattato di morte naturale, escludendo l'omicidio.

Conclusione...?
Il sistema che emerge è un fenomeno molto più ampio e radicato di una semplice banda di criminali informatici. È un'industria dello spionaggio privatizzato che opera in una zona grigia tra legalità e illegalità, con radici storiche profonde che affondano negli anni '90 e nelle trame della Falange Armata, ramificazioni internazionali che arrivano fino a Londra, New York e Israele, e una capacità di rigenerarsi nonostante gli scandali e le inchieste (la Falange Armata ha rivendicato essere anche un esercito di cybermercenari, non dimentichiamolo).

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Fonti Parte I
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https://www.agenciapi.co/noticia/politica/caso-pegasus-estados-unidos-confirma-su-apoyo-financiero-para-la-adquisicion-del-software
https://www.lasillavacia.com/en-vivo/ee-uu-dice-que-dio-plata-de-compra-de-pegasus-para-colombia-y-duque-no-supo/
https://www.semana.com/nacion/articulo/atentos-estos-son-los-10-puntos-clave-de-la-revelacion-sobre-pegasus-y-como-estados-unidos-lo-financio-y-lo-opero-en-colombia/202453/
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https://www.vice.com/en/article/the-dea-is-tracking-all-internet-traffic-in-colombia-hacked-email-shows/
https://colombiareports.com/dea-intercepting-all-internet-traffic-in-colombia-hacked-email/
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Fonti Parte III
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https://latamjournalismreview.org/news/honduran-outlet-criterio-hn-faces-threats-amid-rising-hostility-toward-journalists/
https://proceso.hn/red-centroamericana-de-periodistas-condena-ataques-y-hostigamientos-contra-criterio-hn-y-alerta-sobre-creciente-clima-de-violencia/
https://noticias247.hn/rcp-alerta-sobre-el-acoso-de-las-fuerzas-armadas-a-medios-criticos-en-honduras.html
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https://communicationsdaily.com/category/50?BC=bc_675566a1360ed&search_id=73&p=143
https://www.vice.com/en/article/the-us-crackdown-on-spyware-vendors-is-only-beginning/
https://www.vice.com/en/article/hacking-teams-equipment-got-stolen-in-panama/
https://www.sandiegouniontribune.com/2022/02/15/he-sold-spyware-to-mexican-governments-he-knew-it-would-likely-be-abused/
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Fonti Parte V
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Fonti Parte VI
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http://www.publicpolicy.it/hacking-team-caso-regeni-versione-mise-58522.html
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Fonti Parte VII
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https://www.today.it/cronaca/squadra-fiore-giuseppe-del-deo-collaboratori-neri-indagati.html
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https://mexico.latam.kaspersky.com/about/press-releases/kaspersky-great-spot-new-hackingteam-spyware-in-the-wild-after-years-of-silence
https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/dossier-illegali-cyber-spie-equalize-gklpe19r
https://www.editorialedomani.it/fatti/squadra-fiore-i-giudici-annullano-il-sequestro-probatorio-a-carico-di-giuliano-tavaroli-f2hvmrv4
https://www.antimafiaduemila.com/home/mafie-news/cronaca/squadra-fiore-e-non-solo-focus-su-carmine-gallo.html
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https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/20/squadra-fiore-del-deo-peculato-servizi-notizie/8360829/
https://www.corriereadriatico.it/attualita/dati_rubati_hacker_londra_equalize_spie_oggi_6_11_2024-8461482.html
https://www.vicenzatoday.it/cronaca/inchiesta-squadra-fiore-bassanese.html
https://securelist.com/forumtroll-apt-hacking-team-dante-spyware/117851/
https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/equalize-calamucci-et4ev3zt
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https://www.avvenire.it/attualita/gli-007-israeliani-leni-le-procure-i-dati-negli-archivi-delle-spie_82213
https://www.jpost.com/international/article-826831
https://gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2024/10/29/dossier-e-spionaggio-le-rivelazioni-sulle-relazioni-tra-politica-e-servizi-segreti-israeliani-660d7b04-c781-4800-919c-60f8d55cafa9
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/03/10/caso-mormile-la-famiglia-chiede-alla-corte-di-accertare-il-conflitto-di-interessi-del-difensore-di-pace/8192824/
https://www.corriere.it/cronache/25_marzo_10/umberto-mormile-gallo-morto-carmine-servizi-segreti-processo-ed4297ce-ee77-4517-88af-3f2f26e35xlk.shtml
https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/40161761/morte-carmine-gallo-famiglia-mormile-aveva-paura-ucciso-processo.html
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/03/10/omicidio-mormile-chiesto-acquisire-dossier-equalize-nella-famiglia-chiede-lincompatibilita-del-difensore/8190397/
https://www.open.online/2025/03/11/omicidio-mormile-carmine-gallo-testimonianza-processo/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/04/13/si-indaga-sulle-mille-cose-che-gallo-non-ha-detto-e-sul-pentito-morabito-che-non-ne-vuole-sapere/8199526/


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