Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query Inchieste. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query Inchieste. Ordina per data Mostra tutti i post

lunedì 17 febbraio 2025

"Chi è Sergio Mattarella?". Mafia, massoneria, stragismo e atlantismo: le tante vicende della dinastia del "Presidente"

 

Sergio Mattarella dovrebbe essere sottoposto a impetizione (impeachment), poiché non è più lucido nelle sue funzioni (lo è mai stato?). Ovviamente, ciò sarebbe possibile e fattibile in una vera democrazia, ma non in Italia. E poi, se non è stato messo in stato di accusa Giorgio Napolitano, ex agente della C.I.A. e massone di altissimo livello, come potrebbe mai essere "spodestato" un presidente "qualunque" come Sergio Mattarella?

domenica 23 febbraio 2025

NoName57(16) all'Italia: Sa Defenza aveva ragione // La deriva dei Servizi Segreti italiani: Benvenuta dittatura militare made in C.I.A.!

Il gruppo di hacker russi NoName057(16) ha subito una limitazione su telegram a causa degli "hacker" di Anonymous Italia che hanno segnalato in massa il loro canale di riferimento. Il gruppo russo, di tutta risposta, ha attaccato talune strutture economiche ed istituzionali d'Italia, condividendo le inchieste di Sa Defenza, e confermando che Anonymous Italia è un gruppo di agenti dei Servizi italiani (a dire il vero italiani e ucraini; e l'amministratore di Azzasec ha affermato di essere - guarda un po' - mezzo francese).

sabato 20 dicembre 2025

GUERRA E PACE: LE CONFERME AL CASO DI DILYANA GAYTANDZHIEVA DA PARTE DI SA DEFENZA

  

Correva l'anno 2022 quando un nostro collaboratore pubblicò un testo dedicato al “sistema criminale integrato italiano1”, un’analisi che, tracciando le similitudini con modelli esteri, individuava al vertice della piramide del potere non i governi ma le agenzie d’intelligence nazionali filoatlantiche con i loro rappresentanti, mercati e traffici: energia, comunicazioni, armi, droga, virus spia militari, rifiuti e componenti per la costruzione di tecnologie e ordigni nucleari. Inutile dire che le analisi e le tesi contenute, oltre a basarsi su fonti aperte (ergo, accessibili a chiunque), vennero confermate nel tempo2, a dimostrazione che bollare di "spia russa", "no vax" o "spia ucraina", chiunque abbia un minimo di criterio e utilizzi rigore giornalistico, è strategia per mentecatti.

domenica 26 ottobre 2025

Quante ‘minchiate’ – massoniche & d’intelligence - della magistratura si scoprono nel governo Meloni?

 

Quante 'minchiate' della magistratura stanno venendo a galla sotto il governo Mantovano (Meloni)? Quanti processi contro l’inesistente "destra" stanno riemergendo, tra accuse altrettanto inesistenti di stragi a Marcello Dell'Utri e insabbiamenti senza fine di via D’Amelio e “Mafia-Appalti”? Mai nessuno che dica ciò che già si sa da 40 anni, e cioè che è stata la NATO ad uccidere Falcone e Borsellino.

lunedì 2 marzo 2026

ANTONIO DI PIETRO / ARIECCO IL GRANDE INSABBIATORE

 

LA VOCE DELLE VOCI // Inchieste // 27 Febbraio 2026 di: Andrea Cinquegrani 

“Mani Pulite è figlia di un’altra inchiesta, ‘Mafia-Appalti’. Entrambe sono state fermate non dalla politica ma dalla magistratura: a Palermo ammazzando chi se ne doveva occupare, a Milano delegittimando chi se ne doveva occupare”. 

L’ex pm di punta del pool Mani pulite e oggi toga a tutto SI, Antonio Di Pietro, lancia la bomba in tivvù. Accuse pesantissime contro i magistrati per gli omicidi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e contro altre toghe per aver cercato di delegittimare l’unico giglio candido che cercava verità e giustizia: Di Pietro stesso, che infatti lasciò la magistratura sbattendo la toga sul tavolo.

martedì 12 maggio 2020

Le tre trattative tra Mafia e 5 Stelle spiegate nel dettaglio

Le tre trattative tra Mafia e 5 Stelle spiegate nel dettaglio

Chris Barlati
Sa Defenza

La scarcerazione dei detenuti al 41 bis, in perfetto stile papello di Totò Riina, nonché le menzogne del ministro di giustizia Bonafede, detentore di un cognome che è tutto un programma, se vi appaiono come il prologo di una nuova trattativa tra lo Stato e la Mafia, potete stare tranquilli: non siete gli unici.


Trattativa o stupido corteggiamento a 5 Stelle?

L'elettorato ''criminale'', e da anni è noto seguendo le inchieste più note della magistratura, è sempre stato fedele a Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi. Ladri, corrotti, imbroglioni: tutti avevano come referenza Berlusconi, nella speranza che un giorno, tra un indulto e l'altro, una depenalizzazione e un condono, qualcuno potesse scampare alla giustizia e farsi ricco.

Oggigiorno, il cavaliere non gode più di positive considerazioni nell'entroterra criminale. Il vecchio Silvio ha tradito, e non di poco, le aspettative di chi voleva il ponte sullo stretto di Messina, o una ''rogatoria'' in favore di mafiosi, sia essi siciliani, casalesi o 'ndranghetisti. Berlusconi si è dimostrato sin troppo inaffidabile persino con i boss più ''generosi'' di Cosa Notra che, fino a all'ultimo, lo avevano spalleggiato servendosi di Dell'Utri.

Morto un re se ne fa un altro, e mafia s.p.a., sic stantibus rebus, decise di cambiare cavallo, passando dal partito di B. al PD di Renzi, che con gli immigrati e le cooperative dimostrò di saperci fare. Qualcosa tuttavia non andò per il verso giusto a causa dello scandalo Mafia Capitale e dei 5 Stelle, i quali, al tempo giustizialisti e onesti, si misero di traverso facendo i diavoli a quattro.

La storia infinita

Prima Berlusconi con il ponte sullo stretto, poi lo scudo fiscale del 5% e successivamente, guardacaso, Renzi con lo stesso progetto del ponte e privatizzazioni
Dall'aumento dell'Iva al sì per il Tav, il PD si trasforma in un Forza Italia 2.0. Ma il punto forte arriva con i legami tra il Partito Democratico, la mafia romana e le organizzazioni umanitarie, che vedono la collaborazione addirittura di alcune banche e dei servizi segreti. Nemmeno il povero Berlusconi riuscì in un'opera tanto grande nella sua avventurosa vita, trovandosi spiazzato di fronte alla fiducia provata nei riguardi di Renzi dalle governance di Israele e Stati Uniti. Che fare dunque in presenza di una simile potenza di fuoco?




Se non puoi batterlo, fattelo amico. E Berlusconi se lo fece amico, regalandogli ampi spazi nelle sue televisioni.


Finalmente, Silvio aveva trovato il suo successero: Matteo Renzi. Ma il fiorentino si dimostrò peggio del suo predecessore: fanatico e dittatoriale, forse spaventato dall'ascesa dei 5 Stelle. Come fu o come non fu, la meteora Renzi si sfracellò col passar del tempo contro un muro a 5 Stelle.


Cessata la passione tra Forza Italia e Partito (anti)Democratico, nacque un altro amore di breve durata: quello tra 5 Stelle e Lega di Salvini. Chi iniziò per primo a mettere le corna all'altro, non è lecito sapere. Tuttavia, oltre ad Orazio, Virgilio docet: ''Amor vincit omnia'', e 5 Stelle e PD, abbandonata la Lega, poterono finalmente abbracciarsi, senza alcun timore per i loro sentimenti.

Sarà solo in quel momento che tra i piddini e i grillini incomincerà finalmente la storia della loro vita: il vero amore, quello nel quale si comparte tutto. Vita, segreti, paure ed interessi. In particolare i segreti, e non quelli di Stato, mai svelati a acclarati, ma i segreti di intelligence, che vedono la commistione tra Mafie, servizi stranieri, massonerie, finanze, banche e servizi segreti italiani.

Trattative? No, prassi di Stato

Sin dai famosi anni del terrorismo di Stato, che segnò la morte dei giudici eroi Falcone e Borsellino, di trattative ce ne furono parecchie:
1)La numero uno, tra corleonesi e sinistra democristiana di De Mita. Mancino, Mannino e chi più ne ha più ne metta;
2)La numero due, quella tra Bellini che, infiltrato come spia, avrebbe dovuto sondare la possibilità di scendere a patti con Cosa Nostra servendosi dell'amicizia con Antonino Gioè.
E poi, la numero 3) Quella ipotizzata a mezza bocca da Paolo Cirino Pomicino, che vede una strana convergenza del Pc di Violante con gli interessi della mafia, nel contesto di dissoluzione della Prima Repubblica, a colpi di inchieste, nella stagione di Mani Pulite.

Insomma, correnti, sezioni e singoli esponenti agirono:
a)Per ritagliarsi uno spazio di gloria nel periodo più funesto della storia d'Italia?
b)Per porre fine alle bombe contro lo Stato?
c)O, più semplicemente, per salvare il proprio sedere?

La dichiarazione di intenti

Vi sarebbe anche una sub trattativa numero quattro, quella che vede coinvolti gli agenti andreottiani nel quasi attentato dell'Addaura e nell'omicidio di Falcone, ove viene lasciato un bigliettino con un numero di recapito appartenente ad una agente dei servizi italiani. Viene altresì ritrovato un paio di guanti con dna femminile di proprietà di una presunta agente dei servizi libici(dunque, vicini ad Andreotti, essendo ''amico'' di Gheddafi).

Nulla viene affidato al caso quando si lasciano messaggi di questo genere. Il problema riguarda come interpretarli.
Chi vi scrive legge il tutto come la dichiarata intenzione da parte di taluni personaggi di lasciare una firma nell'esecuzione, o meglio nel compimento di un ordine che probabilmente arriva dall'alto. Per la serie: ''Ho fatto io il lavoro sporco, e voglio che si sappia. Se l'ho fatto, è stato per necessità, perché altrimenti altri avrebbero provveduto e con modalità ancora meno ortodosse.''

Paura di che?

Andreotti di persone ne ha fatte eliminare parecchie. Essendo stato il garante del patto trans atlantico, ha incarnato il potere in Italia; quel potere che doveva garantire l'equilibro stabilito a Yalta tra americani e sovietici. Sarebbe strano il contrario, che per strategie della tensione e giornalisti uccisi il Divo Giulio non risultasse comparire nemmeno una volta in nessuna delle indagini dei misteri d'Italia.

Siamo nell'anno 2020 e, sentenze a parte, ci sono ancora persone che hanno paura di dire che Andreotti, nell'eliminazione di Falcone e Borsellino, ha giocato lo stesso ruolo che ha dovuto ricoprire nell'eliminazione di Aldo Moro. Le differenze, ovviamente, sono notevoli, sia per procedura che per finilità, ma la più importante è che mentre Aldo Moro ''doveva morire'' a causa dei diktat di Stati Uniti ed Israele, Falcone e Borsellino dovevano morire affinché non si scoprissero i sistemi d'illecito in cui la finanza e le imprese di stato(Fiat, Eni ecc...) erano immerse fino al collo.

Ma manca un dato: perché si arrivò a tanto, ad utilizzare addirittura Andreotti, oramai ''trombato'' da Mani Pulite e dalle inchieste per mafia? Risposta: se cade un governo, se ne elegge un altro. Se cade una famiglia di storici imprenditori e si danneggia l'immagine di una mega società(come i Benetton o gli Agnelli) con scandali e tangenti ultra miliardarie, il danno è letale. E il tutto crollo sotto la scura dell'opinione pubblica e della sezione giustizialista della magistratura.

5 Stelle e mafie? La tradizione è tradizione


Le innumerevoli inchieste della magistratura, ed i pochi libri interessanti che hanno avuto come tema quello dello sviluppo della criminalità, ci insegnano qualcosa di utile per capire come funziona il mondo nell'epoca della globalizzazione: non è la mafia che cerca i politici, ma i politici che, indirettamente, lanciano messaggi ai mafiosi.
Se prima Riina ordinava ai suoi di votare socialisti e radicali per far intendere ai democristiani che con le loro azioni suddetti politici li avevano delusi, oggi si liberano boss al 41 bis e tutto risulta ancora più lampante, senza bisogno di ulteriori delucidazioni.

La trattativa numero Uno(e mezzo)

Ma se avessimo capito noi male e frainteso le intenzioni del Governo? Ebbene, a fugare ogni dubbio ci ha pensato il ministro di giustizia Bonafede.

Nino di Matteo, giudice che della trattativa tra Stato e Mafia ne ha fatto la sua battaglia personale, ha sbugiardato in diretta Bonafede. E sappiamo tutti il perché.

All'epoca dell'ascesa dei 5 Stelle in Parlamento, Nino Di Matteo, su proposta di Bonafede, sarebbe stato chiamato a ricoprire la dirigenza del Dap(dipartimento amministrazione penitenziaria). Ma l'indomani, quando Di Matteo si presentò da ''fofo Dj'', qualcosa cambiò e Bonafede gli fece capire che in parlamento non era più gradito. Di Matteo non obiettò e se ne andò.
Perché Bonafede cambiò improvvisamente idea? La risposta non si è fatta troppo attendere: i mafiosi detenuti al 41 bis non volevano Di Matteo capo del Dap. E i 5 Stelle, che avevano fatto dell'onestà e della giustizia la loro bandiera, avevano accettato l'accordo. Dunque, una prima trattativa andò già a segno in quegli anni, e con l'esclusione di Di Matteo che, anzi, fu proprio il protagonista inconsapevole di quella mai citata ''trattativa''.

Conclusioni

Il sequel dell'originaria frizione tra 5Stelle e magistratura è ciò che sta avvenendo oggi, sotto i nostri occhi, con la liberazione illegittima di quasi 400 detenuti rinchiusi al 41 bis.
Ora, due sono le cose: o Bonafede è in ''malafede'', o Nino di Matteo è il cattivo che accusa ingiustamente il ministro. Delle due io direi che:
1) Bonafede è un imbecille. A sue dichiarazioni seguono immediate smentite. Si tira continuamente la zappa sui piedi. E' peggio di Berlusconi;
2) Ex mafiosi del calibro di Mutolo, con il quale ho avuto il piacere di parlare, hanno speso parole di immensa stima nei confronti di Di Matteo, paragonandolo addirittura a Falcone: ''E' come lui, non si ferma davanti a nessuno!''.
Sinceramente, tra un ''personaggetto'' come Bonafede, che si faceva chiamare ''fofo Dj'', e Nino Di Matteo, preferisco il giudice che ha contribuito a scrivere una sentenza storica e di livello mondiale, e che chiarisce i meccanismi oggettivi con i quali avvengono le trattative tra un'organizzazione terrorista e mafiosa e parti di uno stato deviato.

Servizi e Mafia. La 'Ndrangheta? La testa della ''Bestia''

Lo scrivo oramai da qualche anno: servizi e Mafia sono diventati intelligence dagli omicidi di Falcone e Borsellino. Perché lo affermo? Perché le soffiate arrivano da tutte le parti:
a)Graviano, nel 2018, tranquillizza i suoi parenti, affermando che in Italia non si verificheranno attentati poiché Cosa Nostra controlla vita, morte e miracoli dei terroristi. Stravaganza? Non direi.

Un uomo dei Servizi, in un'intervista al quotidiano ''Panorama'', afferma, nel 2015, che al Sud sono da escludere attentati, dato il controllo capillare della mafia nel territorio. Secondo l'agente, sarebbe controproducente per i jihadisti attirare l'attenzione in una regione, quale il Sud, già occupata da una doppia polizia: quella dello Stato e quella delle associazioni per delinquere.

b)Per i traffici di armi, cocaina e rifiuti gira che ti rigira ci ritovi i servizi segreti ed esponenti dell'antimafia del PD coprire i magheggi e a sotterrare rifiuti nucleari. Una interconnessione che non ha mai smesso di esistere dagli anni '90 tra le organizzazioni criminali, i servizi di intelligenze e le istituzioni(si spera solo quelle deviate);

c)Gli 'Ndranghetisti non sanno più in che lingua parlare per dirci che oramai esiste una ''Cosa Sola'',  ''solo massoneria'', gestita da ''gli invisibili'', che nessuno conosce ma che giostrano senza sosta.


Ora, come risulta dai processi ''Gotha'' e '' 'Ndrangheta stragista '', finanza, massoneria e 'Ndrangheta costituiscono un organismo omogeneo.
L'organizzazione calabrese da sola fattura 45 miliardi di euro l'anno, è attiva in 30 nazioni e dispone di 400 cosche con più di 60 mila affiliati, gestisce l'intero traffico di cocaina dall'atlantico all'Euorpa, senza contare la totale disposizione di porti quali quello di Napoli, Salerno e, il più grande d'Europa: Gioia Tauro. Qualsiasi forza politica tenterebbe di accaparrarsi i favori di una simile società, sia essa legale o illegale. Tenendo in conto che l'intero fatturato di ''mafia s.p.a.'' equivale a 140 miliardi di euro l'anno, e che il suo patrimonio sequestrato, se confiscato, azzererebbe il debito pubblico italiano, ben si comprende perché i 5 Stelle, seppur da idioti, cercano di lanciare messaggini amorosi a tale sodalizio.

Quello strano caso, stile Provenzano, del procuratore De Raho

Dunque, che di trattative tra i 5 Stelle e la mafia ne intercorrano, è logico e naturale(attenzione, naturale non normale). Essendo degli incapaci e dei servi delle lobby massoniche e finaziarie europee, non dovrebbe meravigliare tale attitudine.

I primi segnali di una simile debolezza la si ebbe quando Cafiero de Raho, colto da una improvvisa demenza senile, affermò che gli investigatori avevano sventato la creazione della nuova cupola mafiosa a Palermo. Un'assurdità priva di senso, visto che sia Riina che Provenzano erano già belli che finiti in galera, spogliati di ogni potere.

Altro segnale di ''trattativa'' si ebbe quando sempre De Raho lanciò un ultimatum a Denaro: ''Nel 2019 cattureremo Messina Denaro!''. Gesto sconsiderato, poiché un latinante super ricercato come Denaro non si avvisa se non per salvargli la vita: lo si arresta e basta se lo si vuole arrestare. E visto che Messina Denaro non è finito l'anno scorso dietro le sbarre, ecco che molto probabimente De Raho ha agito per prolungargli la latitanza. Sbadataggine o consiglio dei 5 Stelle per ingaggiare con Denaro una ''trattativa''? Magari la trattativa 0. Quella che avrebbe dovuto evitare tanti casini sia all'una che all'altra forza in campo.

Qualche parola su zio Cafiero


Forse il lettore non lo saprà, ma de Raho è parecchio vicino ai 5 Stelle, tanto che ha curato le prefazioni di alcuni libri di giornalisti che lavorano per Marco Travaglio. Dunque, potremmo eliminare l'opzione ''demenza senile'' e sbilanciarci sull'ipotesi meno in ''Bonafede''.
Ricordiamo inoltre che uno caso simile nella storia della lotta alla mafia ci fu con l'annuncio dell'arresto di Totò Riina da parte di Nicola Mancino.
Siamo negli anni in cui lo Stato prende accordi con Provenzano tramite Mario Mario ed i suoi uomini per mettere in cella zio Totò il quale era mal voluto persino dai suoi sottoposti a causa del regno di terrore che aveva imposto all'interno dell'organizzazione. Riina, ascoltando e leggendo le dichiarazioni di Mancino alla televisione e sui giornali, comprese che lo avevano venduto e che la trattativa venne fatto su di lui.


Tre trattative

A pensar male, dovremmo contare tre trattative tra 5 Stelle e mafia. Basandoci sui fatti, e seguendo la scienza antimafia, solo due. Ma fin quando non verrà aperto un processo d'indagine, e non verrà emanata una sentenza ufficiale, la nostra sarà solo una lettura interpretativa di fatti che sono già accaduti ma che si ripetono seguendo la legge universale della storia. Non da poco, ma non sufficienta per mettere in cella i rispettivi delinquenti.

Consiglio la lettura di miei precedenti post e dei rimandi evidenziati nel formato di differente colore, per meglio comprendere il fenomeno mafia/dis-servizi/massoneria, oggetto di pubblicazione da un po' di tempo a questo parte, ma mai volutamente affrontato dal punto di vista di ricerca della verità.
Vi saluto speranzoso che non votiate, come me, mai più 5 Stelle

P.S. 1) Notare come Berlusconi e i suoi giornali difendano l'inesistenza della trattativa di ieri e di oggi e la liberazione dei Boss. Che casualità...

2) La motivazioni alla base della liberazione dei boss è una sciocchezza: in regime di 41 bis sei in una cella braccato, e sali, quando sali, solo per prendere un po' d'aria, e solo a patto di rispettare misure di sicurezza e di distanza dagli altri detenuti. Dunque, al 41 bis si sta sicuri, poiché non vi sono contatti con lo spazio esterno ed altri personaggi. E' ai domiciliari che aumentano le probabilità di contrarre il coronavirus. Ancora una volta, i 5 Stelle confermano che non è la salute la motivazione che sta dietro la scarcerazione dei boss.

3) I boss liberati possono essere sia 1 che 400. Non conta. Se la disciplina di legge viene meno, il singolo caso viene applicato a tutti i detenuti del carcere duro. E, oltre che incostituzionale, i boss al 41 bis non devono e possono uscire per una motivazione fasulla quale quella sanitaria relativa il corona virus.

P.S.
Aggiornamento di febbraio 2023. De Raho è stato eletto alla camera del movimento 5 Stelle
https://www.ildenaro.it/cafiero-de-raho-eletto-alla-camera-con-il-m5s-sono-riconoscente-alla-calabria/

*****

Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli  ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE TELEGRAM

lunedì 3 febbraio 2025

Perché hanno chiuso Sa Defenza (?). Parte 1 & 2: Stragismo, Meloni e "hacker russi" di NoName

 
Finalmente hanno “dissequestrato” il blog. Ma attenti a cantare vittoria. E’ solo un modo per illuderci. Secondo gli “illuminati” mentecatti del nuovo ordine mondiale, il pericolo numero uno alla realizzazione dei loro folli piani non è Trump (non lo è mai stato), ma la “controinformazione”. I liberi autori, infatti, quelli non pagati da nessuno (come noi di Sa Defenza) sono il ‘cancro’ che va ‘eliminato’ per il bene della “democrazia”.

mercoledì 25 febbraio 2026

VOLETE CAPIRE LO SCANDALO EPSTEIN? CERCATE NELLA “CONNESSIONE TEULADA”

    

È così facile comprendere lo scandalo Epstein che sembra assurdo dover ripetere instancabilmente la stessa identica litania ogni qual volta: quanto oggi è stato "scoperto" era già noto in Italia sin dagli anni '80, tanto che lo stesso Giovanni Falcone era riuscito a individuare dove si annidasse quel marciume. E qual era – ed è - l'epicentro di questo coagulo mefitico di interessi e di potere che i più solo recentemente hanno individuato, e che tentano, stupidamente, di coprire? Risposta: i centri finanziari dei Rothschild e la Loggia ginevrina (sionista) di Montecarlo.

martedì 17 febbraio 2026

CARO PRESIDENTE PUTIN, ANCHE IN RUSSIA TREMANO PER LO SCANDALO EPSTEIN

Un articolo di Gazeta.ru, ripreso da Russia Today, a firma di Vitaly Ryumshin, esplicita la presenza di un'elevatissima ignoranza nell'informazione e nell'accademia russa che, indiscutibilmente, in tempi come questi, si accoda in modo sin troppo sospetto alla disinformazione euroatlantica; quella disinformazione che delegittima tutto e tutti con l'accusa di "cospiranoia", particolarmente gli studiosi antimafia, che vedono nel "caso Epstein" la conferma di ciò che sin dagli anni '80 si conosce, pubblicamente e ‘accademicamente’ (almeno per noi), dallo scandalo della loggia massonica Propaganda 2, del Centro studi Scontrino e delle relative logge esoteriche sataniste e apocalittiche trapanesi.

domenica 22 dicembre 2024

Quello strano film “presagio” di “epidemie” e “virus” diffusi in Russia // Messaggi e omicidi targati NATO & Big-Pharma (?)

Il 31 ottobre 2024, nello stesso giorno della strage della DANA, viene caricato un film su Amazon Prime che fa una previsione che suona tanto a messaggio massonico: ci sarà una nuova epidemia, e proverrà dalla Russia. Il film denominato “Apocalypse Z: The Beginning of the End” (L’Inizio della Fine) è stato presentato “in anteprima mondiale” per il 57° Festival del cinema di Sitges, ma è divenuto “pubblico”, e cioè è stato caricato su Amazon Prime, il 31 ottobre 2024 (l’inizio della catastrofe della DANA), passando, per ovvie ragioni, inosservato.

venerdì 16 gennaio 2026

Il caso de "La Voce delle Voci". Cosa vuol dire essere un "giornalista"? Attacchi hacker, attentati, querele temerarie. Intervista ad Andrea Cinquegrani

Che l’Italia sia ormai un paese allo sbando, privo di un autentico Stato di diritto, era cosa nota. E da tempo. Non occorreva certo il blocco, da parte delle “destre” europee, di un'ispezione sul rispetto dello stato di diritto in Italia; ispezione resa quanto mai necessaria dopo una dichiarata guerra tra servizi segreti, un dilagante spionaggio con virus militari, e le morti o i “suicidi” inspiegabili di personaggi legati alle istituzioni, allo spionaggio internazionale e alla politica.

venerdì 6 febbraio 2026

LA VOCE DELLE VOCI: LIBIA / OMICIDIO GHEDDAFI JUNIOR, C’E’ LA FIRMA DI CIA & MOSSAD

  

News 4 Febbraio 2026 di: MARIO AVENA

La Libia, a 15 anni esatti dall’assassinio del suo leader Muhammad Gheddafi, era sul punto di riprendere il cammino verso il progresso, via elezioni presidenziali più volte rinviate.

Ma la speranza muore prima ancora di sbocciare: perché il favorito numero uno, ossia il figlio prediletto del famoso colonnello, l’appena 53enne SAIF AL-ISLAM GHEDDAFI (nella foto in apertura) è stato brutalmente assassinato ore fa nella sua casa di Zintan, 135 chilometri a sud ovest di Tripoli.


Il cui prodest, ma non solo, ci porta subito ai mandanti, visto che come al solito le autorità politiche e giudiziarie riusciranno, nel migliore dei casi, ad individuare i 4 killer mascherati che hanno fatto irruzione nell’abitazione. Mentre chi ha ordinato la sua eliminazione resterà, come ritualmente accade, a ‘volto coperto’.

martedì 10 febbraio 2026

AIFA E EMA / ORRORI & OMISSIONI PER I VACCINI COVID KILLER

  

LA VOCE DELLE VOCI: Inchieste 8 Febbraio 2026 di: Andrea Cinquegrani

L’ "Associazione Italiana del Farmaco" (AIFA) e la "European Medicine Agency" (EMA) erano perfettamente a conoscenza, sin dalla fine del 2020, della NON SICUREZZA dei vaccini anti Covid e dei pesanti EFFETTI AVVERSI che avrebbero causato: ma hanno NASCOSTO tutto ciò ai cittadini italiani ed europei.

 

Un comportamento illecito ed immorale, degno di finire davanti alla ‘Corte Penale Internazionale per i crimini contro l’umanità’, vista la valanga di lesioni gravi e di decessi provocati dai vaccini killer, soprattutto a mRNA, come quelli griffati PFIZER e MODERNA.

sabato 18 settembre 2010

Così si spartisce la torta degli incentivi



Ecco perché mafia, criminali e faccendieri investono sull'eolico

Domenica 19 settembre 2010
Vedi le foto
di ANTHONY MURONI
unionesarda
C'è il caso del siciliano Vito Nicastri, al quale la Dia ha appena sequestrato beni per 1,5 miliardi di euro, paventando che il “signore del vento” originario di Alcamo sia addirittura il prestanome del boss mafioso Matteo Messina Denaro. E poi c'è quello del suo maestro, l'avvocato di Benevento Oreste Vigorito, che un paio d'anni fa ha “piazzato” al colosso inter
nazionale International power tutte le autorizzazioni per parchi eolici e fotovoltaici da lui accumulate nel sud Italia, in cambio di quasi 1,7 miliardi di euro. In due fanno 3,2: oltre 6 mila dei vecchi miliardi di lire, capitalizzazioni impossibili in ogni altro settore economico. Persino in tempo di new economy.
IL CASO CARBONI Sulla loro scia ci sono anche faccendieri che si riciclano, convertendosi da altri settori della speculazione finanziaria: è il caso di Flavio Carboni, che nell'affare eolico ha per ora rimediato una brutta scottatura. Nessuna autorizzazione, due mesi e mezzo di carcere, che presto diventeranno tre. Due incidenti che comunque gli hanno fruttato, di riffa o di raffa, 3 milioni di euro che i magistrati romani non riescono a trovare. Tre dei 4 milioni che un gruppo di investitori romagnoli gli ha messo a disposizione per fare da “facilitatore” (lo stesso mestiere di Vito Nicastri) nei confronti dei politici sardi.
CAPITALI ILLECITI Perché questo settore è così conveniente e attira capitali spesso illeciti come il miele fa con le mosche? Il segreto è negli incentivi elevatissimi per le energie rinnovabili. Introdotti nel 1999 dal governo di centrosinistra con la durata di otto anni, gli ince
ntivi sono stati poi portati a 12 e quindi, con l'ultima finanziaria Prodi, addirittura a 15. Il che significa che chi tira su una pala non solo becca un incentivo, ma lo becca per tre lustri dal momento in cui comincia a girare. Se gira. Il meccanismo è un po' complesso. Si basa sui cosiddetti certificati verdi, dei veri e propri titoli che si vendono e si comprano alla borsa elettrica. Spiegare la cosa nei dettagli porterebbe via ore.
CERTIFICATI VERDI Basti sapere che mediamente questi certificati verdi cui hanno diritto i produttori valgono 80 euro a megawatt/h. Ai quali vanno aggiunti i soldi che lo stesso produttore incassa per l'energia venduta al sistema e immessa in rete. Una somma che varia fra 60 e 70 euro a megawatt/h nella media italiana ma che in Sicilia sale fino a 90-100
euro.
L'EUROPA Risultato finale: fatti tutti i conti, l'installazione e la
manutenzione d'una pala media costa un milione in Danimarca (lo Stato europeo che più ha investito sull'eolico) e può arrivare a costare in Sicilia, in 15 anni di vita, il quadruplo: 4 milioni. In Europa le pale girano mediamente per 1880 ore in Danimarca, 1960 in Belgio, 2000 in Svizzera, 2046 in Spagna, 2067 in Olanda, 2082 in Grecia, 2233 in Portogallo. Sapete quante ore, da noi? Solo 1466. E la media siciliana, spiegano gli esperti, è ancora più bassa. E allora come mai Terna ha domande di connessione alla rete per il solo eolico pari a 88.171 megawatt, cioè una volta e mezzo la punta massima del consumo italiano, che è di 56 mila megawatt?
NUMERI DA INFARTO L'Anev (fino a non molto tempo fa presieduta dall'ormai plurimiliardario Oreste Vigorito), che riunisce i produttori di energia eolica, stima che al massimo la produzione nel 2020 potrà raggiungere nel nostro paese 16 mila megawatt. Dieci anni prima già ci sono domande per 5 volte quel totale. Altra domanda: come è possibile che la potenza installata in Sicilia sia di 1.140 megawatt, cioè più di un quarto del totale italiano? Che senso c'è a installare pale a vento dove non c'è vento?
RETE IN TILT C'è poi da stupirsi se la corsa all'energia del vento, anche quando appare insensata, continua? Anche là dove i cavi di Terna non sono in grado di sopportare il carico elettrico, come spesso accade lungo la dorsale appenninica meridionale, con punte di crisi paradossali in Puglia, Basilicata, Campania, Sicilia? Niente energia fornita, niente soldi. Macché: i produttori hanno comunque diritto al saldo per l'energia che «avrebbero prodotto». E anche questo si scarica sulle bollette. Quanto ci costa? I certificati verdi non sono disgregabili per tipologia di fonte d'energia. Ma le cifre contenute a gennaio nella segnalazione dell'Authority al governo lasciano basiti: nel 2008 abbiamo sborsato 1.230 milioni di euro. Per la metà (630 milioni) a causa «dell'eccesso di offerta».
LA SITUAZIONE È ormai degenerata, investendo anche e soprattutto la Sardegna, in considerazione del fatto che la concentrazione degli impianti eolici esistenti (o già autorizzati) è altissima dal Lazio in giù, isole comprese. E questo, come è desumibile dai dati pubblicati sul sito dell'Anev, non tanto perché le condizioni anemometriche siano più convenienti quanto perché i capitali per gli investimenti sono stati concentrati volutamente al centro-sud. Preoccupanti anche le previsioni sul futuro: per la nostra isola si parla di una produzione di 1763 kw/h per abitante, molto di più rispetto al reale fabbisogno. Questo significa che si tratterà di fare soldi, se sarà consentito dalle leggi nazionale e regionale, sfruttando la risorsa paesaggistica e ambientale sarda.
LE INCHIESTE Tutto in barba (i Centri studi non hanno anima, ma solo cuore e testa legata a numeri, investimenti e utili) al quadro a tinte fosche che è tratteggiato dalle inchieste che le procure di mezza Italia stanno conducendo in questi mesi. Indagini che sembrano dimostrare un'altissima percentuale di infiltrazioni di parte di capitali di provenienza illecita, che verrebbero riciclati soprattutto in ragione dell'altissima convenienza economica assicurata dall'investimento.
COSTI ALTISSIMI Un recente studio ha dimostrato che i posti di lavoro creati dall'energia rinnovabile costeranno ai contribuenti sette volte più cari di quelli generati dai sussidi pubblici destinati in questi decenni all'industria. Una proporzione sconvolgente, se si pensa ai fallimenti dei contributi a pioggia erogati per le industrie del centro Sardegna, che hanno prodotto più capannoni vuoti e truffe all'Ue che buste paga reali.
BASSA OCCUPAZIONE I posti di lavoro che sono stati creati nel settore delle rinnovabili nel corso del 2008 sono calcolati tra i 6 e i 15 mila nel settore del fotovoltaico e vicini ai 28 mila nell'eolico. Considerato che i sussidi erogati per il settore hanno sfiorato i 2,3 miliardi di euro, significa che ogni lavoratore nel settore della produzione di energia dal vento è costato 55 mila euro annui, mentre per quelli del solare si scende a 20 mila.
L'AFFARE Come si arriva a calcolare i contributi? Si deve partire da un'analisi del meccanismo dei sussidi Cip6, che dal 1992 trainano non solo i parchi verdi ma anche centrali assimilate, che di ecologico non hanno nulla. A realizzare affari, con ritorni economici che allo stato attuale non sono assicurati da nessun altro investimento, si arriva mettendo assieme il sistema del conto-energia e quello dei certificati verdi, da sempre pagati grazie al sistema dell'addizionale sulle bolletta. Dei 2,3 miliardi già citati (calcolati come differenza tra i finanziamenti che derivano dai cittadini e il valore dell'energia realmente prodotta) appena 1 (il 41 per cento) è stato utilizzato per sviluppare le energie rinnovabili, come eolico, termo-dinamico e biomasse. Il resto se lo sono aggiudicati i grandi gruppi energivori, che hanno invece continuato nel loro lavoro “tradizionale”, emettendo cospicue quantità di CO2 nell'atmosfera.
LA TENDENZA Le previsioni per il futuro, se il trend dovesse rimanere questo, non sono certo più entusiasmanti: da qua al 2020 (data-limite imposta dal protocollo di Kyoto per l'aumento della quota-energia da produrre in modo “pulito”) i posti di lavoro che l'Anev annuncia di poter creare vanno dai 24 ai 45 mila nel settore eolico e tra i 27 e i 46 mila nel foto-voltaico (in totale circa 7 mila in Sardegna). Tutto questo a fronte di circa 31 miliardi di sussidi per il business del vento e 33 per quello del sole. Almeno fino al 2040, quando scadranno le code degli stanziamenti fin qui preventivati.
RISORSE INFINITE A questo punto il differenziale cresce ancora: per ogni posto di lavoro creato saranno state mobilitate risorse tra 500 mila euro e 1,3 milioni nell'eolico, e tra 700 mila e 1,2 milioni nel fotovoltaico. Cifre immense e, finora, tristemente improduttive.
Questo perché si deve anche tener conto del fatto che la produzione di energia è spesso in surplus rispetto alle reali esigenze delle regioni. Tanto che accade che gli impianti vengono autorizzati (generando dunque l'afflusso di capitali per la loro realizzazione) ma non entrano mai in produzione. Situazione che, ancora una volta, viene raccontata dai dati: 3200 domande per 83 mila megawatt, con una previsione che arriva a 152 mila. Tre volte il picco massimo dei consumi nell'intero sistema-Italia.
ASSALTO AL SUD A fare notizia è anche la localizzazione geografica degli investimenti: scorrendo la prima mappa eolica realizzata dall'Anev (consultabile sul sito www.anev.org) si ottengono tutte le informazioni sui parchi eolici presenti nel Bel Paese. Una sorta di censimento, con l'identikit delle società titolari di impianti, il numero di aero-generatori, la potenza di ogni parco eolico e la sua indicazione geografica. Il quadro è preciso: il rapporto tra Sud e Nord d'Italia è di sette a uno, 89 mila megawatt a 12 mila.
IL CASO SARDEGNA Per quel che riguarda la Sardegna le previsioni, che partono dagli investimenti già realizzati e autorizzati, parlano chiaro: l'obiettivo è quello di arrivare a produrre 1750 megawatt da energia eolica: 1763 kw/h per ogni abitante, con una ricaduta occupazionale che potrebbe arrivare a 7050 posti. Il punto di partenza sono i 367 megawatt già prodotti: ne servono, dunque, altri 1383 da far entrare nel circuito entro il 2020. Il picco è previsto per il 2013 (200 Mw), mentre per il 2017 c'è anche una previsione di 100 Mw prodotti attraverso l'off-shore, da ripartire con la Puglia.


giovedì 1 gennaio 2026

Resoconto geopolitico 2025: spionaggi, hacker russi, traffico di bambini, tradimenti, false flag nucleari e satanismo di Stato

 

Il 2025 è stato un anno piuttosto intenso. Tra hacker russi, traffici illeciti e minacce da agenti ucraini e sionisti, SA DEFENZA ha saputo ritagliarsi la sua visibilità. Non credevamo che in così poco tempo saremmo diventati un bersaglio tanto ambito, anche se lo studio, lo spionaggio e la sorveglianza di personaggi ‘deviazionisti’ come noi rientrano di fatto nei protocolli militari per aggiornare le risposte a potenziali ‘minacce’ e a variabili instabili difficilmente prevedibili (dunque, sì: siamo materiale da addestramento per intelligenze artificiali predittive dei comportamenti).

A prescindere dalle dinamiche in gioco, tuttavia, l’anno trascorso ha confermato molte delle nostre analisi. Ed è con una certa soddisfazione che abbiamo visto l’amministrazione Trump e le strategie della Russia putiniana muoversi (purtroppo) lungo traiettorie ampiamente previste, tra tradimenti, attacchi terroristici e colpi di coda.

mercoledì 24 dicembre 2025

Lettera Aperta alla Direttrice dell'Intelligence Statunitense Tulsi Gabbard, al Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni


Oggetto: Il caso di Victoria Eduardovna Dubranova e la necessità di giustizia in un contesto di manipolazione geopolitica

Egregia Direttrice Gabbard,

Egregio Presidente Trump,

Egregia Presidente Meloni,

Con la presente lettera aperta desideriamo portare alla vostra attenzione il caso della cittadina ucraina Victoria Eduardovna Dubranova, nota come Viki, e, attraverso di esso, una serie di preoccupanti dinamiche che coinvolgono la sicurezza, la trasparenza e l'uso strumentale delle istituzioni.

lunedì 2 febbraio 2026

PFIZER / DOPO IL BOOM CON VIAGRA E VACCINO COVID, ORA IL BUSINESS-OBESITA’

 

La Voce delle Voci

Inchieste  1 Febbraio 2026 di: Andrea Cinquegrani 

Dopo gli stramiliardari profitti cumulati con i maxi business della magica pillola blu, il Viagra, e poi con il  vaccino anti covid killer, Comirnaty, adesso la star un po’ in declino PFIZER cerca di rinverdire i fasti e tornare ai vertici della hit di Big Pharma puntando le sue fiches su un mercato fino ad oggi ancora poco battuto, da ben 150 miliardi di dollari: quello dell’OBESITA’, che ormai affligge non solo i little pig a stelle e strisce ma una buona fetta della popolazione giovanile di mezzo mondo (l’altro, invece, muore di fame o quasi).

mercoledì 4 marzo 2026

TRUMP DINASTY / ERIC & DONALD JR., MAXI BUSINESS CON CRIPTO E DRONI

 

LA VOCE DELLE VOCI: Inchieste // 3 Marzo 2026 di Andrea Cinquegrani

War and business.

E’ il motto di casa Trump, oggi più che mai.

Invece di por fine in un baleno a tutti i fronti di guerra – come solennemente promise appena asceso al Trono – l’Imperatore Donald Trump ne ha aperti di nuovi. Dopo la chiusura della pratica GENOCIDIO dei palestinesi con l’amico-killer Bibi Netanyahu, eccoci alle performance in Venezuela ed in Iran: “li stiamo massacrando, facendo a pezzi, ed è solo l’inizio”, il suo ultimo proclama. Da noi, la sempre più genuflessa Meloni ha la faccia di bronzo per rimbrottare i poveri iraniani: “Fermate i vostri missili, basta reazioni”. Da 113.

venerdì 6 febbraio 2026

EPSTEIN: SATANISMO, SIONISMO E PEDOFILIA // COME PAOLO FERRARO ANTICIPÒ LO SCANDALO GIÀ NEL 2011

    

Nulla di nuovo, ancora una volta, sotto il nostro cielo. L’esistenza di una setta esoterica dedita alla pedofilia, con legami con il Mossad, il MI6 e la NATO non sorprende affatto. Jeffrey Epstein, noto pedofilo con relazioni più che intime con l’alta dirigenza della Casa Bianca, gestiva un traffico internazionale di minori che si estendeva a diversi paesi europei e a gran parte del pianeta, godendo, nella stragrande maggioranza dei casi, di una diretta collusione con i servizi segreti atlantici, logge paramassoniche e ONG cosiddette “dem” filoeuropeiste: le stesse che hanno finanziato e promosso ‘valori’ quali l’omosessualità, la pedofilia, il “nazifemminismo”, la prostituzione e la tossicodipendenza.

sabato 1 dicembre 2018

"Storie di Prima Repubblica"

"Storie di Prima Repubblica"  

Sa Defenza 


Chris Barlati
Chris Barlati è un collaboratore attivo per Sa Defenza che ama scrivere su temi quali Servizi Segreti, interessi finanziari e, più in generale, politica internazionale. Il
multipolarismo è sempre stato il suo principale interesse, ma questa volta ha ben pensato di scrivere un libro inerente la Prima Repubblica.

In un periodo di rifacimenti, nostalgie e definizioni errate della politica, il nostro collaboratore ha tentato di ristabilire i vecchi significati degli schieramenti, nonché

terminologie quali "destra" ,"sinistra";"criminalità" e "sovranità". Incontrando personaggi un tempo detentori dei meccanismi decisionali del nostro Paese, Barlati
ha potuto conoscere, parlare, discutere degli eventi, le strategie ed i segreti che hanno cambiato per sempre le sorti d'Italia. "Storie di Prima Repubblica" è il risultato di un percorso di studi che parte da una semplice tesi di laurea, ma che approda alla rielaborazione dei principali misteri d'Italia, nonché degli omicidi di Falcone e Borsellino, per offrire una verità che ancora oggi deve essere metabolizzata dalla pubblica opinione e che svela l'esistenza di chi si è sempre celato dietro Cosa Nostra, Gladio, Uno Bianca e le privatizzazioni postume al crollo del muro di Berlino. Abbiamo così deciso di intervistare il nostro collaboratore e di porgli alcune domande.


Partiamo Subito con la prima domanda. Mani Pulite fu un'operazione d'oltre oceano?

«Mani Pulite fu una conseguenza del crollo del Muro di Berlino. Le inchieste della
magistratura rappresentano il naturale divenire delle indagini allora in corso che,
non essendo più ostacolate dalle manine atlantiche, manine abituate agli omicidi ed
alle destabilizzazioni, poterono scardinare l'intera struttura dirigente. Mani Pulite
deflagra anche in Giappone, Francia, non solo in Italia e in maniera del tutto simile.
Mani Pulite, in sintesi, è una delegittimazione dei vecchi sistemi politici, protrattasi
a livello internazionale.»

Per quale motivo ciò avviene?

«Perché non ha più senso difendere e sostenere un immenso e dispendioso esercito
anti comunista. Mi riferisco alla Dc, al Psi e all'immunità di cui godeva l'Italia, come
altri paesi, sia nei rapporti con la mafia che per i numerosi finanziamenti illeciti.
Dunque, il ragionamento fu allo stesso tempo economico e politico. Diciamo che la
presenza statunitense, in questo caso, si esplica attraverso il proprio non intervento.
Mi spiego meglio: mentre in passato l'alleato era pronto a coprire eventuali
compromissioni, sia con l'utilizzo di qualche agente spregiudicato, sia con qualche
finanziamento ad personam, da quel momento in poi nessuno più si attivò a difesa dei
vecchi alleati. Anzi, ben accetta fu la scoperta di tutte le tangenti afferenti il Psi o la
Dc. Per eliminare l'oramai inefficiente e corrotta macchina pentapartitica, si pensò di
lasciar fare alla magistratura il suo corso naturale. Socialisti e democristiani inoltre
avevano fin troppo infastidito con la loro politica filo araba inglese e statunitense. Lo
stesso Andreotti con la sua equidistanza si era messo in cattiva luce, irritando le 
intelligence anglosassoni e francesi.»

Quale fu il ruolo di Gladio nella prima Repubblica, nell'omicidio di Falcone e

Borsellino e nei confronti dell'Unione Sovietica?
«Gladio ufficialmente fu un apparato militare di intervento dedito alla prevenzione di
ogni possibile minaccia sovietica. Lo studio di Gladio era principalmente di natura
programmatica e strategica, e solo nel peggiore dei casi d'attuazione di guerra non
convenzionale. Alcuni critici collegano una partecipazione Gladio al rapimento e
omicidio di Aldo Moro, mentre dal mio punto di vista ciò non avrebbe avuto molto
senso nella seconda ipotesi. Vada pure, per assurdo, la validità del rapimento, ma
illogico si configurerebbe l'omicidio, per un aspetto di fondamentale importanza:
Moro era stimato ed amato dai Servizi italiani, da quegli stessi Servizi che
continuarono ad osservare fedelmente il patto con i palestinesi per il trasporto di armi in
territorio italiano in cambio dell'assenza di attentati (il cosiddetto Lodo Moro). Un
omicidio Moro avrebbe generato un guerra interna agli stessi Servizi, a meno che
quest'ultimi non fossero stati ingannati da altri servizi meglio preparati e con
maggiori dotazioni. Ricordiamo che il democristiano Galloni solo recentemente ha
parlato della presenza di truppe israeliane all'interno delle Brigate Rosse. Dunque,
quest'ipotesi si rende leggermente più credibile rispetto all'esclusiva partecipazione di
Gladio, o meglio nell'omicidio dello statista.
Nei riguardi di Falcone e Borsellino non abbiamo molte prove per dubitare di Gladio.
Basandoci su di un collegamento di fatti, e non di opinioni, dobbiamo escludere la
partecipazione diretta dell'organizzazione, poiché sciolta completamente e sotto i
riflettori della pubblica opinione già nel 1990. Potremmo invece ipotizzare arruolamento di alcuni suoi componenti fanatici di estrema destra, la cosiddetta Gladio Nera, nelle fila della Falange armata, poiché vicini per ideologia ad alcuni esponenti della criminalità organizzata e della P2.»

Una Gladio all'nterno di Gladio?

«Gladio, per quanto "Stay Behind", fu pur sempre un apparato militare italiano,
dunque suscettibile anch'essa di sviste e goffaggini all'italiana, nonché di
infiltrazioni e manipolazioni. Non sono rari casi di analogie tra esponenti della
criminalità, figure massoniche ultra atlantiche e militari di apparati segreti.
Ricordiamo che tutti i maggiori attentati di quel periodo vennero rivendicati dalla
Falange Armata, in una non casuale confusione di chiamate fatte da sedi dei servizi
segreti e da voci marcate dai più disparati dialetti ed accenti stranieri. Se poi
volessimo citare Elio Ciolini, terrorista nero che seppe predire le azioni falangiste, o il
pentito Messina Denaro, padre di Matteo Messina Denaro, che per primo parlò di una
commistione tra mafia e massoneria, entriamo in un circuito composto da terroristi
neri, criminalità organizzata e massoneria. Tutte entità che ebbero in comune il
medesimo interesse: divenire decisori della nuova politica italiana.»

Se non sbaglio fu questa l'ossatura della Falange Armata.

«Esatto.»

Quindi, se non direttamente ci fu sempre una partecipazione esterna?

«Assolutamente, sì. Gli esplosivi, le tecniche d'azione militari, il radiocomando nel
citofono della madre di Borsellino, l'elicottero che sorvolò le strade al momento degli
attentati, strane figure viste e riviste in più di un'occasione: se non mercenari,
sicuramente personaggi assoldati da interessi non prettamente nazionali.»

Come è stato possibile che personaggi quali Cossiga od Andreotti non si resero

conto di ciò che stava accadendo?
«Andreotti non venne mai seriamente indagato, al massimo i suoi Pomicino e
Vitalone pagarono le conseguenze della sua condotta. Cossiga, ex amministratore
politico della Gladio, poté parlare in futuro liberamente, e senza remore, dei più
oscuri segreti di Stato. Pensiamo ai premi carriera per gli ottimi impiegati che rifilano
dopo un quasi decoroso licenziamento...
Sicuramente i due democristiani compresero che piega stesse prendendo il divenire
nazionale, ma non poterono opporre significative resistenze, poiché impossibilitati.
Andreotti puntò su Berlusconi e sul tentativo di conservare una radice culturale
politica della Prima Repubblica, così da rallentare il processo di svuotamento e
finanziarizzazione. Cossiga, invece, si ritirò a vita privata, dedicandosi sì alla politica,
ma al racconto degli inconfessabili segreti. Spazi d'azione, concessi, come ho detto,
poiché in fondo i due avevano ubbidito bene ai loro padroni sino all'ultimo momento.
Di una loro partecipazione diretta negli omicidi dei Giudici e nella strategia della
tensione, è difficile dire. Ma di sicuro non si sono opposti al cambiamento. Hanno
cercato solo di mitizzarlo. Come sempre hanno fatto.»

Che ruolo ebbe Di Pietro? Si vocifera di tutto, dall'essere un agente della Cia ad

un agente di Andreotti.
«Vi è un ottimo articolo, scritto dal direttore Andrea Cinquegrani, uomo che stimo
moltissimo e che reputo un'eccellenza del giornalismo italiano, che mette in risalto
tutte le sfaccettature del caso Di Pietro. L'articolo è rintracciabile su internet al nome
di "Di Pietro chi?".
Ho avuto il piacere di guardare Di Pietro negli occhi, di riderci e scherzarci, ed anche
di parlare in dialetto. Di Pietro, posso affermare, è stato implicitamente aiutato da
quel sistema che poi ha deciso di farlo cadere. Il carisma di Di Pietro e la sua volontà
di dirigere una Mani Pulite Internazionale è stata, indirettamente, l'incarnazione delle
stesse forze che hanno poi benedetto il governo Berlusconi per poi successivamente
delegittimare Mani Pulite e l'operato del PM Di Pietro, in sintesi, è stato una pedina
poco consapevole, come tutti in quel momento, delle reali direzioni che stava
assumendo la politica italiana. Il futuro leader dell'Italia dei Valori venne invitato
anche negli U.S.A. e sarebbe interessante conoscere per filo e per segno i contenuti di
quelle conversazioni, ma noi curiosi sappiamo per certo che non furono altro che
tentativi di carpire le intenzioni del magistrato, nonché la profondità raggiunta dalle
inchieste di Mani Pulite. Una volta stabilizzatosi il sistema, iniziano gli attacchi della
magistratura al pool di Milano. Non solo nei confronti di Di Pietro, ma di Gherardo
Colombo e di tutti i suoi componenti.
Per le ipotesi di Cia, Fbi o agente di Andreotti, tutto è possibile. Specialmente nella
prima Repubblica. Ma su questo non posso affermare niente, poiché non ho studiato
nello specifico il caso. Tuttavia consiglio la lettura di "L'odore dei soldi" di Elio
Veltri, autore a cui ho dedicato in primis la tesi di laurea e poi questo libro.»

Nel tuo libro poni l'accento su di un'ipotetica trattativa tra mafia e quella che tu

definisci "corrente De Benedetti". Pensi sia tutt'ora valida?
«Autori come Travaglio lasciano intendere che i politici della sinistra democristiana
abbiano trattato con la mafia servendosi di esponenti dell'arma dei Carabinieri.
Dovremmo avere il coraggio di definire ciò che è empirico, ovvero che la sinistra Dc
aspirava da sempre alla guida del paese, anche in virtù di una sua posizione di
apertura a sinistra. E sembra inoltre strano che De Mita, capo corrente della sinistra
Dc, non avesse conoscenza delle azioni dei suoi sottoposti. Come ha potuto uno come
De Mita non conoscere i polli del suo recinto?
Non solo la sinistra Dc, ma anche la sinistra ebbe un ruolo non trascurabile. Vengono
fatti nomi quali quelli di Violante e De Gennaro, rispettivamente politico ed
esponente del mondo di polizia. Le accuse mosse verso quest'ultimi sono di
faciloneria, incompetenza ed omertà. Come verrà espresso nel libro,  l'isolamento di
Borsellino da parte della sinistra culminerà non con la sua morte, ma con le bombe di
San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano, secondo alcuni messaggi rivolti a
Giorgio Napolitano e Giovanni Spadolini. Cose strane, certo, non prove, ma
collegamenti di fatti, non complotti. Bisognerebbe guardare a sinistra e non solo alla
Dc per la trattativa Stato-Mafia, poiché se una delle due fazioni politiche avesse
avuto intenzione di salvare la vita dei giudici, l'avrebbe fatto. In passato sono stati
sventati colpi di stato grazie al Pci, alzando solo una cornetta telefonica. Figuriamoci
salvare la vita di un giudice quando questi già è stato oggetto di minacce.»

Ultima domanda. Perché le dediche a Veltri e Giannuli?

«Originariamente, Storie di prima Repubblica nasce come un lavoro di tesi di laurea.
L'idea me la diede Aldo Giannuli, che volli incontrare per ricevere consiglio.
Naturalmente io ho stravolto il progetto originario, mettendoci del mio. E devo dire
che il risultato finale non è stato affatto male. Non potevo non affrontare il tema
stragi di stato poiché tuttora ritengo sia strettamente connesso al passaggio Prima-
Seconda Repubblica. E spero che se un giorno il proff. Giannuli leggerà il mio libro,
non la prenderà a male.
Per quanto riguarda la dedica ad Elio Veltri, mi sono ispirato molto a lui. Il suo modo
di raccontare la storia è simile, per aspetti, a quello di Montanelli. Indro Montanelli,
nella sua storia d'Italia, critica, giudica ed analizza spietatamente personaggi, luoghi e
circostanze. Veltri le chiarifica e le spoglia delle sofisticazioni. Grazie a Veltri ho
scoperto un nuovo modo di leggere la storia e di definire la politica passata e
corrente. Non a caso mi definisco un "socialista Veltriano".
Per la "simpatia" delle interviste ho pensato che non bastasse riadattare i contenuti e
stilare le necessarie definizioni, già presenti in forme diverse, e con diverse
argomentazioni, negli innumerevoli libri degli autori della vecchia classe dirigente.
Storie di prima Repubblica è un libro per i ragazzi che vogliono conoscere il vero
significato dei concetti della politica. E'  un libro pensato per chiarire e per spiegare,
non per romanzare. Quello lo lasciamo fare ai politici della Seconda Repubblica. Per
quelli come me conta sì il politichese, ma la fede nei confronti della verità, del
proprio Paese e della memoria storica che andrebbe preservata ad ogni costo.»

*****

https://sadefenza.blogspot.com/2018/12/storie-di-prima-repubblica.html


Grazie al nostro canale Telegram potete rimanere aggiornati sulla pubblicazione di nuovi articoli  ISCRIVITI AL NOSTRO CANALE TELEGRAM

► Potrebbe interessare anche: